Bella Forrest.
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Coltre del Vampiro 2: La Coltre di Sangue. 2016.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La sera del suo diciassettesimo compleanno, Sofia Claremont viene risucchiata in un incubo dal quale non riesce pi a destarsi. Sta tranquillamente passeggiando
di sera sulla spiaggia, quando si imbatte in una creatura pallida e minacciosa, che brama ben pi del suo sangue.
Viene rapita e condotta a La Coltre, un'isola dove al sole  eternamente interdetto di brillare e che non  riportata su nessuna mappa; a governarla 
la congrega di vampiri pi potente del pianeta.  l che Sofia si risveglia come prigioniera, una schiava in catene.
La vita di Sofia prende una piega terrificante, e nel contempo eccitante, quando viene scelta tra centinaia di ragazze per essere trasferita nell'harem,
situato sulla cima di un albero, di Derek Novak, il principe reale delle tenebre.
Per quanto il Principe viva ossessionato dal potere e da una sete insaziabile per il sangue di Sofia, la ragazza non ci mette molto a capire che, in tutta
l'isola, il posto pi sicuro per lei  proprio all'interno della residenza reale. Decide allora che, se vuole sopravvivere anche solo un'altra notte, dovr
fare di tutto per accattivarsi le grazie del sovrano.
Ci riuscir o incontrer la stessa sorte di tutte le altre ragazze finite sotto le grinfie della famiglia Novak?
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Capitolo 1: Derek
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Si sentiva un vento freddo fischiare passando tra le sequoie giganti attorno a noi. Si incominciava a intravedere il porto. Le onde dell'oceano che s'infrangevano sulle scogliere frastagliate dell'isola si potevano udire chiaramente, anche da un orecchio umano.
Ormai mancava poco alla separazione. A breve l'avrei vista andare via. Sapevo bene quali rischi correvo permettendo a lei e al suo amico di lasciare La Coltre, ma non avevo altra scelta. Lei aveva deciso di andarsene ed io dovevo rispettare la sua volont. Mi feriva molto il fatto che non mi avesse ritenuto in grado di proteggerla, che avesse preferito quel ragazzo umano, Ben, ma sapevo che sarebbe stata pi al sicuro se fosse andata via.
Mentre la stringevo tra le braccia, con ancora sulle labbra il sapore del bacio che avevo reclamato, forse addirittura preteso da lei, percepivo tutta la sinuosit del suo corpo snello e fragile premuto contro il mio. Affondavo le dita nei suoi lunghi capelli ramati e il suo profumo m'invadeva i sensi. Nessun'altra donna mi aveva mai fatto provare quello che mi faceva provare Sofia Claremont. In quel preciso momento non riuscivo a sopportare l'idea che di l a poco mi avrebbe lasciato.
Tenendo l'adorabile viso lentigginoso nascosto contro il mio petto, scoppi in lacrime. Non capivo completamente la ragione di quel pianto, ma ogni suo singhiozzo mi lacerava nel profondo.
Ben si avvicin a noi, esitante. Era rimasto a osservarci fin dal momento in cui avevo preso Sofia tra le braccia e l'avevo baciata. Non mi serviva certo guardarlo per sapere che stava gridando vendetta.
Lo ignorai, semplicemente. L'unica ragione per cui mi curavo di lui era perch importava a Sofia. Io non mi fidavo di lui, ma lei s, e questo sarebbe dovuto bastarmi.
Lei strinse le braccia attorno alla mia vita, abbarbicandosi a me ed io la avvolsi. Questa sua mossa mi fece sperare che forse avrebbe scelto di restare.
Sofia..., la mia voce era un sussurro quasi privo di fiato.
Mi si strinse il cuore quando lei si slacci lentamente da me e fui sorpreso che, appoggiando tutt'e due le mani sulle mie spalle e sollevandosi sulle punte dei piedi, si sporgesse per posare le labbra sulle mie. Mi mand talmente su di giri che impiegai tutta la mia forza di volont per non farmi sopraffare dalla passione. Non volevo intimorirla, perci chiusi gli occhi e lasciai che fosse lei a condurre. Quando le nostre labbra si staccarono, serrai i pugni. Riaprii gli occhi e incontrai i suoi, verdi smeraldo, fissi nei miei. Stava studiando i miei lineamenti con una tale intensit, come se stesse cercando di imprimerseli nella memoria.
Feci altrettanto. Memorizzai ogni dettaglio del suo adorabile volto, ogni minimo particolare: le lunghe ciglia, le sue adorabili lentiggini... tutto quanto.
Percepire quanto lei fosse diventata importante per me mi spinse, senza che potessi fermarmi, a dar voce a quello che mi passava per la testa. Sapevo che era da egoisti, ma le parole mi scivolarono fuori di bocca.
Sofia, resta.
Io, principe de La Coltre, stavo pregando lei, che era ritenuta la mia schiava, di non lasciarmi. Non avevo dubbi che la sua partenza mi avrebbe fatto precipitare nuovamente in quell'oscurit che era subentrata nella mia vita cinquecento anni prima, quando il mio stesso padre mi aveva trasformato nel mostro che ero.

Capitolo 2: Sofia
Sofia, resta.
Quelle parole mi avevano sconcertata. Sembrava un ordine e, per un istante, mi parve di non avere altra scelta: dovevo ubbidire. Fu solo quando incontrai i suoi occhi blu elettrico che riconobbi l'affermazione per ci che era veramente. Mi morsi le labbra:  davvero possibile che io sia cos importante per lui?
Te lo prometto, Derek, non far mai nulla che possa mettere a repentaglio te o danneggiare La Coltre...
Il suo volto si fece teso, quasi fosse offeso, e scosse la testa: Non si tratta di questo, lo sai anche tu.
Allora di cosa si tratta? Avevo bisogno che mi desse una ragione per restare. Volevo sentirlo da lui.
Strinse i denti e si pass una mano tra i capelli scuri. Derek Novak non era bravo a esprimersi a parole, questo ormai lo sapevo bene. Passava direttamente ai fatti e le sue azioni erano molto pi eloquenti delle parole. Lo ammiravo tanto per questo.
Stava per dire qualcosa, ma qualcuno da dietro mi afferr per il braccio.
Sofia, dai, andiamo!
Ben.
Continuavo ancora a fissare il bel viso di Derek: il contrasto tra quegli occhi blu e la pelle pallida non mancava mai di togliermi il fiato. Il suo sguardo s'incup nell'istante in cui le dita di Ben si avvolsero attorno al mio braccio. I muscoli gli si contrassero e le mani gli si strinsero a pugno.
Cercai di divincolarmi dalla presa di Ben, ma lui mi teneva saldamente.
Non abbiamo tempo, sibil Ben Ditevi addio e andiamo.
L'espressione sul volto di Derek non era granch rassicurante: il mio migliore amico stava correndo un rischio. Del resto, fino a non molto tempo prima erano all'ordine del giorno le tante, troppe discussioni per stabilire a chi di loro io appartenessi.
Derek. Lucas. Ben. Non so davvero pi cosa fare per fargli capire che non sono n un oggetto, n una propriet. Non appartengo a nessuno di loro.
Dovevo intervenire prima che scoppiasse una lite a colpi di testosterone. Mi girai per guardare Ben dritto in faccia.
Ben, mollami all'istante!
S'irrigid in volto. Prima della prigionia a La Coltre avrei fatto qualunque cosa lui mi avesse chiesto, ma La Coltre ci aveva cambiati entrambi.
Siccome non accennava minimamente ad allentare la presa, Derek si fece avanti: L'hai sentita, la signora, la sua voce profonda e baritonale aveva assunto un tono minaccioso.
Guardai supplichevole Ben nella speranza che non mettesse alla prova la pazienza di Derek. Non ti rendi conto che non hai la minima possibilit contro di lui?
Nei pochi giorni trascorsi da quando Derek aveva imposto a Claudia (la padrona di Ben a La Coltre) di cedergli la custodia di Ben, Derek si era sforzato molto per essere quantomeno educato con lui. Invece Ben non aveva fatto altro che lanciare occhiate torve a Derek. Io ero stata sempre sulle spine nel tentativo di tenerli a distanza, perch temevo uno scontro.
Questa volta parlai pi gentilmente: Lasciami andare, Ben.
Lui moll la presa, ma, dallo sguardo che mi rivolse, capii che non aveva intenzione di arrendersi. Non ti sognare neanche di rimanere, profer queste parole a denti stretti e scuotendo lievemente la testa.
Sofia..., Derek mi chiam come a ricordarmi che anche la sua opinione contava.
Mi serve tempo per riflettere, dissi.
Adesso?, protest Ben.
Non ce n' di tempo, concord Derek.
Era ora! Finalmente questi due sono d'accordo su qualcosa! Beh, allora troviamolo, il tempo.
Si scambiarono un'occhiata. Faceva quasi tenerezza vedere tutt'e due cos impotenti. Stava quasi per sfuggirmi un sorriso canzonatorio. Chi tiene in pugno chi ora?
Il primo a cedere fu Derek. Ancora non mi capacitavo di tutte le concessioni che mi faceva continuamente. In fin dei conti, di noi tre, era lui l'unico a detenere un vero potere. Poteva semplicemente decidere che n io n Ben potevamo andarcene e la questione sarebbe finita l.
Invece gli occhi gli si addolcirono nell'istante in cui si posarono su di me. Fece cenno di s e disse: Va bene, ma non qui.
Adocchi Ben con sguardo severo prima di posare la mano sull'incavo della mia schiena per spingermi in avanti.
Da non credere, borbott Ben alzando le mani al cielo mentre ci seguiva.
La luna era l'unica luce a guidarci mentre ci facevamo largo nel fitto del bosco, cercando un passaggio tra pietre e cespugli. La mia mente prese nota dei sentieri segreti che ci conducevano dall'attico di Derek al porto. Gli alberi si fecero sempre pi piccoli nell'avvicinarci a una radura. I soli rumori nell'aria erano il fruscio dei rami alle nostre spalle, le onde vicine e il nostro respiro leggero e costante. Il profumo degli alberi attorno a noi e del mare vicino si mescolava all'odore inebriante di muschio che emanava Derek. Questo, assieme al sollevarsi delicato del suo petto e alla sensazione del suo braccio che mi cingeva la vita, mi faceva percepire la sua vicinanza.
Il cuore mi andava in frantumi al pensiero che non sarei mai pi stata cos vicina a lui come in quel momento.
Manca poco.
La frase mi riport alla realt. Il porto gi si intravedeva ancora prima che ci fermassimo a parlare l nel bosco; eppure, ora che ci eravamo calati in una radura, si vedevano solo alte scogliere rocciose.
Che diamine sta succedendo?, disse Ben.
Non capisco..., lanciai un'occhiata a Derek nel guardarmi intorno: Dov' andato a finire il porto?
Feci per rallentare il passo, ma Derek mi tir in avanti per farmi proseguire.
Ehi, vostra altezza. Dove ci stai portando?, Ben cerc di separare Derek e me con entrambe le mani.
Io barcollai di lato, ma Derek non si smosse neanche. Quando il principe dei vampiri si volt verso di lui, quasi mi aspettavo che Ben sarebbe caduto stecchito dalla paura. Derek appariva nientemeno che minaccioso.
Ben manteneva la sua posizione. Intuii che non gli importava il fatto che Derek fosse in grado di spezzargli tutte le ossa del corpo. Ben non era mai stato il tipo da sottrarsi a uno scontro e pareva che non avrebbe cominciato ora.
Non ricordavo di aver mai percepito tanto testosterone nell'aria. Quando Ben si fece avanti io impallidii; lo stava palesemente sfidando e disse: Non siamo diretti da nessuna parte, vampiro.
Ero divisa tra l'ammirazione che provavo per lui e la voglia di prenderlo a schiaffi per farlo rinsavire. Ma che diavolo stai facendo, Ben? Cerchi di farti ammazzare?
Derek lo guard dall'alto in basso. La potenza che emanava e il suo atteggiamento mi ricordarono l'aspetto che aveva un attimo prima di strappare il cuore dal petto alla guardia che aveva cercato di nutrirsi di me.~.
Derek, riuscii a dire con voce strozzata dove stiamo andando? Ci sono solo rocce di fronte a noi.
Derek continuava a fissare Ben. Non ero neanche sicura che mi avesse sentito. Mi passarono per la mente decine di preghiere. L'ultima cosa di cui avevamo bisogno era uno scontro, se cos si poteva definire.
Quando gli occhi di Derek si voltarono verso di me, fu una ventata di sollievo. Ignorando Ben, Derek mi prese per mano, mi attrasse a s e rimise la mano sulla mia vita. A quanto pareva, non si sentiva obbligato a darci spiegazioni.
Smettila di opporre resistenza, Sofia. Seguimi e basta. E fai tacere quest'idiota del tuo amico o giuro che..., s'interruppe per tenere a freno la rabbia. Non immagini neanche quanto io sia vicino a mutilarlo, strinse la presa attorno alla mia vita.
Derek. Sempre dispotico. Non mi preoccupai neanche di guardare la reazione di Ben. Sapevo che stava ribollendo di rancore per come era stato messo da parte.
Ci stavamo dirigendo verso una massiccia parete rocciosa. Derek non sembrava intenzionato a rallentare. Lo guardai svariate volte per accertarmi che non fosse impazzito, ma lui teneva lo sguardo fisso davanti a s e non decelerava mentre ci avvicinavamo sempre di pi alla parete rocciosa.
Riuscii solo a tirare un respiro profondo prima che sbattessimo contro la parete e poi... rimasi scioccata perch la parete ci avvilupp, proprio come fosse gelatina, e noi sbucammo dall'altra parte, dove c'era una scaletta a chiocciola che portava verso il basso. Eravamo scesi solo di qualche passo quando Ben emerse dalla parete. Sembrava stesse bene, a parte l'espressione seccata. Non era abituato ad essere ignorato.
Al termine della scala a chiocciola entrammo in un atrio cavernoso racchiuso da grandi vetrate, attraverso le quali potevamo vedere che ci trovavamo sott'acqua. Se fuori non fosse stato cos buio, avrei potuto ammirare le creature marine. Al centro della stanza c'era una specie di pannello di controllo e l si trovavano Sam e Kyle, due delle guardie pi fidate di Derek.
Non mi sorpresero gli sguardi affezionati e allo stesso tempo incuriositi che mi rivolsero, visto che avevamo fatto amicizia nel periodo in cui ero stata a La Coltre.
Derek non si sofferm nemmeno a guardare Ben. Si rivolse invece alle guardie: Kyle, porta il ragazzo nel sottomarino e assicurati che tutti i preparativi per la sua partenza siano a posto. Sam, tu porta Sofia in una delle celle di custodia. Sembra che voglia riconsiderare l'eventualit di restare qui.
Rimasi di stucco: Celle di custodia?
Aspetta un attimo. Quale sottomarino? Chiese Ben. Non vado da nessuna parte senza Sofia.
Derek si rivolse a me: Hai detto che ti serve tempo per pensare. Una cella  il posto pi sicuro per fare proprio questo. Nel frattempo lui sar ad aspettarti in uno dei sottomarini. Lo sederemo, come faremo con te se dovessi decidere di partire. Non possiamo permetterci che vi ricordiate qualcosa del tragitto per lasciare l'isola.
Al pensiero di non rivedere Derek mai pi mi sentivo male. Quando lo guardai negli occhi mi tratteni per non cedere all'urgenza di scoppiare a piangere. Come hai osato baciarmi, Derek. Proprio stasera! Come se la mia decisione non fosse gi abbastanza difficile, dovevi anche reclamare il mio primo bacio.
Non lo far partire fino a che tu non avrai preso la tua decisione, promise Derek. Il suo sguardo era cos intenso che credevo mi avrebbe sciolta. Feci cenno di s.
Cosa?, Ben incominci a protestare. Sofia...
Prima che riuscisse a dire altro, Sam gli fece un'iniezione sul collo e lui perse coscienza. Quando incroci i miei occhi, Sam fece spallucce: Che c'? Tanto, doveva essere sedato comunque.
Poi se lo caric in spalla e lo port via. Kyle mi tir per la manica perch lo seguissi: Sembra che tu abbia delle riflessioni da fare.
Sospirai. L'eufemismo dell'anno!

Capitolo 3: Derek
La tenemmo in una delle stanze normalmente utilizzate per i prigionieri umani prima del loro trasporto alle Cime Nere, dove venivano rinchiusi nelle Celle (il sistema di prigionia dell'isola) oppure trasferiti ai loro alloggi nelle Catacombe, dimora di tutti gli esseri umani che non sono stati assegnati a un harem.
Sofia, quale membro dellharem, alloggiava nel mio attico al Padiglione, composto da lussuosi appartamenti costruiti in cima a una rete di sequoie giganti. Dopo che mio fratello Lucas l'aveva aggredita e aveva ucciso Gwen, Sofia aveva passato tutte le notti a dormire con me nella mia camera da letto. L'idea che pi tardi, quella stessa notte, lei non sarebbe stata tra le mie braccia mi causava delle fitte allo stomaco.
Sembrava essere trascorsa un'eternit da quando Sofia era entrata in quella cella. Quando finalmente ne emerse, una buona parte di me non desider altro che spingerla di nuovo l dentro per costringerla a rivalutare la decisione presa. Mi bast un solo sguardo all'espressione apologetica sul suo volto per capire che l'avevo persa.
Mi si avvicin, mi mise le braccia attorno al collo e, stringendomi a s, mi baci. In quel bacio mi restitu tutta la passione, l'urgenza, il desiderio ardente che avevo riversato in lei quando nel bosco, per la prima volta, avevo reclamato le sue labbra. Quel bacio lo amai e lo odiai. Esprimeva perfettamente quello che lei provava per me, ma era chiaramente un addio.
Quando le nostre labbra si staccarono, mi accarezz i capelli con le dita delicate, tenendo i suoi occhi verdi fissi nei miei. Si allontan senza una parola e raggiunse le guardie.
La sua decisione era evidente. Mi stava lasciando. Sapevo che potevo fermarla. Avrei potuto usare il mio potere e la mia influenza per tenerla con me, ma non lo feci. Scelsi di rispettare la sua decisione.
Kyle port il suo corpo privo di sensi nel sottomarino. Le due guardie avrebbero condotto lei e Ben sulla terraferma e li avrebbero lasciati sulla stessa spiaggia dove erano stati inizialmente scoperti e catturati.
Il sottomarino svan in lontananza. Cos, in un attimo, lei era andata via. Il mio unico raggio di luce tra le tenebre eterne de La Coltre se ne era andato per sempre, facendomi ripiombare in quell'oscurit dalla quale per tutto il tempo della mia immortalit avevo cercato, invano, di fuggire.

Capitolo 4: Sofia
Ero circondata dalle tenebre e dal martellare di un cuore che pulsava. Il rumore aumentava a dismisura, tanto che ero certa che la mia testa sarebbe esplosa. Non riuscivo a capire cosa stesse accadendo. Tutti i miei sensi erano obnubilati eccetto l'udito che era sopraffatto dal suono assordante di questo misterioso battito cardiaco.
Mi stava portando sull'orlo della pazzia. Poi un'improvvisa esplosione di luce quasi mi accec. Ci vollero un paio di secondi perch mi adeguassi alla luminosit. Fu allora che lo vidi. Derek. Mi fissava, con il volto pallido e lo sguardo spento. Cadde a terra, con gli occhi aperti e inespressivi. Dove prima c'era il suo cuore si vedeva solo uno squarcio enorme.
Il battito cardiaco riecheggiava alle mie spalle... avvicinandosi sempre di pi. Poi fu la volta di una risatina soffocata e di un respiro freddo e minaccioso sul mio collo. Ne segu un sussurro, anzi no, un sibilo a malapena udibile. Ora la paura cominciava a impossessarsi di me e mi scorreva il panico nelle vene, perch avevo sentito forti e chiare le parole del serpente.
Tu sarai la prossima.
Dopodich arriv un infrangersi pesante di onde.
Era l'alta marea che mi svegliava dal rumore rintronante del cuore di Derek che batteva e dal suono ripugnante delle parole del serpente. Le mie pulsazioni erano al doppio del normale e riuscivo a stento a respirare. All'inizio pensai che il liquido caldo e salato cosparso sul mio viso fosse l'acqua marina...
Un nome risuonava nella mia mente: Derek.
Mi ero talmente abituata a svegliarmi nel suo letto che dovetti sbattere le palpebre pi volte prima di realizzare che il sole stava per sorgere all'orizzonte.
Il sole.
Questo mi riport bruscamente alla realt che non ero pi a La Coltre, perch nell'isola il sole non sorgeva mai. L era una notte senza fine. Se non fosse stato per il mio incubo, avrei adorato la vista di quell'alba. Invece la mia preoccupazione per Derek mi rubava tutta la gioia del mio ricongiungimento con il sole.
Sebbene il sole non fosse riuscito a distendere i miei nervi, era per riuscito a restituirmi i miei sensi. Mi aveva riportato alla mia condizione usuale: essere consapevole in maniera straziante.
A La Coltre, dopo che Lucas mi aveva aggredita e aveva ucciso Gwen, Corrine (la strega che mantiene l'incantesimo per proteggere l'isola) aveva iniziato a prendere a cuore la mia condizione. Lei, specializzanda in psicologia prima che i vampiri la rapissero per condurla a La Coltre, mi aveva diagnosticato un basso livello di inibizione latente: cio l'incapacit di filtrare la maggior parte degli stimoli esterni. Significava che potevo sentire tutto, percepire tutto. Mi domandavo se fosse stata questa la ragione per cui mia madre era impazzita e per cui l'avevano portata via da me. A quanto pareva, solo persone con un certo quoziente intellettivo erano in grado di reggere la bassa inibizione latente senza diventare pazze. Ormai mi ero abituata alla mia condizione. Non prendeva pi il sopravvento, come invece accadeva quando ero pi giovane.
L'arancione e il giallo del sole che lentamente sorgevano sopra il blu e il verde dell'oceano; il gracchiare dei gabbiani e l'infrangersi delle onde contro la riva; il retrogusto salmastro dell'acqua di mare mescolata alle mie lacrime; la sabbia morbida sotto i miei piedi e la fresca brezza che soffiava contro la mia pelle; il profumo del mare mescolato all'aria frizzante del mattino: io avevo la consapevolezza di tutto questo contemporaneamente.
Qualcuno si stava avvicinando da dietro.
Ben, ne sono certa.
Mi stava assalendo una sensazione dopo l'altra, eppure la mia mente era ancora fissa sul modo in cui Derek mi aveva guardata nel mio sogno: pallido, distante... senza cuore. Tremante, portai le ginocchia al petto, scavando la sabbia coi talloni.
Derek, ti prego, fai in modo di stare bene. Sii forte, sussurrai, sperando che la brezza mattutina portasse il messaggio fino a La Coltre.
Perch tutti questi sussurri?
Ben pareva a suo agio e rilassato per la prima volta da quando ci eravamo ritrovati a La Coltre. Eppure, anche col tono pi leggero, ogni parola che proferiva aveva una pesantezza che non riuscivo a eliminare del tutto. Si lasci cadere a fianco a me.
Dove pensi che siamo?, domand.
Siamo a Cancn. Non avevo dubbi al riguardo. Ha senso che ci abbiano riportati proprio dove ci avevano trovati.
Le Meridien. Era quello il villaggio turistico dove alloggiavamo quando siamo stati rapiti dai vampiri. I genitori di Ben, gli Hudson, si erano potuti permettere quella tanto sospirata vacanza grazie alla cospicua somma di denaro inviata da mio padre per il mio mantenimento. L'ultima volta che l'avevo visto era stato quando mi aveva affidata al suo migliore amico, Lyle Hudson, il padre di Ben. Ormai erano passati otto anni. L'unico indizio che mi faceva ritenere che fosse ancora vivo da qualche parte nel mondo era l'assegno che ogni quattro mesi spediva agli Hudson perch continuassero a occuparsi di me. L'assegno non era neppure a mio nome.
I ricordi della vacanza trascorsa nelle splendide spiagge messicane sembravano appartenere a un periodo cos lontano, a una diversa versione di me stessa. La gelosia provata per Ben quando frequentava la bellissima bionda, Tanya Wilson, mi sembrava frivola e superficiale. Anche l'amarezza nei confronti dei miei genitori mi sembrava avesse meno peso, dopo quello che avevo vissuto.
Un tempo baciavo la terra dove camminava Ben. Il mio migliore amico, il leggendario quarterback dal sorriso ammaliante e dalla pelle baciata dal sole... Questo giovane uomo che mi sedeva a fianco non gli somigliava per niente.
Che facciamo ora?, chiesi.
Eravamo stati talmente presi dalla fuga da La Coltre, che non avevamo effettivamente considerato cosa avremmo fatto una volta fuori dall'isola. Dopo mezzo minuto Ben si strinse nelle spalle.
A questo punto non ci resta altro che tornare a casa.
Giusto, annuii, chiedendomi dove fosse casa. Mi sentivo male all'idea di ritornare a vivere dagli Hudson, nella periferia californiana. Quel posto non lo avevo mai sentito come casa mia: Non penso di essere pronta a tornare cos presto, Ben.
Mi sentii sollevata quando lui si mostr d'accordo. Ho la tua stessa sensazione.
Poi restammo in silenzio a contemplare il sorgere lento e costante del sole. Lo spettacolo era meraviglioso, ma non bastava a distrarmi dai pensieri che mi ronzavano in testa.
Forse dovremmo restare qui per un giorno o due, per schiarirci le idee, sugger Ben, Poi possiamo tornare a casa.
Mi pare un'ottima idea.
Mi soffermai sul mio vestiario. Il bikini e il copricostume erano gli stessi che indossavo il giorno che Lucas mi aveva rapita per condurmi a La Coltre. Ben indossava invece una canottiera nera e un paio di bermuda rossi. Mi domandai se fossero gli stessi indumenti che aveva il giorno che era stato rapito dalla spiaggia. Ci hanno riportati indietro senza nient'altro che i vestiti che abbiamo indosso?
Tranquilla. Non ci hanno lasciati a mani vuote. Ben indic un punto pi in l sulla spiaggia.
Seguii il suo sguardo fino a notare uno zaino nero sulla sabbia. Tirai un sospiro di sollievo. Ero sconcertata dall'espressione torva di Ben. Perch sembri cos infastidito?
Hai gi visto che c' dentro?
Scosse la testa: Non mi entusiasma il pensiero di scoprire di cosa gli sono debitore.
Tu e il tuo ego. Era proprio da lui essere troppo orgoglioso per accettare degli aiuti da chicchessia. Per, ovviamente, il fatto che questo aiuto provenisse dai vampiri che gli avevano fatto passare le pene dell'inferno rendeva tutto pi difficile. Gli orrori che aveva dovuto subire a La Coltre incombevano costantemente su di lui... su di noi.
Vediamo con che cosa ce la dobbiamo cavare!, mi avviai allo zaino, pi preoccupata della nostra situazione difficile che dell'orgoglio. Avevo gi raggiunto lo zaino quando realizzai che Ben non si era neanche preso la briga di seguirmi. Mi inginocchiai per controllare il contenuto. C'erano solo pochi oggetti: due ricambi di vestiti, uno per me e uno per Ben; dei contanti e un pacco sigillato con su scritto il mio nome. Soddisfatta che avessimo abbastanza per cavarcela, richiusi lo zaino e me lo gettai in spalla prima di incamminarmi verso Ben.
Quindi?, mi chiese.
Abbiamo dei vestiti e abbastanza soldi per un biglietto aereo di prima classe dal Messico all'India. Andata e ritorno. Due volte.
Mi aspettavo che fosse perlomeno un po' pi sollevato, e invece no. Si limit a fare un sorriso beffardo.
Ci gettano i loro scarti e si aspettano la nostra riconoscenza. Non sono neanche lontanamente sufficienti, considerato quello che ci hanno fatto passare.
Sapevo che aveva ragione e avrei tanto voluto essere dalla sua parte, ma, per quanto provassi, non riuscivo a costringere me stessa a odiare La Coltre quanto la odiava lui. Al momento non osavo interrogarmi sul perch.
Quindi  tutto qui?, domand Ben lanciando un'occhiata allo zaino.
Pensai al pacchetto indirizzato a me. Ma gli feci cenno di s.
S, s!  tutto!
Ci fu un momento di tensione e poi lui diede un calcio alla sabbia: Bene. Andiamo a spassarcela con la fortuna che son stati cos, ma cos, magnanimi da concederci!.
Mentre lui si avviava verso il lussuoso villaggio turistico che fiancheggiava le candide spiagge sabbiose, io indugiai per girarmi a sussurrare al cospetto dell'oceano: Grazie, Derek.

Capitolo 5: Derek
Concentrati, Derek. Ignora tutto.
Me ne stavo fermo, con le gambe distanziate tra loro e i piedi allineati alle spalle, e nella mano sinistra impugnavo con disinvoltura il mio arco d'argento. Recuperai una freccia dalla faretra che tenevo a tracolla sul torso nudo.
Sopprimi tutto. La sola cosa che conta ora  cogliere il bersaglio.
Perle di sudore mi scendevano sulle tempie. Ci avevo passato la notte intera: avevo iniziato con la boxe, poi la spada, le armi da fuoco e a seguire tutti gli altri allenamenti che offriva il campo d'addestramento della Fortezza Cremisi, fino al poligono di tiro con l'arco.
Le spesse mura della Fortezza Cremisi si innalzavano di almeno una trentina di metri sopra di me. Circondavano l'intera isola e, nel corso dei secoli, ci avevano protetto da tutti coloro che avevano cercato di invaderci. Il solo pensiero minacciava di evocare una sfilza di ricordi oscuri che avevo desiderato a lungo dimenticare. Mi schiarii la gola e ripresi a concentrarmi.
Lasciati tutto alle spalle. Non permettere che il passato ti perseguiti. Non ora.
Chiusi gli occhi mentre incoccavo la freccia e ne posizionavo l'asta sul poggia-freccia. Presi un profondo respiro.
Lascia che sia l'istinto a guidarti.
Posizionai l'arma per centrare il bersaglio che non riuscivo neanche a vedere. Usando i muscoli dorsali, tirai indietro il gomito destro fino a che la mano non fu in posizione assolutamente immobile contro la mia mandibola. Rimasi fermo in quella posa statica per pochi secondi, affidandomi all'istinto per mirare bene.
A quel punto scoccai la freccia, che perfor l'aria gelida della notte, e udii il potente tonfo. Sentii degli applausi alle mie spalle e riaprii gli occhi.
La freccia aveva centrato il bersaglio, tagliando a met le due frecce precedenti. Desideravo intensamente quel senso di soddisfazione che provocava un tiro del genere. Ma nulla... serv solo a ricordarmi crudelmente che la maggior parte delle mie nozioni di combattimento le avevo apprese dai cacciatori, ai tempi in cui ero uno di loro, prima che diventassi il Signore dei vampiri e il Principe de La Coltre.
Complimenti, Vostra Altezza, la voce familiare di Cameron Hendry, con quel suo spiccato accento scozzese, tuon per il campo d'addestramento. Sembra che i quattrocento anni da Bello Addormentato non abbiamo pregiudicato minimamente le Vostre abilit di combattimento.
Mi irrigidii. L'ultima cosa che desideravo in quel momento era compagnia; invece, a quanto pareva, ero circondato da un'intera ala di soldati. Cercai comunque di godermi la presenza del mio buon amico. Cameron e sua moglie, Liana, erano due dei guerrieri pi fieri de La Coltre. Avevano combattuto e sanguinato assieme a me sui campi di battaglia. Il clan Hendry era uno dei pochi clan dell'lite a cui avrei affidato la mia vita.
Hendry, mi rivolsi a lui: Gi in piedi e in giro cos presto?
Presto?, mi sfotteva, con i capelli rossi arruffati come se fosse appena sceso dal letto. Se a La Coltre ci fosse il sole, sarebbe mezzogiorno. Yuri dice che avete passato le ultime otto ore a usare ogni arma a disposizione per sconfiggere delle forze sconosciute. Chi o cosa intendete uccidere, Derek?
Mezzogiorno, dici?, gli chiesi per cambiare subito argomento. Da quand' che cominciamo l'addestramento delle truppe a mezzogiorno?
A dire il vero, non abbiamo fatto molti addestramenti da quando la guerra  finita e Voi vi siete ritirato nel vostro lungo sonno. L'omone, appena ventottenne quando era stato trasformato, ostent noncuranza alzando le mani al cielo: Da quando Cora, la vostra amica strega, ha nascosto La Coltre con il suo incantesimo, non c' stato alcun attacco rilevante.
Mi irrigidii. Le cose devono cambiare. Non rimarremo al sicuro ancora per molto. Non possiamo permetterci di avere truppe inesperte. I nostri avversari hanno armi innovative, competenze pi sviluppate, mentre noi ce ne stiamo a poltrire come se dessimo il futuro per scontato.
Un'espressione di inquietudine attravers gli occhi marroni di Cameron. Si avvicin per parlare a bassa voce in modo tale che solo io potessi sentire:
Che succede, Derek?
Rimango sempre il comandante in capo dell'esercito de La Coltre, giusto?
S, certo.
Bene, da oggi si comincia. Entro le prossime due settimane, mi aspetto che ogni singolo vampiro che vive su quest'isola dimenticata da Dio venga richiamato alle armi. Se il mio umore non fosse stato pessimo, mi sarei fatto una fragorosa risata per il modo in cui la faccia di Cameron si era contorta dallo shock. Ma ero dannatamente serio. Eretto al pieno della mia statura, facevo appello a tutto il mio potere: Ecco cosa succede, Cameron. Guardai tutti gli uomini che stavano seguendo la nostra conversazione. Erano uno spettacolo pietoso: un ammasso di gente debole e rammollita dagli anni. Qualcuno osa obiettare?.
Le mie parole furono accolte ad occhi bassi e in un silenzio carico di tensione.
Feci un sorrisetto. Certo che no.

Capitolo 6: Derek
I passi decisi risuonavano nei corridoi della torre ovest della Fortezza Cremisi. Stavo discutendo con Cameron sul da farsi per le settimane seguenti mentre ci dirigevamo verso la Grande Cupola: la sede in cui mettevamo a punto la maggior parte dei nostri piani strategici. La torre ovest, alta quasi cinquanta metri e coperta da crociere a sesto acuto, era uno dei primi edifici sorti nella fortezza ed era stata testimone di tante battaglie a difesa dell'isola.
Dobbiamo chiamare a raccolta il Consiglio dell'lite e i Cavalieri.
Il Consiglio dell'lite era composto da venti individui in rappresentanza dei clan dell'lite. Liana, la moglie di Cameron, era una di loro, e anche la mia sorella gemella, Vivienne. I Cavalieri, invece, erano quei membri dei clan dell'lite che si erano arruolati nelle forze militari de La Coltre e che prevalentemente rivestivano il ruolo di ufficiali di alto rango delle nostre guarnigioni. Da quel che sapevo io, avevamo ventuno Cavalieri.
Non saranno in molti a capire, Derek. La Coltre  diventata una versione ridotta dell'antica Roma. Abbiamo abbassato la guardia e il potere ci ha dato alla testa. Alcuni dell'lite chiamano i nostri cittadini gli intoccabili.
E tu sei d'accordo con loro?
No!, Cameron scosse la testa, Ci  andata bene per troppo tempo. Le maree alla fine girano sempre.
Esattamente. Quindi capisci perch dobbiamo preparare la nostra gente?
Certo che comprendo. Molto tempo fa abbiamo combattuto fianco a fianco e quindi sapete bene che so riconoscere quando tira vento di battaglia. Quello che tento di dirvi  semplicemente come stanno le cose. Cio, che non molti capiranno.
Faremo in modo che capiscano, dissi a denti stretti. Non ci sono alternative.
Prima che Cameron potesse rispondere, un'acuta voce familiare echeggi nei corridoi cavernosi:
Derek, cosa credi di fare?.
Mi voltai a guardare mia sorella che avanzava a passo spedito verso di me. Vivienne era temuta e rispettata in quanto veggente de La Coltre. Nel corso degli anni molte delle sue visioni e profezie avevano salvato l'isola. Tuttavia alcune profezie non avevano fatto altro che causarmi dei guai, specialmente con mio padre e con mio fratello. Una in particolare mi pesava ogni volta che ci ripensavo: Il pi giovane governer sul padre e sul fratello e soltanto il suo regno potr assicurare il degno santuario alla sua specie.
Mentre mia sorella mi si avvicinava infuriata, quelle parole riecheggiavano nella mia mente. Qualche volta avrei voluto che la smettesse di prevedere il mio futuro e che mi lasciasse libero di vivere senza l'oppressione di quello che aveva intravisto.
Salve, Vivienne.
Che succede, Derek?
Cameron spostava il suo peso da un piede all'altro: era sempre a disagio nel mezzo di uno scontro in cui era coinvolta una donna. Non riuscii a trattenere un ghigno. Certe cose non cambiano mai.
Hendry. Vai pure. Non  necessario che tu assista a questo bagno di sangue.
Il sollievo sul suo volto fu evidente. Chin la testa per porgere i suoi rispetti: Principessa, poi si allontan spedito verso la Grande Cupola.
Ebbene? Da dove viene tutta questa rabbia, cara sorella?
Insomma, Derek! Un reclutamento? Un censimento? Perch?
Sei stata troppo permissiva nei confronti dei nostri cittadini durante il mio sonno. Sono diventati deboli e rammolliti. Tu, nostro padre e Lucas... tutti voi, come avete potuto lasciare che andasse cos? Che accadr quando le altre congreghe concluderanno che ce la passiamo troppo bene e ci attaccheranno?
Mentre noi stiamo qui a parlare, il Padre sta facendo tutto il necessario per intraprendere la via diplomatica.
Diplomazia, Vivienne?, la sbeffeggiai, E dimmi... per caso questa via della diplomazia conduce verso Borys Maslen?.
Il suo viso si fece pallido. I Maslen erano tra i nostri avversari pi feroci e Borys Maslen in particolare aveva una storia oltremodo oscura con mia sorella. Il solo fatto che lei non replicasse la diceva lunga sul pericolo che i Maslen rappresentavano per noi.
Feci un sorrisetto. Proprio come pensavo. Dubito fortemente che Borys Maslen accolga a braccia aperte un nostro ambasciatore, a meno che tu non faccia parte dell'accordo.
Il volto di Vivienne assunse un'espressione dura. Mi si serr lo stomaco per l'insensibilit delle mie parole. Non riuscivo ancora a capacitarmi del genere di inferno che quel mostro di Borys le aveva fatto passare. Vivienne... Io..., le scuse mi si gelarono sulla lingua.
Ha una nuova ragazza, lo sai. Forse ora non mi desidererebbe cos tanto.
Una nuova ragazza?
Ingrid Maslen. Ancora nessuno l'ha mai vista. Borys la tiene sotto chiave.  il suo pi grande segreto. Alcuni dicono che possegga una specie di potere e che sia questo il motivo per cui Borys l'ha trasformata in vampira. Secondo le voci,  di una bellezza sbalorditiva.
Non essere ingenua, Vivienne. Borys  convinto che tu sia di sua propriet. Soltanto due cose lo faranno desistere dal darti la caccia: la tua morte o il riaverti in suo potere.
Sconvolta dal tanto parlare del suo ex fidanzamento, lasci cadere l'argomento e, ricomponendosi, disse: Siamo ancora protetti dall'incantesimo di Cora.
Per quanto ancora, Vivienne? Corrine non  Cora. Non ci riserva altrettanta lealt. Credi davvero che l'incantesimo di una strega possa proteggere La Coltre per sempre? Cosa accadr quando non saremo pi protetti? Come ci difenderemo dai cacciatori? Maledizione, Vivienne, come ci proteggeremo dal mondo una volta che si sapr quanti schiavi umani sono stati sfruttati e assassinati all'interno delle nostre mura?.
Il suo silenzio mi incoraggi a proseguire:
Non avreste mai dovuto permettere che La Coltre si indebolisse a tal punto.
Il suo bel viso s'inaspr e lei si avvicin con fare di sfida: Ci siamo rifiutati di limitarci a sopravvivere. Abbiamo prosperato. Cosa c' di tanto sbagliato?.
Il prezzo da pagare  stato troppo alto. Quanti sono morti su quest'isola, Vivienne? Quanti?
Se non ricordo male, una buona parte  morta sotto al tuo pugno di ferro, Derek. Ricordi quanto sangue hai versato per costruire questa fortezza?
Vivienne si accorse che aveva oltrepassato il segno. Esit e indietreggi di un passo quando le lanciai un'occhiata micidiale. Dovevo riconoscere che sapeva come ferirmi.
Con mia sorpresa, continu a insistere: L'hai lasciata andare via, vero? Sofia, e quel suo amico, quello che hai preteso che Claudia ti cedesse... Ben, mi pare. Li hai lasciati andare.
Come ha fatto a scoprirlo? Avevo ordinato tassativamente a Sam e Kyle di non farne parola con nessuno. Persino le ragazze che vivevano nella mia dimora ancora non avevano la minima idea che avessi fatto fuggire Sofia e Ben. Solo Corrine era stata informata, ma unicamente perch (per motivi che non avevo capito a pieno) Sofia aveva insistito su questo punto.
Mi ricordai con chi stavo parlando. Vivienne aveva il dono della preveggenza e della sagacia.  ovvio che sappia. Non aveva neanche bisogno di sentire la mia risposta.
 la ragione per cui stai facendo tutto questo? Per evitare di pensare a Sofia?
Afferrai mia sorella per il mento e la fissai con ogni singolo muscolo del corpo in tensione. A giudicare dal suo sguardo, vedeva in me il Derek di pi di quattrocento anni prima, quell'essere crudele che aveva costruito La Coltre e tutte le sue fortificazioni sul sangue versato di migliaia di esseri umani. Per la prima volta dopo tanto tempo, mia sorella era intimorita.
Mi accostai ancora di pi, portando la bocca vicina al suo orecchio: Il nome di Sofia Claremont non deve mai pi fuoriuscire dalle tue labbra. Non in mia presenza. A meno che non sia io a darti il permesso. L'hai capito?.
Lei annu.
La lasciai andare e sulla sua pelle di porcellana si formarono dei segni rossi.
Questo  quello che diventerai senza di lei nella tua vita. D'ora in poi puoi solo peggiorare. Ecco perch hai bisogno di lei.
Riconquistando la sua compostezza, si raddrizz in tutta la sua statura e mi carezz delicatamente il viso con le dita affusolate.
Non avresti mai dovuto lasciarla andare via.

Capitolo 7: Sofia
Io e Ben affittammo una stanza nello stesso villaggio turistico dove eravamo stati con la sua famiglia. Non appena entrati nella camera dell'hotel, tutti e due non vedevamo gi l'ora di uscire di nuovo. Poco ci importava quanto fosse bella la suite, che del resto impallidiva in confronto ai sontuosi attici de La Coltre. Pi di tutto ci interessava il sole. Eravamo a Cancn e il sole ci era mancato troppo a lungo per trascorrere al chiuso quella giornata luminosa.
Per quella mattina avevamo pattuito tra noi una sorta di regola implicita: nessun accenno a La Coltre, n ad alcunch di oscuro o opprimente. Per alcune ore, cercammo di essere quello che avevamo tutto il diritto di essere: adolescenti che si divertono su una delle spiagge pi belle del mondo.
Senza nemmeno accorgercene, all'inizio, stavamo evitando ogni sorta di ombra. Desideravamo la sensazione dei raggi solari sulla pelle, perci ci tenemmo alla larga da ombrelloni e tettoie, da qualunque cosa riparasse dal sole. Ero sicura che a fine giornata mi sarei ritrovata completamente abbrustolita, ma non mi importava. Non riuscivo neppure a ricordare cosa si provasse a scottarsi.
Per colazione mangiammo frutta fresca e bevemmo una pia colada analcolica in un ristorantino all'aperto che dava sul mare. Dopo di che ci incamminammo verso l'oceano. A un certo punto mi ritrovai intenta a costruire un castello di sabbia mentre Ben si faceva una bella nuotata. Accanto a me c'era il sacchetto pieno delle conchiglie che avevamo raccolto per una buona mezz'ora. Anche se nessuno di noi sapeva che farsene, raccoglierle ci era sembrata un'ottima idea sul momento. Sul telo rosso acceso, che avevamo comprato al negozio dell'hotel, c'erano alcune istantanee che io e Ben ci eravamo scattati in una cabina per fototessere facendo delle espressioni buffe.
Mi venne da sorridere. Stavamo facendo ogni sforzo per cercare di rilassarci, per ritrovare noi stessi. Volevamo dimenticare, anche se sapevamo che non era possibile. Eppure valeva la pena tentare, anche solo per sentir ridere il mio migliore amico e rivedere il suo meraviglioso sorriso.
Emerse dall'acqua e venne verso di me. Parecchie signore l presenti se lo mangiavano con gli occhi, con quel suo bel viso e il fisico atletico e slanciato. Con il sole che risplendeva su di lui e le gocce d'acqua che luccicavano sul suo corpo, pareva un modello appena uscito da un catalogo di costumi da bagno.
Io, naturalmente, sapevo la verit: sotto la maglietta che indossava, la pelle era ancora ricoperta da strati su strati di cicatrici, prova di quello che aveva passato a La Coltre. Mi si serr lo stomaco.
Provai a tornare con la mente a quei giorni in cui mi perdevo nei miei sogni ad occhi aperti, fantasticando di stare con lui. Stranamente, non mi toglieva il fiato come accadeva un tempo. Sembrava incredibile, ma non aveva pi lo stesso effetto su di me.
Non ci mise molto a raggiungermi e a gettarsi proprio sopra al mio bel castello di sabbia.
Ben!, strillai.
Lui sorrise e disse: I castelli di sabbia crollano sempre, Sofia. Ho pensato che avresti fatto meglio a dirgli addio al pi presto.
Il sorriso sulla sua faccia mi ammali e realizzai quanto mi fosse mancato il vecchio Ben.
Che c'?
Scossi la testa: Sembri felice.
Gli rimase il sorriso in volto, ma i suoi occhi tradivano emozioni diverse dalla felicit. Gli presi la mano, ma si ritrasse dal contatto. Serv a ricordarmi che non avrei mai potuto capire completamente che cosa avesse passato a La Coltre.
Volevo chiederglielo, ma Ben non era il genere di persona che parlava molto delle sue emozioni. Se fossi stata io al posto suo, lui avrebbe gi trovato il modo di farmi sorridere. Mi domandai se una cosa semplice, come tirargli una conchiglia, sarebbe stata d'aiuto, ma la disperazione nel suo aspetto mi faceva supporre sarebbe stato un gesto indelicato. Cos rimasi semplicemente seduta l, sperando che la mia presenza lo consolasse in qualche modo.
Mi sento intorpidito, confess poco dopo, Intorpidito e insensibile.
Che cosa gli ha fatto Claudia? Ben mi aveva gi raccontato di come la bellissima vampira bionda lo avesse torturato, per poi guarirlo forzandolo a bere il suo sangue e riprendere di nuovo a seviziarlo. Era la punizione per aver tentato la fuga. Qualcosa mi suggeriva che quello fosse solo un assaggio di ci che Claudia aveva fatto al mio migliore amico.
Che ti  successo, Ben? Cosa ti hanno fatto a La Coltre?
Non potr mai dimenticare lo sguardo che fece quando accennai all'isola. Di quel ragazzo ammaliante che era stato una volta il mio migliore amico non rimaneva pi alcuna traccia. Al suo posto c'era un personaggio cupo e distrutto, con lineamenti che gridavano vendetta.
Vuoi veramente sapere?
Esitai. Voglio davvero saperlo? Annuii incerta: Raccontami tutto.
Sei stata tu a chiederlo, si avvicin e mi porse la mano, Vieni facciamo due passi.
Afferrai la sua mano e lui mi aiut ad alzarmi. Man mano che si addentrava nel racconto, mi sorpresi a pensare che forse sarebbe stato meglio per lui che non glielo avessi mai chiesto.

Capitolo 8: Ben
Mentre passeggiavamo sulle sabbie bianche in totale armonia con l'acqua cristallina dell'oceano, raccontai la mia storia a Sofia. Non accennai al fatto che, con la sua richiesta, mi costringeva a rivivere gli orrori de La Coltre.
Ero turbato. Avevo deluso Sofia ancora una volta. Scaricarla proprio il giorno del suo compleanno per Tanya (per quanto Tanya fosse uno schianto) era in cima alla lista delle mie crescenti stronzate nei confronti della mia migliore amica, che avevo sempre data per scontata. Mi ero sentito malissimo nel vedere lo sguardo ferito di Sofia, ma avevo immaginato che sarebbe uscita a farsi una camminata e le sarebbe passata. Del resto faceva sempre cos.
Il giorno seguente, prima dell'alba, entrai di soppiatto nella sua stanza d'albergo, aspettandomi di trovarla ancora a letto, con la mia sorellina di cinque anni, Abby, stretta a lei. Fui deluso di trovare invece mia madre stesa a fianco ad Abby. Perfino nel sonno mia madre aveva un'espressione arrabbiata.
La scossi per svegliarla: Mamma, dov' Sofia?.
Mia madre sbatt gli occhi diverse volte e mi guard molto seria. Non ho idea di dove sia. Che ore sono? Avrebbe dovuto essere qui. Abby era terrorizzata di dover dormire qui da sola.
Forse  solo uscita a fare una camminata o qualcosa del genere...
A quest'ora poi! Ma che le sar preso?
La trover. Cominciai a sentirmi peggio che mai per quello che avevo fatto (anzi non avevo fatto!), la sera prima per Sofia. Non era da lei svignarsela cos. Era sempre stata quella responsabile.
Ero preoccupato da morire e sapevo di essermi comportato da stronzo con lei, perci andai in spiaggia a cercarla. Dopo neanche un chilometro mi resi conto che stavo sprecando il mio tempo. Provai pi volte a chiamarla al telefono, ma c'era sempre la segreteria telefonica. Ero pronto a tornare indietro quando mi imbattei in una bionda da capogiro, che, tra l'altro, indossava una tuta di pelle nera.
Mi si avvicin, guardandomi con occhi da cerbiatta.
Io sono Claudia. E tu?
Distratto dalla sua bellezza, mi dimenticai di tutto il resto, della ricerca di Sofia, di Tania... e sfoggiai il mio sorriso migliore.
Piacere, Ben.
Con mia grande sorpresa, mi afferr il collo facendomi inclinare la testa per baciarmi. Era indiscutibilmente il bacio migliore che avessi mai provato. Quando le nostre labbra si staccarono, sorrise e dalla bocca le spuntarono delle zanne.
Sei perfetto, sibil prima di infilzarmi il collo con una siringa.
In pochi secondi caddi a terra, privo di sensi. L'ultimo suono che registrai fu la risata nella sua voce quando disse: Mi divertir cos tanto a giocare con te, Ben.
Quando ripresi i sensi mi ritrovai disteso con i polsi ammanettati alle colonne di un grande letto a baldacchino. Lei era sopra di me e mi stava baciando collo e spalle. Ero molto pi robusto di lei, ma mi sentivo impotente.
Che stai facendo? Chi sei? Dove mi trovo?
Ridacchi prima di rispondere.
Mmm... quante domande, cucciolo mio.
Feci una smorfia e allontanai la bocca da lei quando prov a baciarmi. Mi afferr la testa con entrambe le mani per poi baciarmi a forza. Quando le nostre labbra si staccarono, lei inclin la testa di lato e fece il broncio.
Sono talmente di buon umore che ho deciso di rispondere alle tue domande. Che cosa sto facendo? Ti sto baciando. Chi sono? Sono Claudia, la tua padrona. Dove ti trovi? Sei nella mia camera da letto.
Avevo le sue labbra e le sue mani ovunque e la sola cosa a cui riuscivo a pensare era il modo in cui mi aveva sorriso sulla spiaggia. Sei un vampiro! Pronunciare quelle parole ad alta voce mi fece sentire fuori di testa.
Che ragazzo sveglio. Si mise a cavalcioni su di me sorreggendosi sul mio torace mentre mi guardava con lo stesso sorriso maniacale in viso. Ora voglio che tu stia zitto! Mi imbavagli e poi affond i denti nel mio collo, succhiandomi il sangue per la prima volta.
Quando fu sazia, risollev la testa. Il mio sangue le colava dai lati delle labbra. Sei dolce proprio come era lui. Il Duca..., poi le spuntarono degli artigli e con uno di questi prese a solcarmi il petto, Hai la minima idea di quello che mi ha fatto passare.
Certo che no, cagna psicopatica. Trattenni l'istinto di urlare quando le sue unghie affondarono nella mia pelle, facendone sgorgare il sangue. Era nauseante il modo in cui le si illuminavano gli occhi di piacere.
Sai, mia madre era una prostituta. Era malata e, siccome eravamo povere, decise di vendermi al Duca. Avevo solo sei anni. Incominci a far scorrere le mani tra i miei capelli prima di impugnarne un ciuffo. Tu me lo ricordi cos tanto.
Ebbi un tuffo al cuore.
Ero dentro di lei, lottavo con ogni fibra del mio essere per liberarmi dalle catene con cui lei mi legava, dalla degradazione alla quale mi sottoponeva. Era tutto inutile.
Mi schiaffeggi ridacchiando. Anche io mi ribellavo, sai! Urlavo, graffiavo e lottavo per difendermi, ma lui faceva comunque i suoi comodi con me. Sempre. E anche io far cos con te.
Infatti lo fece. Ogni cosa di lei mi dava il voltastomaco: i suoi gemiti, le cose che diceva... quando collass ansimante sopra di me, avrei voluto ucciderla.
Quando fui trasformata in vampiro, gli feci pagare caro quello che mi aveva fatto, le si illuminarono gli occhi, Avresti dovuto sentire come piangeva e urlava. Era un debole. Proprio come te. Ora sono io ad avere il comando e nessuno potr pi farmi del male.
Quella prima notte a La Coltre, quando ebbe finito con me, mi ritrovai contuso, sanguinante e stremato. Mi lasci legato al letto, imbavagliato.
Passarono ore prima che qualcuno entrasse nella camera e, quando accadde, feci uno scatto al solo sentire scricchiolare la porta. Fui sollevato quando una graziosa ragazza dai capelli corvini si port un dito davanti alle labbra per farmi cenno di tacere. Mi lev il bavaglio dalla bocca prima di iniziare a forzare la serratura delle manette che mi inchiodavano al letto.
Devi rimanere in assoluto silenzio, sussurr talmente piano che sentii a malapena le sue parole.
Tu chi sei?
Sono Eliza. Notando il mio aspetto distrutto, mi chiese: Ce la fai ad alzarti?.
Feci cenno di s: Sono pi che altro indolenzito.
Forza, allora, stiamo per andarcene da qui.
Mi impression la velocit con cui riusc a liberarmi dalle manette. Mi misi a sedere sul letto, sfregandomi i polsi mentre lei prese a rovistare nell'armadio per trovarmi dei vestiti.
Come ti chiami?, intanto mi lanci dei boxer e una felpa blu navy.
Ben, mi infilai i boxer, Come sei arrivata qui?.
Stavo seguendo Claudia. L'ho vista che ti si avvicinava sulla spiaggia e ti sedava. Avrei voluto salvarti ma lei  stata troppo veloce. Eliza mi gett un paio di jeans.
Me li infilai e rimasi sorpreso perch parevano proprio della mia taglia. Salvarmi? Come avresti potuto...
Non c' tempo per le spiegazioni ora. Se riesci a fuggire da qui senza di me, cerca Reuben. Anche lui  un cacciatore come me. Ti aiuter.
Mi fece memorizzare un numero mentre m'infilavo la felpa dalla testa. Sgattaiolammo fuori dalla stanza, controllando che nessuno ci seguisse.
Rimasi di stucco quando mi resi conto che l'attico di Claudia si trovava sulla cima di alberi giganti. Una vista stupefacente.
Eliza indic un ascensore poco distante. Per arrivarci, oltrepassammo un tizio che indossava una tunica di lana bianca. Ero certo che saremmo stati scoperti visto che, stando a quello che dicono le storie popolari, i vampiri hanno i sensi acuiti. Invece fui sollevato quando lo superammo. Mi chiesi allora se i vampiri avessero veramente i sensi cos sviluppati o se quello fosse invece un umano.
In ogni caso, riuscimmo a raggiungere l'ascensore e a premere un pulsante per scendere a terra. Quando le porte dell'ascensore si riaprirono, mi si contorsero le viscere.
Fuori ad aspettarci c'era Claudia, che ridacchi nel vederci. Con lei c'erano due guardie vampiro.
Ma davvero credevate di avere la bench minima possibilit di svignarvela.
Le due guardie bloccarono Eliza mentre Claudia mi spinse nuovamente dentro l'ascensore. Cercando di far tesoro di tutti miei allenamenti di arti marziali, feci una mossa per atterrarla, ma lei schiv il mio gesto. Con un solo colpo mi scaravent contro le pareti dell'ascensore facendomi cadere a terra e perdere i sensi.
Al mio risveglio mi trovai in una piccola stanza in penombra senza finestre, incatenato a una parete e nudo dalla vita in su. In bella mostra per tutta la stanza c'erano catene, fruste e aggeggi vari che mi fecero accapponare la pelle. Su una parete era montato un monitor di sorveglianza il cui schermo mostrava l'immagine di un grande letto al centro del quale giaceva Eliza.
Al lato opposto della stanza c'era Claudia, seduta su una sedia di metallo e intenta ad affilare uno stiletto con fare rilassato.
Che cosa vuoi da me?
Claudia alz lo sguardo. Le si illuminarono gli occhi.
Oh, bene! Ti sei svegliato. Ci significa che ora possiamo cominciare il tuo addestramento.
Si alz e venne verso di me. Cominci a tracciare la punta del suo stiletto sul mio busto. Dopo tutto quello che ho fatto per compiacerti, mi lasci per andartene con quella troietta?, indic con un gesto lo schermo lampeggiante, Sono terribilmente delusa da te, Ben.
Con uno sguardo da pazza, us lo stiletto per incidermi la pelle sotto la clavicola sinistra con un taglio lungo e non troppo profondo. Serrai i denti. Mi rifiutavo di darle la soddisfazione di sentirmi gridare. Non volevo neanche che mi vedesse contorcermi per il dolore.
Sembrava soddisfatta. Hai un'alta soglia di dolore. Questo mi piace.
Cagna!
Mi diede un tale schiaffo che mi rovesci la testa di lato in modo quasi grottesco. Il colpo fu cos violento che per poco non mi spezz l'osso del collo. Quando sentii il sapore del sangue sulle mie labbra, lei spalanc gli occhi. Il suo sguardo si alternava maniacalmente fra il mio labbro spaccato ed il taglio che mi aveva appena fatto sul busto.
Lecc il sangue sia sulle mie labbra sia sul petto, prima di incidermi un altro taglio, questa volta appena sopra la vita.
Il mio respiro si fece pesante nel tentativo di trattenermi dal darle la soddisfazione di una qualsiasi reazione, mentre m'inferiva un taglio dopo l'altro fino a che la parte superiore del mio corpo non fu completamente coperta di sangue. Il dolore era lancinante e pregavo che il mio cervello mi facesse perdere conoscenza, ma il mio corpo mi rifiutava persino quella via di fuga.
Quando smise di tagliarmi, sperai che avesse finito, ma mi sbagliavo. Claudia mi afferr per i capelli e mi costrinse a guardare il monitor.
Osserva attentamente la tua amichetta.  una cacciatrice, consacrata a distruggere la nostra specie. Sospettavo che qualcuno mi stesse seguendo sulla spiaggia. Come mi abbia trovato, non lo sapr mai. Quando ti ho sedato, avrei potuto sentire il suo sussulto da un chilometro di distanza. Che sciocca ragazzina insignificante. Pensava di essere furtiva mentre ci seguiva per tutto il tragitto fin qui a La Coltre, ma le ho permesso di illuderti che sareste potuti fuggire per verificare la tua lealt verso di me, sghignazz. Ora che hai dimostrato di essere sleale, posso cominciare a punirti.
Diede un'occhiata da psicopatica al mio busto. Oh, aspetta, l'ho gi fatto. Con mia sorpresa, si tagli il palmo, lo spinse contro le mie labbra e mi forz ad aprire la bocca tappandomi il naso. Non ebbi altra scelta che ingurgitare il sangue dalla sua mano. Strinse la presa sulla mia testa. Naturalmente, la tua punizione  tutt'altro che finita. Come ti ho detto, voglio che guardi la tua amica.
Volsi lo sguardo verso il video di sorveglianza. Un uomo alto si era avvicinato a Eliza, che era in stato d'incoscienza e sembrava cos fragile mentre lui la prendeva in braccio e la attirava a s. L'espressione scura negli occhi di quell'uomo mentre le guardava il collo bianco latteo non dava adito a dubbi. Era famelico. Volevo distogliere lo sguardo quando lui scopr le zanne e le morse il collo, ma Claudia mi tenne ferma la testa, mentre il suo sangue cominciava a scorrermi nelle vene. Oltre ad essere costretto a bere il sangue di Claudia, ero costretto anche a guardare un altro vampiro prosciugare una giovane innocente.
Quando il vampiro ebbe finito con Eliza, Claudia allontan il palmo dalla mia bocca. Guard il mio corpo, che, con mia grande sorpresa, stava cominciando a guarire.
Non avevo realizzato a pieno l'entit della sua follia fino a quando non disse: Perfetto. Presto sarai come nuovo e allora potr ricominciare a tagliuzzarti ancora una volta.
Claudia era sadica e malata, dissi a Sofia. Non volli continuare a raccontare i particolari cruenti della tortura e delle umiliazioni che Claudia mi aveva inflitto, per cui mi limitai a dire: Mi ha fatto passare l'inferno.
Segu il silenzio mentre ci perdevamo ciascuno nei propri pensieri.
Allora?, chiesi con un riso amaro, La tua esperienza a La Coltre  stata simile alla mia?.
No!. Sofia scosse la testa e poi la chin. Derek non era affatto come Claudia.  stato Lucas a rendermi la vita un inferno. Se non fosse stato per Derek, ci sarebbe riuscito, ma Derek ha fatto tutto ci che poteva per proteggermi da suo fratello maggiore.
Ero disgustato dal modo in cui parlava di Derek, come fosse una sorta d'eroe. Poteva ingannare lei, ma non poteva ingannare me.
Aveva gli occhi umidi di pianto quando riusc finalmente a guardarmi. Mi dispiace da morire, Ben. Se quella notte non fossi uscita, tu non avresti..., soffoc le sue stesse parole, mordendosi il labbro inferiore. Mi prese le mani e me le strinse.
Volevo rassicurarla. Del resto come avrebbe potuto saperlo? Anche lei era una vittima. Invece ero troppo preoccupato a rimuginare su quello che non ero stato capace di raccontarle.
Non riuscivo a dirle che, dopo le torture che il mio corpo aveva subito da Claudia, il mio senso del tatto era talmente intorpidito che percepivo a stento le mani di Sofia sulle mie. Non volevo suscitarle ulteriore compassione.
Inoltre non potevo dirle che era Derek il vampiro che aveva ucciso Eliza, perch, nonostante tutto quello che avevamo passato assieme, non ero pi sicuro della lealt di Sofia. L'idea che potesse scegliere Derek e non me mi terrorizzava.

Capitolo 9: Derek
Non avresti dovuto lasciarla andare via.
Provai di tutto per allontanare il pensiero delle parole di mia sorella, ma era impossibile. Sofia non c'era pi e qualunque compagnia io cercassi, qualunque attivit intraprendessi per tentare di distrarmi, percepivo comunque la sua assenza con ogni fibra del mio essere.
Naturalmente, avevo vissuto abbastanza a lungo da saper mascherare quello che mi passava per la testa mentre continuavo il mio rigoroso programma di riunioni. Prima della fine della giornata, la notizia aveva gi fatto il giro dell'isola: Il principe  completamente sveglio. Ha finito di prendersi una pausa e sta per riprendere il suo dannato lavoro di mantenere La Coltre al sicuro.
Odiavo ammetterlo, ma Vivienne aveva ragione. Era tutto solo un espediente, uno spettacolo che avevo dovuto mettere in scena per evitare di pensare al vuoto che la partenza di Sofia aveva lasciato.
Dopo aver concluso l'ultima riunione del giorno, presi Cameron da parte: Posso fidarmi di te, vero?.
Fece cenno di s: Sapete che potete.
Voglio che ritrovi mio fratello maggiore. Abbiamo avuto un alterco. Per poco non uccideva Sofia.  stata una lite piuttosto pesante e lui  se l' data a gambe levate perch ora ha paura di me. Sai quanto Lucas possa diventare vigliacco.
Un lieve sorriso spunt sul volto di Cameron. Tra noi della cerchia ristretta era risaputo che Lucas non fosse il genere di guerriero con cui avremmo voluto ritrovarci sul campo di battaglia. Non avrebbe esitato a gettarci in pasto ai cannoni nemici pur di salvarsi la pelle.
Che cosa vuoi che faccia, Derek?, mi chiese Cameron.
Devi trovarlo. Si sta nascondendo da qualche parte su quest'isola o forse  fuori con i ricognitori a cercare nuovi schiavi. Non lo so... ho solo bisogno di sapere dove sia.
Che cosa vuoi che faccia quando lo trovo?
Da principio esitai, poi annuendo col capo dissi: Rinchiudilo nelle Celle. Non posso permettergli di dare la caccia a Sofia. Poi vieni a farmi immediatamente rapporto.
Il re non sar per niente contento. E nemmeno vostra sorella
Vivienne capir.  sempre stata dalla mia parte. Per quanto riguarda mio padre, me ne occuper personalmente quando ritorner.  di vitale importanza ora che io sappia in ogni momento dove si trova Lucas.
Cameron mi fece un cenno d'assenso: Lo scover.
Rassicurato sul fatto che la ricerca di mio fratello fosse in mani capaci, mi ritirai nel mio attico per un meritato riposo. Non appena entrai in casa, tuttavia, mi resi conto che la mia giornata era ben lungi dal terminare. Ashley, Paige e Rosa, le tre ragazze che, con Sofia, formavano il mio harem, mi stavano aspettando.
Harem. Storsi il naso alla parola. Era un'altra delle novit introdotte a La Coltre durante il mio oblio di quattrocento anni. Possedere una casa piena di schiavi umani giovani e attraenti era un'indulgenza sconsiderata che si erano concessi l'lite e alcuni degli ospiti, vampiri che erano diventati cittadini naturalizzati de La Coltre. Io non ero mai stato favorevole, ma era stata proprio questa stessa indulgenza a portare Sofia nella mia vita.
Guardai severamente le tre belle adolescenti che se ne stavano in piedi nel bel mezzo del corridoio ad aspettarmi. Vederle serviva solo a ricordarmi di Sofia. Dannazione! Ormai tutto di questo posto mi ricorda Sofia.
Dove  Sofia?, era Ashley, la bionda, a parlare. Delle tre, lei era sempre stata quella con pi fegato di tutte.
Desideravo solamente passare oltre e andare dritto in camera mia, ma mi avrebbero seguito, quindi mi misi a sedere su uno dei divani del soggiorno. Non so esattamente dove sia, ma non  pi qui. Feci cenno alle ragazze di sedere con me. Si scambiarono delle occhiate mentre si sedevano una vicina all'altra sul divano pi grande.
 scappata?, chiese Ashley.
S. Lei e quel suo ragazzo... Ben.
Ben non  il suo ragazzo, replic Rosa, la minuta moretta dai capelli corti e ondulati. Era quella che pareva sempre in procinto di morire di paura ogni volta che ero nelle vicinanze. Meritava le mie lodi per aver aperto bocca per la prima volta.
Sbuffai, infastidito, e feci roteare una mano in aria: Non mi importa.
Una bugia.
Paige, la sportiva brunetta, si prese gioco di me. Oh, certo. Non vi importa di lei. Sentite, noi conosciamo Sofia. Non se ne sarebbe mai andata senza di noi. Non ci avrebbe mai tradite cos.
Invece lo ha fatto, o sbaglio? Non  pi qui.
Che cosa le avete fatto?, chiese Ashley, la sua voce era un misto di accusa e timore.
L'ho aiutata a fuggire, mi sfugg una smorfia, pur lanciando un'occhiata torva ad Ashley per aver osato farmi quella domanda, e aggiunsi: Sentite. Se vi pu consolare, mi ha supplicato di lasciarvi andare con lei. Sono io che non ho voluto sentire ragioni. Non potevo mettere a repentaglio La Coltre lasciandovi libere.
Ma vi fidate abbastanza di Ben da permettergli di andarsene?, la voce di Paige tradiva la sua frustrazione.
Io ero Derek Novak. Non ero tenuto a rispondere a tre schiave adolescenti, eppure mi ritrovai a spiegare loro: Non avevo altra scelta. Sofia non sarebbe andata via senza di lui.
Ma se n' andata senza di noi, aggiunse Rosa.
Questa conversazione non porta da nessuna parte. Alzai gli occhi al cielo e mi alzai.
E ora? Che cosa pensate di fare con noi?, il volto di Ashley era pallido.
Mi rimisi a sedere e le guardai una ad una. Potevo fare quello che volevo con loro... usarle, distruggerle, portarmele a letto. Nessuno avrebbe pensato male di me se lo avessi fatto. Nessuno, eccetto Sofia.
Non mi importa affatto cosa ne sar di voi. Al momento, tutto ci che voglio da voi  che vi assicuriate che nessuno scopra che Ben e Sofia se ne sono andati. Nessuno. Ho gi avvertito Sam e Kyle che non devono farne parola ad anima viva. Per quel che ne sanno gli altri a La Coltre, loro sono ancora qui, rinchiusi da qualche parte in questa casa, o morti. Tornando a voi, l'unico motivo per cui all'inizio mi preoccupavo per voi era perch importavate a Sofia.
Che cosa vi fa pensare che non le importiamo pi?
Cos' che non afferri, Ashley?, scattai contro di lei, Lei non  pi qui! Potrei prenderti di peso, portarti in camera mia e farti le cose pi spregevoli che esistono. Lei non lo saprebbe.
Segu il gelo.
Fu Rosa a rompere il silenzio. Ma non lo farete, perch ancora vi preoccupate di cosa penserebbe Sofia.
Forse  cos... e con questo?
Ashley sorrise. Si appoggi all'indietro, scuotendo la testa mentre puntava su di me i suoi occhi a mandorla.  divertente.
Ah s, che cosa  divertente?
Avete passato cos tanto tempo con lei, praticamente avete preteso che stesse sempre con voi, ma ancora non avete la minima idea di che genere di ragazza sia Sofia.
Mi raddrizzai: Che stai dicendo?.
Fintanto che qui ci sono persone a cui lei tiene molto, noi, voi... Sofia vorr tornare, Ashley si alz e mi guard, Lo sapreste se, tutte quelle volte che l'avete tenuta nella vostra camera da letto, aveste realmente imparato a conoscerla.
Ashley si precipit fuori dalla stanza. Paige segu l'esempio. Fu Rosa, tuttavia, che mi diede la maggiore speranza di poter riavere Sofia con me. Mi fece un mezzo sorriso esitante e disse: Sofia tiene tanto a voi.
Desideravo crederlo, sperarlo, ma la voce delle tenebre era sempre presente e mi sibilava: Guarda un po' tutto il suo affetto per te dove l'ha condotta! Scacciai via il pensiero, eliminando ogni speranza di poterla riavere ancora tra le mie braccia. Trattenerla qui la metterebbe solamente in pericolo. Dimenticala e basta, Derek.
Dimenticala e basta.

Capitolo 10: Sofia
La notte era l'unico momento in cui Ben ed io avevamo scelto di rimanere all'interno. All'hotel avevamo deciso di prendere una suite con un'unica camera, considerato che, come migliori amici, avevamo dormito tantissime volte in un solo letto. Tuttavia, per qualche ragione, le cose erano cambiate e dormire nello stesso letto era diventato imbarazzante, sembrava una sorta di tradimento nei confronti di Derek.
A La Coltre, dopo che Lucas aveva ucciso Gwen, Derek mi aveva chiesto di andare a dormire in camera sua. Cos poteva proteggermi meglio. Non saprei dire il perch, ma venne naturale. Mi aspettavo dell'imbarazzo, considerando che lui era un giovane uomo attraente ed io... beh, una giovane donna. Invece fui sorpresa di quanto ci adattammo bene l'uno all'altra. Era come una danza. Sapevamo come muoverci ed eravamo in sintonia. Mi capiva e mi piaceva pensare che anch'io capissi lui.
Non riuscivo a spiegarmelo, ma qualcosa era cambiato tra me e Ben. Il rapporto che avevamo non c'era pi. Presumevo di essere io il problema, cos cercai di sgomberare la mente dai pensieri del mio carceriere vampiro. In fin dei conti era stato proprio il momento in cui avevo permesso a me stessa di smetterla di struggermi per Ben che Derek si era fatto strada nella mia mente.
Mentre mi mettevo a sedere dal mio lato del letto, facendolo rimbalzare leggermente nell'afferrare un cuscino, sbuffai e rivolsi a Ben un'espressione imbronciata.
Che c'?, mi chiese.
Odio questa cosa.
Quale cosa?
Questa cosa! Questa tensione. Da quand' che siamo cos sulle spine insieme?
Gli si addolcirono gli occhi. Non poteva negare che ci fosse un certo imbarazzo nell'aria e, infatti, quasi non mi aveva pi rivolto la parola dal nostro tuffo nei ricordi gi alla spiaggia. Si sedette accanto a me ridacchiando e piegando la testa di lato: Non capisco come la tua pelle possa essere ancora cos chiara, rosata e morbida malgrado tutta la giornata passata sotto il sole.
Chiara, rosata e morbida? Sembra la descrizione di un porcellino!
No, sei graziosa, Sofia.  solo strano che a quanto pare non ti scotti mai.
Il che significa anche che non raggiungo mai l'abbronzatura perfetta che hai tu.
Non avevo ancora realizzato quanto mi fosse mancato quel suo sorrisetto arrogante. Ebbene s... il sole mi ama. Com' che mi hai descritto quella volta?, mi fece l'occhiolino e aggiunse: Credo che tu mi avessi definito un dio greco.
Alzai gli occhi al cielo. Non ti stanchi mai di tirare fuori quella storia, non  vero? Ero sarcastica!
Giustooo... Continua a ripeterti questa scusa. Un sorriso compiaciuto gli si stamp in volto mentre si stendeva supino sul letto.
Era un barlume di quel Ben che mi era mancato. Un tipo alla mano, che amava divertirsi e non si faceva mai prendere dai problemi. Sorrisi guardandolo addormentarsi e sghignazzai quando prese, come sempre, a russare. Rotolai dal mio lato e provai a dormire.
Allo scoccare della mezzanotte, ci rinunciai. Mi alzai, mi misi addosso una vestaglia e presi il pacchetto sigillato dallo zaino. Speravo che provenisse da Derek. Dopo tutto quello che Ben mi aveva raccontato della sua esperienza a La Coltre, non volevo che scoprisse quanto Derek mi mancava. Non volevo sentirmi in colpa per non aver passato un'esperienza brutta quanto quella di Ben sull'isola.
Uscii in terrazzo e assaporai la fresca brezza che trasportava con s il gusto di sale dell'oceano. Scartai l'involucro marrone e mi ritrovai a ricacciare indietro le lacrime.
Il pacco non era di Derek. Me lo mandava Corrine, la strega. Durante tutte le ore passate assieme, era diventata una sorta di sorella maggiore per me. Il pacchetto conteneva il telefonino di Derek, quello con cui gli avevo insegnato a usare i cellulari; la mia istantanea Polaroid preferita, quella di noi due dopo che gli avevo mostrato come usare una macchina fotografica; un anello d'argento con incastonate delle pietre che parevano rubini e un bigliettino con su scritto: Il telefono e la foto affinch non dimentichi mai. L'anello  un mio regalo. Che possa aiutarti a ritrovare la strada di casa. L'isola assume toni tanto pi scuri senza di te. Ci mancher la tua luce. Con affetto, Corrine.
Mi strinsi il pacchetto al petto. Avevamo lasciato proprio da pochissimo La Coltre e gi ero travolta dal dolore. Avrei dovuto essere grata di essere riuscita a scappare dall'isola, invece non pensavo ad altro che al desiderio di tornare.
Sofia?
La voce del Ben alle mie spalle mi fece fare un salto all'indietro, allarmata. Mi asciugai le lacrime.
Cos' quello?
... solo... non  niente.
Come niente? Fammelo vedere. Si mise al mio fianco e mi fece gesto di dargli il pacchetto.
Non ti arrabbiare. Glielo porsi, impaurita dalla sua possibile reazione, in particolare per la foto che mi ritraeva sorridente con lo sguardo rivolto alla macchina fotografica e con Derek che mi fissava.
Ben si fece teso quando vide il contenuto. Me lo restitu come se fosse una cosa disgustosa: Dove l'hai preso?.
Era nello zaino.
Non capisco come tu possa fidarti di lui.
Mi ha salvata tante volte... ed io...
Non ci arrivi, vero? Sofia, se non fosse per lui, tu non avresti avuto per niente bisogno di essere salvata!, era la prima volta in tanti anni che esplodeva cos:  stato Derek. Era lui il vampiro che ha ucciso Eliza.
Le sue parole furono un colpo, un pugno nello stomaco che mi lev il respiro. Ricordai la notte che Derek era tornato all'attico con la bocca sporca di sangue e l'aspetto minaccioso...
Non sembri sorpresa.
Alcuni degli altri vampiri gli offrono i loro schiavi... perch lui se ne nutra.
Si  mai nutrito di te?
No, mai.
Quindi, Sofia, cosa stai sostenendo esattamente? Che, finch tu sei salva e protetta, va benissimo se lui  un assassino che si nutre di altre persone?
No, Ben. Non  cos. Tu non lo conosci come lo conosco io. Non lo hai visto lottare per non perdere il controllo. Il mio ragionamento sembrava fallace.
Come diavolo fai a chiudere un occhio su queste cose, Sofia? Da quando sei diventata il genere di persona che rimane a guardare, che se ne sta comodamente in un bell'attico a dormire col nemico, mentre attorno a te vengono uccise delle persone?
Non ho mai dormito con Derek nel modo che stai insinuando.
Ben fece una risata sarcastica: Certo, ma non  questo il punto, non  vero? Se il principe vampiro si presentasse qui in questo preciso momento, ti prendesse tra le braccia e ti baciasse, gli resisteresti?.
Aprii la bocca per rispondere, ma non uscirono parole.
Proprio come pensavo, Ben fece un sorriso amaro, Sei troppo accecata dalla tua infatuazione per lui per vederlo come  in realt. Accenn al pacco che io stringevo ancora:  un mostro.
Si gir verso la camera: La tua casa  in California con la famiglia che ti ha allevata per otto anni. Non ti serve l'anello della strega per ritornare l. Domani mattina, per prima cosa, tu ed io ce ne torniamo a casa.
Quella sera stessa, Ben chiam i suoi genitori per informarli di dove fossimo. L'unica spiegazione che diede loro era che avevamo deciso di scappare via per provare il brivido dell'indipendenza.
Temevo che avremmo dovuto dire una bugia dopo l'altra, ma non volevo preoccuparmi di questo. L'unica bugia che mi girava per la testa era quella che continuavo a raccontare a me stessa. Volevo che Ben si sbagliasse su Derek e sul fatto che io avessi semplicemente chiuso un occhio, ma sapevo che aveva ragione.
Ignoravo se fosse istinto di conservazione o qualcosa di pi, ma a La Coltre ero chiusa in un piccolo bozzolo, riparata dalla protezione di Derek e dalla sua predilezione per me, per quanto infondata. Avevo visto come gli altri prigionieri umani venivano trattati dagli altri vampiri e non mi ero mai presa la briga di aiutare. Avevo semplicemente ringraziato il cielo di non essere al posto loro. Ero stata egoista e cieca. Ero stata cos presa dalla mia sopravvivenza che non mi ero accorta di quanto immensa fosse l'oscurit che permeava La Coltre.
Era naturale odiare l'isola nel modo in cui la odiava Ben. Ero stata tenuta prigioniera. Ero stata quasi violentata e uccisa. Una mia cara amica era stata uccisa. Avevo tutti i motivi per odiare La Coltre e desiderare di distruggerla.
Invece non era cos e non ne capivo il perch.

Capitolo 11: Lucas
Privi di fiato, Claudia ed io rotolammo ognuno sul proprio lato dell'enorme letto a baldacchino. Levai il mio braccio da sotto il suo corpo nudo per prendere il pacchetto di sigarette che avevo messo sul tavolino. Mi sollevai a sedere appoggiandomi alla testiera del letto prima di accendermi una sigaretta.
Potevo sentire gli occhi di Claudia addosso. Era la ragazza da cui correvo ogni volta che avevo voglia di una sveltina. Era servita bene allo scopo. Naturalmente, per tutto il tempo che ci fottevamo a vicenda, non era Claudia quella a cui pensavo. Pensavo a Sofia.
La schiava di mio fratello si era impressa per sempre nel mio subconscio, fin dal primo momento che avevo posato gli occhi su di lei, solo per comprendere che non sarebbe mai stata mia. Quando finalmente ottenni un assaggio del suo sangue, diventai un caso perso. Non riuscivo a togliermela dalla testa. Il fragile e tenero fuscello.
Si mormora che Derek abbia incaricato Cameron di cercarti. Ti stanno dando la caccia anche adesso mentre parliamo. La seicentenne Claudia dal corpo da diciassettenne si gir a pancia in gi sul letto. Prese la sigaretta che avevo appena acceso, prima ancora che iniziassi a fumarla, e si fece una lunga tirata.
La guardai: Ti stai divertendo, non  vero?
Rise e disse: Sai bene che  cos. Puoi forse biasimarmi? Tu che dai la caccia al prezioso giocattolino di Derek... Derek che d la caccia a te... tu, principe de La Coltre, sua altezza reale in persona, che ti nascondi qui da me, pronto nel mio letto per quando ne ho voglia. Come sono caduti in basso i potenti!
Ero adirato, ma non ero certo nella posizione di dissentire. Che mi piacesse o no, ero alla sua merc. Odiavo essere in debito con Claudia, ma era l'unica persona dell'lite che poteva eguagliarmi per depravazione ed egoismo, forse persino superarmi. C'eravamo guardati le spalle a vicenda per secoli semplicemente perch ci permettevamo di indulgere nei reciproci lati oscuri. Maledizione, non ero neppure sicuro se Claudia possedesse o meno un lato che non fosse di pura malvagit. Non mi avrebbe tradito consegnandomi a Derek.
Accesi un'altra sigaretta e me la portai avidamente alle labbra.
Pensi veramente che Derek possa ucciderti?, chiese Claudia.
Stava per farlo. Glielo potevo leggere negli occhi.  stata l'umana a fermarlo.
Oh, questa s che  bella! Ti ha salvato. Ora le devi la vita.
Non le devo proprio niente. Soffiai fuori il fumo, infastidito. Ero stato io a trovare Sofia. Lei avrebbe dovuto essere mia. Avevo tutto il diritto di fare come mi pareva con lei.
Se lo dici tu... Comunque sia, non puoi continuare a nasconderti qui per sempre. Che cosa pensi di fare ora che ti stanno dando la caccia?
Non lo so.
Potresti sempre fuggire.
Ah s? E andare dove?, feci un altro tiro di sigaretta. Claudia aveva gi gettato via la sua.
Beh... c' solo un'altra congrega che se la passa bene quasi quanto la nostra.
Feci una risata beffarda: Non se ne parla proprio.
Dove altro potresti andare? L'Oasi  l'unica alternativa sensata.
Presi in considerazione l'idea. In effetti trovavo la prospettiva allettante per due motivi: vedere la leggendaria Oasi e conoscere finalmente la donna che era il braccio destro di Borys, Ingrid. Si diceva possedesse una bellezza senza pari.
Per quanto non mi dispiacerebbe affatto mettere gli occhi su quel misterioso giocattolino che Borys ha appena aggiunto al suo clan, ti devi essere dimenticata chi sono, Claudia. Sono Lucas Novak. Novak. I Maslen mi staccheranno la testa nel momento stesso in cui metter piede al Cairo.
Claudia si strinse nelle spalle: Beh, non  proprio un mio problema. So solo che devi andartene da qui, perch se scoprono che sto nascondendo e favoreggiando un criminale, Derek non esiter a strapparmi il cuore.
Le lanciai un'occhiataccia. Claudia... che amica solidale. Gettai la sigaretta in un posacenere l vicino e mi misi su di lei. A volte mi chiedo da che parte stai, Claudia.
Semplice!, sorrise, Dalla mia.
Ovviamente. Alzai gli occhi al cielo. Me ne andr prima che tu te ne accorga, Claudia, ma per ora..., la baciai profondamente. Sapeva di sangue e nicotina. Cercai di distrarmi ancora una volta con i piaceri che mi procurava. Avevo ancora un paio di giorni da concedermi. Il vero pericolo sarebbe arrivato quando la pazza impetuosa vampira bionda che si stava contorcendo sotto di me si sarebbe alla fine stancata di avermi intorno.
Fino ad allora, mi avrebbe tenuto al sicuro. Fino ad allora, la fuga poteva aspettare.

Capitolo 12: Derek
Sputai a terra e gettai uno sguardo disgustato al mio avversario. Di fronte a me, sul cerchio improvvisato nel campo d'addestramento, Xavier Vaughn stava cercando di riprendere fiato: col braccio destro che ciondolava mollemente al suo fianco, stringeva l'elsa della katana come se ne andasse della sua vita. Era esausto, sanguinante e tumefatto.
Non riuscivo a sopportare la sua vista. Prima del mio sonno, lui avrebbe avuto la meglio su di me in qualunque duello con la spada, nove volte su dieci. Quattro secoli dopo, mi bastarono solo una mezza dozzina di colpi per sfiancarlo.
Sono appena una decina di minuti, Vaughn.
La ferita fresca che la mia katana gli aveva inflitto si richiuse e guar rapidamente.
Sono secoli che non mi alleno, Novak. Xavier non si rivolgeva mai a me come al suo principe. Era una cosa che mi piaceva di lui. Sono un po' arrugginito.
Un po'? Mi prendi in giro? Dov' finito il guerriero che conoscevo? Se avessi combattuto in questo modo durante la Battaglia del Primo Sangue, saremmo tutti morti a quest'ora.
Traspar il divertimento nei suoi stanchi occhi grigio acciaio. Alz la katana e si lanci in avanti per attaccarmi.
Mi bast appena un minuto per sfregiarlo con una brutta ferita sulla schiena e stenderlo a terra a faccia in gi. Il sangue che gli sgorgava dalla schiena si spargeva al suolo, miscelandosi con quello degli altri che si erano battuti contro di me prima di lui.
Che hanno fatto negli ultimi quattrocento anni? Il mio sguardo spietato segu Xavier mentre si trascinava fuori dall'arena. Sembra che abbiamo molto lavoro da fare. Chi  il prossimo?
Eli Lazaroff entr nell'arena, con un aspetto pi da bibliotecario che da guerriero. Ero sinceramente dispiaciuto per una delle pi valide menti strategiche della nostra lite, perch quando Eli mi si avvicin tremava come una foglia.
Presi a flettere i muscoli del collo prima di fare un passo verso di lui, il che lo fece sussultare. Ci fu sufficiente a farmi soffocare qualsiasi senso di colpa per quello che stavo per fargli passare. Alzai la mia arma e gli sferrai il primo colpo.
Che mi piacesse o no, come sovrano de La Coltre, dovevo rammentare ai miei sudditi che cosa fosse la sofferenza. Avevano bisogno di ricordare che cosa significasse combattere per le proprie vite e versare sangue per una causa.
Correva l'anno 1512. Quello scontro sarebbe stato sempre ricordata come la Battaglia del Primo Sangue. Fu il primo combattimento mai tenuto sull'isola e il giorno in cui smettemmo di scappare. Eravamo tutti d'accordo che fosse giunto il momento di combattere o morire.
Eravamo un ammasso di miserabili, rannicchiati nelle grotte che sarebbero poi diventate le Cime Nere, sede dei prigionieri e degli schiavi de La Coltre.
Erano passati due anni da quando avevo fatto naufragio su quell'isola, credendo di aver perso tutti i miei cari nell'ennesimo attacco dei cacciatori e, nel primo anno in cui ero stato abbandonato sull'isola, lei era stata la mia unica compagnia. Era una bellezza dagli occhi marroni, i capelli neri e la pelle olivastra. Si chiamava Cora e fu l'unica ragione che mi permise di preservare la sanit mentale dopo che avevo perso tutto quello per cui valeva la pena lottare. A quel tempo non avevo idea di chi fosse e di come si sarebbe rivelata preziosa in seguito.
Seduto in quella grotta, mi resi conto che avevamo ancora tanto per cui lottare.
Ero seduto per terra, appoggiato contro la parete della caverna, con Cora seduta proprio accanto a me. Mio padre, Gregor, sedeva di fronte a noi e lanci uno sguardo famelico in direzione della ragazza.
Lei era l'unico essere umano in una grotta piena di vampiri affamati, ma niente di tutto questo la turbava, fece, anzi, solo un sorrisetto di rimando.
Liana Hendry era seduta vicino all'ingresso. Tir le ginocchia al petto, tremando per via del freddo. Fissava assente l'apertura della grotta. Ore prima, Cameron era uscito con Lucas e Xavier per andare a scovare la posizione dei cacciatori.
Accanto a Liana stava seduta Vivienne, con un'aria irremovibilmente serena e la testa posata sulla spalla di Liana. Nelle profondit dei suoi occhi blu violacei si annidavano dei misteri che potevamo solo immaginare, visto che non riuscivo nemmeno a ricordare l'ultima volta che avevo sentito parlare la mia sorella gemella.
Uno o due metri pi avanti, Eli stava disegnando una specie di mappa per terra con un bastone. Era talmente concentrato che not a malapena quanto sembrasse irritato suo fratello minore, Yuri, quando Claudia inizi a provarci con lui e fare gesti allusivi in sua direzione. Yuri alla fine le rispose malissimo e quella fu la prima volta che vidi uno sguardo tanto micidiale sul bel viso di Claudia.
Erano solo alcuni dei venti clan di vampiri nascosti con me nelle grotte della montagna. La maggior parte di loro era terrorizzata da ci che l'aurora avrebbe annunciato. Erano riusciti a stento a raggiungere l'isola con i cacciatori incessantemente alle calcagna. Il sole stava per sorgere e i cacciatori non si sarebbero fermati fino a quando ciascuno di noi non fosse stato distrutto.
In casi come questi, il sole era il nostro maggiore avversario. Come potevamo rispondere agli attacchi se dovevamo tenerci rintanati nelle buie profondit delle grotte?
Il vento ululava fuori dalla grotta, ma poi si udirono dei passi che si avvicinavano. Balzai in piedi afferrando l'elsa della mia spada. Feci un sospiro di sollievo quando dalla radura vidi apparire Cameron, Lucas e Xavier. Le espressioni gravi sui loro volti mi lasciarono intendere che non avevo alcun motivo di sentirmi sollevato.
Si stanno avvicinando proprio in questo momento, annunci Cameron.
Quanti sono?
Si scambiarono occhiate allarmate.
Quattrocento o cinquecento, stim Xavier, forse addirittura seicento.
E noi qui in quanti siamo?, la mia domanda era diretta a Eli.
Non alz neanche lo sguardo: Settantasei. Settantasette, se includiamo lei, si riferiva a Cora.
Mi eressi in tutta la mia statura per chiamare a raccolta il mio coraggio: Quanti tra noi possono combattere?
Non dirai sul serio!, si fece avanti Lucas. Ci superano di almeno cinque a uno. Non abbiamo altra scelta, dobbiamo scappare.
Scappare? Scappare dove?, replicai di getto. In caso tu l'abbia dimenticato, siamo su un'isola. Per raggiungere la nave che ti ha portato qui dovremmo andare dritti incontro ai cacciatori.
La maggior parte di noi non  addestrata a combattere, Lucas continuava ad opporsi.
Potrebbero semplicemente bruciarci, intervenne Yuri.
Esattamente quello che faranno se ce ne stiamo seduti qui ad aspettarli.
Cosa stai proponendo, ragazzo?, chiese Cameron.
Non so voi, ma io non ce la faccio pi a fuggire. Dico di combattere per quest'isola e di farne il nostro rifugio.
Gli altri vampiri stavano iniziando a stringersi attorno a noi, ascoltando incuriositi.
E come proponi di farlo, fratello?, battibecc Lucas.
Daremo a questi cacciatori una punizione esemplare, gli invieremo un messaggio chiaro: qualunque umano metter piede su quest'isola non potr mai pi uscirne vivo. Nell'istante in cui pronunciai quelle parole, un'espressione scioccata si dipinse negli occhi di Cora. Cercai di non preoccuparmene. Bisognava prendere una decisione e io ero chiaramente l'unico che avrebbe potuto farlo. Non c'era modo di tirarsi indietro. Dobbiamo rispondere all'attacco.
E se dovessimo fallire?, questa volta fu mio padre a parlare. Si era alzato in piedi: Che accadrebbe se si levasse il sole mentre stiamo ancora combattendo? Per noi sarebbe la fine!
Mi strinsi nelle spalle: Non so voi, ma io preferisco morire combattendo piuttosto che fuggendo.
Fu cos che nell'ora pi buia della notte ci lanciammo all'attacco contro i cacciatori. La sorpresa gioc a nostro favore, ma i cacciatori sapevano che non avevamo modo di finire la battaglia prima che si alzasse il sole. Tuttavia, mentre combattevamo per salvarci la vita contro i migliori e pi temibili cacciatori mai inviati contro di noi, il nostro timore della luce del sole si rivel infondato. Combattemmo per ore, il tempo necessario per sterminare ogni cacciatore che osasse invaderci, ma l'alba non sorse mai.
Dopo la Battaglia del Primo Sangue, l'isola venne avvolta da un'oscurit eterna. La luna divenne il nostro sole. Ci vollero anni perch ne scoprissimo la ragione. Anche in seguito, quando scoprii che dietro tutto questo c'era Cora, non riuscii a comprendere i motivi per cui ci avesse risparmiato la vita a scapito della perdita di centinaia di cacciatori.
Gli altri celebrarono lo strano avvenimento come fosse un miracolo. Si convinsero che l'isola fosse destinata ad essere il nostro vero santuario e onorarono me per averla scoperta e per averli convinti a lottare per essa.
Io la pensavo diversamente. Lo vedevo come un oscuro presagio.
Non dimenticher mai come Vivienne ed io ce ne restammo ad osservare il cielo stellato per tutta la notte, mentre gli altri dormivano come bambini. La paura nei suoi occhi viola era inconfondibile. Dopo anni di silenzio, fissando il cielo notturno, mi afferr la mano e disse: Le tenebre si avvicinano.
Non le chiesi cosa intendesse. Per molti di noi, quella era stata la prima volta che avevamo tolto deliberatamente la vita a degli esseri umani. Quella fu la notte in cui versammo il primo sangue.
Quando mi stancai di combattere, il terreno dell'arena era rosso sangue, un crudo promemoria della battaglia che avevamo combattuto quattrocento anni prima. Di tutti i guerrieri che si erano alternati in quel cerchio nessuno era stato in grado di colpirmi, men che meno di ferirmi. Erano gli stessi uomini e le stesse donne che avevano ucciso per la prima volta con me, solo che questa volta erano pi deboli, pi orgogliosi e meno resistenti. In battaglia quasi non li riconoscevo pi.
Gettai a terra la mia arma e mi allontanai dal campo d'addestramento, poi fui raggiunto da Cameron.
Ti va di combattere, Hendry?
Non oggi, principe, scosse la testa, un sorriso divertito si form sul suo viso. Sono venuto a chiedervi se intendete ancora convocare quella riunione con il consiglio alla Grande Cupola.
Naturalmente, replicai con distacco, Perch mai non dovrei?.
Sghignazz.
Se non fossimo vampiri, avreste gi fatto fuori pi dei due terzi del Consiglio dell'lite, rise apertamente. Vostra Maest.
Mi trattenni per non scoppiare a ridere. In quel momento il Consiglio dell'lite era formato da un gruppetto alquanto patetico. Per tutta risposta alzai gli occhi al cielo, poi andai a cambiarmi di fretta prima di dirigermi alla cupola con Cameron.
Che sappiamo di Ingrid Maslen?. Qualcosa non mi tornava nel fatto che Borys avesse una nuova ragazza. Era da talmente tanto tempo che perseguitava Vivienne, deciso ad ottenere quello che gli spettava di diritto. Trovavo sospetto che l'avesse semplicemente rimpiazzata con qualcun'altra, a meno che ci fosse pi di quanto sapessimo su Ingrid Maslen.
Cameron era perplesso: Non so se le sia neppure mai stato permesso di uscire dall'Oasi da quando Borys l'ha trasformata. La custodisce come il suo maggiore segreto.
Hai idea dei motivi di tanta segretezza?
Solo pettegolezzi. Alcuni dicono che Ingrid sia per l'Oasi ci che Vivienne  per la Coltre.
 una veggente?
Forse. Perch altro Borys dovrebbe essere cos ossessionato da lei? Sappiamo entrambi quanto sia malato quell'uomo, ammesso che si possa definirlo cos. Non avrebbe mai trasformato un'umana come Ingrid e non l'avrebbe resa parte del suo clan a meno che non ci fosse qualcosa di speciale in lei.
Non potei fare a meno di rabbuiarmi, domandandomi perch mi importasse cos tanto. Borys non era pi alle calcagna di mia sorella... avrei dovuto esserne felice. Eppure c'era qualcosa che non quadrava. Per il momento avevo faccende pi impellenti, ma un giorno o l'altro mi sarei trovato di nuovo faccia a faccia con Borys Maslen.
Una premonizione mi suggeriva che quel giorno me ne sarei pentito.

Capitolo 13: Sofia
La Stanza del Sole era ricoperta di sangue. Le luci al led che riproducevano i raggi solari erano state spaccate. L'unica fonte di luce era la lampada fluorescente che sfarfallava per rimanere accesa. Io ero immobilizzata a una parete. Non mi potevo muovere. Non potevo sentire nessun rumore. Il mio senso del tatto era svanito.
Una presenza tenebrosa entr nella stanza. Un'ombra. Cercai di parlare, ma la mia voce era ridotta a un rantolo.
L'ombra si avvicin. Era un'entit cos forte, cos potente, cos oscura. Si ferm di fronte a me. Ai suoi piedi, sul pavimento, cominciarono a formarsi delle pozze di sangue. Mi aspettavo che si trattasse di Lucas, invece ebbi un sussulto. Era Derek: gli occhi blu vuoti e privi di vita, le zanne scoperte, pronto a fare di me la sua preda. Mi agguant. Le zanne erano sul punto di affondare nel mio collo. Ma poi pi niente. Solo il nulla e una voce di donna che mormorava: Sta arrivando l'oscurit.
Mi svegliai nella stanza d'hotel, bagnata di sudore, irrigidita e priva di fiato. Stavo aggrappata alle coperte con la forza della disperazione, temendo che se avessi lasciato la presa sarei stata nuovamente risucchiata in quell'incubo. Feci un balzo quando si apr la porta del bagno. Potevo sentire l'odore del dopobarba di Ben unito alle fragranze dello shampoo e del sapone. Mi rigirai convulsamente nel letto cercando di scacciare via l'incubo. Temevo per me stessa e temevo per Derek.
Colazione pronta in veranda!, annunci Ben mentre si asciugava i capelli, ignaro del mio tremore.
Mi trascinai fuori dal letto. Non posso continuare a svegliarmi cos. Potevo anche aver lasciato fisicamente La Coltre, ma l'isola con i suoi orrori era ancora con me.
Raccolsi i capelli in uno chignon disordinato mentre mi avviavo in veranda. Mi serviva la luce del sole. La colazione era composta da muesli, caff e macedonia. Avrei preferito dei toast con burro e marmellata, ma non ero dell'umore adatto per fare la difficile.
Ben mi raggiunse poco dopo che mi ero messa a sedere.
Mamma e pap sono in viaggio, ci vengono a prendere. Forse dovremo restare qui un paio di giorni in pi. Sembra che abbiano fatto un gran casino alla polizia quando siamo spariti. Si mise a sedere di fronte a me. Sembrava infastidito.
Mi sentii sprofondare: Lo temevo. Dovremo parlare con la polizia, probabilmente anche con un assistente sociale...
Quindi che storia ci inventiamo?, si appoggi allo schienale, facendo rotolare un chicco d'uva nel piatto, Che siamo scappati? Tutto qua?.
Immagino ci convenga tenere la bocca chiusa, per semplificare la cosa. Siamo scappati. Punto. Non serve fornirgli altri dettagli.
A meno che... Ben cominci a tamburellare le dita sul tavolo.
A meno che?, spinsi via la mia tazza. Sembrava che nessuno dei due avesse molto appetito quella mattina.
A meno che non diciamo loro la verit. Tutta la verit.
Sapevo che era un'opzione valida, ma qualcosa dentro di me urlava di no: Non possiamo farlo.
E perch no?
Che cosa gli racconteremo? Che siamo stati rapiti dai vampiri e siamo stati portati su un'isola invisibile per diventare loro schiavi? Non sappiamo neppure dove sia La Coltre. Penserebbero che siamo pazzi.
E con questo? Abbiamo incontrato della persone l. Sono sicuro che qualcuno da queste parti ne ha denunciato la scomparsa. In quale altro modo avremmo potuto sapere di loro?
Scossi la testa. Non possiamo. Derek si  fidato di noi. Non possiamo tradirne la fiducia....
Ecco il punto. Eccola qua la verit:  per lui che non vuoi parlare de La Coltre. Che cosa ti ha fatto, Sofia?  come se fossi posseduta da un inspiegabile bisogno di compiacerlo.
Quelle parole mi avevano punta sul vivo. Non riuscivo a guardare in faccia Ben e non ne sapevo il perch, anche se avrei tanto voluto capirlo: Non  solo per Derek. Mi dispiace, Ben, ma non posso. Non in questo modo poi.
Dei colpi alla porta interruppero la nostra conversazione. Ben mi fulmin con uno sguardo che pareva lanciare fiammate, ma si alz comunque per andare ad aprire la porta. Dalla veranda potei sentire sua madre, Amelia, singhiozzare.
Dove  Sofia, Ben?  con te?, la voce della piccola Abby sembrava diffidente.
Se suo padre, Lyle, era l, certamente non stava parlando molto. Ben venne a prendermi. C' la polizia. Vogliono farci alcune domande.
E quale sar la nostra versione?
Digrign i denti prima di rispondermi: Che siamo scappati.
Impiegarono delle ore cercando di convincerci a parlare. Continuavano a ripeterci che potevamo dirgli la verit e che non dovevamo avere paura. Fecero del loro meglio per cavarci fuori le informazioni su dove eravamo stati, come eravamo riusciti a tenerci nascosti e come eravamo sopravvissuti. Ben non accenn mai a La Coltre. Mantenne il silenzio, proprio come me, e gli fui riconoscente per questo. Sapevo che non poteva capire perch mi rifiutassi di esporre La Coltre e, diamine, neppure io lo capivo. Eppure mi diede tutto il suo appoggio e io provai una stima smisurata per lui.
La polizia finalmente si arrese. Scappare non era un crimine e, a meno che non fossimo accusati di qualcosa, non eravamo tenuti a parlare.
Ci vollero tre giorni prima di sbrigare tutti gli incartamenti necessari perch io e Ben potessimo tornare in California. Le visite mediche scatenarono una bufera di domande. Non trovarono nulla che non andasse in me, ma era impossibile nascondere le cicatrici sul corpo di Ben.
Non dimenticher mai lo sguardo negli occhi di Amelia quando le vide. Mi sentii come se mi stessero facendo a pezzettini quando lei mi url: Chi  stato a fargli questo? Perch non ci vuoi dire chi  stato?.
Fu la prima volta che vidi Lyle cos infuriato: Sofia, dove siete stati? Che cosa vi  accaduto?.
Gli occhi di Ben su di me mi dilaniavano la coscienza e Mi dispiace tanto fu tutto quello che riuscii a dire, a testa china e in un fiume di lacrime.
Mi aspettavo che Ben gli raccontasse tutto, ma lui non lo fece. Anche se Lyle e Amelia provarono a estorcerci le informazioni con urla, preghiere e minacce, n Ben n io facemmo il minimo accenno ai vampiri.
Alla fine la smisero quando Ben sospir e disse in tono esasperato: Vi prego, non potremmo semplicemente tornarcene a casa? Sono stremato.
La sua frase spian la strada al viaggio in macchina pi teso del mondo. Ben dorm per la maggior parte del percorso e io lo invidiavo perch, per quanto provassi, non riuscii a chiudere occhio per tutto il tragitto verso casa.
La loro casa. Non la mia.
Una volta arrivati a destinazione, presi Lyle da parte per fargli la domanda che pi mi assillava da quando li avevo rivisti.
Mio padre sapeva che ero sparita? Si  preoccupato?
Lo sguardo sulla faccia del Lyle era da spezzare il cuore: Gli assegni sono arrivati regolarmente.
Sapevo cosa significava. Non aveva importanza che mio padre sapesse o no. L'obbligo paterno di Aiden Claremont verso di me cominciava e finiva con gli assegni che ogni quattro mesi inviava agli Hudson.
Non avrei dovuto esserne sorpresa. Da quando mia madre era impazzita e lui l'aveva cacciata di casa, aveva sposato il suo lavoro; aveva fondato una piccola agenzia di sicurezza domestica che negli anni era cresciuta e aveva ampliato il suo business. A dirla tutta, i soldi che passava agli Hudson erano briciole considerato il suo attuale tenore di vita. Era la penosa parodia di un padre.
Lyle mi carezz maldestramente la schiena: L'Aiden che conoscevo io ti adorava.
Ah s? Presentamelo se lo ritrovi in quella versione! A Lyle feci un semplice sorriso di risposta. Non era giusto sfogare la mia frustrazione su di lui. Aveva perso il suo migliore amico il giorno in cui io avevo perso mio padre.
Per il resto della sera Amelia mi tenne occupata con lei in cucina a preparare la cena. A tavola eravamo tutti nervosi. L'unica d'umore esuberante era Abby. Provammo ad assecondarla, ma nessuno di noi riusc a sciogliere la tensione.
Quella notte mi girai e rigirai nel letto senza riuscire a dormire, ma tenevo gli occhi chiusi. Avevo pensato di scappare da La Coltre molte volte mentre ero l. In un angolino della mia mente avevo anche cullato la vaga ipotesi di smascherare La Coltre e liberare tutti i prigionieri umani. Pensavo che avrei fatto proprio questo una volta lasciata l'isola. Invece no. Ero tornata in California e avevo cenato con gli Hudson discutendo, con immenso disagio, dell'eventualit di riprendere gli studi.
Mi ero dovuta trattenere dal ridere quando Amelia aveva detto che si aspettava che io e Ben ritornassimo immediatamente a scuola. Ben, dal canto suo, non aveva detto niente. Da quando eravamo ritornati pareva come stordito.
Ero convinta che avrei passato tutta la notte ossessionata dall'idea di passare il resto della vita con gli Hudson per gli anni a venire, quando sentii bussare. Mi tirai su a sedere sul letto ed entr Ben.
Ehi!
No, niente,  che..., sembrava davvero imbarazzato. Ti spiace dormire con me nel mio letto? Preferirei non stare da solo.
Non serviva che aggiungesse altro. Balzai dal letto, afferrai cuscino e coperta e lo seguii. Passammo furtivi lungo il corridoio fino alla sua camera da letto. Ci rannicchiammo sotto le coperte, ma io non riuscii a scacciare il pensiero che essere l con lui non mi dava tutta quella sicurezza e quel conforto che avevo provato con Derek.
Anche insieme, Ben ed io rimanemmo svegli tutta la notte, impauriti degli incubi.
Mamma vuole fare un salto a scuola domani per vedere cosa ci serve per rimetterci in pari.
Vuoi davvero andare fino in fondo con questa storia del liceo?
Penso di dover fare almeno un tentativo, per i miei genitori, e per me stesso, suppongo. Inoltre, che altro potremo fare?
Era un altro piccolo assaggio del Ben di un tempo, il Ben che amava i suoi genitori e amava essere uno studente modello e il ragazzo pi popolare del liceo. Rivedere ancora una volta quel lato di lui fu l'unico motivo che mi spinse a dire: E vada per le superiori allora!.
Ci fu una pausa lunga mentre rimuginavamo, ognuno assorto nei propri pensieri.
Alla fine fui io a rompere il silenzio: Ben?.
Ohi!
Grazie!
Non mi chiese per che cosa. Lo sapeva. Ti hanno fatto qualcosa a La Coltre, Sofia. Non so cosa sia, ma spero tanto che tu ne esca e riprenda a ragionare. Aspetter fino al diploma. Dopo di che ho intenzione di vendicarmi dell'isola e lo far, che tu sia con me oppure no.
La freddezza nella sua voce mi terrorizz, ma non tanto quanto l'impulso impellente che sentii sorgere dentro di me: il desiderio di proteggere La Coltre a qualunque costo.
Ben aveva ragione. Mi dovevano aver fatto sicuramente qualcosa sull'isola perch, per quanto distante, ne rimanevo comunque prigioniera.
La Coltre era diventata parte di me e distruggerla era come distruggere me stessa.

Capitolo 14: Derek
La Grande Cupola era un largo salone circolare posto al piano pi alto della torre occidentale della Fortezza Cremisi e prendeva nome dalla struttura a cupola del soffitto. Nel corso degli anni si era trasformata nel centro principale di tutti i nostri raduni governativi, giudiziari e militari.
La Cupola era stata ideata in maniera tale da rappresentare la gerarchia dell'lite de La Coltre. Dalla parte opposta alle grandi porte di quercia, proprio di fronte alla stanza, il balcone presentava quattro seggi: quello regale di mio padre si trovava sopra a un basamento di un metro; alla sua destra, a mezzo metro da terra, c'era la mia e, ai due lati, quelle di Lucas e di Vivienne, a trenta centimetri da terra.
Proprio al centro della stanza c'era un podio circolare che serviva da pedana per chiunque parlasse al consiglio o fosse sotto processo.
A entrambi i lati del palco, di fronte al balcone, erano disposti i venti seggi dei rappresentanti dei clan dell'lite. Tutt'attorno vi erano settantacinque sedie organizzate in un anfiteatro riservato all'lite. Raramente una persona esterna all'lite veniva portata alla Grande Cupola, a meno che non fosse sotto processo.
Quando ci tornai mi accorsi che la stanza era stata usata poco nel corso degli anni, il che la diceva lunga su come il regno fosse stato governato in mia assenza.
Assegnai a Vivienne il compito di modernizzarla, poich eravamo in procinto di farne largo uso. Dato il suo ottimo gusto in fatto di design e grazie alle sue doti organizzative, ci mise poco pi di cinque giorni per completare l'opera.
Di base la struttura rimase invariata, ma furono introdotte delle novit del ventunesimo secolo, quali i monitor a schermo piatto e un moderno impianto sonoro. Anche l'arredamento cambi, i troni dall'aspetto arcaico furono sostituiti da poltrone reclinabili, che conservavano sempre un aspetto elegante e regale. Ad ogni modo, la principale miglioria apportata alla sala fu indiscutibilmente il tetto in vetro trasparente, che permetteva alla luce della luna e delle stelle di riversarsi nella stanza.
Dopo che avevo messo KO la maggior parte del Consiglio dell'lite, per dirla con le parole di Cameron, mi abbandonai sulla mia poltrona sul balcone, fissando in alto il cielo scuro. Stavo aspettando che si radunasse il consiglio per poter discutere i risultati del censimento.
Eli era incaricato del censimento e, siccome si stava ancora riprendendo dall'ardua prova fisica a cui lo avevo sottoposto, aveva chiesto di posticipare la riunione di un'ora. La richiesta inizialmente mi aveva irritato, ma immaginai che meritasse una pausa. Non sapendo che fare del mio tempo e non essendo in vena di schivare la mitragliata di domande delle ragazze all'attico, avevo deciso di recarmi alla cupola prima di tutti.
Ero l solo da un paio di minuti quando si present Vivienne.
Derek.
Hai fatto un gran bel lavoro con questo posto, Vivienne.
S, me lo hai ripetuto parecchie volte, disse mentre saliva sul balcone fino alla mia altezza.
Avrei potuto giurare di aver visto agitarsi al centro delle sue pupille una nube grigio scuro. Profondamente turbato, mi alzai e le carezzai una spalla.
Che succede? Cosa c' che non va?
Lei lev il viso al cielo notturno. L'ultima volta che le avevo visto quello stesso timore negli occhi era stata secoli prima, dopo la vittoria del Primo Sangue. Seguii il suo sguardo, ma non vidi altro che centinaia di stelle che illuminavano il meraviglioso cielo notturno.
Vivienne profer quattro parole che innescarono in me il susseguirsi di una pletora di immagini, fantasmi del passato: il naufragio, il faro, le caverne, il Primo Sangue, gli schiavi, le mura, le bestie, la rivolta, il massacro, l'incantesimo e, alla fine, il rifugio. Potevo udire le grida dei morti che rigurgitavano lamenti dal basso, dalle fondamenta stesse su cui era stata costruita La Coltre. Il suono assordante era carico di quel rimorso, che, anche avessi vissuto mille esistenze, non sarei mai riuscito a scacciare.
Smisi di fissare il firmamento sterminato per tornare a osservare le tempeste che infuriavano negli occhi di mia sorella. Solo allora mi resi conto che, quando aveva pronunciato quelle quattro parole, non stava pi guardando il cielo.
Stava guardando me.
Quali parole?
Sta arrivando l'oscurit.

Capitolo 15: Sofia
Sta arrivando l'oscurit.
Quella frase che ricorreva nei miei incubi continuava a riecheggiarmi nelle orecchie, lugubre e spettrale tormento di ogni mio istante. Non avevo idea di chi fosse a pronunciarla, ma aveva a che fare con La Coltre, qualcosa a che fare con Derek.
Me ne stavo seduta a gambe accavallate su una delle sedi imbottite della biblioteca della scuola, coi gomiti appoggiati al tavolo di mogano scuro, e tamburellavo le dita sul libro che stavo cercando inutilmente di comprendere. A parte il calpestio dei piedi della bibliotecaria sulla moquette e il fruscio delle pagine girate a un paio di tavoli di distanza da me, la biblioteca era avvolta dalla quiete.
Prima amavo il silenzio. Un tempo era stato il mio rifugio. Quell'angoletto della biblioteca scolastica era forse l'unica cosa che mi era mancata della nostra scuola. Quel pomeriggio, invece, il silenzio dava solo adito alle voci che regolarmente mi venivano a cercare di notte.
La mia bocca assunse una piega amara. Che idiozia! L'oscurit non pu arrivare a La Coltre perch La Coltre stessa  oscurit. Questo pensiero mi scombussolava. Non afferravo il significato degli incubi n verso quale direzione si stesse muovendo l'oscurit. Non volevo capire. Volevo solo dimenticare.
Ovviamente era impossibile.
Sapevo che ti avrei trovata qui. Ben prese una sedia vicino a me e la gir in modo tale che lo schienale si appoggiasse al bordo del tavolo, prima di mettercisi a cavalcioni e sfoderarmi un sorriso.
Cercai di rispondere al sorriso, ma, a quanto pare, fallii miseramente e lui mi chiese subito: Che c'? Tutto bene?.
S, s! Che ci fai qui? Non dovresti essere agli allenamenti di football?
Raggiungo gli altri pi tardi. Volevo solo dirti che Patrick ha confermato che possiamo riprendere le nostre lezioni di arti marziali. Da venerd della settimana prossima ci aspetta la palestra quindi non prendere altri impegni.
D'accordo. Tanya viene?
Girava voce che Ben si fosse rimesso con Tanya, la bellissima cheerleader bionda.
No. Ho appena rotto con lei.
Cercai di capire quale fosse la mia reazione. Gioia? No, niente. Come l'ha presa?
Sopravviver.
Fissai il libro davanti a me: 1984 di Orwell. Mi sentivo proprio come i personaggi di quel libro: incastrata a seguire una routine imposta da qualcun altro.
Erano passate parecchie settimane da quando io e Ben eravamo tornati a scuola. Stavamo iniziando a ricadere nel tran tran quotidiano. Lui era l'amato e popolare quarterback della scuola. Io ero la sua migliore amica per ragioni che nessuno capiva tranne Ben.
Tuttavia, qualcosa era cambiato nella dinamica della nostra relazione. Una volta ero talmente dipendente da Ben da rasentare il patetico. Ero praticamente la sua ombra. Mi piaceva averlo attorno e non sopportavo di vederlo con nessun'altra ragazza, Tanya Wilson inclusa. Ma ora, nel sentirlo parlare dei suoi flirt del liceo, mi sentivo distaccata.
Se c'era una cosa che La Coltre aveva cambiato in me, era che mi aveva resa indipendente da Ben. Gli volevo bene, lui era ancora il mio migliore amico, ma non mi struggevo pi per lui. Riuscivo effettivamente a immaginare la mia vita senza di lui. Questa nuova consapevolezza mi dava forza e al contempo mi spaventava.
Che sono quelli?, Ben indic i diversi fogli di carta sparsi sul tavolo e poi ne afferr uno, Moduli di domanda per l'Universit? Harvard?.
Mi strinsi nelle spalle: Stavo pensando di diventare avvocato. Lo sai.
Quindi stai seriamente valutando la possibilit di andare all'universit?
Arricciai il naso: Perch non dovrei? Che altro dovrei fare?  questo il motivo per cui siamo qui, o no? Provare a tornare alla normalit. E la normalit comporta questo, Ben. Ci diplomiamo. Andiamo all'universit.
Le mie frasi erano accolte dal silenzio.
Non otterrai quella borsa di studio per il football se non ti alleni. Agguantata la mia borsa da terra, ne estrassi una penna, tirai fuori uno dei moduli di domanda dell'universit e mi misi a compilarlo. Capisci l'antifona, Ben. Vai via.
Ben afferr il modulo di domanda, l'accartocci e lo gett sul tavolo: Eliza mi ha dato un nome e un numero. Era quella ragazza...
So chi sia, lo interruppi. Il solo nominarla mi faceva sentire in colpa. Mi sentivo come se fossi stata complice di un crimine che Derek aveva commesso. Quale nome? Quale numero?
Dei cacciatori, di un loro tramite. Si chiama Reuben. Penso che sia il mio... il nostro... biglietto d'ingresso.
Mi raddrizzai sulla sedia, gettai la penna sul tavolo e chiusi di scatto il mio libro: Non puoi fare sul serio, Ben! Stai dicendo che intendi unirti a loro?.
Non esattamente. Sto dicendo che noi ci uniremo a loro. Esigo vendetta su La Coltre, Sofia. Quale altro modo avrei per ottenerla? Non  che posso tornare strisciando alla polizia e cambiare la nostra storia!
Da dove salta fuori questa decisione, Ben? Abbiamo a malapena menzionato l'isola.
Facciamo incubi ogni notte, Sofia. Non dirmi che non pensi ininterrottamente a quel posto.
Certo che ci penso, ma ho concluso...
Hai concluso cosa? Che dovremmo andare avanti e lasciar perdere? Dai, Sofia. Superiori? Universit? Penso che siamo stati cos bravi a far finta di essere normali che ti sei convinta che lo siamo per davvero. La Coltre ci ha privato della normalit cos come ha fatto con un'infinit di altra gente. La devono pagare.
Chiusi gli occhi, sperando che, con quel semplice gesto, tutto si sarebbe dileguato: Ben, credimi. Mentre ero l ho pensato tante volte di spifferare dove fosse l'isola, ma...
Ma cosa?
L'ultima volta che avevamo parlato di vendicarci de La Coltre era stata la prima notte che eravamo rientrati dal Messico. Di tanto in tanto ci ripensavo, ma non potevo diventare una cacciatrice, e vivere una vita consacrata alla vendetta.
Non penso di poter vivere a quel modo, Ben.
E allora come? Andremo avanti cos, e basta? A fingere che niente sia accaduto? A continuare con la solita vita? E che mi dici delle persone che hai lasciato a La Coltre? Ashley, Paige, Rosa. E che mi dici di Gwen, Sofia?
A quelle parole, mi alzai in piedi. Le mie nocche erano bianche per quanto avevo stretto il bordo del tavolino. Non toccare quell'argomento, Ben. Non c' stato un solo giorno da quando siamo andati via in cui non abbia pensato a loro.
Bene, forse  ora di smettere di pensare e cominciare ad agire, a fare qualcosa per loro. Come fai a non capire che questo  l'unico modo?
Non posso accettare che sia l'unico modo. Non voglio passare la mia vita a uccidere vampiri. Ci deve essere una soluzione migliore, una che non comporti un massacro.
Raddrizz le spalle e disse a testa alta: Come puoi essere cos ingenua?
Alla sua domanda, una sfilza di ricordi mi sommerse la mente. Derek e Vivienne che si abbracciano dopo secoli di separazione... Derek che suona dei pezzi al pianoforte... la sua decisione di lasciarci scappare... la sua risata, i suoi abbracci, la sua pazienza nel tentare di allenare noi ragazze a combattere... la delizia nei suoi occhi mentre gli mostro la stanza del sole... quanto sembrasse anelare la luce...
Forse era solo io che mi aggrappavo alla speranza di non sbagliarmi sul suo conto. Volevo credere di aver visto del buono in Derek Novak. Se il principe e salvatore de La Coltre poteva ancora essere capace di bont, allora forse c'era ancora speranza, per lui e per gli altri vampiri.
O forse era Ben ad avere ragione. Come potevo essere cos ingenua?

Capitolo 16: Ben
Sedevo di fronte a lei, aspettando la sua spiegazione, ma rimase in silenzio, con un'espressione pensierosa negli occhi verdi mentre spostava via un ciuffo di capelli dalla faccia.
Mi mozzava il fiato da quanto era bella. La mia migliore amica era Rosarossa fatta persona. Con i capelli rossi, la carnagione pallida, il fisico a clessidra e quelle gambe che non finivano pi... avrei dovuto essere cieco per non apprezzarne la bellezza. Sapevo che crescendo sarebbe diventata uno schianto gi dalla primissima volta che l'avevo vista. Fu il giorno in cui suo padre la lasci a casa nostra e non torn pi.
Che dannato idiota!
Suo padre era inconsapevole di lei, tanto quanto lei sembrava esserlo di se stessa. Sofia non notava il modo in cui la guardavano gli uomini quando uscivamo. Faceva parte del suo fascino.
Quello, unito al fatto che lei era mia.
Facilitava le cose che solamente a me avesse permesso di conoscerla davvero. Teneva tutto per s, ma le pesavano sempre il timore di diventare come sua madre e la sua insicurezza dopo l'abbandono da parte del padre. Questo mi aveva reso facile tenerla tutta per me. I ragazzi a scuola sapevano che lei era zona vietata. Supponevo che persino le ragazze con cui uscivo avessero capito di essere solo storielle temporanee perch era Sofia quella giusta. Non era mai stato dichiarato apertamente, ma appartenevamo l'uno all'altra.
Era stata questa certezza la mia disfatta, perch, durante il periodo passato a La Coltre, lei si era aperta con qualcun altro. Derek Novak era riuscito a stabilire un contatto con lei e non capivo come ce l'avesse fatta.
Tutto quello che sapevo mentre me ne stavo l, seduto al tavolino di fronte a lei nella biblioteca della scuola, era che la stavo perdendo. Non sai mai quello che hai finch non lo perdi, Ben. L'hai trattata di merda e ora stai annaspando per mettere a posto le cose con lei.
Non intendo metterti sotto pressione, Sofia..., cominciai a dire.
Ma davvero? Invece sembra proprio il contrario.
Non ero abituato a vederla cos risoluta con me. Solitamente mi lasciava sempre finire di parlare; un'altra cosa ancora che era cambiata da quando avevamo lasciato La Coltre.
Mi son stufato, mi alzai dalla sedia. Ci vediamo dopo gli allenamenti. Me la svignai, come facevo sempre quando finivo in situazioni che non avevo idea di come gestire.
Se si fosse trattato di un qualsiasi altro ragazzo, sarei stato felice per lei, ma qui si trattava di Derek Novak. Aveva ucciso Eliza, l'aveva prosciugata fino all'ultima goccia di sangue e l'aveva fatto senza esitare un istante e senza nessun accenno di vergogna. Era spietato mentre faceva di lei una preda. Francamente non mi importava se c'era ancora qualche speranza che ci fosse del buono in lui. Sofia meritava di meglio.
Eppure sembrava la stessi perdendo per lui.
Mentre passavo a razzo per i corridoi della nostra scuola, superando a zig zag i ragazzi che mi salutavano e mi chiamavano, diretto allo spogliatoio della squadra di football, cominci a montarmi la rabbia. L'isola mi aveva portato via tutto. Avevo dovuto rompere con Tanya perch non riuscivo neanche a limonare con lei senza pensare a Claudia. Anche se ci fossi riuscito, dubito che avrei sentito qualcosa. Avevo s e no il senso del tatto dopo quello che mi aveva fatto quella vampira, relitto di una meretrice.
Quando raggiunsi lo spogliatoio, ero furente di rabbia. Sofia ed io stavano fingendo che potevamo riprenderci quello che avevamo perso. Era una bugia. Non c'era pi modo di tornare indietro, di riprendere la vita che avevamo. Perch non riesci a capirlo, Sofia?
Ehi, amico. Il coach ti sta cercando, Connor, uno dei miei compagni di squadra, mi si avvicin, Tutto bene?.
Lo superai e andai diritto al mio armadietto.
Ben!, strill un altro dei ragazzi mentre io componevo la mia combinazione, Ho appena sentito che hai rotto con Tanya. Non ti spiace se ci provo io, vero?
La mia risposta fu un semplice grugnito mentre aprivo lo sportello dell'armadietto.
Vabb! Oh ragazzi, lo sappiamo tutti che non gliene frega niente di Tanya. Penso che si sia finalmente deciso a passare a Rosarossa. Allora, Hudson..., Jed, uno dei ragazzi pi corpulenti della squadra, si appoggi all'armadietto vicino al mio, alla fine ti sei deciso a tirar fuori le palle e a farti Sofia?.
Le battute su di me che non andavo dietro a Sofia erano all'ordine del giorno nello spogliatoio dei ragazzi. Questa volta per mi davano sui nervi.
Jed continuava a blaterare: Spero che Rosarossa valga l'attesa, Ben, basta darle un solo sguardo e viene da pensare che sar una gran bella scopata.
Digrignai i denti nel vano tentativo di mantenere l'autocontrollo, ma era una causa persa. Sbattei lo sportello dell'armadietto e affrontai Jed. Vedi di cambiare tono quando parli di lei.
Jed si prese un violento pugno in faccia. Connor cerc di intervenire, ma presi a cazzotti anche lui.
Vennero tutti verso di me e non mi importava se stessero attaccando o semplicemente provando a trattenermi, ogni colpo che sferravo era indirizzato a Claudia, a Derek e a ogni altro succhiasangue de La Coltre. Li colpivo per avermi portato via tutto quello che avevo di pi caro.
Finita la rissa mi ritrovai malconcio e sanguinante, ma il mio corpo non sentiva nulla; la mia anima, al contrario, era straordinariamente cosciente di quanto dentro di me bruciassi d'ira.
Non importa quanto fossi stato percosso e ferito, il mio corpo stentava a percepire la bench minima sensazione.

Capitolo 17: Sofia
Sofia?
Ero ancora nella biblioteca quando alzai il viso per ritrovarmi di fronte una delle persone che meno mi aspettavo di vedere l: il difensore della squadra di football, Connor James. L'alto e moro studente dell'ultimo anno aveva un livido fatto di fresco sulla guancia destra.
Ehi, bofonchiai, non sapendo ancora come interpretare il suo arrivo. Che ti  successo?, indicai con la penna, con la quale ero stata ad armeggiare distrattamente mentre rileggevo lo stesso paragrafo per la quindicesima volta.
Questo? Non  niente!, sembrava quasi intimidito. Di solito era uno degli studenti pi chiassosi ed estroversi della nostra classe.
Non star mica arrossendo? Incominciavo a sentirmi a disagio per quell'incontro. Connor mi aveva s e no parlato una volta in passato. Non dovresti essere all'allenamento di football con Ben?  successo qualcosa?
Torse il corpo da un lato, il viso tradiva il suo disagio:  per questo che sono qui. C' stata una rissa epica nello spogliatoio. Insomma... Ben sta in ambulatorio.  piuttosto malconcio. Pensavo che magari volessi saperlo.
In che razza di guaio ti sei cacciato, Ben? Raccolsi tutte le mie cose e le ficcai in borsa. Erano anni che Ben non si cacciava in una rissa. Molto tempo prima, alle medie, uno dei ragazzi della classe (un bulletto che facevo di tutto per evitare) aveva provato a baciarmi. Il bullo se ne usc dalla zuffa con qualche graffio e il naso rotto. Ben, invece, si ruppe un braccio e una costola.
Naturalmente Ben aveva aveva tratto dalle sue fratture tutto il vantaggio che si poteva ed era diventato pi popolare che mai, ma, dopo tutte le prediche che gli aveva fatto Amelia, non aveva pi fatto a botte.
Quell'anno Ben cominci anche a prendere lezioni di arti marziali nella palestra locale. Non gli ci volle molto per trascinarmi agli allenamenti del sabato con lui. Lo accontentai solo perch ero praticamente incapace di dirgli di no, ma in realt io ero una pacifista di natura.
Mentre sfrecciavo per i corridoi della scuola, non riuscii a trattenere una smorfia al pensiero di quanto quelle lezioni fossero state inutili per me. Senza dubbio di nessuna utilit contro i vampiri. Ripensandoci, non avrei mai avuto abbastanza sangue freddo per utilizzare le mosse che avevo appreso contro Derek o Lucas. Nel fermarmi di fronte alla porta dell'ambulatorio, mi turb il pensiero che non avevo mai reagito lottando. Per quanto tu ti sia ammonita di non diventare la vittima, era esattamente questo che eri a La Coltre.
Girai la maniglia, spalancai la porta dell'ambulatorio e mi usc un grido soffocato. Ben aveva un enorme livido nero, viola e blu che gli copriva quasi met della parte sinistra del viso e un profondo squarcio che gli tracciava un lungo solco sul lato destro del busto.
Ben..., la mia voce era un sussurro quasi privo di fiato. L'istinto era quello di afferrarlo da entrambe le spalle e scuoterlo fino a farlo rinsavire. Mi misi al lato del letto e gli sfiorai il contorno del viso col pollice, prima di dirgli: Che cavolo ti  saltato in mente?, ma lui si rifiutava di guardarmi in faccia.
Entr il medico della scuola e mi fece un cenno brusco col capo: Signorina Claremont, si sposti per cortesia. Non ci vorr molto.
Feci largo al medico e lo guardai mentre fasciava la ferita di Ben.
Posso chiederle come si  procurato questo taglio, signor Hudson?
Il coach gliel'ha gi detto, dottore. Ho fatto a botte.
E sono stati i suoi compagni di squadra a farle quel taglio?
No. Mentre uno di loro mi placcava a terra... non ricordo neppure chi... era tutto cos pazzesco... stavo provando a scrollarmelo di dosso e ho strusciato contro una delle panche.  solo un graffio. Non l'ho quasi sentito.
Pacifica o meno, mi prese l'impellente istinto di sferrargli un gancio al mento. La vista del suo torso nudo e del graffio appena aggiunto a tutte le cicatrici che gi aveva mi mandavano in subbuglio lo stomaco.
Come ha fatto a farsi questi brutti tagli?, il medico fece un passo indietro dopo aver finito di bendare la ferita sul fianco. Fissava il corpo di Ben col viso contratto dalla preoccupazione: Che cosa le  accaduto durante la sua assenza, Ben?.
Preferirei non parlarne, Ben sfoder il suo sorriso pi grande, per poi afferrare la maglietta e rinfilarsela. Si alz dal lettino dell'ambulatorio, mi si avvicin e mi prese per mano: Forza, Sofia. Andiamo a casa.
Volevo scostarmi da lui, ma l'ultima cosa di cui aveva bisogno era una colluttazione con me. Mentre gli passavamo accanto, feci un sorriso forzato al medico: Grazie, dottore.
Ah, gi!, Ben fece un cenno con la testa in direzione del medico, Grazie, Dottore.
Una volta fuori e diretti verso il parcheggio, aspettai che raggiungessimo una certa distanza dall'ambulatorio prima di smettere di camminare per costringerlo a fermarsi.
Che c'? Andiamocene e basta, OK? Non ne voglio parlare.
Da quando hai ricominciate a fare a botte, Ben?
Quale parte di non ne voglio parlare non ti  chiara, Sofia?
Arricciai le labbra e gli feci un cenno d'assenso con la testa, ma liberai la mia mano dalla sua prima di riprendere a camminare e dirgli: Se  cos, andiamo. Non mi era sfuggita l'espressione ferita che aveva assunto mentre lo superavo.
Arrivammo al pick-up che i suoi gli avevano appena comprato. Lo aveva puntato gi da quell'estate e Lyle e Amelia avevano ritenuto che il momento migliore per regalarglielo fosse la settimana in cui eravamo tornati dal Messico.
Ben mi lanci le chiavi: Guida tu!.
Mi misi al posto di guida e accesi il motore. Stavo gi facendo retromarcia quando Ben mi fece la tanto attesa domanda.
Perch sei venuta via con me? Perch hai scelto me anzich lui?
E chi dice che fosse una scelta tra te e Derek?
Feci un sobbalzo quando lui colp il cassetto porta oggetti in preda a un attacco di frustrazione: Come puoi essere cos ottusa, Sofia?.
Sono tornata perch era la cosa pi sensata da fare. Non hai idea di quello che ho passato l, Ben. Non c' stato un solo giorno in cui io non abbia pensato di scappare. Cavolo, ci ho persino provato non appena ne ho avuto la possibilit.
Hai cercato di fuggire?
S, mi pareva di avertelo gi detto. Sono arrivata fino alle mura che circondano l'isola prima che due vampiri di guardia mi catturassero.
E poi che  successo?
Stavano per uccidermi. Uno di loro stava gi leccando il sangue su uno dei miei graffi quando  arrivato Derek.
Ben si irrigidii al sentir nominare Derek, ma io lo ignorai. Era la mia storia quella che stavo raccontando, inoltre era stato lui che aveva voluto aprire il vaso di Pandora. Fattene una ragione, Ben.
Ha chiesto chi di loro avesse assaggiato il mio sangue. Uno dei due ha ammesso di averlo fatto, allora Derek gli ha strappato il cuore e ha lasciato andare l'altro.
E ancora credi che non sia un assassino?
Non sto dicendo che quello che ha fatto sia giusto, ma ha fatto quello che riteneva necessario per difendermi. Una volta che un vampiro assapora il sangue di un essere umano, vorr e bramer proprio quel determinato essere umano. Derek sapeva che, per tutto il tempo che fossi stata a La Coltre, quella guardia avrebbe avuto il desiderio impellente di darmi la caccia.
Anche Lucas si  nutrito di te, o sbaglio? E allora perch Derek non ha fatto altrettanto con suo fratello?
Stava per farlo. Mi ricordai l'espressione che avevano entrambi quella notte. Derek era pi che intenzionato a porre fine alla vita di Lucas, ma non si sarebbe mai perdonato per questo. Sono stata io a fermarlo.
Tu hai fatto cosa? Sofia, perch? Se io avessi l'occasione di uccidere Claudia, non esiterei a farlo, n tanto meno proverei il minimo rimorso.
Lucas rimane sempre il fratello di Derek. Questo per Derek  importante. La famiglia conta molto per lui.
Al che Ben divenne silenzioso. Capiva come mai stimassi Derek per il valore che attribuiva alla famiglia. Mi fermai al semaforo rosso e mi massaggiai il collo per cercare di allentare la tensione.
Derek...ha mai..., Ben era esitante.
No, non si  mai nutrito di me e non ha mai approfittato di me. Fui sollevata quando il semaforo divent verde. Prima arriviamo a casa, prima finir questa conversazione. E per la cronaca, la mia decisione di lasciare La Coltre non  mai stata una scelta tra te e lui. L'ho fatto per me stessa. Non volevo passare una vita da schiava, n di Derek n di chicchessia. Non era un avvenire che desideravo. Ho lasciato l'isola perch sapevo che qui avrei potuto crearmi un futuro migliore.
Mi dispiace tanto. Non lo sapevo.
Perch non me lo hai chiesto, Ben.
Per il resto della strada rimanemmo tutt'e due in silenzio. Raggiungemmo il vialetto d'ingresso degli Hudson e parcheggiai, ma indugiammo prima di scendere dall'auto. Odiavamo le tensioni tra noi.
Sento come se ti stessi perdendo, Sofia.
Non sapevo come rispondere al riguardo. Questo riaccese nella mia mente i ricordi di tutte quelle volte in cui avevo desiderato che lui mi volesse, in cui avevo sognato ad occhi aperti di stare tra le sue braccia.  mai possibile che per tutto questo tempo lui abbia provato qualcosa per me?
Il silenzio ci logorava, allora gli presi la mano e gliela strizzai leggermente. Sono qui con te. Per ora.
Intrecciammo le dita e poi lui pos le sue labbra sulle mie. Gentile, casto, dolce, intorpidito. Ero troppo sorpresa per rispondere, ma il bacio fin ben presto. I nostri occhi si incrociarono per un secondo prima che entrambi schizzassimo fuori dall'auto e imboccassimo la porta.
Amelia rimase a bocca aperta nel vedere il figlio: Ben, che ti  successo?.
Non  niente, mamma.
Amelia mi guard come se desse la colpa a me dei tagli e delle botte che Ben aveva preso.
Entrammo in casa e lasciai che fosse Ben a raccontare l'accaduto alla madre. Mentre mi rintanavo nella mia camera sentii che le stava dicendo che lei o Lyle dovevano andare a scuola con lui l'indomani per parlare con il consulente scolastico.
Mi domandai dove fossero Lyle e Abby e mi ricordai che lei aveva un appuntamento con gli amichetti per giocare. Lyle probabilmente era andato a prenderla.
Ero sfinita, pi emotivamente che fisicamente, e crollai a letto. Il telefono cominci a vibrare nella mia borsa. Lo pescai e ci trovai un messaggio da un numero sconosciuto. Per la cronaca, Ben si  battuto per te - Connor.
Mi domandai se fosse stato Ben a convincerlo a inviare quel messaggio. Comunque fosse, ero curiosa. Si era battuto per me? Ero confusa dal fatto che Ben avesse improvvisamente (e cio nel giro di un giorno) mostrato quel genere di interesse nei miei confronti, quando, per tanto tempo, non mi aveva mai guardato altro che come un'amica. Sta facendo tutto questo solo per convincermi a unirmi a lui nella sua ricerca di vendetta?
Aprii l'armadio per cambiarmi. Avevo appena finito di mettermi una canotta rossa e di allacciarmi gli shorts quando Ben buss due volte e apr la porta.
Quando entr, rimasi sconcertata dal modo in cui mi guard.
Ben?
Non appena pronunciai il suo nome, mi prese per la vita e mi attir a s. Questa volta mi baci a dovere. Fremevo mentre rispondevo di gusto.
Non era certo privo di passione e nessuno avrebbe mai potuto accusare Ben di non essere un buon baciatore. Infatti baciava da dio e, sebbene io non avessi molti termini di paragone, baciarlo era esattamente come mi ero sempre immaginata. Eccetto per il fatto che non provai nulla. In realt, per tutto il tempo, l'unica emozione che predomin fu la dolorosa consapevolezza, ormai cos familiare, di quanto mi mancasse Derek.

Capitolo 18: Derek
Stavo seduto nella Cupola e tacevo, sbalordito, mentre Eli Lazaroff incominciava a comunicare i risultati del censimento a tutti i presenti. A parte il quadro, oramai chiaramente sconcertante, della situazione in cui si trovava il regno, anche la presenza di Vivienne e l'assenza di Lucas mi turbavano. Le parole di Vivienne mi risuonavano ancora nelle orecchie, mentre Lucas era il promemoria costante di come avessi perso Sofia.
Eli cominci dai numeri dell'lite: Attualmente siamo in centodieci, poi elenc tutti i clan dei vampiri e indic a quali appartenessero i centodieci.
I clan non erano necessariamente costituiti da consanguinei. Ogni nuovo vampiro che veniva trasformato da uno dei membri del clan entrava automaticamente a fare parte di quel clan.
Quando mi ero abbandonato al sonno, l'lite era composta solo da sessantacinque vampiri, me compreso. Nel corso dei secoli, quarantacinque esseri umani erano stati trasformati in vampiri: a mio avviso, un numero troppo elevato. Il clan pi numeroso era quello dei Vaughn, composto da quindici membri, con a capo Xavier che li rappresentava al consiglio. Al contrario, il clan pi piccolo era quello di Claudia, che consisteva di un unico membro: lei stessa.
Dopo il suo rapporto sull'lite, Eli pass a parlare degli ospiti, e cio dei clan di vampiri che non appartenevano ai venti clan originari. Avevano giurato fedelt a La Coltre in cambio della sicurezza che offriva diventare cittadini dell'isola. Il numero che rifer Eli mi diede il capogiro. Mille e trecento ventisei.
Come?, esclamai senza neanche rendermene conto. Non ne avevamo neppure trecento prima che mi ritirassi nel sonno.
Era secoli fa, Derek, mi richiam Vivienne. Da allora molti hanno cercato rifugio a La Coltre.
Tenni la bocca chiusa, ma una domanda mi ronzava in testa mentre Eli arrancava nel portare avanti il suo rapporto. Quanto sangue umano deve essere versato per sostentare questi vampiri?
Tra l'lite ci sono venticinque cavalieri, mentre tra gli ospiti ci sono trecentocinquanta guardie e cinquanta ricognitori. Le guardie erano guerrieri che appartenevano agli ospiti, mentre i ricognitori erano autorizzati a lasciare l'isola per procurarsi all'esterno i materiali che ci occorrevano oppure per prelevare schiavi umani. I ricognitori potevano lasciare l'isola solo sotto la stretta supervisione di almeno un cavaliere.
E con questo si conclude il mio rapporto. Eli mi fece un breve cenno col capo ad indicare che aveva terminato.
Finito? E che mi dici degli schiavi? Quanti esseri umani vivono a La Coltre?
Si guard i piedi in visibile imbarazzo: Non pensavo di doverli includere nel censimento.
E perch no? Non sono forse anche loro sotto la giurisdizione del regno?
Il silenzio era eloquente. Dopotutto, perch tenere traccia del numero di umani quando centinaia di loro venivano uccisi e rimpiazzati regolarmente?
Appoggiandosi allo schienale della sua poltrona con fare noncurante, Xavier espresse il concetto al meglio: Tenere traccia della popolazione umana equivarrebbe a tenere traccia del consumo alimentare de La Coltre.
Era il ritratto scioccante di quanto fossimo diventati depravati nel corso degli anni. Molti di noi avevano iniziato a considerare gli umani come bestiame da macello. Il senso di colpa fu come una fitta allo stomaco, perch avevo avuto il mio ruolo nel creare la cultura de La Coltre. Quindi, bench odiassi costringere il consiglio (e persino me stesso) ad andare al nocciolo di questo incubo logistico, non potevo certo ignorare la questione.
Voglio un resoconto dettagliato di ogni essere umano che vive a La Coltre, a partire da quelli che risiedono alle Cime Nere, fino agli schiavi che vivono con i vampiri. Un'altra allucinazione del passato iniziava a perseguitarmi: Non possiamo permetterci un'altra rivolta.
Credo di sapere chi pu darci una mano, intervenne Vivienne.
Aspettai che continuasse. Sembrava titubante.
Corrine.
Ero sorpreso, ma se c'era una cosa che noi vampiri avevamo in abbondanza, quella era il tempo. Portatela qui allora.
Nel giro di minuti una delle guardie fu inviata al Santuario per scortare la strega alla Cupola. All'arrivo di Corrine mi sentii a disagio e presi a spostarmi sulla sedia. La sua inquietante rassomiglianza con l'antenata, Cora, mi toglieva sempre un po' il fiato.
Che cosa volete da me?, domand.
Vivienne sostiene che potresti esserci utile a risolvere il dilemma di quanti esseri umani risiedano attualmente a La Coltre.
Alz un sopracciglio: E lo volete sapere perch...?
 giunto decisamente il momento di farci un'idea dello stato reale dell'isola e dei suoi residenti, non credi?
La strega sembr colta alla sprovvista, ma prese comunque posto sulla pedana, si eresse in tutta la sua statura e cominci ad affrontare la questione in esame.
Il numero oscilla, come potete ben immaginare, diede uno sguardo tutt'intorno come per accusare ognuno di noi dei crimini commessi, Tuttavia, il numero dei Naturali non cambia molto. Sono i Migrati che vanno e vengono a seconda dei capricci di voi vampiri.
Naturali? Migrati?. Dallo sguardo sulle facce dei membri del consiglio, nessuno di loro sapeva di che cosa Corrine stesse parlando.
Certamente, Corrine alz gli occhi al cielo, Voi vampiri non prestate attenzione agli esseri umani portati qui fintanto che rigano dritto. Noi umani ci siamo classificati dividendoci in quelli che sono nati su quest'isola, i Naturali, e quelli che sono stati prelevati dal mondo esterno e portati qui, i Migrati.
Stavo diventando impaziente, mi sedetti diritto e mi chinai in avanti. Quanti ce ne sono qui?, la mia domanda era diretta a Corrine.
Dal nostro ultimo conteggio, l'isola ha settemila e cinquecento trentadue Naturali, tutti stipati alle Cime Nere, e duemila e trecento ventinove Migrati che vivono nelle residenze dei loro padroni vampiri. Ovviamente, questo numero con gran probabilit  cambiato. Chi pu sapere quanti di loro siano morti dall'ultima volta che abbiamo controllato?
I numeri mi lasciarono traumatizzato e con una sfilza di domande che mi passavano per la mente. Come manteniamo tutte queste vite umane? Cosa fanno tutti qui sull'isola? Come mai la loro popolazione  cresciuta cos tanto? Che ne  dei morti?
A quel punto la realt mi colp duramente. Ci superano di almeno cinque a uno. Se dovessero rendersi conto della loro forza, non ci sarebbe scampo per noi. Fissai la strega, della cui lealt non ero sicuro. Basterebbe che convincessero Corrine a stare dalla loro parte e per La Coltre sarebbe la fine.

Capitolo 19: Lucas
Claudia spalanc la porta e si ferm sulla soglia della camera da letto nella quale mi teneva. Con i capelli che le ricadevano fino alla vita, le gambe divaricate e le mani sui fianchi, quella testa calda di una bionda aveva un aspetto incredibile.
Ghignai. La questione si fa interessante.
Tuo fratello sta facendo impazzire tutti a La Coltre! esclam.
Che cosa ha combinato questa volta?, ero appena uscito dalla doccia e mi stavo asciugando i capelli con un asciugamano.
Ha richiesto un censimento di tutti gli umani dell'isola.
Che enorme perdita di tempo.
Proprio quello che ho pensato io. Naturalmente, il potente principe Derek non ascolter nulla di tutto ci.
Nulla di cosa?, ridacchiai, Dei tuoi pensieri forse?
Mi lanci uno sguardo atroce ed ebbi quasi la certezza di aver appena innescato un litigio. Invece emise un gemito di dolore e incurv le spalle: Ci ha fatto combattere nell'arena contro di lui.  stato massacrante. Era da tempo che non perdevo cos tanto sangue. Qualche volta mi induce a odiare Cora.
Che c'entra la grande strega defunta con Derek che vuole misurarsi nella lotta con l'lite?, trovavo l'idea divertente. Mai avrei pensato che Derek arrivasse a tanto per soddisfare la sua sete di sangue.
Claudia si massaggi il collo con la mano mentre camminava verso il letto e ci adagiava le sue forme sinuose.  Cora la ragione per cui Derek  cos potente. Non  forse stata lei ad assicurarsi che il sonno di Derek lo rafforzasse nel tempo? Sia maledetta quella strega per essersi innamorata di tuo fratello.
Mio fratello e lo strano effetto che le donne hanno su di lui, mi lamentai.
Pi che altro, lo strano effetto che lui ha sulle donne, sospir Claudia, mentre il viso le si addolciva. Non serviva saper leggere nel pensiero per capire che una dozzina di sogni ad occhi aperti avevano appena attraversato quella sua mente psicopatica.
Gettai a terra l'asciugamano. Se non fosse per Cora, Derek non governerebbe su di me. Mi accigliai. Per quanto cercassi di negarlo, non era quella la ragione per cui covavo rancore verso Cora.
Mi appoggiai a una colonna del letto per guardare Claudia che trovava posizione tra le lenzuola. Lo sguardo che mi lanci, mentre attorcigliava tra le dita ciocche dei lunghi capelli biondi, indicava chiaramente cosa volesse da me. Continuavano a preferire Derek a me. Perfino Claudia. Portavo rancore nei confronti di Cora perch l'avevo desiderata, ma il suo cuore era rimasto di Derek fino al momento in cui aveva esalato il suo ultimo respiro.
Intenzionato a scacciare dalla mente il pensiero di Cora, raggiunsi Claudia nel letto, ma qualcosa sembr attraversarle la mente, distraendola dalle seduzioni a cui si accingeva. Repressi uno sbuffo perch sembrava proprio sul punto di riprendere a lagnarsi di mio fratello. Nonostante tutti i suoi giochini psicologici e l'odio nei confronti degli uomini di razza umana, alle volte pareva un'adolescente lamentosa, eppure aveva cinquant'anni pi di me.
Fui sollevato dato che non menzion pi Derek. Invece, prese un respiro profondo e volt la testa di lato per guardarmi.
Perch sei ancora qui, Lucas?
Alle volte era dura fare i conti con il suo carattere lunatico. Stavo per farle una battuta arguta quando udimmo dei colpi sonori alla porta d'ingresso. Uno sguardo accigliato le si dipinse in viso: Che c' ora?, ma non accenn a scendere dal letto. Pensai che intendesse ignorarli, ma poi un'altra raffica di bussate la costrinse ad alzarsi. Sbatt la porta della camera alle sue spalle.
Assalito dalla curiosit, la seguii. Era raro che Claudia avesse degli ospiti. A parte me, la maggior parte dell'lite la tollerava guardandola per dall'alto in basso. Era questo che rendeva il suo attico un posto eccezionale in cui nascondersi.
Appoggiai l'orecchio alla porta per origliare.
Salve, signori, disse Claudia con tono da gattamorta.
Cristo, Claudia. Non sei pi una baldracca. Smettila di comportarti come se lo fossi.
Cercai di individuare di chi fosse la voce. Yuri Lazaroff.
Siamo qui per farti delle domande, se non ti spiace...
Accento scozzese. Il buon vecchio Hendry senza dubbio.
Nessun problema, la voce di Claudia si era fatta piatta. Yuri aveva un modo tutto suo di irritarla, Accomodati pure, Cameron. E tu Yuri, va all'inferno.
Esattamente dove mi trovo ora, Claudia.
Voi due, fate i bravi, Cameron sembrava un padre scarmigliato che cercava di tenere a freno i figli adolescenti, Hai avuto qualche contatto con Lucas Novak negli ultimi giorni?
No.
Ma certo che no, figurarsi....
Due voci controbatterono: Stai zitto, Yuri.
Non ti spiace se diamo un'occhiata in giro allora?
Mi assal il panico. Sapevo che non mi sarei potuto nascondere da Claudia per sempre, solo che non credevo sarebbero arrivati cos presto. Cercai di essere il pi veloce e furtivo possibile nel tornare in camera da letto. Feci in fretta a vestirmi. Avevo appena finito di abbottonarmi i jeans che sentii il rumore di passi e porte che si aprivano.
Claudia diede totalmente in escandescenza: Sono ancora parte dell'lite. Non potete irrompere in casa mia in questa maniera.
Sicuro che possiamo, rispose Yuri, Se hai un problema al riguardo, vai a conferire con il principe.
Una sfilza di imprecazioni mi sfuggirono dalle labbra. Presi una felpa nera col cappuccio da un appendiabiti vicino alla porta e me la misi. Poi afferrai da sotto il letto il mio zaino di emergenza.
Dal vociferare del loro interrogatorio, erano a pochi secondi dall'aprire la porta della camera da letto. Spalancai la finestra, senza pi preoccuparmi che mi sentissero, e saltai fuori.
Atterrai in piedi e mi misi a correre in direzione del porto. Gemevo e correvo, realizzando che non avrei potuto scegliere un momento peggiore per lasciare l'isola, perch dovunque fossi andato il sole si sarebbe levato al suo apice prima che potessi trovare riparo. Ma non ero disposto a porre la mia vita alla merc di Derek.
Conoscevo mio fratello e l'oscurit che covava dentro di s. Non sapevo cosa Sofia avesse escogitato per fare appello alla sua umanit, ma non intendevo rimanere nei paraggi mentre quell'effetto svaniva. L'oscurit lo avrebbe certamente avvolto e a quel punto non avrebbe esitato a uccidermi.
Mente correvo come il vento verso la via di fuga, mi era chiaro che sarei morto sotto i raggi del sole piuttosto che per mano di mio fratello. Dopotutto, sembrava molto pi nobile cedere la propria vita alla luce piuttosto che alle tenebre.

Capitolo 20: Derek
Sta arrivando l'oscurit.
Proprio mentre quelle parole risuonavano nella mia mente, mi sembr che una nebbia scura si stesse gi dimenando nel profondo della mia anima, impossessandosi di tutto ci che ero. Innescava cos tanti ricordi indesiderati che il rimorso era diventato di nuovo schiacciante. Volevo farla tacere ma, dopo che il consiglio riunito alla Grande Cupola fu congedato, Vivienne mi ricord perch semplicemente non potevo.
Rimasi seduto l anche dopo che il Consiglio dell'lite se ne fu andato e Vivienne rest con me.
Mi sta uccidendo, confessai.
Lei annu consapevole. Era raro che dovessi spiegarmi con Vivienne. Lei capiva: Lo posso vedere. Il senso di colpa pu essere un avversario, ma anche un alleato.
Come pu essere?
 la sola cosa che trattiene l'oscurit dal prendere totalmente il sopravvento.
Le sue parole, come accadeva spesso, mi stregavano.
Prima che mi lasciasse solo con me stesso, si gir per dire: Hai bisogno di riaverla con te. Non potrai farcela senza di lei.
Ero contrariato. Sofia aveva preso la sua decisione. Ora dovevamo entrambi farcene una ragione. Non voglio che sia pi nominata. Mai pi. Non torner.  finita. Abbiamo cose pi importanti di cui preoccuparci.
Subito dopo ritornai all'attico, logorato dalle ammonizioni di mia sorella. Vivienne era la veggente de La Coltre. Era difficile ignorarla.
Arrivato all'attico, ogni cosa mi riportava alla mente la ragazza che aveva reso sopportabile il mio risveglio a La Coltre dopo quattrocento anni.
Come varcai la soglia d'ingresso, la prima scena ad accogliermi fu Ashley che giocava a carte con Sam e Kyle nel salotto. Dalla cucina si sentiva un tintinnare di piatti e io captai l'odore della cena sul fuoco. Mi immaginai che in cucina ci fossero Paige e Rosa.
Ricordi di Sofia sbucarono nella mia mente alla vista delle ragazze e delle guardie, Sam e Kyle, che si alzarono nel vedermi. Sembravano entrambi imbarazzati di essere stati colti a giocare a carte con le ragazze mentre non erano in servizio.
Vostra Altezza, Sam inizi a spiegare, stavamo solo...
Mi sta bene. Lo esonerai cos dalle scuse, ma a dir la verit, stavo cercando di reprimere la mia rabbia.
Ashley guard le due guardie stranita, ma rimase seduta imperterrita sulla poltrona col ventaglio di carte ancora in mano.
Al fatto che io fossi il principe de La Coltre non era dato eccessivo rilievo in casa mia e questo era largamente dovuto a Sofia. Non avevo mai interagito molto con le ragazze. Per quel che mi riguardava, erano amiche di Sofia e pertanto non avevo mai dovuto prendermi la briga di curarmene, fintanto che Sofia le aveva tenute a bada. Ora che Sofia se n'era andata, per, non potevo semplicemente rinchiuderle a non far nulla. Questo era un altro elemento da aggiungere alla lista crescente delle cose di cui mi dovevo occupare.
Guardai incuriosito le due guardie. Sembrava che avessero stretto una bella amicizia con Sofia e le altre. Forse potrei semplicemente dare a loro le ragazze, almeno cos me le levo di torno. Fui sorpreso dal mio sentimento ambivalente rispetto all'allontanare le ragazze. La casa sarebbe cos vuota senza di loro, anche se sono riuscite a irritarmi.
Infastidito, ignorai le persone che stavano facendo del mio salotto un circolo di ritrovo e me ne andai. Temendo l'oscurit, cercavo la luce.
Dove stai andando?, Ashley mi richiam.
Nella Stanza del Sole.
La Stanza del Sole era l'unica stanza dell'attico che Sofia aveva ideato personalmente. Una volta le avevo detto che mi mancava il sole, quindi lei aveva creato questa sala con il trompe l'oeil di una spiaggia da un lato e l'illusione della luce del sole che proveniva da un solario sul soffitto.
Quando aprii la porta, vidi che tutto era rimasto cos com'era la notte in cui Lucas aveva aggredito Sofia e bevuto il suo sangue. I vetri rotti brillavano su tutto il pavimento. Delle crepe rigavano la parete contro la quale avevo scagliato Lucas. In vari punti della stanza apparivano ancora tracce di sangue: quello di Ben, di Lucas, di Sofia e il mio.
Mi richiam alla mente uno dei periodi pi cupi della storia de La Coltre: l'insurrezione. Il ricordo mi sopraffece e, d'un tratto, tutta la luce che la Stanza del Sole rappresentava si trasform in una notte nero pece.
Le grida erano assordanti, il rumore dei cannoni angosciante. Osservavo dalla cima della fortezza come centinaia e centinaia di schiavi umani, che avevamo tenuto sull'isola per finire di costruire le mura di cinta, stessero combattendo per fuggire da La Coltre o, se non altro, sottrarsi alla vita alla quale li avevamo costretti.
E ora come facciamo?, sibil Lucas, sporgendosi dalla fortezza col terrore negli occhi.
Per la prima volta in assoluto fui clemente con me stesso, misi a tacere la coscienza e accantonai piet e sensi di colpa, perch sapevo a quali misure drastiche saremmo dovuti ricorrere affinch nessuno di loro fuggisse, nemmeno un singolo individuo.
Dobbiamo ucciderli tutti.
Saltai a terra e, con un'unica mossa fluida e potente della mia spada, uccisi tre uomini pronti ad attaccarmi. Ci assalivano con la rabbia disperata e violenta di chi non intende pi rimanere schiavo. Cercammo di convincerci che non avevamo scelta, ma, alla fine della battaglia, in mezzo al cimitero di sangue generato dalla nostra determinazione a mantenere al sicuro il nostro santuario, mi fu chiaro che il prezzo che avevo pagato per La Coltre era troppo alto.
Cora mi si fece pi vicina. Stava in silenzio, evidentemente turbata.
Quanti altri dovranno morire?, la voce mi usciva spezzata e dagli angoli della bocca stillavo ancora sangue: Erano degli innocenti.
Nessuno  innocente, Cora scosse la testa, il suo sguardo era distante, Siamo tutti corrotti.
Non voglio farlo mai pi.
Cora mi strinse la mano: Non dovrai farlo mai pi.
Mi chiesi se quella di Cora non fosse stata che una pietosa bugia perch, non appena un momento di lucidit mi riport alla realt, mi ritrovai al centro della Stanza del Sole con Vivienne che mi teneva per le spalle.
Che cosa hai fatto, Derek?
Sentii il gusto del sangue sulle labbra. Non lo so, balbettai. Credo di aver perso coscienza. Dietro Vivienne c'era Ashley che giaceva inerme al suolo con dei segni di morso, i miei, al lato del collo. Sam e Kyle gemevano mentre tentavano di rialzarsi da terra. Sulle pareti c'erano dei segni recenti, traccia dei punti contro i quali li avevo scagliati.
Come se questo non fosse gi abbastanza, Cameron comparve alla porta e strabuzz gli occhi: Che  successo qui?.
Risposi con un truce sibilare: Che ci fai qui?
Lucas  fuggito. Io e Yuri abbiamo provato a fermarlo, ma lui ha quasi ucciso Yuri... se io non avessi...
La voce di Cameron si affievol mentre i miei occhi si volsero nuovamente verso Vivienne.
Derek, se Lucas  l fuori, vuol dire che...
Alzai un dito per azzittirla. Non volevo che si nominasse Sofia. No, Vivienne. Guardai la pozza di sangue attorno a me. Il dolore cocente del rimorso si impadron di me nel vedere Ashley a terra, ma il fatto era ormai compiuto. Datele l'assistenza di cui ha bisogno, portatela nel suo letto, o non importa dove, basta che sia lontano dalla mia vista.
Si diedero affannosamente da fare per ubbidirmi. Dopodich rimase solo Vivienne nella stanza con me.
Non intendi andare a cercarla? Non puoi startene qui a...
Prima che potessi impedirmelo, la colpii in viso con un manrovescio e lei caracoll a terra. Mi pentii all'istante di averla picchiata. Volevo aiutarla a rialzarsi ma qualcosa mi tratteneva. Dopo essermi svegliato dal lungo sonno che avevo chiesto a Cora di concedermi, ero stato riluttante a riprendere il comando de La Coltre. Quel tempo era finito ormai. Ti avevo avvertita di non parlare mai pi di lei.
Mia sorella mi guardava tenendo le mani a coppa sul volto. Nei suoi occhi viola non c'era rabbia, nessuna accusa n riprovazione... solo rassegnazione e una profonda tristezza che mi causava un dolore interiore.
Sembra che l'oscurit sia arrivata.
Come sempre, Vivienne aveva ragione.

Capitolo 21: Lucas
Fuggii a dir poco per un pelo. L'unica cosa che riuscii a portare via con me fu il mio zaino, che conteneva sacche di sangue, un cambio d'abito e il portafogli. Raggiunto il porto, mi diressi subito a uno dei motoscafi da corsa. Dovevo andarmene da l prima che arrivasse Cameron a cavarmi il cuore, o peggio, catturarmi per portarmi da Derek affinch fosse lui a portare a termine il compito.
Quando l'astuccio in vetro dell'asse dell'elica sollev il motoscafo portandolo in mare aperto, sapevo che dovevo agire in fretta. Non appena la barca fosse arrivata ai confini de La Coltre, sarei stato esposto alla luce del sole. Pi tempo restavo vicino a La Coltre, tuttavia, maggiore era il pericolo che le guardie mi acciuffassero.
Ispezionai rapidamente l'imbarcazione. Tutto quello di cui disponevo era una scatola degli attrezzi, un kit di primo soccorso e un telone arrotolato che serviva a coprire il motoscafo quando non veniva usato. Era esattamente quello che mi serviva. Srotolai il telone e quello mi salv.
Mi ripar dai raggi solari, ma non dal calore soffocante. Dondolare nel mezzo del mare con quel telone come copertura dal sole cocente equivaleva a stare dentro a un forno. Fu arduo avviare il motore e, quando mi muovevo nella direzione sbagliata ed esponevo la pelle all'esterno, sembrava che il sole mi bruciasse la carne arrivando fino alle ossa.
Avevo sentito dire che non esisteva una morte pi dolorosa del morire bruciati dai raggi del sole. In realt non avevo mai visto coi miei occhi un vampiro morire per esposizione al sole, ma non avevo certo nessuna intenzione di sperimentare la cosa. Peraltro, quelle poche volte che la mia carne era venuta in contatto coi raggi solari, avevo provato un dolore abbastanza lancinante da convincermi che le voci fossero vere.
Alla fine dovetti fermare la barca per aspettare che il sole tramontasse. Non sarei riuscito a raggiungere le coste nelle condizioni in cui ero. Sembrarono passare giorni, ma aspettai comunque.
Al crepuscolo il sole si affievol. Mi balenarono in mente i ricordi di Sofia. Potevo quasi riprovare ancora una volta la sensazione del suo sangue che mi scorreva nelle vene, il sapore dolce del suo sangue sulle mie labbra. La volevo tanto disperatamente che il solo pensarla mi faceva star male, ma lei era all'isola. Un giorno sarei andato a cercarla, ma per il momento dovevo mettere da parte il pensiero di lei. Tutto quello che dovevo fare era raggiungere l'unica persona che aveva qualche possibilit di dominare mio fratello minore.
Nostro padre, Gregor Novak.

Capitolo 22: Sofia
Per tutto il tempo avvertii intensamente la mancanza di Derek, ma poi, quando le labbra di Ben si staccarono dalle mie, quel pensiero si mitig. Il modo in cui Ben mi guard, come fossi preziosissima per lui, mi fece dimenticare ogni dubbio potessi avere avuto sulle sue intenzioni. Ci fissammo a vicenda, entrambi scossi, poi le sue guance si infiammarono.
Al che la mia attenzione si focalizz sui lividi che aveva riportato dalla rissa. Mi domandai come potesse baciarmi senza provare dolore quando incidentalmente gli toccavo l'ematoma sulla guancia e lo sfregio laterale.
Lui pos lo sguardo sulle mie labbra, che si erano un po' gonfiate. Uau, Sofia. Sei davvero Rosarossa.
Trovai accattivante come alla sua voce mancasse il fiato. Mi faceva sentire desiderata, voluta; tutte sensazioni che non mi aveva mai fatto provare prima. Le mie mani gli cingevano ancora il collo. Posai la fronte sulla sua spalla ampia. Lui teneva entrambe le mani sulla mia vita, coi pollici mi carezzava dolcemente la pancia.
Rosarossa?
Sai, quella delle favole, arretr di un passo e mi fece l'occhietto, La sorella di Biancaneve?
S, so chi sia Rosarossa. E perch mi paragoni a lei?
Beh, non  forse identica a Biancaneve, tranne che per i capelli rossi?, mi prese la mano e cominci a carezzarmi il braccio, La pelle candida come la neve..., mi pos un bacio lieve sulla bocca, sorridendo mentre teneva le labbra ancora premute sulle mie, ...le labbra rosso sangue.
Non avevo mai visto questo lato di lui prima. Le mie ginocchia cedettero.
Non sono poi cos bianca. Le mie labbra non sono poi cos rosse.
Le sue mani forti mi sorreggevano. Sofia, pi bianca di cos si muore, inoltre dovresti vedere le tue labbra subito dopo un bacio. Stava guardando la mia bocca come se fosse la delizia pi prelibata che avesse mai assaporato.
Non riuscii a trattenere un sorriso. Non mi stupisco che le ragazze si sciolgano.
Guarda in su, guarda in gi, dai un...
Ben spalanc gli occhi alla vocetta da cantilena della piccola Abby. Ci girammo all'unisono a guardare la porta, dove era affacciata la bambina.
Sul suo visetto era dipinto un sorriso birichino. Indossava ancora la gonnellina di jeans e la camicetta rosa con cui era andata a scuola. Teneva la mano destra fermamente piantata sul fianco, mentre con la sinistra faceva ciondolare Colin, il suo elefantino di peluche, tenendolo per una zampetta. Dondolava la testa, scuotendo i riccioli biondi, mentre finiva la filastrocca: B-A-C-I-O a chi vuoi tu!.
Nanerottola, Ben la guard severo, Che ci fai qui?
Antipatico spilungone, Abby fece la linguaccia al fratello maggiore. Sono venuta da Sofia, lo faccio sempre quando torno da scuola. E tu che ci fai qui, Ben?, la sua espressione accigliata svan e il suo visetto si fece triste non appena guard meglio la faccia di Ben: Che ti  successo, fratellone? Perch ti hanno picchiato?. Ehi, coraggio, l'espressione di Ben si intener, facendosi preoccupata: Non piangere, Abby. Non  niente. Dei ragazzi a scuola dicevano cose cattive su me e Sofia, quindi gli ho dovuto dare le botte. La prese in braccio per cullarla.
Ma sembra che sono loro che hanno dato le botte a te.
Beh, moscerino,  solo perch non hai ancora visto loro!
Erano questi i momenti in cui mi ricordavo perch Ben fosse un ragazzo tanto ambito. Ero talmente toccata da quanto si mostrasse dolce con Abby che ci vollero diversi minuti prima che mi affiorassero alla mente le domande. Che stavano dicendo quei ragazzi su Ben e me? Era a quello che si riferiva Connor nel messaggio? Era stato Ben a suggerirglielo? Abby stava premendo sullo squarcio laterale di Ben. Come mai lui non prova dolore?
Ben pos Abby nuovamente a terra. La piccola alz la testa per guardarlo, con i ricci che le scendevano sulla schiena, per la smetti di fare a botte, vero? Fai piangere mamma.
Al che io e Ben ci scambiammo un'occhiata. Si vedeva chiaramente quanto lui si sentisse in colpa, anche dopo che aveva assunto un tono scherzoso mentre batteva dei colpetti con le nocche sulla testa della sorellina: Certo, gnometta.
Abby batt il piedino a terra: Uffa, comunque lo so quello che ho visto. Punt gli occhietti blu si di me. Ebbi un moto di nervoso. Abby sapeva diventare una vera seccatrice quando voleva. Vi ho visti. Vi stavate baciando!, pronunciava queste parole come un accusa di tradimento, Come hai potuto farlo, Sofia?, arricci il naso,  una cosa disgustosa! Hai baciato un orco gigante.
Ehi!, esclam Ben seccato.
Io non riuscii a soffocare una risatina.
In quel momento, Amelia fece capolino dalla porta. Sofia, se non hai troppo da fare, vorrei che mi aiutassi a preparare la cena.
Stavo ancora ridacchiando mentre imboccavo il corridoio, ma tutta l'ilarit svan quando Ben disse a Abby: Ridi quanto vuoi, nanetta, ma ti avverto. Non devi dire una parola di me e Sofia a mamma e pap. Capito?.
Ahia! Mi morsi il labbro inferiore mentre scendevo le scale diretta in cucina. Si vergogna di me? Finir per diventare il suo grande segreto?
Rimasi in silenzio per tutto il pasto, non che ci fosse molto da dire del resto, considerando che l'argomento principale furono le prediche che Lyle fece a Ben per la rissa. Amelia, naturalmente, non esit a dire la sua, mentre Abby continuava a gettare sguardi fulminei da me a Ben, ridacchiando per tutto il tempo.
Dopo cena, Amelia mise Abby a letto e Lyle chiese a Ben di scambiare due parole in privato. Per cui io rimasi a sparecchiare il tavolo e lavare i piatti. Apprezzai molto la solitudine perch mi permetteva di riordinare le idee.
Stavo gi svuotando la lavastoviglie e mettendo a posto i piatti quando le mani di Ben mi cinsero i fianchi. Mi strinse a s e pos le labbra sulla mia nuca.
Mi fermai: Cosa c' tra di noi, Ben?
A che ti riferisci?
A questo! Ai baci... a Rosarossa...  tutto confuso. Tutto troppo in fretta. Ho difficolt a starci dietro.
Si spost a fianco a me, appoggiandosi al ripiano di granito. Non riuscivo a guardarlo negli occhi, quindi mi limitai a continuare ad asciugare i piatti e metterli a posto.
Prima abbiamo discusso in biblioteca e poi ti sei cacciato in una mega rissa, a quanto pare a causa di certi commenti sul mio conto, e ora questo. Per l'amor del cielo, hai appena rotto con Tanya! Non intendo essere il tuo ripiego, Ben.
Lui non disse nulla e io continuai a mettere in ordine la cucina. Una volta finito, mi afferr per le spalle e mi mise faccia a faccia a lui: Sei troppo importante per me per essere un ripiego. Mettitelo in testa, Sofia. Sono stufo di essere solo un amico per te e voglio dare a noi una possibilit concreta.
E perch proprio ora?
Perch, come ti ho detto in auto, mi sento come se ti stessi perdendo. E non voglio che accada, Sofia.
Non mi pareva una ragione abbastanza buona per iniziare una relazione che aveva grosse potenzialit di fare del male a entrambi. Mi spaventa, ammisi, per poi aggiungere: E se non dovesse funzionare?.
Ascolta, non dobbiamo affrettare le cose. Prendiamola con calma se  necessario. Mi fissava pieno di speranze... aspettative... disperato. Iniziamo con un appuntamento e da l vedremo come si mettono le cose.
Un appuntamento, ci sto!, acconsentii, Ma detto una condizione.
Qualsiasi cosa.
Non si parler de La Coltre.
Ben si incup solo a sentirne il nome, fece comunque cenno col capo che era d'accordo: Mi sta bene.
E un'altra cosa, aggiunsi: Se poi facciamo sul serio, non intendo essere il tuo piccolo sporco segreto, Ben. Lo diciamo a Lyle e Amelia.
Mi fer che non sembrasse felice della cosa, ma, ancora una volta, acconsent ai miei termini: Certo.
Eravamo imbarazzati quando ci salutammo. Non ce lo dicemmo, ma, per la prima volta, l'idea di dormire nello stesso letto con lui pareva sbagliata. Ci demmo la buonanotte e prendemmo strade separate. Passai gran parte della notte rimuginando se fosse il caso di intrufolarmi nella sua stanza, se non altro nell'eventualit che avessi un altro incubo.
Proprio quando avevo preso la decisione di rimanere da sola, la mia porta scricchiol e si apr. Il letto si mosse quando Ben si sedette sul bordo. Non c'era bisogno di spiegazioni. Gli feci spazio e mi rannicchiai contro di lui. Pos le labbra sulla mia fronte per darmi il bacio della buona notte.
Tra me e Ben le cose erano sempre state semplici: eravamo migliori amici, sapevamo cosa fossimo l'uno per l'altra. Un paio di baci, qualche battuta allusiva e un appuntamento imminente erano bastati a rovinare quella sicurezza.
Quella notte, vicina a lui, prima di scivolare nel sonno non riuscivo a pensare ad altro che a quanto si sarebbero complicate le cose tra noi. Eppure un sorriso mi si spalm sul volto, perch, comunque si fosse evoluto il mio rapporto con Ben, ritenevo che sarebbe stato un voltare pagina.
Era una pia illusione perch, come sopraggiunse il sonno, port con s anche gli incubi.

Capitolo 23: Derek
Dopo il mio blackout, l'oscurit cominci a consumarmi e la volont rimastami non bastava per combatterla.
Il primo passo verso il baratro era stato quando avevo deciso che Sofia non era pi una mia responsabilit.
Dopo aver attaccato Ashley e colpito Vivienne, chiesi un incontro con Cameron e Yuri. Ero nella stanza della musica, tenevo la luce soffusa e suonavo un motivo triste al piano. I cavalieri si avvicinarono esitanti. Forse dal mio volto traspariva che non ero dell'umore per avere compagnia.
Accomodatevi e raccontatemi come sono andate le cose. Come  possibile che mio fratello sia sfuggito a tutti e due?, continuavo a suonare quella melodia angosciata.
Cameron prese l'iniziativa e si accomod su una delle panche imbottite. Yuri segu l'esempio. Pareva stare sulle spine e si contorceva le mani. Yuri non sembrava mai essere a suo agio quando c'ero io.
Ebbene? Raccontatemi!
Abbiamo trovato Lucas da Claudia, Cameron rispose alla mia richiesta, A quanto pare  rimasto nascosto l con lei per tutto il tempo.  scappato in gran furia. Molto probabilmente ci ha sentiti arrivare ed  saltato dalla finestra appena prima che arrivassimo.
Gli sono corso dietro, intervenne Yuri.
E anche Lazaroff  dannatamente veloce, lo  sempre stato.
Cameron gel Yuri con un'occhiataccia, come a far intendere al giovane vampiro di lasciare parlare solo lui. Di noi tre, Cameron era il pi vecchio, sia per gli anni da vampiro che per gli anni naturali. Tuttavia mi mostrava pi devozione e rispetto di quanto avesse mai fatto Yuri.
Yuri ha raggiunto vostro fratello, continu Cameron dopo una breve pausa, ma Lucas lo ha sopraffatto. Se non fossi sopraggiunto io, il principe avrebbe strappato via il cuore a Yuri. Quando Lucas mi ha visto arrivare, se l' data a gambe levate. Quando sono arrivato al porto, aveva gi steso le guardie ed era scappato con uno dei motoscafi.
I motoscafi?, smisi di suonare, Non ha preso un sottomarino?.
I sottomarini sono nuovi e piuttosto lenti rispetto a un motoscafo. Probabilmente non avrebbe saputo come pilotarli, spieg Yuri. Non ha mai mostrato alcun interesse a pilotare i sottomarini, comunque.
Quindi ha lasciato l'isola in piena luce del giorno?, mi girai sulla panca per mettermi di fronte a loro, Morir di certo.
Non ci scommetterei, Cameron ridacchi, Se c' una cosa che ammiro in vostro fratello,  la sua volont di sopravvivere.
Cameron aveva ragione. Conoscendo mio fratello, aveva sicuramente un asso nella manica che lo avrebbe aiutato a sopravvivere anche sotto il sole. Come mai c'era anche Yuri?
 lui che mi ha fatto la soffiata che Lucas era da Claudia.
Guardai Yuri, meditabondo. Non sapevo perch fossi sorpreso. Era solo che avevo pensato che, dopo tutti quei secoli, la cosa tra Claudia e Yuri fosse finita. Non avevo mai compreso la dinamica del loro rapporto; esternamente Yuri ostentava disprezzo per Claudia, eppure sembrava essere attirato da lei.
Ed esattamente, come sei venuto a conoscenza di quest'informazione?
Yuri mi diede una risposta prolissa e tortuosa, come era propenso a fare. La sua spiegazione mi sfugg, perch la mia mente era andata alla deriva: pensavo al benessere di Sofia. Affermare che non mi interessasse quello che le succedeva sarebbe stata una menzogna. Mi ripugnava il pensiero che un qualsiasi pericolo potesse ricadere su di lei. Se Lucas era sopravvissuto, com'era probabile, allora rappresentava una terribile minaccia per la vita di Sofia. Infatti, anche se per il momento Lucas non sapeva che Sofia non si trovava pi a La Coltre, aveva tutto il tempo e i mezzi necessari per scoprire che lei non era pi sotto la mia protezione.
Una parte di me voleva dare retta ai persuasivi ammonimenti di Vivienne, ma non ero disposto a vagare senza meta per la terra ferma in cerca di un'adolescente. Sofia aveva scelto di andarsene, pur sapendo benissimo che, una volta abbandonata La Coltre, non sarebbe pi stata sotto la mia protezione. Se Lucas le dava la caccia era un problema suo. Non mio. Non era pi una mia responsabilit dal momento in cui aveva scelto di scappare.
Quindi, che facciamo ora?, domand Cameron.
Sbattei le palpebre diverse volte per potermi risvegliare dal mio vaneggiamento: Voglio che Claudia sia arrestata e processata.
Yuri sgran gli occhi: Con tutto il dovuto rispetto, Signore, in tutta la storia de La Coltre nessuno dell'lite  mai stato accusato di crimini. Non si  mai sentito.
O la si pone sotto processo o la si uccide per avermi sfidato. Mi ha sputato in faccia tenendomi nascosto mio fratello quando avevo espressamente richiesto che fosse consegnato nelle mie mani. Non posso tollerare un simile comportamento se devo regnare.
Derek..., Cameron si alz leggermente cercando di provare a ragionare con me.
Gli voltai le spalle: Sia fatto immediatamente. Il processo comincia domani, e ripresi a suonare il piano.
Il passo successivo verso il baratro fu quando eliminai tutto quello che poteva ricordarmi di Sofia.
Poco dopo che Cameron e Yuri se ne furono andati, feci visita a Ashley nella stanza che divideva con le ragazze. Era ancora priva di sensi.
Perch non  guarita? Non le  stato dato del sangue?, chiesi mentre ne fissavo la sagoma inerte. Frugai dentro di me alla ricerca del senso di colpa, ma lo stimolo impellente a prosciugarla del tutto stava avendo il sopravvento. Uccidere era nella mia natura e il predatore che era in me diventava sempre pi ingordo.
Le ho dato da bere il mio sangue, Vostra Maest, Kyle cominci a spiegare, Ci vuole tempo perch faccia effetto. Le volte in cui avevo fatto bere il mio sangue a Sofia, lei era guarita all'istante. Scacciai il pensiero. Sofia era diversa. L'avevo capito fin dal primo momento in cui l'avevo vista. Mi si strinse lo stomaco dalla nostalgia che provai per Sofia e dalla fame che avvertii per Ashley.
I miei occhi misero a fuoco la zona del collo di Ashley nella quale avevo affondato i denti. Il dolore interno, la fame, era quasi insopportabile.
Portala via da casa mia. L'ordine mi usc con voce profonda e minacciosa.
Kyle mi guard: Mio Signore?.
Mi hai sentito. Portala via da qui. Portala a casa tua, non mi importa. Non riuscir a trattenermi dal divorarla se rimane qui.
Kyle assent: E le altre?
Portate via anche loro. D a Sam di prenderne una o tutt'e due sotto la sua ala. Voglio solo che se ne vadano da qui.
Mi avviai per lasciare la stanza, prima di perdere completamente l'autocontrollo. Con tutta la forza che mi restava, mi fermai per dare a Kyle un ultimo ordine.
Distruggi la Stanza del Sole. Voglio che smantelli tutto quello che c' all'interno. Deve tornare una camera spoglia. Non voglio che nulla in questa casa mi ricordi di lei.
Vivienne aveva ragione. Avevo ceduto all'oscurit.
Mentre sedevo nel mio posto alla Grande Cupola in attesa dell'udienza di Claudia, l'unica emozione che ancora mi connetteva con la mia umanit era il senso di colpa. Non mi abbandonava mai. La tentazione di alleviare il mio dolore escludendo quell'emozione era forte, ma non potevo farlo. Non potevo permettermi di perdere l'ultima briciola di umanit che mi era rimasta, non importava quanto fosse doloroso.
Claudia venne portata alla sbarra. Dire che sembrasse impenitente era riduttivo. Mi inceneriva con lo sguardo.
Eli, che era il capo commissione del processo, prese posto a lato di Claudia. Continuava a osservarla di nascosto, come avesse paura che lei potesse scagliarglisi contro. Con Claudia che sembrava una leonessa e Eli un topolino, pareva plausibile che lei finisse per divorare quel vampiro smilzo e allampanato.
Facciamola finita, andiamo al sodo, mi accorsi che la sedia di Vivienne era vuota. Dove diavolo ? Presi nota mentalmente di andare a cercarla dopo il processo.
Eli cominci il discorso d'apertura, annunciando lo scopo del processo e le accuse rivolte a Claudia. Nessun di noi era sicuro sul da farsi. Erano passati secoli dall'ultima volta che una persona era stata processata a La Coltre. E questa era in assoluto la prima volta per un membro dell'lite.
La mascella di Eli si contrasse quando fin l'arringa introduttiva e si gir verso l'imputata: Come vi dichiarate?.
Non colpevole, Claudia teneva lo sguardo fisso su di me.
Alzai un sopracciglio: Neghi forse di aver tenuto mio fratello a casa tua?.
No.
Eri informata che io, tuo principe e superiore, avevo dato ordine che fosse consegnato alla mia custodia?
S, ne ero a conoscenza.
Allora come puoi dichiararti non colpevole? Non  forse palese che tu mi abbia disubbidito?
Smettiamola di inscenare questa farsa, Vostra Maest, sibil lei, Tutti noi sappiamo che avete lasciato La Coltre senza leggi prima di ritirarvi a dormire per quattrocento anni. Non potete accusarmi di nessun crimine perch non esistono leggi da infrangere.
Appoggiai un gomito sopra al bracciolo della poltrona reclinabile in pelle. Un angolo della mia bocca si sollev in un mezzo sorriso. Vedi,  proprio qui che ti sbagli, Claudia. In quest'isola c' un'unica legge e tu l'hai infranta: la parola di chi vi governa e, in assenza di mio padre, quella parola  la mia. Feci una panoramica con lo sguardo per passare in rassegna ogni singolo membro dell'lite presente nella stanza: Ricordate bene quello che vi sto per dire. A La Coltre, finch regner io, la mia parola  legge. Coloro che la sfidano ne pagheranno le conseguenze. Qualcuno osa obiettare?
Il silenzio era carico d'adrenalina. Mi aspettavo che Claudia tentasse di difendersi, ma, con mia sorpresa, indietreggi intimorita. Feci un sorrisetto. Anche le leonesse temono il re del branco.
C' qualcuno che vorrebbe parlare a favore dell'imputata?, chiesi ad alta voce.
Claudia non aveva molti alleati a La Coltre, quindi fui sorpreso quando Yuri si lev in piedi in sua difesa. Era l'ultima delle persone che mi sarei aspettato dicesse qualcosa per salvarle la pelle.
Yuri and alla sbarra, guardando Claudia prima di rivolgersi a me: Non  un segreto quanto io e questa sgualdrina ci detestiamo a vicenda. Trovo disgustoso anche il solo starle accanto. Tuttavia, non  neanche un segreto che, se esiste un cittadino su quest'isola che  sempre stato capace di sopportarla, questo era il fratello maggiore di Vostra Altezza, Lucas. Fece una pausa per riprendere fiato e lanci uno sguardo acuminato a Claudia.
Gli occhi di Claudia si inumidirono di lacrime. Mi incuriosiva sempre pi questo strano rapporto tra Claudia e Yuri.
Lo spregio dimostrato verso Vostra Altezza, il principe, non  scusabile, tuttavia mi levo in sua difesa facendo appello alla clemenza pi che alla giustizia. Siamo diventati l'lite perch abbiamo versato insieme il nostro sangue in battaglia. Ci siamo schierati assieme come fratelli e sorelle, come una famiglia, nel peggiore dei periodi. Lucas era questo per Claudia, un amico forse, magari un amante, una famiglia nella migliore delle ipotesi. Dobbiamo punirla per aver protetto l'unica persona a La Coltre che lei considera come suo alleato?
La mia risposta alla supplica di Yuri avrebbe causato trambusto e ne ero consapevole: Trovo queste tue parole toccanti. Tuttavia, la disubbidienza  disubbidienza e non intendo tollerarla. A meno che qualcuno non possa darmi una ragione pi valida per graziarla, Claudia costituir un monito per tutto il regno. Mi eressi al massimo della mia statura, per dare alle mie parole ulteriore enfasi: Non intendo essere pi sfidato da nessuno.
Avvertii la paura negli occhi di Claudia. Era raro vederla tremare e io mi gustai ogni suo singolo tremito.
La condanno a trenta frustate e a sei mesi di detenzione nelle Celle, con effetto immediato.
Generai il caos, ma il messaggio era arrivato forte e chiaro. La Coltre non era pi un regno senza legge. Io ero la legge.

Capitolo 24: Sofia
Stavo correndo attraverso i boschi nebbiosi e scuri de La Coltre. Avevo tagli e spellature. Sentii il sapore del sangue sulle labbra. Le guance mi si rigarono di lacrime. Una presenza oscura mi seguiva. Mi sorse una speranza nel vedere la radura che mi avrebbe condotto alla fuga. Stavo per farcela. Accelerai.
Tutta la speranza lasci il posto al terrore quando inciampai cadendo sull'orlo di una larga fossa buia. I conati di vomito furono immediati per via dell'olezzo, della vista, del silenzio innaturale e dalla sensazione di essere circondata dalla morte. Tutt'intorno a me, una miriade di cadaveri, alcuni dei quali avevano volti familiari. Ashley. Paige. Rosa. Sam. Kyle. Ben. Io.
Il mio corpo era un blocco unico di tensione. Non riuscivo a muovere un singolo muscolo, ma ero estremamente consapevole dell'incontrollabile tremolio che mi scuoteva.
Sofia?
Ben mi avvolse in un abbraccio da dietro, il suo alito caldo e irregolare mi soffiava sul collo. Pensai per un attimo che stesse cercando di rassicurarmi e mi appoggiai all'indietro contro di lui. Ma anche lui stava tremando e molto pi intensamente di me.
Era stata un'altra notte piena d'inquietudine.
Ripresi lentamente controllo del mio fisico e dopo pochi minuti che giacevo cos, con le forme dei nostri corpi fusi l'uno contro l'altro a creare un tremore unico, riuscii a girarmi per guardarlo in faccia. Non riuscivo ancora a destarmi del tutto dal mio sogno orripilante, quindi, invece di tentare di calmarlo a parole, mi avvicinai e appoggiai la mia guancia contro la sua larga spalla.
Sembr che fossero passate ore prima che i nostri corpi smettessero di rabbrividire.. Contro il mio viso sentii rallentare i suoi battiti cardiaci, prima rapidi e irregolari. Rimasi senza fiato. La sua mano era sulla mia coscia e saliva, sollevandomi col palmo la camicia da notte. Mi spost pi in alto sul letto di modo che ci trovassimo faccia a faccia. Le sue labbra erano su di me. Prima all'angolo della mia bocca, poi pi gi, sul mento, sul collo, sulla spalla ... mi impietrii nel sentire che le sue mani percorrevano il mio corpo proprio come avevano fatto quelle di Lucas.
Ben, gracchiai.
La sua bocca trov la mia cos non potei pi parlare, pi obiettare, allora lo spinsi via.
No, Ben, non possiamo farlo.
I suoi occhi incontrarono i miei e ardevano di rabbia: Hai idea di quante volte lei mi abbia usato?
Claudia. Era una nube scura che sorvolava sempre sopra di lui.
Quante volte lui ha usato te?
Te l'ho gi detto: mai!, ricordai tutte le notti che avevo passato nel letto di Derek. Non mi ha mai sfiorata neanche con un dito. Mi spiazz il pensiero di quello che avevo appena realizzato. Non ricordavo una sola occasione in cui Derek mi avesse toccata mentre ero nel suo letto, almeno non in modo sensuale. C'era stata sempre una sorta di distanza di sicurezza fra noi.
Poi mi venne in mente l'episodio in cui, nel suo letto, Derek mi blocc le braccia sopra la testa tenendomi per i polsi. Dopo quella volta al Santuario al momento del suo risveglio, era la prima volta in assoluto che aveva fatto una cosa simile. Dovetti ammettere che Derek non era cos privo di difetti come volevo dipingerlo per via della mia infatuazione.
Non possiamo continuare a farlo, scossi la testa e scesi dal letto.
Non possiamo continuare a fare cosa?
Dormire nello stesso letto. Non se vogliamo iniziare una relazione. Stiamo navigando in acque insidiose.
Non ti sei mai fatta problemi a dormire nello stesso letto con lui.
Da dove salta fuori questa rabbia, Ben?, gli dissi gesticolando e scuotendo la testa enfaticamente. Senti, lascia perdere. Ti faccio un favore, dimenticher quello che  successo. Torno nella mia stanza.
Fuori dalla finestra di Ben, le tinte pastello viola e rosse indicavano l'insorgere dell'alba. Era la mattina del nostro primo appuntamento. Avevamo stabilito la data un paio di giorni prima, quando avevamo deciso di darci una possibilit, e ci eravamo accordati per il fine settimana. Di certo non era quello il modo migliore di avviare il nostro primo appuntamento.
Sgattaiolai fuori dalla sua stanza e tornai nella mia. Il sonno mi aveva abbandonata definitivamente e fissai fuori dalla mia finestra il sole che sorgeva.
Durante la colazione, fu chiaro dalle borse sotto i suoi occhi che neanche Ben aveva dormito granch. Fedele alla parola data, ero determinata a dimenticare tutto quello che era successo poco prima, attribuendo la colpa ai sogni che ancora lo tormentavano. Cos gli sorrisi giocosa e gli punzecchiai la spalla prima di piazzargli davanti un piatto di toast francesi. Era evidentemente sorpreso, ma sembr sollevato che non ci fosse tensione fra noi.
Voi due vi siete alzati presto, comment Lyle sorseggiando il suo caff e con gli occhi incollati all'articolo di giornale che leggeva dal tablet:  sabato. Siete ragazzi. Si suppone che dovreste dormire fino a tardi.
Amelia e Abby erano ancora a letto. Dormivano sempre fino a tardi durante i fine settimana.
Feci solo un sorriso mentre spalmavo il burro e la marmellata di fragola sopra il mio toast alla francese: Forse non siamo adolescenti normali, Lyle.
Mi guard abbastanza a lungo da infastidirmi.
Alzai a mezz'aria la forchetta: Che c'?.
Scosse la testa: Niente di importante.
In realt, biascic Ben mentre versava una generosa cucchiaiata di sciroppo d'acero sopra il suo pane tostato, Sofia non vedeva l'ora di alzarsi per passare un po' di tempo con me.
Le mie guance si fecero di brace. Non potei ignorare il modo in cui Lyle spost lo sguardo da Ben a me e poi nuovamente al figlio. Lyle era per lo pi un uomo pacato e che stava prevalentemente sulle sue. Raramente l'avevo sentito alzare la voce, anche quando rimproverava i figli.
Voi due dovete fare attenzione, ci ammon Lyle, Qualunque cosa stia accadendo fra di voi, parlava rivolto a Ben, penso che sappiamo entrambi che tua madre non  ancora pronta a considerare l'idea che voi stiate insieme. Andateci coi piedi di piombo.
S, pap. Stanne certo, Ben aveva l'aspetto di un cervo abbagliato dai fari di una macchina
Io e Ben ci scambiammo un'occhiata. Come fa a saperlo?, mimai con le labbra quando Lyle riport l'attenzione alle notizie del giorno.
Ben scroll le spalle mentre rimescolava il cibo nel piatto. Lyle fin il suo caff e ripose il tablet nella custodia.
Vado a lavorare. Buona giornata e, per cortesia, non combinate niente di cui vi pentireste!
Ben represse una risatina mentre guardava il padre uscire. Non sembra abbia nulla in contrario alla nostra relazione. Suppongo sia un bene.
Gi! Lo penso anch'io.
Detto questo..., mi diede una rapida occhiata da capo a piedi: Vatti a vestire, Sofia. Non hai un appuntamento oggi?.
Psshh, gli tirai un tovagliolo di carta appallottolato, Pensavo di dargli buca. Un uomo saggio mi ha appena detto di fare attenzione o, per la precisione, di andarci coi piedi di piombo. Tentai di imitare il modo in cui Lyle aveva pronunciato quelle ultime quattro parole.
Giusto, Ben fece una risata furbetta, poi si appoggi alla tavola da pranzo mentre io mi alzavo per mettere a posto i piatti, Come se ti fosse possibile dare buca a me.
Alzai ostentatamente un sopracciglio: Cosa ti fa pensare che io non possa?.
Fece spallucce, simulando fiducia in se stesso: Cosa ti fa pensare che puoi?, mi sollev il mento con l'indice per farmi alzare il viso e si pieg intenzionato a baciarmi, quando entr Amelia, coi capelli biondi ridotti a una matassa disordinata e l'aspetto di chi  ancora semi addormentato.
Buongiorno, mamma, disse Ben. Amelia, che non era mai stata un tipo mattutino, borbott appena e and dritta al frigorifero. Sofia ed io stiamo per uscire e passeremo la giornata fuori, va bene? Torneremo a casa per cena.
Ah-ha. Amelia annu col capo, con la testa ancora dentro al frigorifero. Ero abbastanza sicura che non avesse assimilato nulla di quello che aveva detto Ben. Si vers del succo d'arancia nel bicchiere e usc dalla stanza.
Mi mossi per fare i piatti, ma Ben mi acciuff per il braccio: Lascia perdere. Oggi sei tutta mia, sghignazz, dando uno sguardo al mio pigiama, Dovresti davvero vestirti. Non posso farmi vedere in giro con te ridotta cos.
Tratti cos tutte le ragazze con cui esci? alzai gli occhi al cielo.
No, scosse la testa, Soltanto quelle che si presentano in pigiama.
Mi accompagn in camera e mi lasci il tempo di prepararmi mentre anche lui andava a vestirsi. Non sapevo cosa avesse in mente per il nostro appuntamento, cos passai cinque minuti buoni davanti al mio armadio, domandomi cosa mettere. Perch non vai semplicemente a chiederglielo, Sofia? Santo cielo, si tratta di Ben! Eppure, volevo che sembrasse un vero primo appuntamento, completo di tutta la scocciatura di dover decidere l'abbigliamento adatto e fare le varie prove.
Poich era un sabato mattina ed ero sicura che Ben non mi avrebbe trascinata a un evento elegante, optai per indossare una camicetta stile babydoll con un top a fascia di pizzo bianco e un orlo rosa di chiffon trasparente. La abbinai a un paio di jeans skinny scuri. Considerai la possibilit di legarmi i capelli in una coda, ma decisi di lasciarli sciolti e adornati da un cerchietto con strass.
Avevo appena finito di farmi un trucco molto leggero, quando Ben cominci a bussare. Afferrai al volo la borsa, ci infilai telefono, trucchi e portafogli e, al mio aprire la porta, i suoi occhi si illuminarono.
Lo conoscevo da met della mia vita eppure ancora mi ritrovavo incantata da un lato di lui che non avevo mai conosciuto prima.
Che ne dici? Immagino che ora sarai ben disposto a farti vedere in giro con me?, lo presi in giro.
Mi squadr dalla testa ai piedi. Beh...mm.. Puoi andare.
Alzai gli occhi al cielo e gli mollai uno schiaffo leggero sul lato indenne della faccia.
Ahia! D'accordo, ammise, sei davvero perfetta, Sofia.
Ci incamminammo nel vialetto e salimmo sulla sua auto.
Ebbene?, gli chiesi non appena mi fui accomodata sul sedile passeggeri, Che ha in mente per il nostro primo appuntamento, Signor Hudson?.
Beh..., sembrava sinceramente emozionato mentre metteva in moto, ho pensato che recentemente abbiamo collezionato dei brutti ricordi, quindi forse vale la pena di rivivere quelli belli.
Sorrisi: Sembra interessante. Dove siamo diretti quindi?
Aspetta e vedrai.
Passarono 10 minuti prima che arrivassimo alla nostra prima tappa: una fila di negozi che non mi pareva proprio di aver mai visto prima. Che genere di ricordi avrei in un posto simile?
Uscimmo dall'auto. Ben mi teneva la mano e mi condusse in un negozio di giocattoli. Oltrepassava gli scaffali di giocattoli diretto con fermezza verso il fondo del negozio.
Non potevo trattenere oltre la mia curiosit: Che ci facciamo in un negozio di giocattoli, Ben? Non sono mai stata qui.
Neanche io, ammise, il divertimento gli faceva strizzare gli angoli degli occhi mentre procedeva a esaminare ogni scaffale cui passava accanto. Teneva le dita intrecciate alle mie. Ahhh... eccolo!
Si ferm a un ripiano che conteneva un impressionante assortimento di pistole ad acqua. Mi guard in faccia e sorrise: Ricordi la prima volta che abbiamo giocato insieme?.
Quello lo definisci giocare insieme?, ridacchiai nervosa, Non la smettevi di schizzarmi con la pistola ad acqua... proprio in faccia!.
Era la prima pistola ad acqua che avessi mai avuto. Avevo solo nove anni. Pensavo fosse un giocattolo fichissimo e poi ti sei presentata tu e non riuscivi a star seduta in un posto per pi di un secondo...Cosa? Ma  la verit! Saltellavi qua e l continuando a irritarmi con stupide domande, si strinse nelle spalle, Ero infastidito.
Quindi la tua soluzione era di spararmi acqua in faccia tutte le volte che aprivo bocca.
Avvicin la faccia alla mia facendo gli occhi a fessura: Il che riusc a zittirti, o sbaglio?.
Per la cronaca, le domande che facevo NON erano stupide. Eri tu che non sapevi le risposte!
Non importa. Erano fastidiose.
Alzai di nuovo gli occhi al cielo. Eppure i ricordi legati a Ben e alla sua pistola ad acqua mi mettevano di buon umore. Era cos che avevamo cominciato a legare. Mi inseguiva sempre perch non riuscivo a stare ferma. Ero continuamente alla ricerca di qualcosa e Ben era sempre curioso di sapere in quali avventure mi sarei cacciata. Quando mi raggiungeva, iniziavo a blaterare su quello che avevo scoperto o iniziavo a fare domande che, a quanto pareva, lo irritavano. Giunsi al punto che mi bastava vedere la pistola ad acqua per chiudere la bocca.
Che fine ha fatto quell'aggeggio?, mi domandai ad alta voce.
Ho sempre pensato che l'avessi nascosta da qualche parte.
No, in realt no.
Comunque sia,  andata persa. Ed  proprio per questo che siamo qui. Quella pistola ad acqua era un regalo di mio zio Bob, quindi l'ho chiamato e gli ho chiesto dove l'avesse presa. Ed eccoci qui!
Hai intenzione di comprarne un'altra? Perch mai? Per schizzarmi in faccia?
Ridacchi e, prima di parlare, mi diede una strizzata alla mano: Per quanto possa essere tentato, no Sofia, no. Pensavo sarebbe stato divertente per tutti e due fare un battaglia con le pistole ad acqua a bordo piscina o qualcosa nel caso che...beh, lo sai...
No, nel caso che cosa?
Nel caso che procedessimo a un secondo appuntamento.
Oh, scaltro, Ben. Davvero scaltro.
Scegliemmo la nostra coppia di pistole ad acqua, pagammo e uscimmo a prendere l'auto. Prima di rimettersi a guidare, mi fece una premessa: Quando capirai dove siamo diretti, prometti di non uccidermi. Siamo d'accordo?.
Prover a non ricorrere alla violenza. Dove diamine intendi portarmi ora?
Vedrai.
Quando parcheggi l'auto di fronte alla destinazione successiva, ero mortificata. Quel luogo era stato teatro dell'attimo pi imbarazzante della mia vita. Gli gettai una di quelle occhiate...
Hai promesso di non uccidermi.
Non l'ho affatto detto.
Tutto ci che ottenni in risposta fu quel tipico sorriso affascinante dei suoi che gli spianava sempre la strada nella vita.
Suvvia, Ben..., mi lamentai, Come puoi considerarlo un posto con dei bei ricordi?. Eravamo parcheggiati davanti alla boutique che era stata la mia preferita quando avevo tredici anni e dove mi avevano fermata per taccheggio.
Che c'?  la sede del tuo primo crimine!
Come puoi pensare che sia un bel ricordo per me? E per la cronaca, ci tengo a dire che fui incastrata.
S. Me lo hai raccontato tante, ma tante di quelle volte. Era stata Jenna a mettere il vestito nella tua borsa.
 la verit. Incrociai le braccia sul petto e misi il broncio.
Non intendo metterlo in dubbio, Ben alz le braccia come per arrendersi, Ma questo posto rappresenta un bel ricordo per me, perch  qui che ho capito che avevi una cotta per me.
Ed esattamente come saresti arrivato a quella rivelazione?
Non eri forse l perch stavi pedinando me e Jenna?
Mi coprii il viso con entrambe le mani:  cos imbarazzante. Lo sapevi dunque?.
E certo che lo sapevo.
Quindi per tutto questo tempo hai sempre saputo che avevo un debole per te? Ma come hai fatto a...
Che importanza vuoi che abbia ora. Lo sapevo e basta. Si pieg all'indietro sullo schienale dell'auto, con lo sguardo rivolto davanti a s.
Ma tu non ti sei mai interessato a me. Non a quel modo almeno.
Si fece una grassa risata: Mai interessato a te??? Sofia, ho preso una sbandata per te dalla prima volta che ti ho vista. Non hai idea di quanto eri graziosa quando ti ho sparato l'acqua in faccia per la prima volta. Ho un debole per te da allora.
Allora perch non hai mai detto niente? Sono stata costretta a sorbirmi tutte quelle tue avventure e storielle con una serie infinita di ragazze. Non capisco.
Ho sempre pensato a te come alla ragazza con cui alla fine avrei fatto sul serio. L'unica spiegazione sincera che posso darti  che non ero ancora pronto a un vero rapporto, a sistemarmi. Ma so che ti ho fatta soffrire molto e non ci sono scuse per questo. Sono stato un vero stronzo.
Poi si  presentato Derek e tu sei stato ripagato con la stessa moneta. Ed  per questo che ti sei improvvisamente interessato cos tanto a me? Di certo non  perch sei pronto a sistemarti.
Ad ogni modo, Ben tamburellava le dita sul volante, siamo qui perch ho pensato che fosse il posto ideale per cercare il tuo vestito per il ballo di fine anno.
Il vestito per il ballo?
Esatto! Dai!
Devo proprio?, piagnucolai.
Non puoi venire al ballo con me se non hai un vestito da sera, Sofia, mi prese per mano e mi fece scendere dalla macchina, Oltretutto  anche ora che questo posto ti lasci qualche bel ricordo.
Mentre camminavamo verso la porta di ingresso della boutique, feci una battuta: E chi ha mai detto che verr al ballo con te?.
Gli sfugg una risatina sotto i baffi: Certo che lo farai. Sar l'appuntamento numero tre.
Dopo aver scelto il mio abito da sera e il suo completo, mi port nella sua gelateria preferita. Sapeva cosa ordinare per me senza neanche bisogno di chiedermelo: gelato alla menta con scaglie di cioccolato. Lui odiava quel gusto, continuava a ripetermi che sapeva di dentifricio. Il suo gusto preferito era la fragola, cosa che non aveva mai ammesso fino alle superiori, visto che da bambino lo prendeva al gusto puffo. Pensava che la fragola fosse troppo da femmine perch era rosa.
Ogni posto dove andavamo conteneva un ricordo degli otto anni in cui eravamo stati migliori amici. Era un promemoria di quanto bene ci conoscessimo, di quanta familiarit avessimo con le idiosincrasie e le manie l'uno dell'altra. Era come se volesse ricordarmi la ragione per cui lui era ancora importante, per cui noi due eravamo importanti.
Ci intrufolammo alla medie e ci divertimmo in altalena, ricordandoci della prima volta che lui era finito in una rissa. Avremmo voluto rimanere pi a lungo, ma la vecchia guardia di sicurezza, Enrique, ci cacci via.
Poi pranzammo al ristorante dove entrambi avevamo lavorato un'estate. Il nostro responsabile di allora lavorava ancora l, perci ottenemmo un dessert gratuito. Alla fine, facemmo una passeggiata per i vialetti tortuosi del parco vicino all'ospedale dove Ben era stato ricoverato per appendicite.
Stavi con me ogni giorno fino a quando mi hanno dimesso, ricord Ben. Stavamo seduti su una panchina e mi teneva le mani, giocherellando con le mie dita: Voglio solo che tu sappia che io notavo tutto, Sofia. Apprezzo tutto quello che hai fatto per me.
Non c'erano parole per descrivere il modo in cui questo mi faceva sentire. C'erano ancora molte domande, molti dubbi che mi correvano per la mente, ma al di l di tutti i dissapori che avevamo avuto per via de La Coltre, Ben era stato l'unica costante della mia vita per gli otto anni passati. C'era stato per me quando non c'era nessun altro. Neanche La Coltre avrebbe potuto cancellare questo.
Quando Ben si chin per baciarmi, fu il primo dei nostri baci nel quale ero completamente e assolutamente sua. Mentre le nostre bocche si esploravano, non una singola fibra del mio essere stava prestando attenzione a Derek Novak. Quel preciso giorno io ero di Ben e soltanto sua.

Capitolo 25: Derek
Se il mio obiettivo finale era di dimenticare Sofia Claremont, ci ero riuscito nel momento in cui il sangue di Ashley aveva iniziato a scorrermi nelle vene. Non c'era stato un solo giorno da quando mi ero nutrito del suo sangue che non avessi lei in mente.
Cercai di distrarmi al campo d'addestramento o di perdermi nella musica. Non funzionava niente. Niente mi distraeva dalla fame animalesca che provavo per la bella bionda. Ero grato di aver avuto abbastanza buon senso da dire a Kyle e Sam di portar via le ragazze. Dovevo stare alla larga da loro, da lei, o avrei perso ogni controllo. Non avrei esitato a riassaggiare la dolce leccornia che lei rappresentava.
Fu questo dilemma riguardo all'esuberante adolescente che mi port all'attico di Vivienne. Naturalmente, ci si aggiungeva anche il fatto che Vivienne non si era pi vista alle riunioni del consiglio da quando avevamo avuto quello scontro nella Stanza del Sole. Con una discussione importante da affrontare, quale l'incredibile incremento della popolazione umana a La Coltre, non potevo permettermi di non avere Vivienne alle riunioni.
Quando raggiunsi il suo attico, la trovai all'interno della serra che si prendeva amorevolmente cura delle rose, dei gigli, dei tulipani e delle orchidee.
 stupefacente come la vita sia riuscita a prosperare a La Coltre anche senza il sole, disse non appena percep la mia presenza. Mi appoggiai allo stipite per osservarla mentre proseguiva: I poteri di Cora non cesseranno mai di stupirmi.
Stiamo trattando argomenti di importanza vitale per La Coltre e tu te ne stai qui a coltivare le piante?
Perch sei venuto, fratello?, la sua risposta era priva di ogni emozione.
Sono venuto a prenderti. Il tuo dovere  di stare alla Grande Cupola, a prendere parte alle decisioni sul destino della popolazione umana del regno, e non di startene qui nella tua serra.
Sei venuto per dirmi solo questo?
La studiai, domandandomi se sapesse quello che mi passava per la mente persino prima che parlassi. Non avevo mai afferrato a pieno la portata delle capacit di mia sorella. Mi domandai se ci sarei mai riuscito.
Sei angosciato dal tuo desiderio per Ashley, non  cos?
La sua domanda era retorica, per cui la guardai in cagnesco, sperando che percepisse la mia impazienza. Ma nulla... I minuti ticchettavano via e lei rimaneva in silenzio. Restava concentrata sulla pianta che stava potando. La sua mancanza di considerazione cominciava ad irritarmi.
Governo ancora su di te, sorella. Voglio la tua totale attenzione quando ti parlo.
Lasci cadere gli attrezzi e mi guard dritto in faccia. Non appena quelle iridi viola si soffermarono su di me, desiderai non aver mai chiesto la sua completa attenzione. Il suo sguardo narrava una storia di disperazione, una matassa che desideravo dipanare e riaggiustare, ma mi sentivo impotente al riguardo.
La sola domanda che mi sorge in mente, mio principe,  perch abbiate un tale dilemma, Vivienne mi si avvicin di un passo. Mi metteva alla prova. Perch non la riprendi dalle guardie e fai di lei quello che vuoi? Non  altro che una schiava. Hai ogni diritto di piegarla, distruggerla, usarla nel modo che preferisci.  solo un'altra ragazza umana. Mi ricordo di un tempo in cui non avresti esitato a prendere la vita di una creatura simile. Perch esiti adesso?
Ero attraversato dalla tensione, mentre cercavo una risposta alla sua domanda. Un gusto amaro mi avvolse la lingua mentre il nome mi usciva dalla bocca.
Sofia.
Ashley era importante per Sofia. Ecco perch non voglio farle del male. Ero risentito con mia sorella per la sua astuzia. Le avevo proibito di parlare di Sofia, eppure, senza disobbedirmi, era comunque riuscita a farmi ponderare e arrivare a realizzare quale potere la deliziosa rossa avesse su di me.
La dura prova alla quale mi aveva sottoposto mia sorella me la portai fin dentro alla Grande Cupola, dove ci sedemmo per la riunione del consiglio. Vivienne mi aveva lasciato con una scelta: continuare a percepire quel tumulto oppure arrendermi alla mia natura di predatore. In qualche modo, per quanto quest'ultima opzione sembrasse invitante, una parte di me ancora combatteva. Era quella la parte consapevole del fatto che avevo una scelta e, con essa, anche la responsabilit delle conseguenze delle mie decisioni.
Derek!, Vivienne mi strapp alla mia introspezione, Sono tutti qui in attesa che tu cominci.
Come di consueto, Eli era sulla pedana per presiedere la sessione. Apparentemente aveva gi finito i discorsi introduttivi e tutti gli occhi erano puntati su di me nell'attesa che iniziassi a parlare.
Mi raddrizzai sulla sedia, nel tentativo di concentrarmi: La popolazione umana de La Coltre  di gran lunga troppo numerosa. Come ha potuto diventare cos?
Con tutto il dovuto rispetto, Xavier disse dalla sua sedia, non vedo perch questo sia un problema. Non sono addestrati per combattere. Non hanno nessuna arma e nessun mezzo per procurarsela. Possiamo facilmente sedare qualunque tentativo di ribellione. L'ultima rivolta degli umani  avvenuta quattrocento anni fa e quella s che fu un vero e proprio massacro.
E sareste disposti a compiere un altro massacro? Non abbiamo gi le mani abbastanza sporche di sangue?, era Liana, la moglie di Cameron, a prendere la parola.
Siamo vampiri, Liana, Xavier fece una smorfia, e ogni giorno viene versato del sangue umano su quest'isola, ogni singolo giorno.  cos che la nostra specie sopravvive. Non fingiamo di provare indignazione morale. Non ce lo possiamo proprio permettere.
Non possiamo affrontare un'altra rivolta, la mia voce mise tutti a tacere, siamo gi minacciati da forze esterne, altre congreghe di vampiri desiderano quello che noi abbiamo qui a La Coltre e i cacciatori implacabili ci perseguono senza tregua. Tenendo conto di quanti esseri umani stiamo rapendo, non ci vorr molto perch i cacciatori ci scoprano. Non possiamo rischiare una ribellione all'interno delle nostre stesse mura.
Che cosa suggerisce di fare il principe?, Eli si sporse dalla ringhiera di metallo che circondava la pedana.
Per ora, i sequestri devono essere interrotti. Tutti i ricognitori saranno richiamati per essere addestrati come guardie. Tutto il sangue umano che ci serve verr dagli esseri umani gi presenti sull'isola. Non possiamo rischiare che i cacciatori ci trovino. Proprio mentre pronunciavo quelle parole, pensai al rischio che avevo corso quando avevo lasciato fuggire Sofia e il suo amico. Mi aveva forse accecato a tal punto da farmi dimenticare il mio dovere di difendere La Coltre a ogni costo?
Il vociare che esplose nella sala rotonda anneg i miei pensieri.
Come sopravviveremo dunque?, si lament uno a gran voce, Dobbiamo alimentarci.
Mi apparve repentina l'immagine di Ashley e provai una fitta allo stomaco. S. Certo che dobbiamo: Da dove vengono i bicchieri di sangue?.
Fin dal mio risveglio mi veniva somministrata una razione quotidiana di sangue. Non era succulento come il sangue fresco appena pompato da un cuore pulsante, ma bastava a soddisfare il bisogno di un vampiro. Fino a quel momento non avevo mai pensato di chiedere da dove provenisse.
Quando parlai, tacquero nuovamente. Mi lasciava sempre perplesso come io, pi giovane della maggior parte di loro sia per anni da vampiro che naturali, potessi incutere tale rispetto nell'lite.
Questa volta, per, non fu la mia persona a causare il loro silenzio. Fu la mia domanda: Ebbene? Da dove otteniamo un tale rifornimento di sangue?.
Le nocche di Eli divennero bianche sulla sbarra metallica. Vivienne afferr pi strettamente i braccioli della sua poltrona.
Vivienne?
Lei gir la poltrona verso di me: La popolazione umana  notevolmente inferiore a quanto era circa mezzo secolo fa. Girava voce allora che sarebbe esplosa una ribellione perch gli esseri umani diventavano sempre pi irrequieti e insoddisfatti delle loro condizioni di vita.
La invitai a continuare sventolando la mano.
Nostro Padre ordin allora un abbattimento selettivo.
L'espressione sul volto di Vivienne mut come se l'episodio stesse dando vita in lei a memorie spiacevoli. Mi domandai per l'ennesima volta cosa le passasse per la testa. Mia sorella: l'enigma perenne.
Un abbattimento selettivo?
Eli le venne in soccorso: Tutti gli umani che si erano dimostrati di nessun valore, i deboli, i malati e coloro che non potevano essere di alcuna utilit vennero macellati e dissanguati per conservarne il sangue in celle frigorifere come scorta alimentare per i tempi futuri.
Ne sono stati uccisi cos tanti da far durare il sangue fino ai nostri giorni?
S, in effetti fu un numero piuttosto cospicuo, Xavier sghignazz sommessamente, ma non abbiamo mai usato granch di quel sangue congelato, dal momento che potevamo averne di fresco con i continui sequestri.
Bene, ci sar utile ora, mi spiego?, lo rimbrottai, Sono inflessibile nella mia decisione: non ci saranno pi sequestri. Per alimentarvi berrete il sangue dei morti.
E cosa faremo quando sar terminato?, Xavier non si faceva mai intimidire da me e non temeva di dimostrarlo.
Il viso di Vivienne si fece teso quando incontr i miei occhi. Mi guard come si guarda un uomo che sta per morire, come se stesse per perdermi. Mi irrigidii ancora di pi.
Quando il sangue terminer, forse prenderemo in considerazione un'altra mattanza.

Capitolo 26: Ben
Non riuscivo a scollarle gli occhi di dosso.
Sofia mi aveva ammaliato da quando aveva sceso le scale: era di una bellezza sbalorditiva con il vestito che avevamo scelto durante il nostro appuntamento. Sembrava intimidita e schiva mentre mia madre e mio padre ci facevano delle foto.
Mia madre non era stata proprio entusiasta di sapere che io e Sofia saremmo andati insieme al ballo di fine anno; ma poi le avevamo spiegato che nessuno di noi due stava frequentando qualcuno, quindi andare in coppia da bravi amici sarebbe stato molto meglio che affannarsi alla ricerca di accompagnatori dell'ultimo minuto. Mia madre aveva un'espressione rassegnata quando mi aveva baciato sulla guancia e sussurrato: Se  questo che ti rende felice, Ben.
Ed era proprio quello che mi rendeva felice. Sofia mi rendeva felice.
Fin dal nostro primo appuntamento, il nostro rapporto era diventato molto pi divertente e disinvolto. Per evitare discussioni facevamo di tutto per non parlare del futuro, dal momento che io riflettevo ancora sulla possibilit di unirmi ai cacciatori, mentre lei si opponeva ancora alla rovina de La Coltre, una cosa che non riuscivo proprio a comprendere.
Sofia ed io passavamo tutti i momenti della giornata assieme. Siccome ci tenevamo per mano per i corridoi scolastici e ci baciavamo alla prima occasione, non ci volle molto perch a scuola si spargesse la voce che c'era una nuova coppia e che io e Sofia non eravamo pi soltanto dei buoni amici. A dirla con le parole di Connor, eravamo: finalmente insieme. Sembrava reale, o almeno speravo che lo fosse.
C'erano ancora momenti in cui sorprendevo Sofia che fissava il vuoto, persa nei suoi pensieri. Iniziava sempre con un'espressione cupa e pensierosa e poi qualcosa si accendeva in lei, come se una luce la stesse attraversando. Le sue guance arrossivano e la bocca assumeva un sorriso delicato per dei ricordi ai quali io non avevo accesso.
Qualche volta, ero tentato di chiederle che cosa le passasse per la testa durante quei momenti, ma ne avevo paura. Qualcosa dentro di me diceva che quei ricordi avevano a che fare con un certo vampiro.
I pochi giorni che avevo trascorso con loro all'attico erano bastati a farmi capire come lei vedeva Derek Novak. Non mi guardava mai come aveva sempre guardato lui. Non rispondeva mai al mio contatto nel modo in cui aveva sempre risposto al suo.
Ancora mi tormentava il pensiero di quella notte, quando eravamo fuggiti da La Coltre, nei boschi... vedere la bocca di lui su quella di Sofia, le sue braccia attorno a lei... Conoscevo Sofia abbastanza bene per capire dalla sua espressione che lei sarebbe voluta rimanere. Non ci sono parole per esprimere la riconoscenza e il sollievo che avevo provato nel trovarla a fianco a me sulla spiaggia la mattina seguente. Ero pienamente convinto che mi sarei ritrovato da solo.
Mentre andavamo in limousine al ballo di fine anno, le buffonate di Connor mi distrassero per un po': avevano scatenato risate, allegria e controbattute all'interno del veicolo. Sofia se ne stava seduta al mio fianco, fissando fuori dal finestrino. Aveva quel particolare sguardo distante, quel rossore sulle guance e quel sorriso. Muoveva le dita della mano sinistra sulle ginocchia come se stesse suonando un motivo al pianoforte.
Eppure lei non aveva mai suonato uno strumento musicale. Ma Derek s.
Posai la mia mano sulle sue: Ehi, tutto bene?.
Ritorn alla realt e si volt verso di me. I suoi occhi verdi tradirono un barlume di colpa, prima che mi stringesse la mano e sfoggiasse un sorriso: S. Va tutto benissimo.
Resta qui con me, Sofia. Non laggi, a La Coltre, con lui.
Lei mi rispose perplessa: Sono qui, o sbaglio?.
Le sue dita mi carezzarono i contorni del viso. Odiavo il fatto che riuscivo a stento a percepirne il tocco. Nessun'altra ragazza mi aveva mai fatto penare cos tanto di desiderio. Quando le sue morbide labbra si posarono all'angolo della mia bocca, ne approfittai per girarmi verso di lei e darle un bacio appassionato. Se c'era una cosa che percepivo ancora appieno, erano i baci.
Mi accorsi che era sorpresa. Nei pochi giorni passati si sarebbe gi dovuta accorgere che i baci a stampo buttati l distrattamente non mi soddisfacevano quasi mai. Volevo di pi, esigevo di pi ed ero appagato quando mi corrispondeva come aveva appena fatto.
A differenza dei baci con Tanya, quelli con Sofia non mi innescavano visioni di Claudia.
Rosarossa e il principe azzurro ci ridanno dentro!, annunci Connor con una risatina. Era la prima persona a cui avevo confidato i miei sentimenti per Sofia, quando ancora eravamo al primo anno delle superiori.
Mi staccai da Sofia e risi di gusto. Le altre due coppie nella limousine tenevano gli occhi su di noi: Chiedo scusa, dissi con una risata pi contenuta, mentre Sofia era diventata paonazza, Non ho resistito.
Tranquillo, Connor sventol la mano, Dopo tutti questi anni in cui hai cercato di convincerci che eravate solo amici, non possiamo biasimarvi se limonate ad ogni occasione. Avete un sacco di tempo da recuperare.
Non era Biancaneve che finiva per mettersi con il principe azzurro?, chiese Alyssa, la ragazza di Connor, guardando di sfuggita Sofia prima di rivolgersi a me, al posto di Rosarossa?.
Non potevo biasimare Alyssa per il suo odio nei miei confronti. Lei e Tanya erano molto amiche. Quello che non mi piaceva era che riversasse il suo astio contro Sofia. Alzai le spalle: Non ne ho idea.
In realt Rosarossa alla fine si mette con il fratello del principe azzurro, volle informarci Sofia, mentre mi guardava per provocarmi, Hai per caso un fratello nascosto da qualche parte?.
Alyssa incroci le braccia al petto, fissando Sofia con disprezzo: Penso che esista una variante della storia dove Rosarossa alla fine si mette con la Bestia.
Alyssa non poteva sapere quanto le sue battutacce andassero a segno. Ero seccato e, sistemando le ciocche dei capelli ramati di Sofia dietro alle sue orecchie, risposi: Posso essere il principe azzurro, suo fratello... o persino la Bestia. Sar chiunque devo essere purch Sofia alla fine si metta con me.
Il rossore svan dalle guance di Sofia mentre i suoi occhi smeraldo incontravano i miei con sguardo interrogativo... tentennante... impaurito. Non sapevo pi come rassicurarla del fatto che ero serio nei suoi riguardi. Se tutto va bene, dopo questa notte lo capir.
Fui sollevato quando arrivammo al locale e desiderai ardentemente avere Sofia tutta per me. Il ballo and proprio come tutti si aspettavano. Mi incoronarono re del ballo e mi dovetti staccare da Sofia per danzare con Tanya, che era stata eletta reginetta.
Mentre tornavo da Sofia, che stava seduta a uno dei tavoli scarabocchiando distrattamente qualcosa su un tovagliolo di carta, mi imbattei in Connor.
Sembra che Rosarossa non abbia occhi che per te. Diversi ragazzi le hanno chiesto di ballare, ma lei ha declinato tutti gli inviti.
Raggiunsi il tavolo e allungai la mano verso di lei.
Un ultimo ballo, Sofia?
Lei copr lo schizzo con il palmo, accartocci il tovagliolo di carta e lo ficc nella borsetta. Dopo di che, prese la mia mano e io la condussi sulla pista da ballo. Appoggi la mano sulla mia spalla mentre io le cingevo la vita.
Ti stai divertendo?
S, annu.
Non  vero, alzai gli occhi al cielo, stai mentendo.
Rise e disse: Va bene, d'accordo. Non ho mai nemmeno immaginato di partecipare al ballo di fine anno. Sai come sono fatta. Non  esattamente il mio ambiente. Troppe persone, troppi rumori.
Allora perch sei venuta?
Perch era quello che desideravi tu, si guard il vestito e mi fece una smorfia, E poi questo vestito  troppo bello per andare sprecato!.
Ce ne vogliamo andare da qui?, suggerii io.
Aggrott la fronte: Sicuro di voler andare a casa cos presto?.
E chi ha mai parlato di andare a casa!, la presi per mano. Andiamo! Ho una sorpresa per te.
Lasciammo la sala e ci incamminammo al parcheggio dove ci attendeva il mio pick-up nero. Avevo chiesto a un ragazzo della squadra di football del secondo anno di portarmelo l.
Dove stiamo andando?, mi chiese.
Vedrai.
Ci volle mezz'ora per raggiungere Los Angeles. Da l, guidai ancora qualche chilometro lungo la superstrada Angeles Crest Highway fino a un punto panoramico che si affacciava sul bacino di Los Angeles. Questo posto sarebbe anche meglio se fossimo venuti prima del tramonto, ma penso che la notte stellata possa andare.
Lei fece una risatina soffocata: Spero solo che riusciremo a vedere il cielo stellato dietro tutto lo smog.
Parcheggiai il pick-up in maniera tale che la parte posteriore fosse rivolta alla veduta della citt. Levai il telone che copriva il retro e accesi una torcia per illuminare una coperta, un insieme di cuscini e un cesto da picnic. Vedere il sorriso radioso che spunt sul volto di Sofia valse tutta la pena dell'opera.
Lei cominci a sistemare i cuscini sui lati del cassone, cos che potessimo metterci comodi, e comment: Siamo vestiti troppo eleganti per una cosa del genere.
Che importa? Siamo entrambi uno schianto!
Non mi abituer mai alla tua incredibile modestia, Ben.
Quando uno  bello come me non ha bisogno di modestia. Aprii il cesto da picnic e presi le candele, che distribuii lungo il profilo del veicolo. Le lanciai i fiammiferi: Accendile, bellezza.
Quando fin di accendere le candele, io avevo gi tirato fuori lo champagne e le coppe con le fragole e la cioccolata fusa. Cominci a ridere scioccamente di qualcosa.
Al mio sguardo interrogativo, spieg: Guarda tutte queste candele. Mi domando da quando il rischio d'incendio sia diventato romantico.
Quindi lo trovi romantico?, alzai un sopracciglio.
Eh gi, ma non montarti la testa. Sono abbastanza facile da accontentare.
Facile? Pensi che sia stato facile preparare tutto questo? Hai la minima idea di quanto sia stato difficile mettere insieme il tutto e tenerlo segreto a te e a mamma?
La gioia spar dal viso di Sofia non appena nominai mia madre.
Sofia, capisci perch non possiamo ancora dirlo a mia madre, vero? Non penso che siamo preparati ad affrontare tutti i drammi che farebbe e...
S, s, capisco, Ben, tagli corto lei, Non ti devi preoccupare.
Aprii lo champagne e lo bevemmo mentre ci gustavamo il dessert, per poi immergerci in un rassicurante silenzio, concentrati sul panorama.
Quando infine lei ruppe il silenzio, desiderai non lo avesse mai fatto.
Volevo chiederti una cosa, Ben...
Percepii quanto era titubante.
Mentre stavi sistemando il picnic, ti ho dato un colpetto sulla schiena per richiamare la tua attenzione. Non hai reagito.  gi successo molte volte ormai. Dopo che sei stato picchiato, io ho continuato a sfiorare incidentalmente molte delle tue contusioni e tu non hai mai battuto ciglio. La sua voce lasciava trapelare la preoccupazione: Come mai?.
Non volevo parlarne, non volevo ammetterlo, ma era evidente ormai: Penso che Claudia abbia scombinato il mio sistema nervoso o qualcosa del genere. Non so bene cosa abbia fatto. Tutto quello che so  che il mio senso del tatto si  intorpidito.
Ben... io...
Non volevo suscitarle piet. Non ne potevo pi di provare compassione per me stesso.  per questo che desidero unirmi ai cacciatori, Sofia. Non voglio passare il resto della vita a fingere di poter tornare alla normalit. Claudia me ne ha privato.
Il silenzio di Sofia era abbastanza eloquente. Dubitavo che l'avrei mai convinta a diventare anche lei una cacciatrice.
Un singolo accenno a Claudia era gi sufficiente a guastare il mio umore. Il mio usare la vicenda per cercare di convincere Sofia ad unirsi ai cacciatori era sufficiente a rovinare il suo.
Andiamocene da qui, suggerii io. Ho ancora una sorpresa per te.
Andiamo.
Guidai per tornare in citt. Avevo prenotato un albergo. Senza che Sofia lo sapesse, avevo detto ai miei genitori che saremmo andati a un pigiama party con i nostri amici, in modo tale che non ci attendessero per quella notte.
Non sapevo esattamente cosa mi aspettassi. Forse era un tentativo disperato di assicurarmi che fosse mia. Pensavo che, magari, se l'avessimo fatto sarebbe stata pi dura per lei lasciarmi.
Nel momento in cui aprii la porta di quella stanza d'albergo, rivelando i petali di rosa sparsi su tutto il letto e l'illuminazione soffusa, vidi l'espressione sul volto di Sofia e capii che avevo fatto un errore enorme.
Lei scosse la testa. Non sono pronta per questo, Ben. Mi dispiace tanto. La voce lasciava capire che era sul punto di piangere. La sua mano stringeva forte la borsetta, tremolando un po'.
 tutto a posto. Capisco, mentii. Non dobbiamo farlo.  gi abbastanza poter passare la notte con te.
La strinsi al torace e l'abbracciai. Ci baciammo. Eppure, non potei fare a meno di percepire che mi stava scivolando via dalle mani.
Passai la notte a guardarla dormire. Cos serena. Cos bella. Mi domandai se il suo volto calmo non sarebbe poi stato segnato da un altro incubo. Mi chiesi quali orrori i suoi sogni agitati portassero con s. C'ero io in quei sogni? C'era lui? Mi domandai se ancora pensasse lui. Mi domandai se avevo rovinato quello che stavo provando a costruire con lei con la pessima trovata dell'albergo.
E soprattutto, mi domandavo se sarebbe mai stata veramente mia.

Capitolo 27: Sofia
Lo stadio stava cominciando a gremirsi di gente. Tra gli spalti si percepiva un senso d'euforia collettiva. Da un lato, vari ex alunni, loro stessi ex giocatori di football, urlavano e gridavano, tifando per la loro squadra. Le cheerleader stavano facendo del loro meglio e tirarono fuori una coreografia nuovissima e di grande effetto. Sugli spalti sopra di noi imperversavano pi di una dozzina di conversazioni, tra cui quella tra Lyle e Amelia che si beavano del fatto che Ben fosse tornato a giocare.
Ben era l'unico motivo per cui mi trovavo l. Non ero mai stata una fan di quello sport e capivo che cosa accadeva in campo soltanto grazie al tabellone dei punteggi. Mentre gli altri intorno a me erano impazienti che cominciasse la partita, io non vedevo l'ora che arrivasse alla conclusione, augurandomi che la squadra di Ben ne uscisse vincitrice, cos da non dovermi sorbire l'umore di Ben quando perdeva.
Dov' Abby?, Amelia tir la manica del mio cardigan.
Pensavo che fosse con Lyle..., Lyle l'aveva portata in braccio fino ai nostri posti a sedere.
 andato a prendere qualcosa da mangiare. Mi ha detto che Abby era con te. Eri tu che dovevi guardarla.
Sulla sedia a fianco a me l'elefante di pezza di Abby, Colin, era seduto dove avrebbe dovuto essere la bambina. Mi esplose il panico. Vado a cercarla, assicurai ad Amelia prima di lasciare il mio posto e farmi largo tra gli spalti alla ricerca della piccola: Abby!,
Sofia, una voce maschile mi richiam.
Mi voltai e sospirai di sollievo quando vidi Abby seduta sulle ginocchia di Kendra James. Suo marito, Mike, mi stava chiamando. Erano i genitori di Connor e amici stretti degli Hudson.
Abby, ci hai spaventate a morte!, esclamai mentre mi avvicinavo.
Pensavo che avessi chiesto il permesso, Kendra sgrid Abby in un tono che era troppo mellifluo perch la bambina lo prendesse sul serio.
Abby sfoder un sorriso di vittoria, con la codina bionda che balzellava su e gi mentre lei sbatteva le ciglia. Il modo di fare mi ricord suo fratello maggiore. Ridacchi: Ma io l'ho fatto.  Sofia che non mi ha sentita.
Alzai gli occhi al cielo. Quella bambina l'avrebbe fatta franca perfino con un omicidio se crescendo avesse continuato ad assumere quell'aspetto angelico. Mike e Kendra erano particolarmente affezionati a Abby, soprattutto perch avevano avuto quattro figli maschi, dei quali Connor era il pi giovane, ma nessuna figlia. Kendra era stata contentissima quando Amelia le aveva chiesto di diventare la madrina di Abby. Adoravano quel grazioso scricciolo e io non potevo biasimarli. Abby era un'incantatrice, proprio come Ben.
Penso che dobbiamo tornare ai nostri posti prima che tua madre abbia un attacco di cuore, Abby, la persuasi.
Scusa, Sofia, disse Mike, Ci ha visti e raggiunti. Non intendevamo farvi preoccupare.
Ah, nessun problema, sorrisi. Di certo lo sguardo di Amelia quando mi aveva chiesto di Abby diceva tutto tranne che nessun problema. Io e Amelia non eravamo esattamente in ottimi rapporti. Non aveva parlato molto con me da quando io e Ben eravamo tornati. Allungai la mano verso Abby e lei l'afferr malvolentieri, ma non prima di accettare un lecca-lecca da Kendra.
Abby, ringrazia, dissi.
Abby inclin la testolina e alcuni ricci le ricaddero sul viso: Grazie, Kendra.
Naturalmente, la coppia la trov assolutamente deliziosa. Un po' la tiravo di peso e un po' la trascinavo per riportarla ai nostri posti, perch lei continuava a socializzare con tutti gli sconosciuti a cui passavamo vicino. Sarebbe stato facilissimo rapirla. Amelia dovr tenerti strettamente sorvegliata, Abby. Di questo passo ti caccerai nei guai.
Dov'era?, la voce di Amelia era piatta e fredda.
Con Mike e Kendra.
Non capisco cos' che non va in te, Sofia, ma i miei figli si mettono sempre nei guai quando ci sei tu, disse, per poi assicurarsi che la figlia stesse bene.
Non  colpa di Sofia, mammina, Abby prese le mie difese, Non le ho chiesto il permesso di andare.
Non potevo biasimare Amelia per essersi preoccupata. Avrei dovuto prestare attenzione a Abby. In verit, ero gelosa di Ben e di Abby perch avevano una madre iperprotettiva che li adorava e si occupava di loro. I soli ricordi che avevo io di mia madre erano di lei che mi chiudeva nel ripostiglio quando ero disubbidiente. Amelia non era per niente cos con i suoi figli. Li amava tantissimo e si vedeva. Mi si spezzava il cuore ogni volta che la sorprendevo a guardare Ben con gli occhi blu che le si riempivano di lacrime. Non lo mostrava mai al figlio, ma ci che era successo la lacerava.
La partita sta per iniziare, Lyle venne in mio soccorso, Rilassati, Sofia,  tutto a posto.
Sorrisi e mi sedetti. Il mio telefono vibrava in borsa e io lo pescai per controllare. Trovai parecchi SMS di Ben, che mi diceva quanto era ansioso. Dopotutto, era una partita importante. Gli mandai un messaggio per rassicurarlo che sarebbe andato alla grande.
Le squadre furono chiamate in campo e, mentre correva, Ben mi cerc tra la folla e mi fece l'occhiolino.
Gli feci un sorriso enorme e gli lanciai un bacio, sperando che Amelia non ne deducesse nulla. Stava diventando sempre pi difficile nasconderle la nostra relazione. Sapevo che aveva notato la differenza nel modo in cui io e Ben ci rapportavamo in casa. A dire il vero, stavo cominciando a credere che forse era meglio che non sapesse nulla.
Dopo quello che Ben aveva cercato di ottenere con la storia della stanza d'albergo dopo il ballo, avevo analizzato seriamente quello che stava accadendo tra noi. Sembrava che fosse giusto e sbagliato allo stesso tempo. Dopo tutto quello che avevamo passato, ci meritavamo tutti e due di dare una possibilit a una storia romantica. Eppure, a volte mi sentivo come se stessi con lui perch, in qualche modo, glielo dovevo di provare e far funzionare il rapporto.
Sapevo quanto mi desiderasse. In fin dei conti, era molto franco al riguardo e non la smetteva mai di esternarmi il suo affetto. Io, d'altro canto, sapevo di volergli bene, ma ero ancora incerta se quel genere di affetto potesse andare oltre la semplice amicizia.
Nonostante tutto quello che Ben stava facendo per me, Derek era ancora l'ultima persona a cui pensavo la notte, prima di abbandonarmi all'oblio del sonno, e la prima persona a cui pensano quando mi svegliavo. Desideravo scacciarlo dai miei pensieri, ma infestava ogni momento della mia giornata e, ogni volta che baciavo Ben, il rimorso mi corrodeva.
Mi prese quella stessa fitta di colpa e vergogna quando il mio ragazzo raggiunse il centro del campo. Ero l'invidia di tutte le cheerleader e di una serie interminabile di altre ragazze, ma erano ormai lontani i giorni in cui mi curavo di questo.
Ora avevo finalmente ottenuto ci che avevo desiderato per tutto il tempo delle superiori. Stavo con Ben, eppure qualcosa nello stare insieme non andava, non era la cosa giusta e mi chiedevo se lui avvertisse la stessa sensazione.
La partita cominci e io controllai Abby per assicurami che stesse bene. Stava seduta sulle ginocchia di Lyle, stringendo forte tra le braccia l'elefantino Colin. Sembrava che se la stesse godendo un mondo, aveva gli occhietti che le brillavano mentre guardava la partita. Anche Amelia pareva molto pi distesa. Pensai che le facesse bene vedere Ben di nuovo in campo, di nuovo nel suo elemento.
Mi appoggiai indietro sullo schienale, non proprio certa di cosa stesse accadendo in campo, ma uno sguardo rapido al tabellone mi rivel che nessuno stava ancora vincendo, per il momento.
Ciao, Sofia. Possiamo scambiare due parole in privato?
Voltai la testa e sbiancai di botto. Seduta alla mia destra, al posto di Abby, c'era Vivienne Novak.
Lanciai un urlo, ma la mia reazione fu coperta dal coro dei tifosi che esplose simultaneo tra il pubblico. Il tabellone riportava che la squadra di Ben era ora in vantaggio. Avrei dovuto esultare, ma come avrei potuto con un vampiro seduto proprio accanto a me?
Mi impietrii. Per quanto ci provassi, ero incapace di distogliere lo sguardo da lei. Anche il respiro mi si era bloccato: non riuscivo n a inspirare n a espirare. La folla attorno a noi cominci a calmarsi.
Lei mi prese la mano e io sobbalzai al percepire il gelo del suo tocco: Non aver paura. Non voglio farti alcun male, Sofia. Non ho molto tempo. Ti prego. Possiamo parlare?
Al di l della sincerit nei suoi occhi blu-violetti, mi scosse un'emozione che non avrei mai pensato di scorgere nella principessa de La Coltre. Il modo in cui la mano che teneva sulla mia stava tremando e il lieve fremito del labbro inferiore tradivano paura. Era impaurita e non potevo fare a meno di chiedermi cosa una come lei potesse mai temere.
Per qualche ragione la sua paura mi calm, permettendomi di riprendere a respirare. Si trovava in un ambiente umano, quindi eravamo nel mio territorio. Qui non aveva nessun potere su di me. Scossi la testa. Non vengo da nessuna parte da sola con te, Vivienne.
Sofia, va tutto bene?, chiese Lyle da dietro di me, posandomi la mano sulla spalla.
Ti prego..., la mano di Vivienne si aggrapp alla mia con una stretta ancora maggiore e la sua espressione diede adito a un'emozione del tutto nuova: la disperazione.
Girai un po' la testa di lato per rivolgermi a Lyle: Tutto a posto.  una ragazza della scuola.  venuta a chiedermi informazioni sulle domande per il college.
Lyle la scrut con circospezione, ma annu: Va bene.
Riportai tutta la mia attenzione su Vivienne: C' un bar all'uscita ovest. Ci vediamo l tra cinque minuti.
Fece cenno di s e se ne and immediatamente, come se non vedesse l'ora di allontanarsi da l. La osservai. Anche con un paio di jeans, una camicetta a scacchi larga e un cappellino da baseball era estremamente femminile e attraente.
Un'agenzia di modelle farebbe la propria fortuna con lei. Accantonai il pensiero. Che ci fa qui e cosa pu volere da me?
Cinque minuti pi tardi, dopo aver chiesto a Lyle e Amelia il permesso di allontanarmi brevemente, stavo seduta davanti a Vivienne nel bar affollato aspettando risposta alle mie domande. Tenevo la mia tazza di latte macchiato con entrambe le mani, godendone il calore prima di sorseggiarlo. Avevo appena acconsentito a prendere un caff con un vampiro. Hai un istinto suicida o cosa, Sofia?
Gli occhi di Vivienne saettavano da un angolo della stanza all'altro, come sospettosa che qualcuno la stesse seguendo. Alla fine riusc a dominare l'agitazione: Grazie per aver acconsentito a parlare con me. La sua voce era rauca, come se non bevesse da un bel pezzo.
Il pensiero che fosse assettata non mi rassicurava affatto. Posai la mia tazza sul tavolo: Che succede, Vivienne?.
Con le mani giunte in grembo, chiuse gli occhi per alcuni secondi e fece dei profondi respiri prima di riaprirli. Non  niente.  solo che non uscivo da La Coltre da centinaia di anni. Sono un po' agitata. Ad ogni modo, non so quanto tempo ho a disposizione, ma risponder a tutte le domande che vorrai farmi finch potr.
Che domande? Non avevo idea di cosa stesse parlando. Parla come se fosse in procinto di piegarsi sulle ginocchia e morire da un momento all'altro. Laggi a La Coltre, Vivienne era sempre sembrata calma e posata. Aveva questo alone di onniscienza attorno a s che mi aveva sempre fatto sentire in ansia in sua presenza, come se potesse scrutare fin dentro la mia anima. Vederla cos, un fascio di nervi, era decisamente interessante.
Puoi spiegarmi semplicemente perch sei qui? Ti comporti in modo strano e ci mi innervosisce.
Un guizzo di interesse attravers quegli occhi stupefacenti: Non mi stupisce che fosse cos innamorato di te. Sono venuta a chiederti di tornare a La Coltre.
Restai a bocca aperta, poi mi sfugg una risatina soffocata. Non puoi essere seria, dissi prima di accennare ad alzarmi dalla sedia.
Aspetta un attimo. Ti prego. Ascoltami.
Vivienne emanava paura e disperazione, ma c'era qualcosa di pi, qualcosa che non riuscivo a individuare.
Mi rimisi di nuovo a sedere: Ti conviene che ne valga la pena.
Agitandosi di continuo sulla sedia, arricci il naso come se stesse pesando bene le parole. Cominciai a tamburellare le dita sul tavolo mentre aspettavo che dicesse qualcosa. E allora? Sto aspettando.
Sospir profondamente prima di trovare le parole. Non mi aspettavo che saresti sopravvissuta.
Spalancai gli occhi: Non  esattamente la maniera migliore di cominciare, Vivienne.
Pu darsi, acconsent, ma  la verit. Abbass la voce cos che solo io la potessi udire. Quella notte, quando tu e le ragazze siete state portate da Derek, appena dopo che si era svegliato, credevo che non sarebbe riuscito a trattenersi dal divorarvi a una a una.
Ricordavo bene quella notte. Come mi ero sentita spaventata. Come avevo tenuto la mano di Gwen nella speranza che potessimo confortarci a vicenda. E come, in qualche maniera, avevo attirato l'attenzione di Derek. Come lui mi avesse sollevata e tenuta premuta contro a una colonna di marmo.
Se era questo che pensavi, perch hai voluto portarci da lui? Ci hai condotto al massacro.  una cosa perversa, Vivienne.
 cos che va a La Coltre.
Ancora un altro argomento davvero molto poco efficace per convincermi a tornare indietro. Dove vuoi arrivare?
Molto tempo fa venne annunciata una profezia su Derek. La profezia diceva che avrebbe regnato e avrebbe condotto la nostra specie al vero santuario.
La tua specie? Intendi i vampiri?, non mi importava di abbassare la voce. Non mi interessava affatto chi potesse sentirci. Vivienne non mi stava dando veramente nessuna ragione per volerla proteggere.
La sorpresa sul suo viso mi mostr che lei non era per niente abituata alla mia audacia, ma si riprese. S. La nostra specie. Derek chiese a Cora, la grande strega, antenata di Corrine, di fargli un incantesimo del sonno. Voleva fuggire da tutte le cose che avevamo fatto per tenere La Coltre al sicuro. Il senso di colpa lo stava uccidendo.
Perch? Sii pi precisa! Che ha fatto esattamente la tua specie per farlo sentire cos in colpa?
Vivienne si agitava sulla sedia:  una domanda che dovresti fare direttamente a lui.
Mi si afflosciarono le spalle. Era cos tanta la nostalgia che la sua affermazione faceva dolorosamente riaffiorare. Sorrisi amaramente e scossi la testa: Vai avanti. Che stavi dicendo?.
Derek pensava di aver gi compiuto la profezia quando fondammo La Coltre. Credeva che fosse l'isola il nostro vero santuario, invece Cora sapeva che non era cos. Sapeva che non era ancora finita, quindi, senza che lui ne fosse a conoscenza, aggiunse al suo incantesimo un termine. Derek si sarebbe svegliato quando fosse arrivato il momento di incontrare la ragazza che lo avrebbe aiutato a compiere il suo destino.
Fece una pausa e scrut la mia reazione, ma io stavo ancora metabolizzando il senso delle sue parole.
Fu Corrine a segnalare che era giunto il momento e che tutte le ragazze catturate in una certa notte dovevano essere riservate a lui.
Il mio compleanno!. Ricordavo bene come mi ero sentita quella notte. Ben aveva dimenticato la ricorrenza e aveva passato la giornata dietro a Tanya.
S. Il giorno del tuo compleanno. Derek non si era nutrito di sangue umano per quattro secoli. Non avresti mai potuto comprendere quanto fu difficile per lui non nutrirsi di te. Quando ti ha sbattuta contro quella colonna, pensavo che per te fosse finita.
Ricordai la sagoma di Derek ampia e virile pressata contro la mia, le sue braccia forti che mi tenevano sollevata contro il pilastro, il suo respiro che mi gelava il collo...ero terrorizzata.
Ma ti ha risparmiata. Non so cosa tu gli abbia detto, ma sei riuscita a fare breccia dentro di lui come nessun'altra persona  mai riuscita a fare. N nostro padre, n nostro fratello e nemmeno io e Cora siamo mai riusciti ad abbattere le sue difese come hai fatto tu.
Deglutii a fatica. Non riuscivo ad accettare tutto quello che questo comportava: Non sono la ragazza di cui parlava Cora, Vivienne.
Vivienne mi guard con un'espressione che poteva quasi passare per affetto. Sofia, guardami dritto negli occhi e dimmi che non provi nulla per il mio gemello.
Contrassi le labbra e avvertii un tic alla mascella. Pure se avessi provato a mentire, non sarei riuscita a ingannarla. Non c'era stato un solo giorno, da quando avevo lasciato La Coltre, in cui non avessi pensato a Derek.
Il sorriso di Vivienne era amaro: Proprio come pensavo.
Mi abbrancai ai braccioli della poltrona e mi misi seduta in pizzo. Non ero disposta a lasciarla vincere a mani basse. Mi importa di Derek, Vivienne, ma questo non significa nulla. Questo non prova che io sia quella certa ragazza destinata ad aiutarlo a compiere una qualche profezia, mi sfugg una sonora risata, Oltretutto, perch mai dovrei aiutare Derek a salvare la vostra specie? Dopo tutto quello che mi avete fatto passare, dopo tutto quello che avete fatto passare a Ben e a tanti altri...
Perch come hai detto, Sofia, ti importa di lui, quegli occhi viola luccicarono, Ha bisogno di te.
Lei era la sua gemella, lo conosceva meglio di me. Le sue parole avevano un certo peso, ma non riuscivo a capacitarmi del fatto che uno come Derek avesse bisogno di me. Chi sono io? Eppure, le sue parole innescarono tutta la nostalgia repressa e mi ritrovai a chiedere: Come sta lui?
Da quando sei partita  calata l'oscurit e si sta portando via l'uomo che era diventato quando c'eri tu.
Sentii che la mia faccia stava perdendo colore e le mie labbra si schiusero mentre facevo un profondo respiro. Sta arrivando l'oscurit, mormorai tra i denti.
Dal lampo che pass negli occhi di Vivienne, sembrava quasi che quelle parole significassero qualcosa per lei.
Che cosa hai detto?
Scossi la testa: Niente. Non mi arrideva particolarmente l'idea di rivelarle gli incubi che avevo avuto.
Il mio telefonino cominci a vibrare sul tavolino del bar. Gli lanciai un'occhiata, ma decisi di non controllare il messaggio. Sorseggiai il mio latte macchiato ormai non pi tanto caldo. Ero sopraffatta dalla preoccupazione per Derek. Se i miei incubi avevano un qualche significato, allora... Inspirai profondamente.
Come stanno le ragazze?, mi prese il rimorso non appena pensai a Ashley, Paige e Rosa. Erano mie amiche e le avevo abbandonate.
Quando Vivienne mi disse che Derek aveva attaccato Ashley nella Stanza del Sole, che le aveva bevuto tanto di quel sangue che quasi l'aveva uccisa, non avevo idea di come riprendermi dal senso di colpa e dallo shock. Mi sentii come se fosse in parte colpa mia, perch non avevo fatto niente per portare via Ashley e le altre ragazze da La Coltre, per ero sempre stata certa che Derek le avrebbe protette. Non riuscivo a fare pace con l'idea che Derek potesse essere capace di una cosa simile.
Non assomiglia per niente al Derek che conosco.
Non so per quanto ancora mio fratello potr trattenersi prima di dare la caccia ad Ashley, Vivienne continuava a fregarsi nervosamente le mani, Adesso che ha avuto un assaggio del suo sangue, sono pi che certa che desidera ardentemente nutrirsi di lei. Anche se ora lei vive da Kyle,  ancora troppo vicina. Derek pu ancora percepirla.
Perch mi racconti tutto questo, Vivienne?, sentivo le lacrime sull'orlo di colarmi lungo le guance.
Ricordi la notte che sei arrivata? Quando eri nella segreta? Ti dissi che non eri altro che un pedone.
Mi ricordavo ancora le parole esatte e quanto mi avessero spaventata. Cerca di capire, ragazza, che qui tu non sei niente. Non sei che un insulso pedone, un pezzo che serve agli altri per avanzare sulla scacchiera. La tua migliore possibilit di sopravvivere  di conquistare la simpatia di Derek. E, considerando tutto quello che so di mio fratello, non sono nemmeno sicura che ci sia possibile.
Feci un sorriso amaro: Come potrei dimenticarmene?.
Avevo torto. Vivienne, in tutta la sua bellezza e grazia, mi guard negli occhi e disse: Non sei un pedone, Sofia. Sei la regina.
Prima che potessi afferrare a pieno quelle parole, gli occhi della vampira si dilatarono per l'orrore, come se avesse visto qualcosa alle mie spalle. Mi girai e non notai nient'altro che un gruppo di persone che stavano bevendo il loro caff.
Che c' che non va, Vivienne? Ti comporti in modo strano da quando...
Non ha importanza, tagli corto, I cacciatori sono qui. Devi tornare a La Coltre, Sofia. Non c' altro modo. Puoi stare a casa mia. Non torneresti per essere una schiava. Sto per passarti alcuni dei miei ricordi, insieme alle istruzioni per arrivare a La Coltre. Sapranno che ti mando io.
Come diavolo intendi darmi i tuoi ricor
Mi afferr entrambe le mani e dovetti chiudere gli occhi perch un diluvio di immagini sommerse la mia mente. Vampiri impalati e bruciati...Un sorriso e un baciamano da un bel ragazzo...Lo stesso ragazzo che grida mentre viene torturato...Il simbolo di un falco marchiato a fuoco sulla schiena nuda di Derek... Immagini, alcune dolci, altre confuse, la maggior parte orripilanti, mi attraversarono la testa come lampi, in un'ondata dopo l'altra; fino a che non vidi la via del ritorno a La Coltre e l'oscurit mi avvolse.
Uscendo dal flusso di ricordi che non mi appartenevano, riaprii gli occhi per trovare Lyle di fronte a me, che mi teneva il viso con entrambe le mani. Stai bene, Sofia?, percepivo il panico nella sua voce. Cosa ti ha fatto?
Dietro lui, il corpo privo di sensi di Vivienne era riverso sulla poltrona di fronte a me. Due uomini, che assomigliavano ai dei paramedici, corsero da lei. Uno di loro le fece un'iniezione sul braccio con una siringa prima di trasportarla fuori dal bar.
Dove la stanno portando? Desideravo chiedere, ma pur vedendo che Lyle stava muovendo le labbra, non riuscivo a sentire quello che diceva. Aprii la bocca per parlare ma non ne usc fuori nessuna parola. A quel punto mi si offusc la vista e tutto si dissolse nel nero.

Capitolo 28: Derek
Che diavolo ci faccio qui?
Le Cime Nere erano l'ultimo posto dove mi sarei aspettato di ritrovarmi. Odiavo le caverne della montagna e la loro rete di tunnel scuri. Mi riportavano alla memoria i periodi pi cupi.
Eppure, seguii una guardia attraverso i corridoi di pietra ben illuminati fino alla cella in cui era rinchiusa Claudia. Le Celle erano cambiate drasticamente dall'ultima volta che le avevo viste. Era stato fatto molto per migliorare le caverne. Pavimentazione spianata in cemento, elettricit, porte... quelle erano solo alcune delle modifiche che facevano sembrare il posto pi come l'interno di un vero edificio anzich di caverne scure, malsane e prive di vita e di luce.
La guardia si ferm davanti a una grata, o almeno a qualcosa di simile. Le sbarre che tenevano prigioniera Claudia erano costituite da raggi di luce bianca e blu.
Cosa sono quelle?, chiesi indicando le sbarre.
La struttura di queste sbarre  complessa, ma so che sono costituite parzialmente da raggi ultravioletti, Vostra Altezza, rispose la guardia.
Quante celle di questi tipo abbiamo?, ero curioso.
Tre.  raro che abbiamo dei vampiri come prigionieri.
Ovviamente. Del resto le Celle sono principalmente per gli esseri umani. Pigi un tasto e i raggi si ritrassero. Entrai nella cella, dove trovai Claudia seduta a gambe accavallate sopra una branda. La chioma bionda faceva sembrare il suo viso circolare pi piccolo. Mi guardava con quegli occhi blu. Indossava un semplice camice bianco, un gran contrasto rispetto al suo solito abbigliamento vistoso. La semplice tenuta e la mancanza di trucco la facevano assomigliare a un'adolescente qualsiasi. Una diciassettenne con gli occhi vecchi, occhi che hanno visto troppo...
Le sbarre si chiusero al mio passaggio, imprigionandomi con lei.
Chiamate quando desiderate andarvene, principe.
Annuii col capo e lo congedai con un gesto della mano per concentrarmi sulla bella bionda di fronte a me.
L'onnipotente principe mi degna di una sua visita. Che ho fatto per meritare cotanto onore?, se era risentita con me, lo nascondeva bene. Sbatt le ciglia dorate e mi fece un sorrisetto giocoso.
Volevo farti una domanda.
Ah s?, inclin la testa. Chiedete dunque.
Esitai. Perch sono qui?
Si alz e inizi ad avvicinarsi mentre mi studiava: Siete sempre cos teso, principe Derek.  questo il vostro problema. Voi non sapete lasciarvi andare come fa vostro fratello maggiore, mi sfior la guancia con le dita.
Arretrai, disgustato da quel contatto.
Quando  stata l'ultima volta che siete andato con una donna?
Ogni notte da quando era partita Sofia. Mi facevo mandare da Vivienne una o due ragazze per tenermi compagnia in camera da letto. Senza di loro, i miei alloggi odoravano troppo di Sofia. Anche con altre donne come distrazione, avevo ancora lei in mente.
Potrei aiutarvi a sciogliervi un po', si offr Claudia.
La spinsi via prima che potesse mettermi una mano addosso: Non  per questo che sono qui. Siediti, Claudia. Vorrei parlare con te di qualcosa di personale.
Alz le sopracciglia. Qualcosa di personale. L'idea chiaramente la deliziava. Questa dovrebbe essere interessante. Mi volt le spalle per tornare alla branda.
Mi sorprese che avesse il retro del camice imbrattato di sangue. La afferrai per un braccio: Le ferite delle frustate...non sono ancora guarite? Sono passati giorni da quando...
Si scroll di dosso la mia mano e si sedette sulla branda. Mio caro principe, sibil, Dovreste davvero approfondire la portata delle vostre punizioni prima di dispensarle. Prima di sferzarmi le frustate, mi hanno iniettato un siero per ritardare la guarigione. Finch avr il siero in circolo, non guarir.
Deglutii a fatica.
Oh, non preoccupatevi troppo di questo, fece un sorriso amaro, Qualcuno viene a medicarmi le ferite.
Chi?, non sapevo perch glielo avessi chiesto. Sapevo gi la risposta.
Yuri, una scintilla di delizia le apparve negli occhi. Avete intenzione di punirlo perch mi aiuta? Dovreste, veramente. I suoi trattamenti fanno un male cane. Incomincio a pensare che si diverta a sentirmi urlare di dolore.
Avevo la mezza idea di chiederle del giovane Lazaroff, ma decisi di non farlo. Il pensiero di indagare nella mente contorta di Claudia non era affatto allettante e non era per quello che ero andato l.
Ad ogni modo, ditemi perch siete qui, principe Derek. Muoio dalla voglia di saperlo.
Ben.
Negli occhi le balen un'espressione consapevole.
Ti ricordi di lui?
Certo. Era speciale quello l... difficile dimenticarlo. Rimpiango di averlo portarlo con me quando vi ho fatto visita, ma come potevo sapere che la vostra preziosa e appassionata micetta lo conosceva? Ad ogni modo, lei come sta?
Presumo che tu ne abbia assaggiato il sangue fin dalla prima notte che lo hai avuto per te. Giusto?
Mi fece un semplice cenno d'assenso.
Come hai fatto a nutrirti per cos tanto tempo del suo sangue senza ucciderlo? Come hai avuto tutto quell'autocontrollo?
Si fece pensierosa, come se anche lei fosse sorpresa: Perch me lo chiedete?
Bramo una ragazza. Ne ho assaggiato il sangue e ora ho la voglia incontenibile e disperata di finire il lavoro.
La vostra adorabile rossa? Una cosina cos bella  sprecata se uccisa in una volta sola...
Rispondi alla mia domanda. Prima Vivienne. Ora Claudia. Sentire nominare continuamente Sofia mi logorava i nervi.
Sempre cos volitivo, Claudia fece il broncio, Non ero mai stata capace di trattenermi dal finire un essere umano per pi di una o massimo due settimane.
Ma lui  stato con te per molte settimane.  stato portato a La Coltre non molto tempo dopo Sofia. Il nome di lei mi lasci un gusto amaro in bocca.
Lui mi ricordava qualcuno. Qualcuno del mio passato. Un alone cupo e perverso segn i lineamenti di Claudia. Come vi dicevo, era speciale. Volevo tenermelo il pi a lungo possibile, si strinse nelle spalle, Forse  la rabbia verso un essere umano a darci una qualche sorta di controllo.
Scuotevo la testa mentre, poco a poco, iniziavo a comprendere: Non  la rabbia,  l'emozione.
Forse. Siete venuto a chiedere solo questo?, si stir la schiena e le sfugg una smorfia di dolore. Mi lanci uno sguardo fuggevole che era pieno di rancore.
Io le avevo fatto questo.
Graziosa piccola Sofia, ora gli occhi di Claudia erano inespressivi e le parole colme di veleno, Ben parlava di lei nel sonno. Cosa c' in lei che ha avvinto cos tanto lui e anche voi? Vi ricordate l'espressione dei loro volti quando si sono ritrovati? Il modo in cui si abbracciavano... cos giovani, cos innamorati... Come ha potuto non infastidirvi?
Mi si form un nodo in gola. Le immagini non gradite di Ben e Sofia l'uno nelle braccia dell'altra mi scorrevano nella testa. Mi domandai se Claudia mi stesse punzecchiando, ma poi la collera che ardeva nei suoi occhi mi sugger che anche lei stava rivivendo la gelosia provata nel vederli assieme. La sua rabbia non era diretta a me, ma a lui e a lei.
Ricordavo fin troppo bene quel giorno. Claudia era venuta a rendermi omaggio e Sofia era tornata da una passeggiata. Fu chiaro e lampante che lei e Ben nutrivano un affetto reciproco, per cui chiesi a Claudia di cedermi Ben, per il bene di Sofia. Mi ricordai di come avevo abbrancato Claudia per stringerla a me mentre le facevo la mia richiesta. Avevo usato Claudia solo per scrutare la reazione di Sofia nel vedermi mettere le mani su quella vampira bionda e sensuale.
Non me l'ero immaginato: ero certo di aver riconosciuto la gelosia negli occhi verdi di Sofia .
Non sapevo bene quale spirito si stesse impossessando di me per fare quello che feci poi: tutto quello a cui riuscivo a pensare era vendicarmi di Sofia per avermi abbandonato. Volevo che fosse nuovamente gelosa. Prima ancora che fossi in grado di capire cosa stesse succedendo, avevo permesso a Claudia di trascinarmi sulla branda e lei si stava contorcendo di piacere sotto di me.
Per un breve lasso di tempo, la mia mente fu troppo coinvolta da Claudia, Ben e Sofia per lasciare spazio alla bramosia per Ashley, ma sapevo che, andando con Claudia, avevo veramente toccato il fondo. Non appena mi alzai e cominciai a rivestirmi, la sentii singhiozzare. Mi voltava le spalle. Le ferite fresche che si intersecavano sulla sua schiena mi si strinse lo stomaco.
La vampira rabbiosa che cercava di mettere a segno la sua vendetta su Sofia e Ben era svanita. Al suo posto c'era una bambina spezzata.
Il rimorso che provai mi riport verso quell'umanit che, a quanto pare, mi potevo ancora concedere di possedere. Nel tentativo di alleviare il mio senso di colpa, feci quanto di peggio potessi fare. Le dissi che avrei ridotto la sua sentenza per il servizio che mi aveva reso.
Lo sguardo che mi lanci voleva essere una pugnalata intesa a farmi soffrire orribili pene prima di uccidermi del tutto. Realizzai all'istante l'errore che avevo commesso, ricordandomi di quello che lei era stata un tempo. Le avevo appena offerto di pagarla per il sesso e sapevo che non mi avrebbe mai perdonato per questo.

Capitolo 29: Ben
Nell'istante in cui la mia squadra segn il touchdown finale con cui vincemmo la partita, i miei occhi andarono agli spalti in cerca di Sofia. Era una partita di campionato e lei sapeva quanto significasse per me. Non vedevo l'ora che la mia ragazza mi corresse tra le braccia per congratularsi e schioccarmi un bacio. Ma di lei non si vedeva neanche l'ombra. Invece fu mia madre a raggiungermi portando Abby in braccio.
Ben, sono talmente orgogliosa di te!, chiocciava mentre mi dava buffetti sulle guance.
Abby squitt degli slogan da tifo che non avevano alcun senso. Immaginai che volesse imitare le cheerleader, ma, non ricordando le parole, se ne stesse inventando di nuove.
Grazie mamma e grazie Abby, mi guardai attorno, Dove sono pap e Sofia?
Mia madre alz gli occhi al cielo: Sofia  uscita dallo stadio con una sua amica poco dopo l'inizio delle partita. Siccome non tornava, tuo padre  andato a cercarla. Da allora non l'ho ancora sentito. Lo chiamo mentre fai la doccia, propose.
Era successo qualcosa, me lo sentivo. Per quanto a Sofia sfuggisse l'attrattiva del football, non se ne sarebbe mai andata da una partita che sapeva bene quanto fosse importante per me. Sai chi sia questa sua amica?.
No, mai vista prima. Una giovane mora alta ed estremamente graziosa.
Frugai nella mia mente in cerca di una che aderisse alla descrizione ma scossi la testa: Provo a chiamare Sofia.
Andai verso le panchine dove avevo lasciato il mio cellulare a una delle riserve, seguito da mia madre e mia sorella. Composi il numero di Sofia. Dopo diversi squilli, qualcuno rispose.
Pronto?
Mi ci vollero un paio di secondi per realizzare di chi fosse quella voce familiare: Pap? Dov' Sofia? Sta bene?.
S, s! Sta bene. Siamo a casa, cercava di mitigare il tono, Avete vinto?.
Si, abbiamo vinto. Posso parlare con Sofia?
Al momento  priva di sensi, ma non ti preoccupare. Lei sta
Priva di sensi! Perch  priva di sensi? Che  successo? Arrivo immediatamente.

Ben, la voce di mio padre era decisa ma affettuosa, Credimi. Sta bene ti dico. Fatti una doccia, goditi una cena per festeggiare con tua madre e tua sorella. Non ti devi preoccupare per Sofia. La troverai qui quando ritornerai.
 la mia ragazza, pap. Come posso non preoccuparmi?
Non mi sfugg lo shock sul volto di mia madre. Non mi importava. Era ora che lo sapesse. Non attesi neanche la risposta di mio padre, chiusi la chiamata e mi affrettai agli spogliatoi per cambiarmi senza preoccuparmi di fornire spiegazioni a mia madre.
Stavamo gi guidando verso casa quando lei tir fuori l'argomento.
Tu e Sofia..., la sua presa si strinse sul volante, da quanto state insieme?.
Li ho visti che si baciavano, se ne usc Abby dal sedile posteriore.
Chiudi quella bocca, Abby.
Non parlare cos a tua sorella e rispondi alla mia domanda.
Guardai Abby che mi faceva la linguaccia: Abbiamo incominciato un paio di settimane prima del ballo di fine anno.
Mia madre inghiott prima di sparare la domanda successiva: Avete dormito assieme la notte del ballo di fine anno?.
Bel modo di arrivare dritta al punto. No, mamma, serrai la mascella, O meglio, s, abbiamo passato la notte insieme nella stessa stanza, ma senza che accadesse nulla.
Lei porta problemi, Ben.
Vedi? Ci risiamo! Ecco perch non te lo volevamo dire, perch sapevamo che avresti reagito cos. Sei sempre troppo protettiva con me, mamma... e a Sofia manca solo di dover affrontare anche il rifiuto da parte tua.
Tu non la conosci.
 stata la mia migliore amica e ora  la mia ragazza. La conosco assai meglio di quanto potrai mai arrivare a conoscerla tu. E ti dir di pi. Se ti fossi presa la briga di passare del tempo con lei in questi otto anni, avresti scoperto che  una persona incredibile. Pap lo ha fatto.
Mia madre fumava di rabbia: Tuo padre lo sapeva?
S. Non gliel'abbiamo dovuto dire. Lo sapeva e basta.
E se finisce come sua madre, Ben?
Questa  una bassezza, mamma. Sofia non ha niente di quella pazza di sua madre.
Amelia sorrise amaramente: Tu non conoscevi Camilla, non l'hai mai incontrata. Era esattamente come Sofia: bellissima, dolce, affascinante, dalla voce suadente... tutte e due condividono le stesse caratteristiche e questo modo di fare che lascia di stucco, come fossero ignare dell'effetto che esercitano sugli altri. Guarda cosa  successo a Camilla, Ben. Portata via dal suo stesso marito e mai pi vista.
Sofia non finir in quel modo.
Continua pure a convincertene. Mia madre fren e fui sollevato dal fatto che fossimo gi a casa.
Saltai fuori dal veicolo, desiderando allontanarmi il pi possibile da mia madre. Corsi alla porta di ingresso e poi su per le scale fino alla camera di Sofia.
Tirai un sospiro di sollievo nel vederla l, distesa a letto con gli occhi chiusi. Si gir lievemente. Fui subito al suo fianco, piazzandomi sul letto e tenendole la mano. Le passai il braccio dietro alla nuca per sollevarle la testa sul cuscino. Nel movimento, il cuscino si mosse e scorsi che c'era qualcosa al di sotto. Suscit la mia curiosit, ma Sofia apr gli occhi e tutta la mia attenzione si rivolse a lei.
Detestai il modo in cui mi guardava e mi terrorizzava la ragione di quello sguardo colmo di scuse.
Sofia, che  successo?
Vivienne, ansim.
Vivienne? Mi ci vollero diversi secondi per realizzare chi fosse questa Vivienne. La principessa dei vampiri. La sorella di Derek. Fissai Sofia sentendomi come se mi avesse appena tradito. Perch mai Vivienne avrebbe dovuto lasciare La Coltre in cerca di Sofia? La paura di perdere Sofia cominci a sovrastarmi.
Perch ti sei allontanata da sola con lei, Sofia? Che ti  passato per la testa?
Mi ha pregata di scambiare due parole.
Perch?
Sofia si lecc le labbra e traspariva tutta la sua esitazione. L'hanno presa i cacciatori.
Bene, che liberazione! Cercai in Sofia un indizio di esultanza per la notizia. Invece, sembrava come se fosse appena morto qualcuno a lei molto caro. Non  una buona notizia?
 mia amica. Sono preoccupata per lei, Sofia si alz lentamente e si sedette sul bordo del letto, passandosi una mano sulla fronte, L'idea di quello che le faranno i cacciatori mi terrorizza.
Un'amica? Che chiamasse cos la principessa de La Coltre fu uno schiaffo in faccia per me. Che ti ha detto Vivienne, Sofia?
Sofia fece una pausa. Mi stava chiedendo di tornare a La Coltre.
Lei cosa?
Ben...
Sgranai gli occhi: Sofia, non lo starai mica prendendo in considerazione, vero?
Questa stanza  soffocante. Mi serve spazio per riflettere, Sofia scese dal letto, Esco a fare una camminata.
Non vai da nessuna parte, Sofia. Invece parliamo di questa faccenda.
No, Ben. Non lo faremo. Almeno non ora.
Gir la maniglia, apr la porta e usc, lasciandomi esterrefatto. Una parte di me voleva correrle dietro per costringerla a tornare a casa, quando fece capolino mio padre: Sembra si sia alzata. Te l'avevo detto che non c'era niente di cui preoccuparsi.
Niente di cui preoccuparsi!!! Mio padre prendeva sempre le cose alla leggera. Mi chiesi se non avessi ereditato da lui la mia tendenza a evitare i problemi. Che  successo a Sofia, pap? Perch era priva di sensi?
Non lo so, si strinse nelle spalle, L'ho trovata al bar con quella sua amica, che mormorava qualcosa mentre teneva le mani di Sofia. Quando mi sono avvicinato, l'altra ragazza ha avuto delle convulsioni e Sofia  svenuta. Siamo andati all'ospedale e hanno dimesso Sofia dicendo che aveva solo bisogno di riposo.
E la sua amica?
Non ho pensato di controllare come stesse. Hai parlato con Sofia, ti ha raccontato qualcosa?
Non mi ha raccontato abbastanza. S...ha detto che aveva solo bisogno di fare una passeggiata.
Bene, probabilmente  meglio lasciarle un po' di spazio. Ah, Ben?
S?
Cosa sia successo realmente quando siete spariti... arriver il giorno in cui dovrete parlarne. Capisco il desiderio di rifuggirne, ma quando succedono cose come queste, io incomincio a chiedermi se...
Sto bene, pap, e anche Sofia sta bene.
Allora come vuoi. Buonanotte, Ben.
Buonanotte, pap.
Rimasto l in piedi e insicuro sul da farsi, mi torn in mente che avevo scorto qualcosa nascosto sotto al cuscino di Sofia. Cedendo alla mia curiosit, andai a vedere che cosa tenesse l sotto, per poi desiderare all'istante di non averlo fatto.
Quella scoperta, oltre a farmi a pezzi, non fece altro che rafforzare la mia decisione. Ne ho abbastanza, per prima cosa domani mattina rintraccer i cacciatori. Che lei sia con me oppure no.

Capitolo 30: Sofia
Un brezza fredda mi scompigliava i capelli mentre camminavo sul marciapiede di cemento del quartiere di periferia nel quale abitavamo. L'area residenziale era composta da file su file di ville dall'aspetto identico. Tutte le case sembravano uguali dall'esterno, ma probabilmente erano totalmente diverse all'interno.
Qualche volta succede cos anche con le persone. Pensi di poter dire di che pasta siano fatte sulla base di quel che appare dall'esterno, ma dando un'occhiata all'interno, non sono affatto come te le saresti aspettate.
Era andata cos con Vivienne. Era normale che non l'avessi mai compresa a pieno. Era sempre stata fredda e distaccata con me durante la mia permanenza a La Coltre. Non che le stessi antipatica. Sembrava pi che altro indifferente, come se non fossi degna del suo tempo, o quello di Derek.
Ma ora che mi aveva permesso di vedere dentro di lei condividendo i ricordi del suo passato, sapevo che non l'avrei mai pi guardata nella stessa maniera. Era sfibrante quanto temesse i cacciatori. Ecco perch si comportava cos stranamente. Probabilmente li percepiva. Eppure  rimasta. Ha rischiato tutto solo per convincermi a tornare a La Coltre.
Mi ricordai della notte in cui Derek si era risvegliato e di quanto apparissero legati l'uno all'altra. Ebbi uno spasmo alla sola idea di come Derek avrebbe preso la notizia che la sorella era stata catturata, ma trovai ancora pi inquietante il pensiero di cosa avessero in serbo per lei i cacciatori.
Troppo fiele da ingerire. Ficcavo le mani nelle tasche della felpa che indossavo, la maglia della squadra con sopra il numero otto di Ben, continuando a pensare a che cosa sarebbe stato meglio per Derek.
Vagabondai per gli isolati vicini domandandomi cosa fare, fino a che le gambe non mi ricondussero di nuovo nella casa che mi aveva dato rifugio per otto anni. Ad aspettarmi seduto sui gradini della porta d'ingresso c'era Ben. Quando mi vide arrivare alz gli occhi e allora capii quanto profondamente lo avevo ferito.
Ben..., feci un passo verso di lui e vidi cosa stringeva in mano. Ebbi un tuffo al cuore: Posso spiegare.
Non devi, si alz in piedi e mi consegn gli oggetti che tenevo nascosti sotto al cuscino.
Mi prese per le spalle e mi baci sulla fronte: Parto alle prime luci del giorno, vado a cercare i cacciatori. Se ti importa qualcosa di me, vorrai raggiungermi. Altrimenti, lo considero un addio.
Ben, non farlo, le lacrime cominciavano a scendermi a dirotto. Non sopportavo l'idea di perderlo.
Mi asciug le lacrime con il pollice, tenendomi la vita e attirandomi a s prima di cercare le mie labbra ancora una volta. Mi baci dapprima delicatamente, poi si fece sempre pi irruento, avido ed esigente. Quando le nostre bocche si staccarono dovetti riprendere fiato e tirai un respiro profondo mentre lui teneva lo sguardo fisso sulle mie labbra che pulsavano ancora per il bacio.
Un ultimatum, Rosarossa. Questa volta, ti pongo di fronte a una scelta ben precisa..., gett uno sguardo rancoroso agli oggetti che tenevo saldamente in mano, o con lui o con me.
Mi lasci l da sola, in piedi, davanti ai gradini d'ingresso. Le lacrime mi velavano gli occhi mentre guardavo ci che stavo stringendo in mano. La foto che Corrine mi aveva mandato, quella con Derek che mi fissava, e un album da disegno riempito, pagina dopo pagina, dei ritratti di quel vampiro che mi teneva ancora prigioniera.
Fui sopraffatta dallo sfinimento. Ero stata una sciocca a credere che avrei potuto spedire domande di ammissione al college e continuare la mia vita come se La Coltre non fosse mai esistita. Ero stanca di Ben, del suo ultimatum e di tutta la pressione che mi stava mettendo addosso. Soprattutto, ero stanca di sentirmi in colpa perch desideravo tornare a La Coltre, fosse anche soltanto per rivedere Derek.
In molti sensi, la scomparsa di Vivienne e l'ultimatum di Ben mi spinsero dalla parte di Derek. Dubitai della mia sanit mentale mentre tornavo in camera mia e facevo la valigia. Ero riuscita in un'impresa mai compiuta prima: ero scappata da La Coltre. Ed ecco che mi apprestavo a tornarci.
Eppure, quella pace che va oltre ogni livello di comprensione razionale, una pace che non avevo pi provato da quando avevo lasciato l'isola, mi avvolse nel preciso momento in cui presi la mia decisione di tornare indietro.
Non aveva alcun senso, ma sentivo che era la cosa giusta. Sorrisi mentre mettevo in valigia gli ultimi effetti personali abbastanza preziosi da portare con me a La Coltre. Controllai l'orologio alla parete: era quasi mezzanotte. Se volevo seguire la strada che Vivienne aveva predisposto per me, non avevo molto tempo.
Mi intrufolai in camera di Ben. Non avevo altra scelta, dovevo prendere le chiavi del suo pick-up. Era l'unico modo per arrivare in tempo all'appuntamento. Una volta entrata scoprii che Ben era perfettamente sveglio. Diede uno sguardo a come ero abbigliata e cap che avevo gi fatto la mia scelta.
Ben..., le parole mi uscirono spezzate.
Sei certa che questo  ci che vuoi?
Mi dispiace da morire, Ben.
La chiave dell'auto  nella tasca dei miei jeans.
Fui sorpresa che mi aiutasse, ma capii il perch. Si stava arrendendo e mi sosteneva perfino in una decisione che lo feriva.
Quell'istante, per quanto fossi sicura di aver preso la decisione giusta, fu assolutamente penoso.
Ben...
No, Sofia. Vai e basta.
Le lacrime mi inumidivano gli occhi mentre pescavo la chiave dalla sua tasca: Ti scriver un messaggio per dirti dove l'ho parcheggiata. Io...
Immagino che Alyssa avesse ragione. Rosarossa alla fine si mette davvero con la Bestia.
Le sue parole mi ferirono profondamente, ma non riuscirono a scoraggiarmi: Rassicurati nel sapere che la Bestia alla fine si rivela non essere poi cos bestiale.
Ottenni il silenzio come risposta. Mi mossi in direzione della porta. Spero tu sappia quanto sei importante per me, quanto ti voglio bene. Spero tu sappia che sarai sempre il mio migliore amico.
Ed  proprio questo che fa pi male, Sofia... sapere che sar sempre nient'altro che il tuo migliore amico.
Stavo cominciando a soffocare per le lacrime cos corsi alla porta. Non volevo crollare davanti lui.
Ma avevo ancora un favore da chiedere prima di andarmene per la mia strada. Sapevo di non avere il diritto di chiederglielo, ma mi sentivo obbligata a farlo, per il bene di Vivienne: Quando raggiungerai i cacciatori, Ben, fammi un favore. Ti prego, trova Vivienne. E cerca di assicurarti che non le facciano del male.
La risposta di Ben fu agghiacciante: Non ci contare. Non potrebbe importarmene di meno quanto la facciano soffrire.
Mi voltai verso di lui. La sua faccia era avvolta dalle ombre. Nei suoi occhi incombeva l'oscurit. Gli ero vicina con tutto il cuore mentre penavo per ci in cui l'aveva trasformato La Coltre: Tu sei migliore di cos, Ben. Non hai idea di chi sia Vivienne Novak e, se non puoi credere in lei, credi in me. C' del buono in lei, quindi ti prego, se c' qualche cosa che puoi fare per aiutarla...
Sofia, addio.
La tristezza mi gravava pesantemente addosso mentre feci cenno con la testa e risposi: Addio, Ben.
Alla fine me ne andai, presagendo con profondo dolore che quella forse era l'ultima volta che vedevo Ben.
Pi di un'ora dopo, avevo guidato fino a una zona isolata della spiaggia di Santa Monica. Lasciai il pick-up parcheggiato e camminai per alcuni minuti lungo la spiaggia. Ben presto scorsi una faccia familiare che mi veniva incontro. Kyle.
Sofia!, esclam mentre mi attirava in un abbraccio amichevole, Stavo cominciando a pensare che non saresti venuta. Vivienne  con te?.
Scossi la testa: L'hanno catturata i cacciatori.
Il suo buonumore svan e la paura si insinu nei suoi occhi: Non so come la prender il principe.
Lo scopriremo, immagino, sorrisi amaramente.
Prese la mia borsa e mi sorrise imbarazzato mentre sollevava una siringa verso il mio collo: Conosci la procedura.
Alzai gli occhi al cielo: D'accordo.
La verit era che le memorie di Vivienne mi avevano dettato con precisione dove fosse La Coltre, avevo un suo ricordo dove la posizione dell'isola era evidenziata su una mappa, uno dei maggiori segreti de La Coltre. Era una prova della fiducia che Vivienne aveva riposto in me, un gesto che non potevo prendere alla leggera.
Allora, per la terza volta, un vampiro mi infilz il collo con l'ago di una siringa. Percependo il languore che iniziava a rapirmi alla coscienza, mi spunt un piccolo sorriso. Mi sentivo come se stessi per tornare a casa.

Capitolo 31: Derek
Ero nel campo d'addestramento. Xavier, notevolmente migliorato con la spada dopo il regime d'addestramento quotidiano al quale lo avevo sottoposto, mi aveva appena inferto un taglio sulla spalla. Mentre la ferita si stava rimarginando, fui assalito da una sensazione di malessere interiore accompagnata dal bisogno urgente di sapere dove si trovasse mia sorella.
Vi rendete conto che i cacciatori e forse anche le altre congreghe oramai dispongono di armi da fuoco e non di spade, vero?, chiese Xavier, Perch mai dovremmo combattere con queste?, e sollev la sua spada, al che io alzai fieramente la testa.
Agilit e potenza. L'onore di guardare l'avversario negli occhi prima di ferirlo. I combattimenti con la spada non sono per i codardi, spiegai, ancora internamente pressato dal bisogno di trovare al pi presto Vivienne.
Onore?, alz un sopracciglio,  cos che lo chiamiamo adesso?, si mise in posizione per riprendere a combattere, Forse intendevate orrore.
Con il mio avversario pronto a incrociare di nuovo le spade, indietreggiai per la prima volta.
Stanco, Novak?
Lo derisi: Neanche lontanamente. Solo che non riesco a distogliere il pensiero da Vivienne. E non solo... la mia bramosia per Ashley non era affatto saziata e il pensiero di lei non si allontanava mai troppo dalla mia mente.
Vivienne? E perch?
Non era un segreto il fatto che Xavier aveva provato molte volte a conquistare la mia gemella ed era rimasto umiliato dai rifiuti di lei.
Non lo so. Sono giorni che non la vedo.
Da quando ho dato l'ordine che condurr a un altro massacro degli umani.
Oltre le spalle di Xavier vidi avvicinarsi Liana Hendry. Uno sguardo ai suoi occhi d'ambra affranti e preoccupati mi bast. Era successo qualcosa di grave. Qualcosa di molto, molto grave.
Si arrest ai margini del cerchio d'addestramento dove ci trovavamo io e Xavier.
Liana, chiamai la migliore amica di mia sorella, Qualcosa non va?  successo qualcosa a Vivienne?.
Non era un segreto che io e Vivienne avvertissimo spesso quando accadeva qualcosa all'altro. L'ultima volta che avevo percepito questa sensazione era stato quando Borys Maslen l'aveva fatta prigioniera. Ci vollero giorni perch tornasse da noi e non ne fece mai parola con nessuno, se non con Liana, che era l'unica confidente dei suoi lievi sussurri.
Liana prese fiato, poi spost il peso da un piede all'altro sullo sterrato su cui si trovava e annunci: Temo possa essere stata catturata dai cacciatori.
Le sue parole furono come un pugnale conficcato nel mio cuore e rigirato. Il mio respiro si fece affannoso. Ero attanagliato da una paura che credevo non avrei mai pi provato. Il pensiero di cosa stessero facendo passare a Vivienne pur di scoprire i segreti de La Coltre mi diede uno stordimento da capogiro.
Derek, ho cercato di dissuaderla, ma la conosci. Una volta che si mette in testa qualcosa...
Come  potuto succedere?
Ha lasciato l'isola per ritrovare Sofia.
Mi girava la testa. Perch avrebbe..., mi interruppi. Sapevo benissimo il perch. Vivienne  andata a scovare Sofia per me.
Mi aveva detto che mi avrebbe fatto avere sue notizie a una certa ora, se non fosse incorsa in nessun pericolo. Ancora prima di andare, temeva gi che sarebbe stata catturata dai cacciatori e...
Eppure  andata lo stesso. Che cosa ti ha scatenato l'improvviso desiderio di morire, Vivienne? In che modo si sarebbe dovuta mettere in contatto con te?
Si  fatta dare un cellulare da Corrine, uno con un segnale in grado di penetrare la barriera protettiva dell'incantesimo.
L'incantesimo protettivo che teneva segreta l'isola bloccava ogni segnale di comunicazione in entrata e in uscita.
E Corrine, lei era al corrente dei suoi piani?
Liana scosse la testa:  raro che la strega si immischi nelle nostre faccende private.
Eppure si era immischiata con Sofia. Quand' che Vivienne ti avrebbe dovuta contattare?
Ore fa.
Ore fa? E tu hai pensato di dirmelo solo adesso?
Speravo che fosse stato qualcos'altro a trattenerla.
Col dorso della mano colpii Liana in viso e lei collass sulla ghiaia sotto ai nostri piedi.
Derek!, Xavier corse al suo fianco.
Sto bene, Liana lo rassicur mentre lui l'aiutava a rialzarsi.
Dobbiamo trovare mia sorella. Perlustreremo le citt di tutte le nazioni del mondo se necessario. Non mi dar pace finch non sar qui sana e salva.
Andare contro i cacciatori?, i muscoli di Xavier si irrigidirono,  un suicidio e lo sapete anche voi. Ci farete uccidere tutti se andrete in cerca di lei.
Ho combattuto tutti questi anni e versato tutto quel sangue per un'unica ragione: per salvare la mia famiglia! E loro dove sono ora? Nessuno di loro  qui al mio fianco! Perdere Vivienne mi priva di ogni scopo della mia esistenza!
Se  davvero in mano ai cacciatori, Derek, allora  bella che morta.
Xavier diceva il vero, ma non ero pronto ad ascoltarlo. Balzai in avanti per gettarmi di peso di lui e cademmo entrambi a terra.
Derek! Fermatevi!, gridava Liana.
Tenevo Xavier immobilizzato a terra puntellandogli le braccia con le mie ginocchia, mentre lo percuotevo con un pugno dietro l'altro. Liana cercava di fermarmi tirandomi da dietro fino a strapparmi la maglia, ma col gomito la colpii in pieno addome, stendendola.
Non so per quanto tempo lo percossi, n quanti cazzotti scagliai contro un amico commilitone punendolo per un crimine che non aveva niente a che vedere con lui. Alla fine arriv Cameron, mi afferr per i capelli e mi colp dritto in viso, ma a quel punto la faccia di Xavier era gi in un bagno di sangue.
A tutti noi importa di lei!, esplose Cameron urlando, Ma non dovete punire la vostra gente per la sua perdita!.
Perdita. Il pensiero di avere perso Vivienne faceva troppo male per accettarlo. Mi rialzai in piedi e cacciai un urlo raccapricciante, mentre delle lacrime non richieste presero a rigarmi le guance. Non ce la facevo a stare in mezzo a loro per cui cercai rifugio nella villa di mia sorella.
Come c'era da aspettarsi, era vuota. Vivienne non aveva mai avuto schiavi in casa sua, in pi odiava avere guardie intorno, tanto sosteneva di sapersi difendere da sola. A mia sorella piaceva stare in solitudine. Come ho potuto non accorgermi che se ne fosse andata?
Mi incamminai verso la serra, il posto che preferiva al mondo, un luogo dove la vita prosperava anche quando eravamo circondati dalla morte. Entrai e mi accartoccia a terra, con le mani nei capelli, mentre mi rassegnavo alle peggiori possibilit.
Mia sorella avrebbe sopportato l'inimmaginabile pur di salvare l'isola. Sicuramente avrebbero fatto ogni genere di tentativo per estorcerle qualcosa, ma avrebbero fallito e il fallimento li avrebbe portati a compiere incredibili atrocit contro la persona per proteggere la quale avrei dato la mia stessa vita.
La notte non era mai stata tanto oscura quanto allora, mentre sedevo al suolo nella serra di Vivienne, in lutto per la sua perdita. Persi la cognizione del tempo, non sapevo quante ore ero rimasto l, ma mi sembrarono giorni. All'inizio avevo sperato che Vivienne sarebbe rientrata da quella porta, illesa. Mi illusi anche di udire lo scalpiccio dei suoi passi aggraziati sul pavimento di legno fuori dalla serra. Tuttavia, ad un certo punto, al rifiuto subentr la realt e, con essa, inevitabilmente la collera. Devo incolpare qualcuno per quello che  accaduto a Vivienne.
Mi venne in mente un solo nome. Soltanto quel nome meritava di essere punito per la scomparsa di mia sorella: Sofia.
Mi consum un'ira che non provavo da centinaia di anni e, per la prima volta dopo molto tempo, misi a tacere ogni senso di colpa per lasciare spazio solo al mostro che sarei diventato. Ero intenzionato a fargliela pagare.
Avrei punito tutte le persone a lei care: Ashley... poi Paige...poi Rosa. Non persi tempo per saziare quella sete che mi implorava da giorni.
Non ci misi molto ad andare dall'attico di Vivienne alla pi contenuta residenza di Kyle. Probabilmente lui era di sentinella al porto, in turno con Sam. Volevo affrontarli in combattimento per arrivare ad Ashley, ma avrei dovuto accontentarmi di lei. Buttai gi la porta.
Ashley, gridai, Ashley!
Percepii la sua paura: le pulsazioni che acceleravano, il battito che raddoppiava il ritmo. Fai bene. Devi avere paura. Molta paura. Fuori dalle finestre della saletta dell'ingresso in cui mi trovavo vidi la sua sagoma correre lungo una passerella coperta di vetro. Feci un sorrisetto. Non era mia intenzione prolungare l'inseguimento. La volevo e l'avrei presa a breve.
Alla velocit della luce percorsi il tratto che mi separava da lei. La immobilizzai contro una parete, con una mano a ghermirle la gola e l'altra ad agguantarle i capelli, mentre lei respirava affannata per il dolore. Le girai il viso di lato per scoprire il collo alla vista e affondarci i denti. Con il suo collo nudo proprio di fronte a me, non ebbi nemmeno un briciolo di esitazione prima di imprimerle un morso e bere di lei a saziet. Url pregandomi di smetterla, ma questo non faceva che alimentare il fuoco che la perdita di mia sorella aveva acceso dentro di me.
Succhiai il suo sangue fino a che non fu vicina alla morte. Poi mi fermai. Claudia aveva ragione. La rabbia ci dava il controllo. Per cui presi Ashley semi-incosciente e me la caricai in spalla, intenzionato a prolungare le sue sofferenze.
In pochi minuti eravamo di nuovo al mio attico e la inchiodai a faccia in gi sul letto. Mentre si dibatteva, i miei artigli le squarciarono il retro del vestito e, a quel punto, strabuzzai gli occhi per l'orrore misto alla delizia: aveva il tatuaggio di un falco sulla parte bassa della schiena, il segno distintivo dei cacciatori. Le scostai le ciocche bionde da un lato mentre mi piegavo su di lei per sussurrarle all'orecchio: Non avevo idea che tu fossi una di loro. La mia vendetta sar dolce.
Debole per il sangue perso, non riusc a fare altro che piagnucolare sotto di me. A cavalcioni sui suoi fianchi ero in procinto di riaffondare le zanne nella sua carne, quando la porta si schiuse alle mie spalle.
Mi girai e vidi l'ultima persona che mi aspettavo di trovare.
Sofia.

Capitolo 32: Sofia
La prima cosa che notai dopo aver aperto la porta fu il simbolo di un falco sulla schiena di Derek, al di sotto della spalla destra. I ricordi di Vivienne si dimostravano fedeli alla realt e, per una frazione di secondo, rimasi l come ipnotizzata.
Fu solo quando si gir verso di me che capii che cosa stesse facendo. Alla vista del sangue sul collo della ragazza priva di sensi, mi sentii svenire per lo shock. Il sangue mi deflu dalle guance e mi appoggiai allo stipite per sorreggermi. Derek, come hai potuto..., la mia voce si affievol nel vedere come mi stava guardando: come se fossi uno spettro, uno spettro che detestava.
Dal profondo gli usc un lancinante ruggito poi, nell'arco di un secondo, mi aveva gi sbattuta alla parete della camera. Mi sosteneva di peso coi suoi fianchi, la mano sinistra mi teneva il braccio premuto contro alla parete, mentre con la destra mi stringeva per il collo.
Come hai fatto a tornare qui?, sibil.
La storia si stava ripetendo: quel bagliore predatorio nei suoi occhi blu di ghiaccio, il gelo del suo respiro, la sensazione di impotenza e vulnerabilit, il sentirmi cos piccola e fragile incastrata tra il suo corpo e il muro... tutto questo era gi avvenuto in passato, ma, questa volta, io non ero pi la stessa ragazza di prima. Non ero pi una vittima impaurita e piagnucolante che tremava sotto il suo tocco.
Questo non sei tu, Derek, parlavo piano, ma con determinazione. Avvolsi delicatamente le dita attorno al polso della mano con cui mi teneva per la gola.
Non appena lo toccai, contrasse le mascelle. Aveva un aspetto omicida, tuttavia fortemente in conflitto. Rafforz la stretta, minacciando di strangolarmi.
Scegli bene le parole, perch potrebbero essere le ultime che pronunci. Come hai trovato la strada per tornare qui?
Tenni la mano sul suo polso e con le dita gli carezzai la pelle: Me l'ha mostrata Vivienne.
Quella foschia si dilegu dai suoi occhi e la cortina dell'oscurit si alz per mostrarmi di nuovo uno scorcio del suo limpido sguardo azzurro. Fece un passo indietro, ritraendo il polso come se il contatto delle mie dita lo stesse ustionando: Come ha fatto....
La sua domanda pass in secondo piano nell'attimo in cui vidi il paletto di legno, sollevato da due braccia tremanti, sferzare l'aria diretto a colpire Derek alla schiena, proprio al cuore.
Ashleyyy, NO!
Spinsi Derek di lato e lui effettivamente si spost, probabilmente pi per la sorpresa che non per la mia forza.
Il paletto che Ashley aveva destinato a lui mi si conficc nella spalla.
Urlai di dolore quando mi dilani la carne facendone sgorgare il sangue. Serrai le mani attorni al paletto. Il dolore pulsante mi faceva vorticare la testa.
Ashley sbarr gli occhi: Oh Dio, no! Sofia!
Alla sua voce, alzai lo sguardo e vidi con orrore che Derek le si stava avvicinando. Il paletto veniva della scorta personale di Derek. Ognuna di noi ne aveva uno. Ci aveva insegnato come si uccide un vampiro prima che io lasciassi La Coltre. Mi ricordai di come ci avesse ammonite che, se mai lo avessimo usato contro di lui, ci avrebbe uccise lui stesso.
Quando alz le mani pronto a prenderla per il collo, sussultai: voleva spezzarglielo.
Derek, non farlo.
Con una mano la teneva per i capelli biondi e con l'altra le agguantava saldamente la gola: Stava per uccidermi.
Stava difendendo me, Cristo santo!
Mi manc il fiato quando le spinse indietro la testa e strinse la presa sulla gola di Ashley.
 una cacciatrice.
Ero agonizzante per via del paletto conficcato nella spalla, ma resistevo sapendo che non sarei sopravvissuta alla vista di Derek che uccideva una mia cara amica di fronte ai miei occhi. Barcollai disperatamente in avanti e lo presi delicatamente per il polso: Ti prego.
Mi spinse via la mano facendomi ruzzolare al suolo, ma poi, con mio enorme sollievo, Derek scagli Ashley verso il letto. Per niente delicato, ma almeno lei sopravviver. Lei atterr di faccia sul letto e vidi il falco sulla parte bassa della sua schiena. Il suo era un tatuaggio e non un marchio a fuoco come quello di Derek, ma il simbolo era identico. Il falco... che significa?
Derek si inginocchi a terra davanti a me. Serr la mascella nel vedere il sangue zampillarmi dalla spalla: Questo ti far male.
Prima che potessi reagire, estrasse il paletto in un'unica mossa repentina. Urlai, sicura che sarei svenuta, ma non mi fu concesso questo sollievo.
Avrei voluto poter mettere a tacere i miei sensi, ma questa mia iperacutezza a volte mi sembrava una maledizione che mi avrebbe accompagnata per sempre.
Hai un legamento perforato e la spalla slogata, mi inform Derek dopo un esame pi accurato, Prima di guarirti devo ricollocare in posizione la spalla.
Mi rimise la spalla in posizione con un'unica forte spinta. Decisa a non urlare, mi morsi il labbro fino a ferirmi. Poi Derek, apparentemente soddisfatto, si alz e and in direzione del letto. Ashley si ritrasse fino a che non colp la testiera con la schiena. Derek le lanci uno sguardo terribile, ma, per il sollievo di entrambi, si gir di nuovo verso di me, estraendo un coltellino svizzero dalla tasca. Sapevo a cosa servisse.
No, non voglio bere il tuo sangue.
Per quale diavolo di motivo non vuoi?, si fece comunque un taglio sul palmo e mi mise la mano di fronte alla faccia, Bevi, Sofia. Era pi dispotico che mai.
Serrai le labbra, guardandolo storto. Era la mia maniera di ribellarmi. Il mio modo per dirgli che non ero tornata a La Coltre per essere la sua schiava.
Stai mettendo a dura prova la mia pazienza, ritir la mano e mi guard come fossi la creatura pi esasperante che avesse mai visto, Il sangue di chi vuoi bere allora? O preferisci dissanguarti fino a morire? Nell'ultimo caso, tanto vale che tu ti dia in pasto a me. In questo modo la tua morte servirebbe per lo meno a placare la mia fame.
Derek non faceva il minimo sforzo per nascondere la sua irritazione. Deglutiva alla vista del mio sangue e mi domandai quanto autocontrollo stesse impiegando per non assaggiarlo.
Prima aiuta Ashley.
Il sangue le gocciava ancora dal collo ed era pallida come un fantasma. L'espressione sul suo viso mostrava chiaramente quanto fosse orripilata all'idea di bere il sangue di Derek.
Stai scherzando!
Scossi la testa. Tenevo una mano a comprimere la mia ferita.
Lui borbott una sequela di imprecazioni sottovoce prima di afferrarmi per il braccio sano e farmi alzare in piedi. Il fiotto di sangue mi stordiva troppo per poter essere stabile sulle gambe quindi caddi contro di lui. In parte mi sorresse e in parte mi trascin, fino a mettermi seduta sul bordo del letto con fare non proprio delicato, prima di presentare il palmo ad Ashley e ordinarle un perentorio: Bevi e fallo in fretta. Sofia sta perdendo molto sangue.
Ashley gli diede uno sguardo iniettato d'odio prima di prendere il polso e le dita di lui con entrambe le mani per bere. La sua carnagione riprese una tinta rosata, in netto contrasto con il pallore funereo di pochi secondi prima.
I segni del morso sul suo collo ancora non si chiudevano. Perch non sta guarendo?
Sta guarendo invece, mi assicur Derek mentre ritraeva la mano. Lo squarcio sul suo palmo si era gi chiuso. Lei ci mette pi tempo di te a guarire.
Perch?
Non ne ho la minima idea. Riprese il coltellino pieghevole per farsi un'altra taglio profondo sullo stesso palmo.  il tuo turno, mi offr la mano, Ora bevi.
Brontolai mentre prendevo la sua mano nella mia. Un guizzo di divertimento gli attravers gli occhi mentre iniziavo a bere il suo sangue.
Ragazza cocciuta!
Ci volle meno di un minuto perch il mio legamento perforato guarisse. La ferita era sul punto di rimarginarsi quando apparve Kyle alla porta. Sfoggiava un sorriso, probabilmente si aspettava che avessi avuto un gioioso rincontro con Derek, ma quel sorriso si spense in angoscia al vedere che nella stanza c'era Ashley in condizione stravolta.
Portala alle Celle, comand Derek, Sar processata domani davanti al consiglio per aver tentato di uccidermi.
Kyle sgran gli occhi. Certo, Vostra Altezza. Si avvicin ad Ashley e l'aiut delicatamente ad alzarsi. Notai la sofferenza nei suoi occhi quando scorse i segni del morso sul collo di lei.
Aspetta, percepii su di me lo sguardo frustrato di Derek mentre mi alzavo, ma, ignorandolo, corsi verso Ashley e l'abbracciai con gli occhi inumiditi dalle lacrime. Volevo rassicurarla, ma faticavo a trovare le parole.
Lei rimase rigida e non mi restitu l'abbraccio: E ora dunque ritorni?
Non riuscivo a stare lontana neanche volendo, risposi in un sussurro.
Ci staccammo l'una dall'altra. Mi guard freddamente, con un'espressione che sfiorava l'odio. Esterrefatta, spostai il mio sguardo su Derek: Permettile di indossare qualcosa di caldo prima. Fa freddo l. Quasi risentivo i brividi di quando mi ero destata nella segreta.
Derek ci pens su un attimo. Sembrava seccato, ma diede comunque disposizioni a Kyle con un brusco cenno del capo: Pensaci tu.
Al che se ne andarono, lasciandomi con Derek e tutte le domande senza risposta tra noi. Anche se gli davo le spalle, potevo sentire i suoi occhi su di me. Solo stare nella stessa stanza con Derek mi procurava un'ondata di sensazioni insolite che mi scorrevano per le vene. Il mio respiro si fece pesante mentre lui si avvicinava. Quando con le grandi mani mi prese per la vita da dietro, tirandomi a s, e il suo respiro mi raggel la nuca, respirare divent un'impresa ardua.
Sei qui.
 una cosa positiva?
Dimmelo tu.
Non ce la facevo a gestire il tutto. Avevo passato il tempo a struggermi per lui da quando avevo lasciato l'isola. Non sapevo cosa aspettarmi al mio ritorno, ma certamente non avrei mai pensato di trovare Derek in procinto di uccidere una delle mie amiche. Le sue mani su di me, a tenermi stretta, le sue labbra che mi sfioravano il retro del collo, aspirando il mio odore... era troppo da gestire in cos poco tempo.
Fammi un favore, Sofia, la sua voce sfond il mio silenzio, Non so se ci riesci, ma per favore, per qualche ora... cerca di dimenticare quello che hai appena vissuto. Dimentica quello che  appena successo. Anche se solo per un breve momento, stai con me. Ti prego. Con voce roca e spezzata ammise: Mi sei mancata cos tanto.
La sua supplica mi concesse l'evasione necessaria dai pensieri che mi stavano torturando il cervello. Un'emozione emerse fra tutte e fu il profondo desiderio di stare fra le sue braccia. Prendendogli le mani, che teneva sui miei fianchi, le spostai perch mi avvolgesse completamente in un abbraccio.
Sei ancora lo stesso uomo che ho conosciuto, Derek?, osai chiedergli.
Mi strinse ancora pi forte, per aderire a me: No.
Mi si ferm il cuore. Non mi aspettavo una risposta cos netta: Allora chi sei?.
Mi pos le labbra sulla nuca prima di prendermi per le spalle, girarmi e costringermi a guardarlo in faccia. Sul fondo dei suoi occhi azzurri vidi una galassia di domande senza risposta, dubbi inquietanti, senso di colpa e vergogna provati con la massima intensit.
Chi vuoi che sia, Sofia?
Scorsi tanta di quella angoscia in quel bel viso che capii a stento la sua domanda. In quel momento non era affatto il principe de La Coltre, il forte e potente Derek Novak. L'uomo che mi stava di fronte era sfinito dalle battaglie che combatteva quotidianamente. Era un essere fatto a pezzi che tremava al mio tocco. Pieg la testa, appoggiando la fronte contro la mia, mentre io percorrevo con le mani le sue braccia muscolose.
Voglio che tu sia tu, Derek.
Cominciammo a ondeggiare al ritmo di una musica che io non potevo sentire, ma che sapevo stava echeggiando nella sua testa. Le sue mani mi circondavano la vita mentre mi conduceva in una danza. Stavamo provando a tornare a quello che eravamo stati con questo ballo al suono di una musica che solo lui poteva udire.
Quando le sue labbra trovarono le mie, tuttavia, mi misurai con una pena nel cuore troppo grande da affrontare e non potei evitare di ritrarmi da lui: Non posso farlo. Mi dispiace.
Non ti dispiacere, scosse la testa, Lo capisco.
Mi guard con una nostalgia che sembr eclissare la nostalgia che avevo provato io per lui. Era una pena intensa e logorante la sua. Avrei voluto spiegargli che mi ero sottratta al suotocco non perch non volessi stare con lui, ma perch non riuscivo a ignorare quello che stava compiendo quando avevo fatto irruzione nella stanza.
Ti riconquister, Sofia.
Posai un bacio lieve sulla sua guancia. Non so il perch, ma in un certo senso... non mi hai mai davvero persa.

Capitolo 33: Derek
Seduto sul bordo del letto, in attesa che Sofia emergesse dal bagno, mi chiedevo se avesse idea di quanto le sue parole significassero per me.
Non mi hai mai persa.
Era l'ammissione che, nonostante quello che era accaduto, nonostante tutto quello che aveva visto, era ancora mia. Questo oscur la sparizione di Vivienne, cosa che avrebbe dovuto farmi sentire in colpa. Eppure non provavo altro che gratitudine per il fatto che Sofia fosse ritornata a La Coltre da me. Poco prima del suo arrivo, ero stato ossessionato dall'idea di punirla per aver cagionato la perdita di Vivienne. Ma ora che era qui, ogni atomo in me gridava che dovevo espiare per tutto quello che avevo fatto da quando lei era partita.
La porta del bagno si apr e lei usc avvolta in un asciugamano che ne delineava la figura esile e aggraziata, con i lungi capelli ramati ancora gocciolanti. Mi tolse il fiato.  davvero cos ignara dell'effetto che ha su di me?
Non trovo il phon.
Mi accigliai: L'ho fatto portare via. Insieme a tutto il resto che mi ricordava di te.
Lei arricci solo il naso: Dovr usare gli asciugamani allora.
Si diresse verso il letto e prese i vestiti che ci aveva lasciato sopra prima di andare a farsi un bagno. La sua vicinanza metteva a dura prova il mio autocontrollo. Facendomi ricordare di quanto eravamo soliti trovarci a proprio agio l'uno vicino all'altra, si diresse direttamente alla cabina armadio per vestirsi. Non ci volle molto perch riapparisse, indossando una camicetta rossa su jeans attillati e pettinandosi i capelli con le dita. Mentre si avvicinava, alz gli occhi per guardarmi e poi si sedette vicina a me.
Sospirava leggermente: E ora, Derek Novak?
Non riuscendo a tenere le mani lontane da lei, le passai il palmo dal ginocchio fino alla coscia mentre le scostavo i capelli ancora bagnati dal viso. Non lo so. Onestamente sto ancora cercando di capire se sei realmente qui o se questo  tutto un sogno.
Mi stringeva il dorso della mano con la quale le stavo carezzando il viso, come per godere appieno del contatto:  stata Vivienne a convincermi a tornare.
Anche se era penoso sentire nominare la mia gemella, non mi rese furibondo come mi aspettavo. Avere Sofia attorno rendeva tutto quello che succedeva molto pi leggero, molto pi facile da sopportare.
Sofia probabilmente intu il mio disagio; infatti, strinse la mano che appoggiavo sulla sua coscia.
Mi dispiace da morire, Derek. So quanto lei sia importante per te.
Non so se sia ancora viva o no. Ma in ogni caso, intendo farla pagare ai cacciatori.
Le guance di lei impallidirono: Questo ciclo di vendette tra cacciatori e vampiri... finir mai?
Mi sottrassi al contatto, passandomi una mano tra i capelli e colpendomi il ginocchio con l'altra: Non riuscirai a convincermi a lasciar perdere, Sofia. Vivienne mi era troppo preziosa per non vendicarne la morte.
Non cerco di convincerti a lasciar perdere niente, Derek. Dubito che potrei farti fare qualcosa che tu non voglia.
Mi contenni per non scoppiare a ridere: Ti sottovaluti, Sofia. Sei stata costantemente capace di farmi fare cose che normalmente non avrei fatto.
Lei fece una risatina soffocata: Ah s? E cosa?
Ho appena risparmiato la vita ad Ashley, o sbaglio?
Lei ammutol al solo sentir menzionare la sua amica. Mi si strinse lo stomaco al pensiero di quello che Sofia mi aveva sorpreso a fare.
Le sfiorai col pollice lo zigomo lievemente cosparso di lentiggini. Le guance le si infiammarono di nuovo quando la toccai: Ancora non mi capacito che tu sia tornata.
Vivienne ha usato argomenti molto convincenti.
Dimmi come  andata tra te e Vivienne, Sofia.
Potremmo parlare da qualche altra parte? Per cortesia, Derek, io qui mi guardo attorno e non riesco a pensare ad altro che..., si interruppe.
Ashley. Feci cenno di s e mi alzai dal letto. Lei mi prese la mano mentre uscivamo dalla stanza, Dove vuoi andare?, le chiesi mentre raggiungevamo il soggiorno.
Che ne dici della Stanza del Sole?, mi guardava speranzosa.
Mi si spezz il cuore a raccontarle la verit dei fatti: L'ho fatta distruggere e riportare a una camera spoglia.
Perch?
Mi ricordava troppo di te. Pensavo che non ti avrei mai pi rivista, Sofia. Volevo solo dimenticare.
Lei fece una pausa, delusa, prima di chiedere: Ha funzionato? Hai dimenticato?.
Per quanto ci abbia provato, no!
Bene, disse facendomi un breve cenno col capo, Non devi dimenticarmi mai.
Qualcosa di simile alla beatitudine le brill negli occhi quando mi vide sorridere. Prendendomi alla sprovvista, mi attir a s e mi baci. Per un istante fui immobilizzato dallo stupore e mi godetti le sue labbra sulle mie, poi la presi per la vita e la sollevai perch non dovesse stare in punta di piedi. Risposi al bacio con fervore, dando sfogo a tutto il desiderio represso che provavo per lei. Avanzai fino a poggiarla contro la parente mentre facevo scorrere le mani sulla sua vita, i fianchi, le cosce.
Quando lei si stacc da me, annaspavamo all'unisono in cerca di ossigeno.
Che voleva dire questo?, chiesi tra un respiro e l'altro.
Non ho resistito. Non avresti dovuto baciarmi prima che lasciassi La Coltre. Ho desiderato il sapore delle tue labbra sulle mie dal minuto stesso in cui mi sono svegliata su quella maledetta spiaggia di Cancn, ammise con le guance rosate e la bocca arrossata e gonfia, Mi dispiace.
Non ti scusare. Puoi baciarmi ogni volta che lo desideri.
Si morse le labbra: Ogni volta?.
Sbottai a ridere compiaciuto, annuendo.
Con mia grande sorpresa, mi spinse all'indietro per rimettersi a terra sui suoi piedi:  cos difficile ragionare sensatamente quando ci sei tu!.
Mi trattenni a stento dallo scoppiarle a ridere in faccia quando mi colp alla spalla, facendo poi una smorfia per aver ricavato pi dolore di quanto ne avesse arrecato a me.
Sei impazzita, Sofia?
Ho tutti i diritti di essere pazza ma di rabbia, dopo quello che ho visto, dopo quello che hai fatto... hai aggredito Ashley! Ci ho messo settimane per finire la Stanza del Sole e tu hai distrutto il mio capolavoro nel giro di pochi giorni, mi colp di nuovo. Era adorabile in quel momento. Dovrei essere furiosa.
E devo supporre che questo sia il tuo modo di dimostrare che non sei arrabbiata?
Inizi a passeggiare su e gi davanti a me scuotendo la testa. Non sono adirata, anche se dovrei.
E perch non lo sei?
Smise di camminare avanti e indietro, prese un respiro profondo e mi fiss con gli occhi smeraldo in fiamme. Perch si tratta di te. Come posso arrabbiarmi con te quando te ne stai l, bello come un dio, a guardarmi in quel modo che mi distrae?.
Iniziai a ridere sommessamente: Ti distraggo dalla tua arrabbiatura nei miei confronti?.
Storse le labbra prima che anche a lei sfuggisse una risatina. Era da poco che era ritornata e, in quel breve lasso di tempo, gi mi aveva riportato a ridere e sorridere pi di quanto non avessi fatto in sua assenza ed era riuscita anche a farmi dimenticare i pesi che mi gravavano addosso.
Le presi a coppa il viso con tutt'e due le mani: Sofia Claremont, io ti adoro!, le piazzai un bacio delicato sulla fronte, sospirando quando le sue braccia si insinuarono attorno alla mia vita.
Affond il viso nel mio petto: Basta, andiamocene da qui.
Fammi strada.
Lasciammo l'attico e girovagammo per i boschi, godendoci la pace e la privacy. Restammo in silenzio per la maggior parte della strada, finch non ebbi il coraggio di farle la domanda che mi assillava.
Perch la mia gemella ti ha chiesto di fare ritorno all'isola?
Eravamo alla partita di campionato di Ben. Football. Vivienne  arrivata e mi ha chiesto se poteva parlarmi.
L'allusione al suo migliore amico mi diede una sensazione pessima alla bocca dello stomaco. L'idea che fosse stata con lui per tutto quel tempo mi fece scoprire una sensazione mai provata prima di incontrare Sofia: la gelosia.
Ci siamo date appuntamento in un bar l vicino e Vivienne mi ha detto che era necessario che io tornassi perch tu avevi bisogno di me. Mi ha riferito che ti stavi addentrando nella china dell'oscurit.
Tutto qui?
Lei esit e poi aggiunse: Il succo del discorso era questo.
Mi sembr come se mi stesse nascondendo qualcosa: Ed  per questo che sei tornata? Perch ti ha detto che avevo bisogno di te?.
Smise di camminare e fiss gli occhi sulla terra fangosa mentre appoggiava una mano su un platano: Credo si possa affermare che sono tornata perch speravo fosse vero.  stato determinante il fatto che, di tante persone, sia venuta proprio Vivienne a convincermi. Non penso sia una delle mie maggiori sostenitrici.
Mi affior un sorriso amareggiato: Tu non conosci mia sorella. Lei ha una grande stima di te. Vivienne aveva ritenuto che Sofia fosse abbastanza importante da sacrificare se stessa ai cacciatori per lei. Non ero disposto a prendere alla leggera quel sacrificio.
La conosco pi di quanto pensi tu, Sofia and avanti con il suo racconto mentre continuavamo a vagabondare per i boschi. Credo che avesse percepito l'arrivo dei cacciatori. Mi ha fatto qualcosa. Non sono completamente sicura di cosa, ma ha parlato di condividere la sua memoria con me per mostrarmi la via per tornare qui. Poi mi ha toccata e i ricordi sono semplicemente affluiti in me.
Vivienne ha condiviso la sua memoria con te?
Sofia fece cenno di s: So che pu sembrare folle, ma  la verit.
Non metto in dubbio che tu stia dicendo la verit. Sono solo sorpreso che abbia corso il rischio di farlo con un essere umano.  risaputo che trasferire la memoria mandi in coma chi la riceve. Il cervello umano non  in grado di gestire questo afflusso improvviso di informazioni. L'inconscio umano non  concepito per contenere e assorbire le memorie altrui.
Sono svenuta dopo che lo ha fatto, Sofia si strinse nelle spalle, e, prima che si annebbiasse tutto, ho visto i cacciatori che la prendevano.
Segu il silenzio, nessuno di noi sapeva cosa dire. Allora camminammo e basta, apprezzando la reciproca compagnia. Avviluppati dalle tenebre della notte, misi le mani nelle tasche dei jeans e le feci una domanda molto pi leggera.
Com' il sole?
Lei sorrise al pensiero: Caldo. Bollente. Tutto quello che la luna non . I primi giorni che abbiamo passato a Cancn, io e Ben non riuscivamo a stare lontani dal sole.
Ancora BEN. La gelosia fece di nuovo la sua brutta comparsa: Che ne  stato di lui?, osai chiedere.
Preferirei non parlare di lui, se non ti spiace.
Feci cenno di s.
Il resto della nostra passeggiata prosegu in silenzio, fino a che si intravide un luogo familiare.
Il Santuario!, esclam Sofia. L'entusiasmo le faceva brillare gli occhi mentre si affrettava avanti: Voglio vedere Corrine!.
Il Santuario, come si addiceva al suo scopo, era collocato in una zona appartata, nella parte sudoccidentale dell'isola. La struttura di marmo bianco, con le sue ampie colonne circolari e il tetto a cupola, era stata inizialmente ideata in onore di Cora, come sua residenza, per poi diventare la dimora di ogni strega che l'avrebbe succeduta. Una delle sale era servita anche da mausoleo durante il mio lungo oblio. La struttura era attorniata da lussuosi giardini, completi di labirinto, belvedere e fontana.
Quando Corrine scorse Sofia i suoi occhi brillarono di contentezza, ma non apparve minimamente sorpresa.
Sofia!, esclam, Che gioia riaverti tra noi!.
Fu una delle poche volte che vidi Corrine sorridere.
A me rivolse appena un cenno: Principe.
Sofia mi prese le mani prima di dire: Vorrei parlare in privato con Corrine.
Certo. Vai pure avanti. Non mi d fastidio. Che bugiardo. Mi dava fastidio, eccome. Mi ritrovai ad aspettare da solo, seduto sulla panchina della fontana, per un periodo che mi sembr durare ore.
La facciata del Santuario in puro marmo bianco brillava sotto la luce della luna piena. Era uno spettacolo ammirabile, ma il prezzo pagato per una struttura cos sontuosa ne diminuiva il valore ai miei occhi. Tutto quello che c' di bello e valido a La Coltre ha avuto un prezzo.
Mi pareva di essere rimasto l per un'eternit, perci vedere Sofia percorrere il vialetto in pietra che portava al belvedere fu un gran sollievo. Sofia era a braccetto con Corrine, che le parlava. Potei solo immaginare di cosa stessero parlando. Vederle camminare fianco a fianco mi procur una strana nostalgia, in gran parte dovuta alla somiglianza di Corrine alla sua antenata, Cora. Sentivo come se stessi guardando conversare due delle donne pi importanti della mia vita.
Lo sguardo smeraldo di Sofia mi rintracci. Ringrazi Corrine, che mi diede una rapida occhiata prima di dirigersi nuovamente all'interno, e finalmente, mi alzai per andare incontro a Sofia. Quando fummo uno di fronte all'altra, mi prese la mano e la tenne stretta. Ci allontanammo in silenzio dal Santuario e imboccammo i sentieri della foresta che portavano a La Valle, la citt dell'isola.
Illuminata dalla luce della luna, Sofia era una visione. Teneva gli occhi bassi. Si arrest e mi diede una stretta alla mano per indurmi a guardarla in faccia.
Quelle poche ore che ti ho concesso son terminate. Adesso abbiamo molte cose di cui discutere.

Capitolo 34: Sofia
Tornando a piedi attraverso i boschi, lungo il familiare sentiero di ghiaia che conduceva dal Santuario a La Valle, ero disturbata da quello che Vivienne mi aveva raccontato della virata di Derek verso il suo lato oscuro. L'avevo constatato con i miei occhi. La conversazione che avevo avuto con Corrine aveva accentuato la mia angoscia al riguardo. Derek che sembrava preparare una guerra, il censimento, i sequestri messi al bando...
Non sapevo cosa pensare di tutte le cose che mi avevano raccontato. In che modo Vivienne pensava che avrei potuto influenzare le cose tornando?
I miei occhi cominciarono a riempirsi di lacrime quando alzai lo sguardo verso Derek. Dovevo parlare di quello che era successo. Volevo comprenderlo come prima, perch il tempo che avevo trascorso fuori da La Coltre aveva creato un divario tra noi.
Da dove vuoi cominciare?, il suo tono era nervoso.
Ashley... stavi per..., mi si serr la gola.
Distolse lo sguardo da me senza replicare niente.
Vivienne mi ha detto che hai aggredito Ashley nella Stanza del Sole.
I suoi occhi si annuvolarono e tornarono a fissarsi su di me. Qualcosa fece scattare la sua ira, avanz verso di me facendomi indietreggiare fino a che cozzai contro il tronco di un salice gigante. Vivienne  la ragione per cui l'ho fatto. Quando mi hanno riferito che mia sorella era stata catturata e che tu eri la ragione per cui aveva lasciato La Coltre, non capivo. Non riuscivo a capire perch avesse rischiato la sua vita solo per farti tornare qui.
Ero a disagio. Non sapevo effettivamente come rispondere. Anche io non capisco. Non del tutto almeno. Non vedo come questo giustifichi quello che hai fatto ad Ashley.
Sono un vampiro, Sofia. La sola ragione per cui stavo cercando di controllare il mio istinto di finire Ashley, dopo essermi nutrito di lei, era perch lei era importante per te. Poi, dopo aver perso Vivienne a causa tua, volevo punirti. Ma tu non c'eri, per cui ho punito qualcuno a te caro.
Il suo ragionamento mi accese di rabbia. Non potevo credere che lo ritenesse un motivo valido per fare del male a un'innocente indifesa. Incapace di dominare la mia ira, mi abbandonai all'istinto e feci l'inimmaginabile.
Gli gettai lo sguardo pi spavaldo che potei: Ora sono qui, o no? Sono io la ragione per cui i cacciatori hanno tua sorella, tremante, slacciai i due bottoni della mia camicetta e mi abbassai la manica destra.
Sofia? Ma che stai facendo?, aveva la voce strozzata e gli occhi increduli.
Raccolsi i capelli dietro la spalla sinistra e inclinai la testa cos da scoprire il collo. Quando realizz quello che stavo cercando di fare, tese tutto il corpo e serr i pugni.
Sofia...
Allora? Cosa aspetti, Derek? Bevi! Eccomi, sono io quella che vuoi punire, giusto? Ottieni giustizia per Vivienne!
Il silenzio era elettrico mentre gli stavo di fronte.
Mossa sua.
Mi si ferm il cuore quando mi spinse all'indietro bloccandomi contro l'albero. Con la mano destra mi afferr per il mento, inclinandomi il viso per potere accedere meglio al mio collo. Ansimavo e fissavo il vuoto perch non osavo guardare verso di lui.
Dovresti sapere bene che non si provoca un vampiro, mi ringhi contro. Emersero le sue zanne: dei denti di un bianco scintillante sotto la luce della luna. Stava accettando la mia sfida.
Non sto provocando un vampiro, lo sbeffeggiai ed era il turno della mia mossa: Sto provocando te. Dai, coraggio! Fammi vedere quanto dell'uomo che eri ho perso per sempre.
Il sussulto che gli usc dalle labbra mi indic che avevo fatto breccia dentro di lui, riuscendo a ristabilire un contatto. Le zanne si ritrassero e allent la presa dolorosa delle sue dita sul mio mento, poi si scost appena da me.
Avevo conseguito una grande vittoria, ma la partita non era terminata. Con entrambe le mani sul suo petto gli diedi una spinta all'indietro. Perch ti sei fermato? Chi sono io per essere risparmiata quando non avresti risparmiato Ashley?, sparavo una domanda dietro l'altra, sottolineando ognuna con una spinta, Se io fossi stata qui, mi avresti fatto quello che hai fatto a lei? Mi avresti succhiato abbastanza sangue da portarmi sull'orlo di uno stato di incoscienza? Mi avresti portata sul tuo letto e mi avresti fatta agonizzare mentre giacevo l inerme? Mi avresti trattata alla stessa maniera?.
No! Non lo avrei mai fatto!, mi afferr per i polsi perch la smettessi di colpirlo. Mi corsero i brividi lungo la schiena quando vidi come mi stava guardando. Non ce la faccio neanche a sopportare il pensiero di fare a te quello che ho fatto a lei.
E allora come hai potuto sopportare di farlo a lei?
Distolse lo sguardo. La sua motivazione suonava patetica. Lo sapevo io e lo sapeva lui. Non ero in grado di controllarmi.
Scossi la testa cercando di liberarmi dalla sua stretta.  una stronzata e lo sai anche tu. Sono stata con te per mesi e anche Ashley, Paige e Rosa. Non ci hai toccate una sola volta, non ci hai mai fatto del male. Non venirmi a dire che non riesci a controllarti, Derek. Non lo fare punto e basta.
Feci per andarmene, ma mi tenne i polsi con una morsa d'acciaio.
Lasciami, sibilai.
No, insistette Tu vieni con me.
L'ultima cosa che volevo era andare da qualche parte con lui. A quel punto desideravo solo stare sola per riordinare le emozioni conflittuali che la sua presenza mi causava e che mi stavano facendo impazzire.
Ma no. Nonostante le mie proteste, mi prese in braccio e part a razzo. Non mi ero affatto abituata alla velocit della luce alla quale viaggiava, ma era l'ultima delle mie preoccupazioni, perch, quando si ferm, urlai dallo spavento.
Ci trovavamo in cima a una delle altissime mura della Fortezza Cremisi, sferzati dalla potenza del vento e assordati dallo schianto terrificante delle onde dell'oceano sui massicci rocciosi sotto di noi. Non potevo affermarlo con certezza, ma avevo come l'impressione che Derek stesse per gettarsi dalla cima delle mura sui macigni sottostanti.
Che intendi fare?, urlai allacciandomi al suo collo, Dove mi stai portando?.
Ti porto al mio rifugio. Tieniti stretta.
Prima che potessi proferire una sola parola di protesta, spicc un salto e precipitammo in caduta libera per trenta metri verso le scogliere frastagliate. Il solo pensiero che mi pass per la testa, mentre mi aggrappavo disperatamente a lui, fu: Derek Novak ha perso il senno.

Capitolo 35: Ben
Lasciare la mia famiglia era una delle cose pi difficili che avessi mai dovuto fare, ma la mia strada era stata gi segnata nel momento in cui mi ero risvegliato sulle sabbie di Cancn, la mattina dopo la fuga da La Coltre. Per quanto avessi provato a tornare alla vita normale, non riuscivo a pensare ad altro che alla vendetta.
Sofia era l'ultimo briciolo di speranza che mi fosse rimasta, ma quella notte, dopo che se ne fu andata, mi sentii deprivato di tutto e la colpa era da attribuire solo a La Coltre.
Poco dopo la partenza di Sofia, presi la valigia che avevo preparato la notte precedente e mi alzai dal letto. Avvertivo un pesante fardello sul cuore e un groppo in gola. In primo luogo, sgattaiolai nella stanza di Abby. Sorrisi nel vedere la sua lucetta notturna a forma di stella rosa e il modo in cui lei stava appiccicata al suo animale di pezza, Colin. Alla sua et ancora si succhiava il pollice mentre dormiva. Mi avvicinai al suo letto e rigirai un ricciolino biondo attorno al mio indice. Mi mancherai, nanetta.
Mi sarei preso a calci da solo per quanto facevo il drammatico. I cacciatori non mi avrebbero mica fatto prigioniero e impedito di rivedere la mia famiglia, per sapevo che la scelta che stavo per compiere avrebbe spezzato il cuore dei miei cari. La fermata seguente fu la camera da letto dei miei genitori. Li sbirciai accoccolati nel letto, un promemoria di quanto fossero ancora innamorati dopo tutti quegli anni, qualcosa che ritenevo non avrei pi potuto avere ora che Sofia mi aveva lasciato. Mi intrufolai all'interno della stanza, attento a non fare il minimo rumore. Vidi le chiavi dell'automobile di mio padre sopra la cassettiera e le presi. Diedi un ultimo sguardo ai miei genitori e sussurrai: Mi dispiace.
Mi diressi all'auto e guidai fino all'aeroporto. Non avevo idea di cosa fare o dove andare. Tutto quello che avevo erano un nome e un numero ed ero preparato a prendere un aereo per qualsiasi destinazione mi fosse stata indicata.
Una volta arrivato al LAX, l'aeroporto internazionale di Los Angeles, mi diressi alla prima caffetteria e ordinai un costosissimo caff. Seduto su uno dei divanetti di velluto, trovai finalmente il fegato di chiamare il numero che Eliza mi aveva dato.
Il dado  tratto, mormorai tra me e me mentre componevo il numero.
Pronto?, rispose una voce profonda e roca.
Parlo con Reuben?
Chi lo vuole sapere?
Sono Ben Hudson. Mi manda una ragazza di nome Eliza. Feci una pausa, domandandomi se non suonasse pazzesco quello che stavo per dire: Voglio unirmi ai cacciatori.
Eliza? Ci fu una pausa. L'unico suono era il suo respiro pesante. Perfetto. Non vediamo l'ora di conoscerti, Ben. Speravo proprio che ti saresti messo in contatto con noi.
Sperava? Come poteva sapere della mia esistenza? Magnifico.
Dove ti trovi?
Al LAX.
Non va bene l. Uno dei nostri uomini ti attender con un aereo privato all'aeroporto di Van Nuys tra tre ore. Ce la fai?
S, certo!
A presto, Ben.
Riagganciai e rimasi pensieroso, confuso dalla conversazione. Presi un sorso di caff, rimisi la tazza sul tavolo e poi tornai alla macchina. Non mi ci volle molto per raggiungere i confini di Los Angeles e arrivare all'aeroporto di Van Nuys, dove volavano aerei privati e piccoli velivoli commerciali.
Ero in anticipo, cos aspettai per un po' prima di essere raggiunto da un uomo alto e slanciato, con le braccia ricoperte da tatuaggi e la testa completamente rasata.
Sei Ben Hudson?, mi chiese.
S, sono io.
Piacere, Fly. Pronto a partire?
Dissi di s e lui mi fece cenno di seguirlo nella pista, dove un aereo privato ci stava aspettando. Rimasi impressionato dagli interni del jet, dotati di tutti i comfort: sedili reclinabili in pelle bianca, un grande televisore a schermo piatto e un piccolo bar furono le prime cose che mi saltarono all'occhio.
Ci daranno il permesso di volare tra pochi minuti. Mettiti comodo, mi disse Fly prima di andarsene in cabina.
Dopo tre ore di volo, raggiunsi la cabina di pilotaggio per chiedere a Fly dove fossimo diretti.
Ti basti sapere che stiamo raggiungendo il Quartier Generale dei Falchi. Tutto il resto ti sar comunicato a tempo debito.
Tornai al mio posto e mi misi a osservare il panorama dall'obl. Stavamo per atterrare. Sul campo sottostante potevo intravedere una grande tenuta privata situata chiss dove nel paese. Acri su acri di frutteti delimitavano la struttura da un lato, mentre un vigneto si estendeva dall'altra parte. Una zona della tenuta era dedicata a file di ville, mentre una serie di edifici collegati tra loro, con una grande cupola in mezzo, occupavano quello che pensai essere il centro. Non pass molto tempo prima che planassimo sulla pista d'atterraggio della tenuta.
Non appena scesi dall'aereo e feci un passo sulla pista, fui accolto da una giovane donna minuta con i capelli corti neri striati di blu e un largo sorriso.
Tu devi essere Ben Hudson!, disse Siamo cos emozionati di averti finalmente qui con noi! Io mi chiamo Zinnia Wolfe.
Notai una piccola cicatrice sulla sua guancia sinistra mentre ci stringevamo la mano. Volevo domandarle come se la fosse procurata, ma decisi di non farlo. Ero un po' sconcertato da quella calda accoglienza. Perch mai mi stavano aspettando? E come fanno a conoscermi? Io mi presenterei anche, ma sembra che tu mi conosca gi.
Beh..., alz una spalla, E chi non ti conosce ormai?
Feci per prendere le mie valigie ma lei scosse la testa.
Non ti preoccupare del bagaglio. Te lo portiamo in camera pi tardi.
Ci incamminammo fianco a fianco verso il Quartier Generale dei Falchi.
Dopo che Vivienne Novak  stata catturata, tu e Sofia siete stati sulla bocca di tutti in citt.
A questa affermazione dentro di me scatt un allarme, mi arrestai su due piedi a pochi passi dalla destinazione: un fabbricato della tenuta con esterni in grigio metallizzato e grandi vetrate dal pavimento fino al soffitto. Scrutai con circospezione l'edificio.
Chi sono queste persone? In cosa mi sono cacciato?
Come fate a sapere di Sofia?, al solo nome sentii una fitta al petto.
Zinnia sorrise, le lunghe ciglia nere fluttuavano sugli occhi nocciola. Ops, mi sa che ho parlato troppo..., fece roteare le pupille lungo il contorno delle palpebre superiori mentre si rimproverava, Lo faccio spesso.
Allora?, incalzai, restio a lasciare che se la cavasse cos.
So solo che tu e Sofia Claremont siete sulla nostra lista dei sorvegliati da un pezzo ormai, sporse l'anca da un lato spostando il peso su una sola gamba, Specialmente dopo che siete spariti e poi magicamente riapparsi. Sono stati impiegati alcuni dei nostri migliori cacciatori per tenervi sotto stretta sorveglianza ventiquattr'ore su ventiquattro.
Perch?, mi mossi in avanti, a pugni stretti e sopracciglia aggrottate, Come abbiamo fatto a finire sulla vostra lista dei sorvegliati?.
Sinceramente non lo so. Meno male che eravate entrambi sotto controllo, per, perch altrimenti non avremmo mai preso Vivienne Novak. Aveva una maniera di parlare dei problemi, come se il modo migliore per affrontarli fosse riderci sopra. Mi ricordava un sacco com'ero io una volta.
Quindi, se stavate tenendo Sofia e me sotto controllo, sapete dove si trova lei in questo momento.
Zinnia scosse la testa. Sfortunatamente eravamo troppo impegnati a portare qui Vivienne. Quando abbiamo rimandato i cacciatori a tenervi d'occhio, Sofia era sparita e tu stavi gi guidando in direzione dell'aeroporto internazionale di Los Angeles.
Le lanciai uno sguardo torvo, infastidito dal fatto che non fosse in grado di darmi maggiori informazioni.
Sei sempre cos serio e severo?, agit giocosamente un pugno sotto al mio mento. Rilassati, bel fusto. Reuben risponder a tutte le tue domande pi tardi.
Serio e severo. Non avrei mai pensato che qualcuno mi avrebbe mai descritto in quel modo. Rilassati, Ben. Hai tutto sotto controllo. D'accordo, mi ammorbidii, e un angolo della bocca mi si arricci in un sorriso. Quindi quand' esattamente che incontrer Reuben? Ho l'impressione che sia l'onnipotente leader dei cacciatori.
Non lo definirei onnipotente, per s, ci va vicino, ridacchi, E s,  nella posizione di poter dettare legge. Almeno qui nel Quartier Generale degli Stati Uniti.
Quartier Generale degli Stati Uniti?, chiesi, Quindi ce ne sono altri fuori dalla nazione?.
Zinnia arricci il naso. Mi sa che mi metter nei guai se continuo a rispondere alle tue domande, quindi ti prego, smetti di farmene. Ti ho gi rivelato troppo.
Quindi il tuo compito quale sarebbe, Zinnia?
Sono il tuo comitato di benvenuto. Ti porter alla tua camera nei dormitori. E fino a quando Reuben non sar pronto a riceverti, sono io la persona a cui rivolgerti se ti serve qualsiasi cosa.
Qualsiasi cosa?, le strizzai l'occhio in maniera provocatoria, mentre davanti a noi si apriva una porta di vetro che dava accesso alla vasta tenuta.
Mi diede uno sguardo incuriosito mentre ci dirigevamo alla porta. Tir fuori una tessera metallica che pass sulla serratura. Ne segu un bip e fummo dentro. Qualcosa mi dice che tu porti un mare di guai, Hudson.
Non immagini quanti.
Allora ci intenderemo alla perfezione.
Passammo attraverso un susseguirsi di corridoi prima di imboccarne uno con un imponente atrio coperto di vetro. Uomini e donne che indossavano delle tute nere identiche si stavano allenando nelle arti marziali.
Judo.
L'atrio  uno dei molti spazi dell'accademia adibiti all'addestramento. Queste sono alcune delle nuove reclute.
Accademia?
Tutti quelli che vogliono diventare cacciatori devono passare prima per l'accademia. Serve a fornire le basi d'addestramento a combattere e anche a suddivide le reclute. Ne valutiamo le abilit personali e, dopo almeno un anno di addestramento, assegniamo loro una posizione all'interno dell'organizzazione.
Ero stupefatto del livello di organizzazione che avevano i cacciatori. Mi ero sempre immaginato i cacciatori come un gruppo di clandestini che si nascondevano in cantine e seminterrati, dando la caccia ai vampiri e uccidendoli. Invece risultavano essere un'organizzazione a livello mondiale di sicari di vampiri altamente addestrati.
Io e Zinnia entrammo in un ascensore con delle ampie vetrate che consentivano di vedere ancora l'atrio. Mi tenevo alla balaustra di metallo che correva lungo il perimetro dell'ascensore mentre saliva al terzo piano. Quando uscimmo dall'ascensore Zinnia mi condusse attraverso un groviglio di corridoi e passerelle che collegavano tra loro gli edifici fino a che non raggiungemmo il dormitorio.
Si ferm di fronte a una porta con un numero identificativo in ottone, era la stanza numero otto.
Questo  uno degli appartamenti destinati agli ospiti. Quando diventerai ufficialmente una recluta, sarai trasferito in una delle camere standard del dormitorio, apr la porta e aggiunse: Per ora dovrai accontentarti di questa.
Una volta entrato, rimasi molto colpito. Le tinte fredde bianche e blu abbinate ai rivestimenti in legno scuro davano alla stanza un aspetto arioso e luminoso, in particolare grazie alla parete a vetrata che occupava tutto un lato. Una grande TV a schermo piatto, un divano imbottito semi circolare, la spettacolare veduta su quello che pareva essere un vigneto che si allargava a macchia d'olio e i quadri di arte moderna che adornavano le pareti davano una netta impressione: i cacciatori hanno dei finanziatori schifosamente ricchi.
Zinnia inizi a indicarmi gli altri servizi della suite: Il bagno  da quella parte, poi l c' il terrazzo e di l la cucina, non che tu debba cucinare. Puoi mangiare con noi al refettorio pi tardi. Qualsiasi cosa ti serva, basta che mi fai un fischio. Mi prese la mano, estrasse una penna dalla tasca della giacca e scribacchi il suo numero sul mio palmo. Aveva appena finito di scrivere l'ultima cifra che qualcuno buss alla porta.
Chi cavolo pu essere?, mormor.
And ad aprire la porta, mentre io mi misi seduto sul comodo divano del salotto. Zinnia scambi due parole con un uomo dalla voce profonda e roca. Non riuscii a carpire granch, tuttavia distinsi queste parole dell'uomo:
Ho pensato fosse meglio toglierci il pensiero al pi presto. Il fattore tempo  essenziale.
Mi deconcentrai per il resto della loro conversazione, focalizzandomi sul panorama all'esterno. Mi chiedo come se la stia cavando Sofia. Cancellai subito quel pensiero sgradevole. Trovavo ancora doloroso il suo tradimento.
Non avevo ancora realizzato appieno quanto mi fosse impossibile dimenticare Sofia, anche solo per quella mattinata. A quel punto Zinnia torn da me ed esord: Beh, mi sa che non dovrai attendere a lungo. Questo qui  il Signor Reuben Lincoln, detto anche Boss.
La voce di Zinnia trad una nota di divertimento, ma nemmeno una traccia di piacere attravers la mia espressione n quella di lui. Mi riboll il sangue alla vista dell'uomo che si faceva chiamare Reuben.
Ne  passato di tempo, Ben.
Fin troppo, risposi a denti stretti, fissando la mano che lui mi tendeva.
La sua presenza dava risposta a molte delle mie domande, ma ne aggiungeva molte altre. Di fronte a me, alto, affabile e imponente, con quegli occhi verdi che mi ricordavano tanto la ragazza che avevo amato e perduto, c'era il padre di Sofia.
Aiden Claremont.

Capitolo 36: Derek
Quando atterrai in piedi su una delle rocce davanti alla fortezza, il corpo snello di Sofia che tremava tra le mie braccia fu la prima cosa che notai e che mi si scolp nella mente.
Era totalmente avviluppata a me, attanagliata con le mani ai miei capelli. Schiacciava il viso contro il mio collo e il suo respiro irregolare era bollente sulla mia pelle. Ritrassi la testa all'indietro per poterne scorgere il volto: teneva gli occhi chiusi, strizzati per il terrore. Si mordeva il labbro con una tale forza che temetti l'avesse inciso fino a farlo sanguinare.
Come se tutto di te non fosse gi una tentazione troppo forte... l'ultima cosa di cui ho bisogno  un'altra zaffata del tuo sangue.
Quando la misi in piedi non riuscii a trattenere una risata per quanto violentemente le tremassero le ginocchia. Lei apr gli occhi e, con un respiro che pareva un rantolo scoordinato e fioco, esamin quello che la circondava. Quando vide il sorriso sul mio volto, si stacc da me e mi moll una spinta sulla spalla. Ridacchiai. Questo parve irritarla.
Sei folle o cosa? Se intendi suicidarti gettandoti a precipizio in un burrone, non puoi trascinare anche me!
La sua sfuriata mi divert ancora di pi. Prima cosa, indicai le mura, questo non  un burrone. Seconda cosa, non ti avevo forse spiegato che ti avrei portata nel mio rifugio? Il salto era una scorciatoia. Terza, sei ancora viva, o sbaglio?.
Per un pelo!, imbronci le labbra rosa mentre si raggomitolava su se stessa, incrociando le braccia sulla pancia e afferrandosi le spalle. Aveva gli occhi inumiditi. Sembrava che stesse per scoppiare a piangere, ma mi guard inferocita. Smettila di ridere. Sono ancora furiosa con te.
Tentai di apparire serio. Non intendevo prendere alla leggera lo scatto d'ira che lei aveva avuto nel bosco. A dire il vero, il nostro contrasto mi tormentava ancora.
Eppure, mi bastava uno sguardo al rossore sulle sue guance e al modo con cui si abbracciava per non resistere. L'immagine era troppo bella per non farsi almeno due risate. Mi moll un ceffone sul braccio, un gesto che sembra piacere molto alle adolescenti. Questa volta, per, la sua bocca si contrasse. Dapprima alz gli occhi al cielo, ma poi eccola l che cedeva e, a illuminarle il viso, apparve uno di quei sorrisi radiosi dei suoi.
Fino a qual momento, non avevo realizzato quanto mi fosse mancato quell'improvviso guizzo di delizia sul suo volto tutte le volte che mi guardava. Allacciammo gli sguardi per una frazione di secondo prima che lei battesse il piede sulla lastra di pietra sulla quale ci trovavamo.
Avrei tutti i diritti di essere furiosa con te.
Potrai infuriarti di nuovo pi tardi. C' un sacco di tempo per farlo. Per adesso, per, tu vieni con me. La presi per la mano con la quale mi aveva percosso e l'aiutai a passare sui massi frastagliati. Il faro non  distante.
Il faro?
 l'unica costruzione dell'isola che si trovi fuori dalla fortezza. A parte me, penso che solo Vivienne sappia che esiste ancora.
Balzai gi da un masso particolarmente alto per raggiungere un sentiero roccioso sottostante, poi presi Sofia per la vita e l'aiutai a scendere. Ero contento che la luna piena fornisse un'illuminazione sufficiente a farle vedere dove fossimo diretti. Vivere su un'isola senza il sole aveva i suoi svantaggi.
Quando rimise i piedi a terra mi diede una strana occhiata. Empatica. Poi le spunt un lieve sorriso. Affettuoso.
Faticavo a comprendere cosa avesse visto in me in quell'istante. Perch mi guardi cos, Sofia? Volsi lo sguardo in avanti, concentrandomi sul percorso che ci aspettava. Mi strinse pi saldamente la mano mentre procedevamo su uno stretto sentiero roccioso molto pi facile da percorrere rispetto ai massi scivolosi che ci eravamo lasciati alle spalle. Potevo solo tirare a indovinare cosa le passasse per la testa.
Sarebbe molto pi facile se ci facessi sfrecciare fino al faro, sai, disse dolcemente, Data la tua passione per le scorciatoie...
Per perderci tutto questo?
Questo?
Le diedi una stretta alla mano, gustando il calore che ne emanava. La guardai e le feci cenno per indicarle: Questo.
Quel sorriso. Quel rossore. Le cose che mi fai. Le cose che mi induci a fare.
Continuammo la camminata in silenzio. Non impiegammo molto tempo a raggiungere il faro. Il solo rivederlo mi faceva star male per tutti i ricordi che portava con s.
Mi ero svegliato appigliato a un asse di legno. Tornarono a farmi visita le reminiscenze delle esplosioni, degli incendi, delle urla e del caos. La nave se ne era andata. L'ultima cosa che mi ricordavo era l'improvviso orrore negli occhi di mia sorella prima che qualcuno mi colpisse, stordendomi, per poi gettarmi fuoribordo.
Il mare era molto pi calmo e mi cullava nelle sue onde, come per calmarmi dopo tutte le vite che aveva inghiottito nelle sue acque la notte precedente. Guardai l'orizzonte e rabbrividii. Il sole sorger a breve.
A quel punto perlustrai l'ambiente circostante e finalmente lo vidi. Un faro tra le rocce frastagliate. L'unico riparo che mi potesse fare scudo dal sole cocente. Era per lo meno a un chilometro a nuoto. Non avevo molto tempo. Spinsi via la tavola che mi teneva a galla per raggiungere in tutta fretta la terraferma. Quando toccai terra, stavano cominciando a comparire i primi raggi dell'aurora e ne percepivo l'effetto d'indebolimento.
Stavo per precipitarmi al faro quando lo udii. Un lamento seguito da un fragoroso, raggelante ruggito. Malgrado la mia necessit di trovare riparo, non potei ignorare il suono. Dietro una grande roccia c'era una donna in stato di semi-incoscienza che stava lentamente rinvenendo. A pochi passi da lei c'era una pantera nera, pronta a divorarla.
L'istinto prese il sopravvento e mi gettai addosso alla belva prima che potesse spiccare il balzo micidiale. Le zanne della pantera affondarono nel mio bicipite e dilaniarono le mie carni. Urlai di dolore. Il sole stava ostacolando la mia guarigione. Dovevo finire subito quella lotta. Il sangue scorreva tra le sue zanne mentre mi artigliava il petto. Ringhiai anch'io prima di affondare le mani nel suo torace e strapparle via il cuore. Levandomi in piedi sopra il corpo senza vita della belva, gettai il cuore a terra e poi mi voltai verso la sconosciuta.
Mi fissava senza celare il suo odio, il che mi sorprese dato che le avevo appena salvato la vita. Non mi soffermai a farmi domande. Non avevo tempo di fare le presentazioni o di scoprire perch mi stesse osservando con tanta ira. Il sole stava sorgendo e dovevo ripararmi nell'ombra. Mi precipitai al faro lasciandola l sulla spiaggia. Raggiunsi subito la cima del faro. Dopo avere tirato le spesse tende delle finestre, cercai rifugio negli angoli pi in ombra della stanza ottagonale.
Le mie ferite ancora non erano guarite, avevo i vestiti e le mani interamente ricoperti di sangue. Tremai al pensiero che il mio corpo non riuscisse a riprendersi dal danno che persino il pi fievole dei raggi solari poteva arrecare a una creatura delle tenebre come me.
Sentii a mala pena i passi che si avvicinavano. Passi esitanti.
Siete un vampiro, disse la voce sensuale e femminile.
S.  cos. Odiavo ammettere la verit. Ero stato un cacciatore, il migliore che avessero mai avuto tra loro. Ora, invece, ero diventato la loro preda e, per l'ostilit verso la creatura in cui mi ero trasformato, avevano distrutto la mia famiglia.
La donna si arrest di fronte a me sollevando la mano, nella quale reggeva qualcosa: un paletto di legno. Mise la punta contro il mio cuore. Sollevai lo sguardo per guardarla dritto negli occhi. Erano grandi occhi marroni che mi sbirciavano da sotto alle ciglia folte e lunghe. Era di una bellezza esotica, con la pelle olivastra, la forma del viso a cuore, le labbra carnose e una lunga chioma castana ondulata...
Siete una cacciatrice, dissi. La mia non era una domanda ma un'affermazione. Il vero interrogativo che mi stavo ponendo era cosa la stesse trattenendo dal conficcarmi quel paletto nel cuore. Forse esita perch le ho appena salvato la vita da quella pantera? Per sulla spiaggia non era sembrata neanche riconoscente.
Siete un essere maledetto.
Proprio cos!, sorrisi beffardo.
Spinse in avanti il paletto, giusto quanto bastava per scalfirmi la pelle e farmi sanguinare. Avete appena ucciso una pantera a mani nude. Cosa vi trattiene dall'uccidere me?.
Non ho mai ucciso un essere umano in vita mia. Non intendo cominciare oggi. Se in tutta coscienza ritenete giusto togliermi la vita, allora fatelo, e fatelo in fretta.
Ai tempi in cui ero un cacciatore, non avrei esitato un istante prima di porre fine all'esistenza di un vampiro, e ne avevo fatti fuori molti. Le ritenevo creature maledette, prive di rimorsi e malvagie, capaci di uccidere senza remore: alla maniera con cui uno della loro specie si era preso la vita di mia madre. Vedevo i vampiri come immortali con la coscienza defunta. Non avevo mai pensato che fossero capaci di emozioni fino a quando non diventai uno di loro.
Guardai negli occhi marroni di questa giovane donna e mi domandai che cosa avessero pensato tutti i vampiri che avevo assassinato quando mi avevano guardato negli occhi. Si erano forse sentiti come mi sentivo io in quel momento? Avevano presentito il momento in cui palo gli avrebbe trafitto il cuore? Imploravano forse di essere liberati dalla loro immortalit dannata?
Mi parve passasse un'eternit prima che slacciassimo gli sguardi. Poi lei si accasci a terra, allontanando il paletto dalla mia cassa toracica e fissando la ferita che si rimarginava.
Non sono una cacciatrice, ammise.
Feci un alto sorrisetto beffardo: L'ho constatato. Se foste stata una cacciatrice, ora sarei morto.
Voi non siete quello che si dice dovreste essere, non siete come mi aspettavo che foste.
Non trovando una risposta appropriata a quella sua affermazione, scelsi di presentarmi: Sono Derek Novak.
Rimase a guardarmi per un paio di minuti prima di decidere che anch'io meritassi un nome con cui chiamarla.
Potete chiamarmi Cora.
Il faro divenne il mio rifugio da tutti i terrori e gli spargimenti di sangue che avvennero in quell'isola abbandonata a se stessa nei primi secoli. Le uniche persone che entrarono l erano quelle di cui mi fidavo abbastanza da lasciarle entrare completamente nella mia vita. Solo due erano arrivate a tanto. Cora e Vivienne.
Quella notte, una terza persona stava per entrare nel mio rifugio. Posando delicatamente una mano sull'incavo della schiena di Sofia, mentre la guidavo su per la scala a chiocciola che portava alla stanza pi alta, mi resi conto che ero in una condizione in cui non mi trovavo da tempo immemore: ero terrorizzato.

Capitolo 37: Sofia
Sollevai sopra la mia testa la lanterna che Derek mi aveva dato, mentre continuavamo a salire verso la cima del faro. Avrei giurato che la mano che Derek posava sulla mia schiena stesse tremando.
Derek Novak? Nervoso? Cesseranno mai le sorprese?
Man mano che ci avvicinavamo a destinazione, era sempre pi evidente che questo luogo era molto significativo per Derek e io ero emozionata di scoprirne la ragione. Eppure avvertivo un presentimento funesto, come se il faro ospitasse un che di oscuro e inquietante.
Fui sollevata, nonch priva di fiato, quando finalmente raggiungemmo la sommit. Derek, che si era sempre tenuto dietro me, fece strada per gli ultimi gradini; poi, arrivati alla porta ad arco in palissandro, prese un passe-partout di metallo dalla tasca laterale dei suoi jeans per sbloccare la serratura sprangata.
Anche dopo aver aperto la serratura, inspir profondamente diverse volte prima di decidersi a spalancare la porta.
Derek?, gli chiesi passandogli accanto, Ti senti bene?.
Era la prima volta da quando ero tornata che mi colp la sua prestanza. Mi sovrastava in altezza di almeno una quindicina di centimetri, i capelli erano neri come la notte, la pelle pallida come la neve e le iridi blu erano cangianti a seconda dell'umore. In quel momento avevano assunto una tonalit di blu molto scura e profonda; sembrava come se vi si stesse formando un uragano con la pupilla come centro.
Volse il viso verso di me accennando un timido sorriso. Amareggiato. Infranto. Turbato. Impaurito. Non disse nulla. Si fece semplicemente da parte per permettermi una maggiore visuale.
La stanza ottagonale aveva quattro ampie finestre, ciascuna della quali aveva dei pesanti drappi rossi tirati ai lati, cos che potevamo vedere la volta stellata. Da quel punto d'osservazione privilegiato si distingueva chiaramente dove si fermava la notte e dove cominciava il giorno. A chilometri di distanza vedevamo una giornata assolata dove le luce proiettata dalla lanterna del faro sarebbe stata assolutamente superflua.
Mi voltai per guardare Derek e lo sorpresi in piedi al centro della stanza con gli occhi che iniziavano a inumidirsi. Realizzai che non lo avevo mai visto piangere: Vivienne si  presa cura di questa stanza per tutti questi anni.
Feci dei piccoli passi sul pavimento di legno per esaminare con attenzione il resto del locale. Alle pareti c'erano foto incorniciate e tutt'attorno candele spente. Da un lato c'era un divano angolare di velluto, proprio di fronte a un caminetto a ridosso di una parete senza finestre, e davanti al divano era piazzato un tavolinetto basso sul quale si trovava un grosso libro rilegato in cuoio che pareva risalire al XV secolo.
La mia impressione era che la stanza fosse ben arredata per fornire il ritiro perfetto a chiunque volesse sfuggire dai confini de La Coltre. Tuttavia pareva che per Derek la stanza avesse un'importanza che andava ben oltre.
Mi arrestai davanti a lui e alzai il viso per vederlo in faccia, priva di fiato dinnanzi all'intensit delle sue emozioni. Che posto  questo, Derek?
Te l'ho detto...  il mio rifugio. Mi fece un mezzo sorriso mentre mi invitava a seguirlo verso il divano, dove si sedette per poi tirarmi gi affinch prendessi posto accanto a lui. Seduto dritto, coi gomiti appoggiati sulle ginocchia, si allung a prendere il libro dal tavolino da caff per poi posarselo sulle gambe.
Se intendi rimanere qui, devi apprendere la storia de La Coltre e quanto sia costato renderla cos come  adesso, fece una pausa, un'espressione pensierosa gli attravers il volto, Ma pi di tutto, devi sapere di me. Tutto di me.
Realizzai che era esattamente quello il motivo per cui era terrorizzato.

Capitolo 38: Derek
Aprii il libro rilegato in cuoio che rivel un fitto susseguirsi di pagine manoscritte. Queste pagine contengono gli annali de La Coltre, spiegai.  fondamentalmente un archivio di come  nata e si  sviluppata La Coltre, lo chiusi delicatamente per porgerlo a lei, Il libro non pu uscire dal faro, quindi, se vuoi leggerlo, devi venire qui.
Al pensiero di lei che leggeva i segreti pi intimi de La Coltre mi si strinse il cuore. Il solo immaginarmi come mi avrebbe guardato dopo aver letto quelle pagine mi devastava e, prima che potessi fermarla, una lacrima mi scivol lungo la guancia.
Derek..., mi carezz lo zigomo con le sue dita delicate e col pollice mi asciug la lacrima.
Non riuscivo a sostenere il suo sguardo: Se pensi che quello ho fatto a Ashley sia malvagio, Sofia, scoprirai che ho fatto molte cose ben peggiori pur di proteggere la mia famiglia e La Coltre, riportai lo sguardo sul libro che teneva in grembo, Sofia, leggi tu stessa.
Lei apr il libro alla prima pagina e io trasalii mentre cominciava a leggere ad alta voce.
Mi sembr passassero delle ore all'interno del faro mentre lei leggeva, pagina dopo pagina, quella storia che, a tratti struggente e a tratti straziante, la lasciava interdetta o la faceva piangere. In alcuni punti mi guardava e una miriade di domande le balenavano negli occhi: pareva chiedersi come avevo potuto vivere con me stesso dopo aver commesso tali atrocit.
Non potevo vivere con me stesso, Sofia. Ecco perch ho chiesto a Cora di concedermi un sonno dal quale non mi sarei mai pi svegliato. Ancora non capisco perch lei non abbia tenuto fede alla sua promessa e abbia fatto in modo che mi svegliassi dopo quattrocento anni. Volevo spiegarle, ma tenni la bocca chiusa per tutto il tempo.
Faceva delle pause saltuarie e mi guardava fisso con uno sguardo che a me sembrava di ammirazione. Ma stavo ingannando me stesso solo a prendere in considerazione l'ipotesi che potesse ammirarmi dopo aver letto la storia macabra de La Coltre: il naufragio, il faro, le caverne, il Primo Sangue, gli schiavi, le Mura, le belve...
Quando inizi a leggere dell'insurrezione e del massacro che ne era conseguito, le lacrime le sgorgarono copiose e prese a singhiozzare. In quel momento ne ebbi la certezza:  fatta, l'ho definitivamente persa. Smise di leggere, si era sciolta in pianto per il lutto della perdita di tutte quelle anime schiavizzate che avevano osato sollevarsi contro di noi.
Io sedevo impalato, facendo solo scorrere le dita sui suoi capelli come a voler placare gli spasmi dei singhiozzi che la scuotevano tutta. Quando il rumore di quel pianto divenne insopportabile, ritrassi la mano. Il senso di colpa era diventato un nodo che mi strozzava la gola e riuscii a stento a pronunciare le parole.
Bene, immagino che a questo punto tu sappia esattamente chi sono.
Lei mi prese la mano posando il mio palmo sul contorno del suo viso, mentre con le dita mi carezzava il dorso. Credo di aver sempre saputo con esattezza chi sei, Derek. Il punto ... non credo che lo sappia tu.
Non avevo idea di cosa volesse intendere con quell'ultima affermazione, ma se il suo tocco era gi un balsamo, il fatto che sembrasse accettarmi per quello che ero mi indusse a sperare ancora.
Chiuse il libro per rimetterlo a posto sul tavolino. Sono orripilata, ammise, per poi aggiungere, Non comprendo fino in fondo come tu sia stato capace di prendere decisioni simili...
Avvertii uno spasmo alla bocca. Mi sentivo sprofondare sotto al suo sguardo indagatore, sapendo che i suoi rimproveri erano miti rispetto a quello che mi sarei meritato.
... ma ho constatato sulla mia pelle che sei molto meglio delle scelte che a volte fai. Non penso che l'uomo ritratto in quelle pagine sia lo stesso uomo che si  risvegliato nella mia vita.
La guardai negli occhi e vi lessi sincerit e speranza... la speranza che ci fosse ancora del bene in me. In quel preciso istante, la adorai pi di quanto avessi mai adorato qualunque altra donna in tutta la mia vita. Dubito avesse la pi pallida idea di cosa mi provoc quello che disse poi: Sai essere migliore di cos.
Quando si accost per posare le sue labbra sulle mie, stentai a crederlo. La cinsi per la vita e la attirai a me, praticamente sollevandola di peso per posarla sulle mie gambe, mentre assaporavo di nuovo l'estasi che mi dava la sua bocca.
Quella notte, l al faro, tutto il resto svan e il mio mondo intero divenne Sofia Claremont.

Capitolo 39: Ben
Sedevo rigidamente sul divano circolare, fissando quell'uomo carismatico e sicuro di s che si faceva chiamare Reuben Lincoln. Zinnia sedeva sul mio stesso divano e ci guardava alternatamente con uno scintillio di curiosit negli occhi. Reuben, invece, si era accomodato di fronte a me su una poltrona reclinabile in pelle e, con fare rilassato, se ne stava spaparanzato sullo schienale con i gomiti poggiati sui braccioli.
Sembra che tu abbia visto un fantasma, Signor Hudson, constat.
Perch  proprio quello che ho appena visto. C'era acredine nella mia voce. Che potessi sentirmi ferito in vece di Sofia, mentre fissavo quel padre che l'aveva abbandonata per otto anni, era l'aspro monito che lei significava ancora molto pi di quanto io volessi ammettere. Lei  Aiden Claremont.
Mi aspettavo che lo negasse, per cui fui sorpreso quando, con l'accenno di un sorriso, conferm: Immaginavo che mi avresti riconosciuto. Eri abbastanza grande per ricordare.
Ricordare cosa? Che ha abbandonato sua figlia?
Zinnia si agit sulla sedia per il disagio. Mi domandai se fosse a conoscenza del fatto che il loro riverito leader era in realt il padre di Sofia.
Non sono tenuto a rendere conto a te, Ben, tir fuori dalla tasca posteriore della sua giacca un sigaro e un accendino. Era in procinto di accenderselo quando mi guard per chiedere: Permetti?
No. Mi d fastidio.
Ghign. Fortunatamente non me ne frega un cazzo, accese il sigaro e fece una tirata, Lo chiedevo solo per educazione.
Molto garbato da parte sua, risposi a denti stretti, Quindi ora lei  Reuben Lincoln?.
Per i cacciatori, s. Loro mi conoscono con questo nome. Per il resto del mondo, sono ancora Aiden Claremont.
Quale delle due identit  davvero la sua?
Entrambe, ci pens su un istante, Nessuna delle due. Si strinse nelle spalle: Ha importanza?.
Sofia aveva bisogno di lei.
La sua bocca prese una piega amara mentre posava il sigaro su un posacenere vicino. Mi fiss con un'intensit che non avevo mai scorto negli occhi verdi di Sofia. Ti ho gi detto che non devo rispondere a te, ragazzo. Andiamo dritti al sodo. Perch vuoi diventare un cacciatore? Perch sei qui, signor Hudson? Come hai conosciuto Eliza? E come  riuscita a dirti di me?
Al citare il nome Eliza, Zinnia sussult. I suoi occhi marroni mi trapassarono, pieni di aspettativa.  mia sorella maggiore.
La guardai sorpreso: Mi dispiace.
Le lacrime le inondarono le iridi color nocciola:  morta?.
Annuii con solennit: La conoscevo a malapena, eppure la sentivo gi come un'anima affine. Avrebbe potuto tentare la fuga senza di me, invece ha corso il rischio di aiutarmi a evadere. Sono davvero mortificato, Zinnia.
Tutti noi abbiamo perso qualcuno per colpa dei vampiri,quando non siamo stati direttamente loro vittime, come te. Ecco perch siamo cacciatori, disse Zinnia tra un singhiozzo e l'altro.
Eliza  sempre stata difficile da tenere a bada. Sempre cos impaziente di dimostrarci quanto valesse ed eccessivamente impulsiva, agiva prima di avere valutato bene le cose. L'avevamo mandata a Cancn principalmente per allontanarla da qui. Doveva essere un periodo di riposo, una vacanza. L'ultima volta che l'abbiamo sentita, stava chiedendo rinforzi perch aveva scovato un vampiro della congrega dei Novak. Le abbiamo ordinato di aspettare il nostro arrivo, ma immagino abbia preso l'iniziativa di occuparsene da sola. Non abbiamo pi avuto sue notizie da quella notte.
Mi feci forza e misi da parte i miei pregiudizi nei confronti di Reuben. C'erano degli affari da sbrigare. Incominciai a slacciarmi la camicia mentre parlavo: Voglio vendicarmi della vampira che mi ha fatto questo, mostrai loro le cicatrici che avevo sul busto,  la stessa vampira che ha catturato anche Eliza, che cercava di aiutarmi a scappare. Il suo nome  Claudia.
Reuben drizz le orecchie. Claudia? E appartiene alla congrega dei Novak come ci aveva detto Eliza?
Immagino di s. Derek Novak  il principe o qualcosa di simile ed  stato lui a uccidere Eliza. Claudia gliel'ha offerta come una specie di tributo.
La voce mi si affievol mentre realizzavo come mi stavano fissando.
Cominciai a domandarmi se fosse opportuno rivelare cos tanto. Conosco queste persone a malapena.
Vogliamo che ci racconti per filo e per segno tutto quello che sai della loro congrega e, soprattutto, vogliamo che ci riveli dove si trovano. Sei la prima persona in centinaia di anni che  stata catturata dalla congrega dei Novak e ne  uscita viva. Molti degli altri sono semplicemente scomparsi, svaniti per sempre nel nulla senza che ne siano mai stati trovati i cadaveri. Reuben si mise a sedere in pizzo alla poltrona. Avanti, Ben. Svuota il sacco.
Scossi la testa. No, ho gi detto anche troppo. Si d il caso che io non mi fidi di lei, Aiden. Non dopo quello che ha fatto a Sofia. Non le dir niente finch non avr ottenuto risposta alle mie domande.
L'uomo mi lanci uno sguardo di fuoco. Ascoltami bene, ragazzo. Sono qui per un unico e solo motivo: il mio scopo  ritrovare Sofia. Quello che tu pensi di me  irrilevante. Quando tu e mia figlia siete spariti, ho praticamente rivoltato il mondo per cercarla. Sono rimbalzato da un vicolo cieco all'altro, finch poi voi due giovanotti siete risbucati fuori dal nulla, raccontando alle autorit questa stronzata della fuga da casa, senza fornire spiegazioni, rilasciare testimonianze, NIENTE!, aveva cominciato a urlare a squarciagola, E ora lei  sparita di nuovo, proprio dopo aver scambiato due chiacchiere in privato con Vivienne Novak!, gli sfugg l'ennesima parolaccia, Vivienne Novak! Dopo secoli che non c'era la minima traccia di lei n di nessuno del suo clan, lei ricompare dal nulla e d la caccia a mia figlia. Se non vuoi che Sofia faccia la stessa fine di Eliza, mi dirai tutto quello che sai!.
Si dimostrava nientemeno che intimidatorio e Zinnia sembrava essere terrorizzata da lui, ma su di me il suo scoppio d'ira, al contrario, non ebbe altro effetto che di tranquillizzarmi. Mi fece capire quanto fossi indispensabile per loro. Mi adagiai sullo schienale del divano e inclinai la testa di lato. Non tenete forse in custodia Vivienne? Allora perch non chiedete a lei quello che volete sapere?
Si vede che non hai mai provato a piegare la volont di un vampiro, mormor Zinnia.
Alzai una spalla. Sono pronto a imparare.
Non  il momento adatto, Reuben era ancora scosso dalla rabbia, Dimmi dov' mia figlia.
 tornata a La Coltre.
La Coltre?, esclamarono in coro.
Non volendo rivelargli niente dell'isola, feci invece una digressione che mi lasci l'amaro in bocca:
Sofia  l'amante di Derek Novak.
Segu il silenzio necessario a mandar gi quell'informazione. I miei occhi rimasero puntati su Reuben: il sangue gli saliva alla testa mentre stritolava i braccioli della poltrona fino a farsi diventare bianche le nocche. Amante?, scand quella parola facendola suonare lurida e disgustosa. Come  potuta accadere una cosa del genere? Come ha potuto la mia stessa figlia cadere preda di un Novak?
Fui sorpreso dall'angoscia che gli vidi negli occhi. La collera lo rendeva ancora pi minaccioso, eppure si scorgeva una nota di profonda tristezza mescolarsi alla furia.
Stavo cercando di proteggerla, tenerla nascosta dai vampiri e dai cacciatori e da tutto questo spargimento di sangue. Che cosa le farebbero se dovessero scoprire che  mia figlia..., si alz e cominci a camminare su e gi davanti a noi. Serv a ben poco per allentare la tensione.
Non riuscii a trattenermi dal dire la mia: Proteggerla? Ma che cavolo sta dicendo? Lei l'ha abbandonata!
Per tenerla lontana da tutto questo! Era pi al sicuro senza di me.
Pi al sicuro?, lo derisi apertamente, Ma davvero? Le pare che sia al sicuro adesso? Al sicuro come schiava di quel principe dei vampiri!.
Schiava? Avevo capito che fosse andata di sua spontanea volont. Qualcosa di tenebroso guizz negli occhi di Reuben.
Capii in quel momento che Reuben avrebbe messo a ferro e fuoco l'universo intero pur di tenere Sofia lontana da Derek Novak.
Fu quello a fargli guadagnare la mia fiducia. Fu quello a renderlo mio alleato.
Feci un respiro profondo prima di parlare: Lei non conosce Sofia.  ingenua. Si fida troppo della gente. Probabilmente sar informato di cosa stava accadendo quando i cacciatori sono arrivati per portare via Vivienne da Sofia. Sembrava quasi che quella vampira la stesse ipnotizzando. Non so... hanno fatto qualcosa a Sofia su quell'isola.  strenuamente leale a Derek per dei motivi che non riesco neppure a comprendere. Dopo il nostro ritorno da La Coltre, ho provato a ragionare con lei come meglio ho potuto, ma  stato inutile. Lui la tiene in pugno. Non so se ci sia qualche cosa che possiamo fare al riguardo.
Un'accanita determinazione accentu le rughe sul suo volto mentre tornava a sedersi sulla poltrona reclinabile. Porteremo mia figlia via da l e tu mi dirai tutto quello che sai de La Coltre.

Capitolo 40: Derek
1509
Un'acquerugiola sottile aveva cominciato a picchiettare sui tetti di paglia e sulle mura di pietra del nostro piccolo villaggio. L'aria fresca della campagna era un cambiamento gradito rispetto all'atmosfera cittadina alla quale mi ero abituato da quando mi ero unito ai cacciatori. Tuttavia, persino alla vista confortante della nostra adorata e affiatata comunit agricola, non ero riuscito a scrollarmi di dosso il pesante fardello che portavo a casa con me.
Sebbene la gente del contado mi avesse accolto con saluti e sorrisi, erano assai guardinghi con me, alcuni addirittura spaventati. Due anni prima, dopo che nostra madre fu assassinata in casa nostra, mi avevano bollato come pazzo giacch ero convinto che fosse stato un vampiro a toglierle la vita. Ben presto ne fui tanto esacerbato da non poter pi coltivare i nostri campi. Dovevo sloggiare. In citt circolava voce di un ordine conosciuto come i Falchi. Erano dei cacciatori determinati a cancellare i vampiri dalla faccia della Terra. Li scovai e mi unii a loro.
Delle svariate occasioni in cui avevo fatto ritorno a casa da quando mi ero arruolato come cacciatore, questa rimpatriata si rivel la pi difficile, perch con essa avevo una missione che paventavo di non essere all'altezza di compiere.
Arrivato al tetto di paglia e ai muri di mattoni che costituivano la nostra casa, la prima persona che desideravo vedere era la mia gemella. Vivienne si era unita a me durante il mio primo anno da cacciatore: non era diventata una di noi, ma mi aveva aiutato sotto diversi aspetti, date le sue premonizioni. Tuttavia alla fine era dovuta tornare a casa per via di un malanno. Aspettandomi che fosse lei ad accogliermi, rimasi sorpreso di trovare invece nostro fratello maggiore.
Nonostante fosse mezzogiorno, era evidente che Lucas avesse bevuto. Abbracciato a una sgualdrina discinta e dalla risata sguaiata, teneva in mano un fiasco di vino.
Dove  Vivienne?, gli chiesi.
Sbatt le palpebre diverse volte: Derek?.
Lo schivai e entrai in casa: Vivienne!.
Lei non c', Lucas ebbe un tic nervoso.
Dove ? Cos' successo?, le mie pulsazioni accelerarono all'impazzata, il mio battito cardiaco raddoppi.
Lucas si strofin il retro del collo con una mano e con l'altra scacci via la sua sgualdrina. Anche tra i fumi della sbornia era evidente la sua colpevolezza.
Cosa hai fatto?
Non ho fatto nulla! Derek, devi comprendere... non c'era niente che potessimo fare...
Di che stai parlano? Cosa dovrei comprendere? Per Dio, dov' Vivienne?
Lord Maslen l'ha mandata a chiamare.  stata portata alla loro tenuta proprio questa mattina.
Il sangue mi martellava nelle vene. Lord Maslen era il barone delle terre in cui vivevamo. Il figlio maggiore, Borys, aveva messo gli occhi su Vivienne da anni. Lei mi aveva detto molte volte che non lo sopportava. Stavo malissimo al pensiero di cosa potessero volere da Vivienne.
Sai in che rogne potremmo cacciarci se disobbediamo ai Maslen. Come avremmo potuto dirgli di no?
 facilissimo, Lucas. Basta pronunciare la parola. No, fissavo stupefatto mio fratello maggiore. Era incredibile constatare che razza di vigliacco senza spina dorsale dimostrasse sempre di essere.
Come se servisse a qualcosa!  dei Maslen che stiamo parlando. Potrebbero farci decapitare. Non  che possiamo semplicemente rifiutarci di dargli Vivienne.
Ma porca miseria, Lucas, perch no?  nostra sorella! Lei non  un appezzamento di terreno che possono prendere a piacimento. Non siamo i loro schiavi!
Sono loro ad avere tutto il potere.
Soltanto il potere che noi diamo loro, Lucas. Niente di pi.
Non  cos semplice. Lucas si spostava da un piede all'altro per l'imbarazzo:  la promessa sposa di Borys.  diventata adulta. Hanno detto che era giunto il momento di dare a Borys quello che  suo.
Promessa sposa?, a quel punto sbraitai una sfilza di imprecazioni.
Senza dircelo, e senza dirlo neanche a lei, nostro Padre l'ha promessa a Borys Maslen in cambio di una dote generosa.
Ci rimasi di sasso. Alla morte di nostra madre, eravamo profondamente indebitati e stavamo per perdere il podere. Avevo provato a contribuire lavorando come bardo alla taverna locale. Vivienne invece lavor come apprendista da un mercante del villaggio. Perfino Lucas aveva fatto pi del minimo indispensabile, che gli era tipico, lavorando alla fattoria. Anche facendo tutti la nostra parte, stavamo comunque per perdere il podere. Poi, all'improvviso, nostro Padre tir fuori una considerevole somma di denari per ripagare tutti i nostri debiti. Si rifiut di dirci da dove provenissero quei soldi. Ora sapevo dove li avesse presi. Aveva venduto la sua stessa figlia a quel demonio.
Derek, non avevamo altre alternative.
Vai all'inferno con questa manfrina. C' sempre un'alternativa. Mi precipitai fuori deciso a trovare mio padre. Sapevo che c'era un solo posto in cui cercarlo. Con i muscoli tesi e le mani strette a pugno marciavo per le strade fangose della nostra borgata, pronto a un omicidio. Volevo strangolare mio padre.
La paura e la preoccupazione mi stavano stritolando. L'incertezza di cosa mia sorella stesse passando nella mani di Borys Maslen mi stava facendo perdere il senno. I passanti sul mio cammino si facevano immediatamente da parte. Anche se avevo solo diciotto anni, mi ero gi fatto una reputazione e il mio atteggiamento, mentre marciavo in direzione della taverna del villaggio, era tutt'altro che affabile.
Aprii la porta della taverna e individuai subito mio padre. Quando lo vidi cos, alticcio e baldanzoso con alcuni dei suoi amici, la rabbia mi accec e gli saltai addosso, trascinandolo a terra e cominciando a colpirlo in faccia.
Come avete osato fare una cosa simile a vostra figlia! Come avete potuto mandare l Vivienne!
Gli avevo dato gi una serie di colpi quando mio padre fu in grado di reagire. Con poche mosse repentine riusc a rovesciarmi e immobilizzarmi al suolo.
Stai attento ad attaccar briga con me, ragazzo, sput sangue a terra vicino a me, Tua sorella appartiene a Borys Maslen adesso. Ci sono posti ben peggiori per una giovane donna. Essere la moglie di un futuro barone, per giunta uno molto ricco, non  una cosa poi cos terribile, o sbaglio?
Guardavo fisso negli occhi mio padre lottando per ricacciare indietro le lacrime: Dite cos perch non conoscete Borys Maslen. Avete appena consegnato vostra figlia al demonio.
A quel punto mio padre mi derise: Teso come una corda di violino, il mio figliolo!, poi mi diede un buffetto sulla guancia mentre si alzava gradualmente lasciandomi libero. Il giovanotto magari  un moccioso egocentrico, ma non  certo il demonio. Fatti una bevuta, Derek. Forse servir a scioglierti un po'.
Mentre mi rimettevo in piedi feci una promessa a me stesso: sarei andato a salvare Vivienne dai Maslen. Non potei spiegare a mio padre il motivo per cui immaginare Vivienne assieme a gente come Borys Maslen mi facesse rivoltare lo stomaco. Avrebbe solo riso di me e mi avrebbe definito un folle, proprio come aveva fatto l'ultima volta che avevo cercato di parlargli della mia teoria su come era morta nostra madre.
Non potevo dire a mio padre che aveva appena dato sua figlia a un vampiro. Un vampiro che io avevo il compito di uccidere.
Cinquecento anni fa la salvai da Borys Maslen. Eppure non ero stato in grado di salvarla questa volta. Sapevo per filo e per segno cosa facessero i cacciatori ai vampiri dopo averli catturati. Nessun vampiro era mai tornato. Per quanto desiderassi credere che Vivienne fosse ancora viva, dovevo arrendermi.
Niente di quello che avrei potuto dire avrebbe giustificato razionalmente l'idea di radunare le nostre forze per andare a riprenderci mia sorella. Perfino Xavier e Liana, due degli amici pi stretti di Vivienne, continuavano a dirmi che i cacciatori non tengono mai un vampiro vivo a lungo. Rischierei soltanto le vite di molti della nostra specie se andassi avanti e prendessi d'assalto i cacciatori, ovunque fossero, nel vano tentativo di salvare Vivienne.
Lei era perduta. Dovevo accettare il fatto.
Come era consuetudine per quelli fra noi che erano caduti nelle mani dei cacciatori, tenemmo una cerimonia commemorativa in piazza. Erano passati secoli da quando La Coltre aveva subito una tale perdita e che quella perdita fosse Vivienne Novak era un cordoglio profondo per ogni cittadino de La Coltre.
Fu Liana a occuparsi di tutti i preparativi. Io non volli prenderne parte. Il solo pensare alla perdita era gi troppo doloroso. Nostro padre mand a dire che non avrebbe potuto presenziare. Altre questioni sembravano avere sempre la precedenza sulla sua famiglia. Mi aspettai quasi che si presentasse Lucas, ma sapevo che era troppo vigliacco per farmi rivedere la sua faccia. Neppure la morte di sua sorella, se anche ne fosse stato a conoscenza, l'avrebbe spinto a rischiare la propria vita.
Non riuscivo a scrollarmi di dosso la rabbia mentre ai presenti venivano date lanterne da liberare nell'aria fredda della notte. Avrei dovuto essere l. Avrei potuto salvarla. Ma non c'ero stato nel momento del bisogno. Ero stato talmente preso dal proteggere La Coltre, che non ero stato in grado di proteggere mia sorella.
Quando fissai la lanterna nella mia mano, provai un'inevitabile fitta di dolore per quello che rappresentava. Vivienne aveva sempre adorato le lanterne. Mi sembr come se lasciar andare quella lanterna significasse lasciar andare via lei.
Sofia stava in piedi a pochi passi da me e, a occhi bassi, teneva anche lei una lanterna nelle mani. Sussurr qualcosa alla lanterna e io mi sforzai di captare quello che stava dicendo:
Dovunque tu sia, Vivienne, spero che tu stia bene.
Dopo che liberammo le lanterne, non potei staccare gli occhi da Sofia. Non sapevo davvero cosa avrei fatto senza di lei. Nei pochi giorni passati, aveva ripreso le mentite spoglie di una schiava, anche se lei era tutt'altro. Era l'unica persona che mi teneva sano di mente.
Percorsi il tratto che ci divideva per rimirare il suo volto animato da un insieme di tristezza e incanto mentre le lanterne si libravano verso il cielo stellato. Accorgendosi che la stavo guardando, lei intrecci lo sguardo al mio e mi fece un sorriso. Sfior di passaggio il mio braccio con le dita delicate prima di che la sua mano trovasse la mia. Con la stretta salda della mano voleva trasmettermi che lei c'era ed era l per me.
Noncurante di tutti gli astanti, le passai il braccio attorno alla spalla e posai un bacio sulla sua tempia. Le dissi piano all'orecchio: No so nemmeno da dove iniziare per spiegarti quanto sia importante per me la tua presenza qui.
Lei mi carezz la mano prima che i suoi occhi fossero avvinti dallo spettacolo delle lanterne che si innalzavano a costellare il cielo notturno. Mi spiace che tu abbia perso Vivienne, Derek.
Perso Vivienne. Quelle parole erano strazianti e capii che rimanere da solo quella notte era un'impresa insormontabile. Rimani con me stanotte, Sofia.
Dal suo arrivo, siccome Lucas non era pi l a minacciarla, lei aveva passato tutte le notti in una delle camere da letto libere del mio appartamento. Paige e Rosa si erano gi ritrasferite nell'attico per farle compagnia e mi chiedevano in continuazione cosa ne sarebbe stato di Ashley, ma non riuscivo nemmeno a trovare la forza di pensare a lei.
Derek..., il suo volto si fece pallido dopo la mia proposta di tornare a dormire nel mio letto come faceva prima.
L'esitazione era comprensibile. Le ragazze le stavano rinfacciando la sua lealt a me, ma io volevo averla accanto. Anelavo al suo calore. Lei era il balsamo per le ferite che la scomparsa di Vivienne mi aveva inferto nell'anima.
Te ne prego, Sofia. Avrei potuto semplicemente pretenderlo. Ero pur sempre il principe de La Coltre e, agli occhi degli altri, lei era ancora la mia schiava, eppure il suo consenso era di vitale importanza per me, forse anche pi di quanto avrebbe dovuto essere. Niente mi soddisfaceva di pi dell'idea che lei stesse con me di sua spontanea volont.
Riport gli occhi dal cielo notturno a me prima di esalare nell'aria il suo semplice assenso: Va bene.
La commemorazione intanto proseguiva. Furono spese amabili parole in memoria di Vivienne. Quando mi fu chiesto di parlare, mi rifiutai. Non volevo nemmeno pensare alla perdita subita, figurarsi parlarne. Non mi fermai per ricevere le condoglianze.
Quella notte la sola fonte di consolazione fu Sofia. I suoi baci, quelle parole consolatorie appena sussurrate, il suo sorriso, le sue braccia attorno a me e il calore che emanava... Era la prima volta dopo un tempo interminabile che mi concedevo di essere vulnerabile di fronte a qualcuno. Tenendo Sofia tra le mie braccia, scoppiai a piangere e lei non disse una sola parola per rincuorarmi. Non ce n'era bisogno, bastava mi tenesse stretto.
Quando alla fine il sonno la rap, contemplai la sua silhouette pacificamente assopita e mi concessi la possibilit di dedicare un pensiero a Vivienne, quel tanto che bastava per ringraziare la mia adorata sorella per il sacrificio estremo che aveva compiuto pur di farmi riavere Sofia.

Capitolo 41: Sofia
Mi svegliai e lo trovai che mi guardava fisso. Svegliandomi a fianco a lui mi sentivo a mio agio, in un modo che non era mai accaduto con Ben. Mi accomodai tra le sue braccia. Avevo trovato il suo petto abbastanza comodo da farmi da cuscino durante la notte. Sorrisi. Era la prima volta, da che mi ricordassi, che un incubo non mi aveva svegliata nel mezzo della notte.
Mi dispiace che tu mi abbia dovuto vedere in quelle condizioni, disse. Non ricordavo di averlo mai visto cos imbarazzato.
Ci misi un po' ad afferrare per cosa si stesse scusando. Scossi la testa e mi accoccolai pi stretta a lui: Derek, non devi. Non devi mai fingere con me.
Avrei potuto giurare che il suo cuore avesse accelerato il battito. Mi strinse tra le le braccia. Rimanemmo cos, adagiati comodamente per alcuni minuti, prima di riprendere le solite attivit quotidiane e andarci a vestire. Avevo dimenticato come ci venisse naturale. Sapevamo come muoverci, cosa fare, quando lasciare spazi privati all'altro e quando entrare in quegli stessi spazi.
Tuttavia qualcosa era cambiato nelle nostre abitudini. Una volta vestiti, io di solito andavo in cucina per prepararmi la colazione e spesso c'era gi un bicchiere di sangue pronto ad aspettarlo sul tavolo. Fin l non era cambiato nulla. Quello che era cambiato, invece, era il fatto che lui aveva iniziato a parlarmi davvero e non solo di cose futili, ma di cosa avrebbe fatto durante la giornata, di quali erano i suoi piani per La Coltre; tutto quello di cui non mi aveva mai tenuta al corrente quando ero ancora la sua schiava personale.
Oggi andr al campo d'addestramento, mi inform, L'allenamento deve continuare per i vampiri de La Coltre.
Corrine mi ha raccontato del reclutamento, l'argomento mi lasci l'amaro in bocca, Dice che vuoi che tutti i vampiri siano pronti per combattere. Perch?.
Ci siamo rammolliti. Se i cacciatori ci dovessero attaccare, non avremmo scampo. Posso solo provare a immaginare quali innovazioni tecnologiche abbiano sviluppato nel corso degli anni. Hanno fatto passi da gigante rispetto a quattrocento anni fa.
Pu darsi, ma come diavolo pensi che i cacciatori possano trovare l'isola, Derek?
 solo questione di tempo, Sofia. Le nostre difese si indeboliscono ogni minuto che passa.  gi sorprendente che siamo riusciti a tenere il segreto cos a lungo.
Guardavo la fetta di toast che avevo appena spalmato di burro e marmellata prima di ammettere il tarlo che mi rodeva la mente. Ben si  unito ai cacciatori, Derek. Voleva che andassi con lui, ma io non l'ho fatto.
Derek si irrigid tutto. Prima di alzare gli occhi verso di me, bevve un sorso dal suo bicchiere di sangue: E perch non lo hai fatto?.
Per te. Alzai le spalle. Non mi sembrava la cosa giusta da fare.
Pareva sul punto di farmi altre domande, ma poi ci ripens e invece annu semplicemente e aggiunse: Devo andare. Cosa farai nel frattempo?
Voglio andare a trovare Ashley nelle Celle. Stavo pensando di fare un salto anche alle Catacombe.
I suoi occhi blu si spalancarono per lo sconcerto: Le Catacombe?.
La cosa ti crea problemi?
Fece una pausa pensandoci su. No, ci rincontriamo l pi tardi. Mi assicurer che una guardia ti scorti.
Quando si terr il processo ad Ashley, Derek? Non puoi continuare a rimandarlo.
Fece una faccia torva:  una cacciatrice, Sofia.
Cosa?, lo guardai seria, Come fai a...
Il tatuaggio sulla sua schiena. Il falco.  il marchio distintivo dei cacciatori.
Ma...
Senti. Facciamo un patto. Se riesci a farla cooperare e darci tutte le informazioni sui cacciatori di cui  a conoscenza, la libero.
Non  giusto, Derek. Mi stava difendendo da te...
Non toccare quell'argomento, Sofia!, il tono di severit nella voce mi chiar che stavo per oltrepassare il limite, So quello che ho fatto e me ne pento profondamente, ma sono il principe de La Coltre e lei stava per uccidermi. Per poco non uccideva te. La mia offerta di rilasciarla  molto pi generosa di quanto tu non me ne dia merito.
Mi spiazz. Era la prima volta che mi faceva apertamente pesare il suo rango. La confidenza che avevo con lui spesso mi portava a dimenticare chi fosse. Ogni volta che qualcuno a La Coltre lo trattava con deferenza, io lo trovavo molto bizzarro. L'idea di chiamarlo Vostra Altezza o anche principe mi sembrava semplicemente ridicola, ma in quell'istante, seduta a quel tavolo, lo realizzai con tutta la forza: i vampiri riconoscevano Derek come il loro principe.
Le parole che Ben mi aveva detto quando eravamo ancora a La Coltre mi tormentavano. Non essere sciocca, Sofia. Dobbiamo andarcene da questo posto prima che decida che si  stancato di te e ci uccida entrambi.
La mia insicurezza ritorn a galla. Chi mi credo di essere?
Il pensiero che Derek potesse realizzare di non avere bisogno di me mi divor dall'interno e continu a ossessionarmi anche mentre mi incamminavo verso le Celle. Mi pesava l'accordo stretto con Derek.
Entrai nella cella di Ashley e la trovai seduta a bordo della sua branda, sembrava distrutta. Alz gli occhi. Probabilmente si aspettava di vedere Paige, Rosa o qualcuna delle guardie perch fu abbattuta nel vedere me.
Ah. Sei tu.
Mi sentii male. Era dal mio arrivo che le ragazze mi trattavano con freddezza. Persino Sam e Kyle erano stati, al massimo, educati con me. Non potevo biasimarli. Eravamo amici e io li avevo mollati a La Coltre senza neanche dire addio. Ad aggravare il tutto, non avevo fatto niente per aiutare le ragazze a scappare mentre ero fuori da La Coltre. Avevamo progettato cos tante volte di fuggire assieme, con la promessa che se una di noi fosse riuscita ad andarsene, avrebbe poi salvato le altre. Io non l'avevo fatto. Oltretutto, al mio ritorno, mi era imbattuta in Derek che teneva una Ashley a mala pena cosciente sul suo letto e di nuovo ero riuscita a perdonarlo. Quest'ultimo fatto credo sia stato considerato come il tradimento supremo.
Avevano tutte le ragioni per odiarmi. Il che spiegava la sensazione d'oppressione che percepivo nell'approcciare Ashley. L'ultima volta che ero andata a trovarla lei non era stata molto accogliente, in particolare quando aveva scoperto che ero tornata a stare da Derek.
Come puoi sopportare di stargli vicino?, mi aveva chiesto.
Non avevo saputo effettivamente come rispondere. Era suonata patetica la mia replica: io lo vedo diversamente, Ashley. C' ancora speranza per Derek. Non mi voglio arrendere con lui.
Dopo questa mia risposta, Ashley mi aveva chiesto di andarmene.
A dire il vero, non ero affatto felice di essere considerata come la schiava di Derek, ma lui mi aveva chiarito che era l'unico modo. Dopo che Derek si era fatto in quattro per mantenere segreta la mia fuga, la maggior parte dei vampiri neppure sapeva che me ne ero andata.
L'unico modo che ho di proteggerti  tenerti sotto la mia ala. Non ti toccheranno se sanno che sei mia. Da sola non sei altro che un'esca, mi disse e, per quanto io avessi protestato, sapevo che, a La Coltre, la sola maniera per starmene al sicuro era sotto la sua custodia.
Cercai di spiegare a Paige e Rosa perch non avevo potuto fornire informazioni su La Coltre dopo la fuga, ma le mie parole erano vane alla luce dell'esperienza traumatica che Derek aveva fatto passare loro mentre ero via. Ai loro occhi io stavo dalla parte del nemico. Avrei voluto che ricordassero tutto quello che Derek aveva fatto per proteggerci prima che andasse tutto a rotoli.
Entrando per la seconda volta nella cella di Ashley, realizzai che ero cresciuta senza avere molte amiche. Tutta la mia vita aveva sempre girato attorno a Ben e agli Hudson. Anche da piccola preferivo giocare per conto mio a inventarmi avventure pazzesche piuttosto che stare con le bambine della mia et che mi annoiavano a morte. Ecco perch apprezzavo cos tanto le ragazze e, ora che mi portavano un rancore cos grande, capii quanto mi erano mancate.
Ciao, Ashley, tentai un timido approccio. Incrociai le dita, nella speranza che volesse collaborare.
Che ci fai qui, Sofia?
Mi sedetti sulla branda a fianco a lei e lei si scost da me. Come stai?, attaccai cos discorso. Poi mi venne improvvisamente la gola secca e non avevo idea di come proseguire: Ti stanno trattando bene?.
Fece un sorriso beffardo. Come si deve trattare un prigioniero, suppongo. Per quanto tempo dovr rimanere qui?, le sue labbra tremolavano, l'intera figura tremava, Quando ci sar il processo? L'attesa mi sta uccidendo.
Non penso che ci sar un processo.
Che cosa? Perch?
Derek ha proposto un accordo.  disposto a rilasciarti.
Ah s? E in cambio di cosa?
Informazioni.
Ashley sbarr gli occhi: Non posso crederci! Sei venuta qui come la sua lacch cercando di carpirmi informazioni? Dopo quello che ha fatto! Che ne  stato del ci prenderemo cura l'una dell'altra qualunque cosa accada, eh?.
 proprio per questo che sono venuta qui, Ashley. Per proteggerti. Avresti preferito che fosse venuto lui al mio posto? Pur sapendo quanto lui abbia fame di te?
L'idea chiaramente la spaventava. Lei scosse la testa: Che vuoi sapere?.
Il tatuaggio sulla tua schiena... significa che sei una cacciatrice?
Serr la mascella. S! E allora?, cominci ad attorcigliarsi i riccioli biondi, cosa che faceva sempre quando era agitata.
Vivienne  stata catturata dai cacciatori.
La sorella di Derek?
Feci un cenno di assenso:  uscita da La Coltre per convincermi a tornare.
Perch? Perch avrebbe dovuto correre un simile rischio? Sono al sicuro in questa loro campana di vetro. Perch mai avrebbe dovuto affrontare tutti quei rischi per convincere te a tornare? Perch sei cos importante per questa gente, Sofia?
Mi balenarono in mente le parole di Vivienne. Non sei un pedone. Sei la regina. Ash, lo comprendo il tuo odio contro i vampiri. L'ho visto negli occhi di Ben. Per certi versi, lo condivido anch'io. Ci hanno portato via cos tanto. Derek ha cercato di ucciderti e qualsiasi giustificazione abbia non  una scusante per quello che ti ha fatto, ma siamo qui e nulla pu cambiare questo dato di fatto.
Non hai risposto alla mia domanda, Sofia. Perch sei qui? Perch la loro principessa ha corso il rischio di venire catturata dai cacciatori per convincerti a tornare?
Le dissi quello che Vivienne mi aveva raccontato al bar. La profezia e il ruolo che pensava io avessi al riguardo. Questa era la parte che avevo tenuta nascosta a Derek. Dirlo ad alta voce ad Ashley mi faceva sentire una presuntuosa arrogante. Credevo davvero di essere cos importante? Di poter davvero fare la differenza sull'isola?
Quando finii il racconto, l'espressione di Ashley si era intenerita: E tu le credi?.
All'inizio non le credevo, poi mi ha passato alcune sue memorie sparse che mi hanno mostrato la sua vita e le cose che ha passato per proteggere quest'isola. Poi, quando sono arrivata qui, Derek mi ha illustrato la storia de La Coltre... il prezzo che loro hanno dovuto pagare per avere quello che posseggono. Posso dire di sapere per certo che Vivienne era sincera. Inspirai ed espirai a fondo. Speravo di essere riuscita in qualche modo a fare breccia dentro di lei. Non ti sto chiedendo di perdonarlo, Ashley. Ti ha fatto troppo male perch tu possa farlo. Ti sto chiedendo di fidarti di me, perch eravamo amiche. Siamo amiche, e le cose non andavano poi cos male quando stavamo qui assieme, inoltre...
Ashley mi sorprese attirandomi in un abbraccio. Mi sussurr all'orecchio: Sapevo che saresti tornata, Sofia. Mi auguravo che fosse per tirarci fuori da qui, quindi  stata una delusione scoprire che eri tornata prevalentemente per lui. Ma questo non vuol dire che tu non ci sia mancata. E se proprio devo rimanere risucchiata in questo buco nero di un'isola, preferisco che tu sia con noi piuttosto che lontana, ridacchi, Tutto sommato, ero molto pi al sicuro da lui quando c'eri tu.
Le sorrisi, sperando che questa fosse la strada della riconciliazione. Quando smise di abbracciarmi, fui sollevata di scoprire che aveva anche lei il volto sorridente.
Che vuoi sapere, Sofia? Se serve a farmi uscire da qui, te lo dir.
Vogliamo sapere tutte le informazioni che hai sui cacciatori. Tu eri una di loro.
Non c' molto che possa dirti, ma quello che so per certo  che, se i cacciatori hanno preso Vivienne da pi di ventiquattrore, lei  bell'e andata. Non tengono mai i vampiri in vita troppo a lungo.
Che ragione potrebbero avere per tenerla in vita?
Ashley si strinse nelle spalle: Forse per carpirle delle informazioni. Immagino che Vivienne sia considerata una preda enorme, dato che  la principessa di quest'isola. Probabilmente ora la staranno torturando.
Come possiamo ritrovarla?
Le spunt un sorriso triste: Tu mi stai chiedendo dove si trovi il quartier generale dei cacciatori e io te lo direi se lo sapessi, Sofia, ma non lo so. Senti, appartengo a generazioni su generazioni di cacciatori. Non riuscirei neppure a risalire a quando la nostra famiglia abbia aderito all'ordine. I nostri genitori ci hanno cresciuti inculcandoci l'odio per i vampiri e ha funzionato con mio fratello, ma non ha mai funzionato con me. Non riuscivo a concepire l'idea di odiare delle creature solo perch avevano fatto del male a qualcuno dei miei antenati. Sono passate tante generazioni! Dovrei ancora odiarli?, Ashley tir un lungo sospiro. Non volevo vivere la vita che avevano vissuto loro, quindi, quando hanno mandato me e mio fratello dai cacciatori per l'addestramento, l'ho pregato di non dire a mamma e pap che non ci sarei andata. Mi sono fatta fare il tatuaggio del falco solo per poterglielo mostrare qualora mi avessero chiesto dell'addestramento, ma non ho mai messo piede nel quartier generale dei cacciatori, quindi non so n dove sia, n come funzionino le cose l.
Ma, la prima volta, come avresti dovuto raggiungere il posto?
Ci hanno indirizzati a una pista d'atterraggio dove un cacciatore ci avrebbe atteso per farci salire su un aereo privato. Questa  la sola informazione che ci  stata data.
Feci un cenno di assenso. D'accordo, capisco. Per ora  tutto quello che ho da chiederti, Ash. Credo che Derek mander uno degli altri vampiri a farti altre domande. Spero ti lasci presto libera. Le presi la mano per tenergliela un po' stretta e fui sollevata che lei non la ritraesse.
Grazie, Sofia.
Scossi la testa: Non ringraziarmi. Sono solo felice che ci siamo riconciliate.
Quando lasciai la cella, mi sentivo molto meglio. Anche se Ashley non mi aveva dato informazioni utili, era stata disposta a dirmi quello che sapeva e questo sarebbe dovuto bastare a Derek.
Ma c'era qualcos'altro che mi angosciava. Derek poco prima mi aveva fatto pesare la gerarchia e il suo ruolo. Era il principe de La Coltre e aveva tutti i diritti di fare ci che voleva. Eppure, questo non significava che fosse nel giusto. Ashley era solo una dei tanti esseri umani che avevano sofferto per mano di Derek. Mentre andavo a piedi alle Catacombe, rabbrividii per quali atrocit avrei scoperto l.
Quando eravamo al faro, Derek mi aveva rivelato com'era prima La Coltre e come si era trasformata. Io sto per scoprire com' La Coltre e come potrebbe diventare.

Capitolo 42: Ben
L'aria nell'ufficio di Reuben odorava di menta con note di rum e tabacco. Il pavimento a moquette e le mura tinte di bianco con i pochi quadri ad abbellirle donavano un'atmosfera minimalista agli interni dell'ampio ufficio. Al centro c'era un'ampia scrivania di vetro. Io, Reuben e Zinnia eravamo seduti attorno a questa scrivania per l'ennesimo interrogatorio a cui mi sottoponevano su La Coltre.
Tutto qua? Non sai altro?, affermare che Reuben sembrasse deluso sarebbe un eufemismo, Ci dev'essere qualcosa di pi che puoi dirci.
Vi ho detto tutto quello che so. Alzai le spalle. A quanto pare, quello che so non  abbastanza. La maggior parte del tempo che avevo passato a La Coltre lo avevo trascorso in casa di Claudia, nella sua camera da letto o in una delle sue segrete. L'unica volta che ero uscito era stata quella in cui ero stato portato all'attico di Derek. Sapevo come si arrivava al porto, ma come uscire dall'isola e come tornarci erano nozioni fuori dalla mia portata. Reuben era livido.
In sostanza, non sai un accidenti. Non mi importa cosa ci sia nell'isola e come faccia a rimanere invisibile e protetta, quello che mi importa  come raggiungerla.
Reuben Lincoln non era un uomo paziente, specialmente quando si trattava della figlia.
E che mi dite di Vivienne? Avete avuto qualche informazione da lei?, lanciai a Zinnia uno sguardo penetrante.
Dal mio arrivo, lei aveva passato ogni giorno con me, assicurandosi che fossi istruito a dovere e sottoposto al giusto regime d'addestramento. Grazie alla mia preparazione nelle arti marziali e al tempo che avevo passato a La Coltre, ero gi molto avanti rispetto alle reclute che erano arrivate prima di me.
Zinnia scosse la testa: Lei non parla.
 una Novak. Non si lascia piegare facilmente. Suo fratello gemello  una sorta di leggenda. Reuben parlava come se stesse pensando ad alta voce. Derek Novak era una vera forza con cui fare i conti quando era uno di noi.  una minaccia ancora pi temibile ora che  un vampiro, e un vampiro da cinquecento anni per giunta. Se pensiamo che i Maslen costituiscano una minaccia, lui adesso lo  ancora di pi.
I Maslen?
Un clan che governa la congrega di vampiri pi grande di cui siamo al corrente, spieg Zinnia, Sono anni che gli stiamo alle calcagna. Proprio come i Novak, sono difficili da scovare.
Stando a quello che ci dici, sembrerebbe che i Novak abbiano fatto anche meglio dei Maslen in tutti questi anni..., nella testa di Reuben gli ingranaggi stavano girando. Come hanno fatto a rimanere fuori dal nostro radar per cos tanto tempo? Eppure... ci dev'essere una falla, qualcosa a cui appigliarsi..., un luccichio negli occhi indic che aveva individuato un barlume di speranza, La strega... quella che protegge l'isola...ripetimi il suo nome.
Corrine.
Eccola l! Ecco come hanno fatto. Zinnia, voglio tutte le informazioni che riesci a recuperare sulle streghe che lavoravano con i cacciatori nel Cinquecento. Pi precisamente, scopri quale strega venne mandata a cercare i Novak prima del naufragio. E assicurati di dettagliare in un accurato resoconto tutte le informazioni che raccogli.
Zinnia fece cenno di s e se ne and. Reuben si gir verso di me: In quanto a te, forse il fatto che sei stato a La Coltre ti rende pi adatto a ottenere informazioni da Vivienne Novak. Vieni con me!.
Mentre ci aggiravamo per la rete di corridoi e saloni, ero stordito dalla grandezza e dall'opulenza della propriet. Gi le cose viste a La Coltre mi avevano lasciato stupefatto, ma perfino l'isola pareva primitiva a confronto di quello che possedevano i cacciatori. Zinnia mi aveva fatto capire quale reale pericolo costituissero i cacciatori per i vampiri.
Abbiamo eliminato molte congreghe di vampiri nel corso del tempo. Molti si nascondono. La miglior difesa che i vampiri hanno per proteggersi da noi  non farsi trovare, mi aveva spiegato. E questo  quello che i Novak sembrano saper far meglio. L'ultima volta che abbiamo avuto loro notizie risale a secoli fa. In precedenza, tutti quelli che abbiamo spedito sulle loro tracce non sono mai tornati. Abbiamo inviato alcuni dei nostri uomini migliori, tra i quali c'erano anche alcuni con cui aveva lavorato Derek Novak quando era ancora un cacciatore. Nessuno di loro  mai tornato.
Le sue parole mi risuonavano nella testa. Ero dominato dal mio personale desiderio di abbattere La Coltre, per cui, quando Reuben si ferm, fui sorpreso di vedere un'espressione in lui diversa dalla determinazione. Dispiacere. Pena. Nostalgia.
Conosci bene mia figlia, non  vero Hudson?
Feci un cenno di assenso. Siamo stati migliori amici per anni.
Cosa pu averla fatta innamorare di un mostro come Derek Novak?
Leggendo lo strazio negli occhi di Reuben, per la prima volta rividi in lui Aiden Claremont, qualcuno a cui importava realmente di Sofia. Mi faceva male non avere una risposta alla sua domanda: Non lo so. Se tutto va bene, un giorno potr chiederlo direttamente a lei.
Si rabbui: Scopri che cosa le ha fatto Vivienne. La rivoglio indietro.
Feci un cenno di assenso. Impiegammo svariati minuti per raggiungere la zona pi protetta e altamente presidiata della villa: la cella di custodia di Vivienne. Dapprima entrammo in un'area che aveva tutto l'aspetto di una stanza degli interrogatori. Attraverso un falso specchio si vedeva Vivienne incatenata, con la schiena alla parete, le gambe stravaccate a terra. Il suo sguardo era distante. Lungo tutte le braccia, il collo e il volto aveva dei tagli insanguinati, molto simili a quelli che Claudia aveva inflitto a me.
 stata torturata.
Come ti ho gi detto, Reuben fece un respiro profondo, non  facile piegare la volont di un vampiro. Indic una porta che mi avrebbe condotto da lei: Vai!
Sentii il mio pomo d'Adamo andare su e gi mentre deglutivo a fatica, non propriamente certo di quello che avrei dovuto dire o fare alla vampira. Entrai nella stanza chiudendomi la porta alle spalle. Trascinai una sedia di metallo verso di lei e mi sedetti di fronte a Vivienne. Solo quando fui seduto lei alz gli occhi verso di me. Quando mi riconobbe, l'orrore le riemp quegli occhi violetti.
Ben?
Salve, Vivienne. Mi sorprese che rincontrarmi le facesse tanta paura.
Che ci fai qui? Dov' Sofia?, la preoccupazione le fece corrugare i tratti del viso.
La sua bocca era sanguinante. Le avevano estratto le zanne. Mi chiesi perch non stesse guarendo. Claudia guariva sempre all'istante ogniqualvolta si tagliava accidentalmente mentre mi stava torturando.
Ben... devi dirmi dov' Sofia.
Trovavo snervante la sua preoccupazione nei confronti della mia migliore amica: Sofia non  affar tuo.
Dovrebbe essere con Derek. La sua voce era infantile, ma quello che diceva era l'ultima cosa che avrei voluto sentire.
Mi scagliai contro di lei e la agganciai per il mento, costringendola a guardarmi in faccia. Il colore azzurro e violetto dei suoi occhi si fece d'un viola scuro e mi spiazz scorgere nel profondo di quello sguardo la paura: Cosa intendi con dovrebbe essere con Derek?.
Volevo vedere in lei una scintilla di Claudia. Volevo trovare quella pazzia che avevo visto nella mia carceriera, una cagna fredda e spietata un istante prima e una bambina violata e frignante l'istante dopo. Eppure, guardando fisso nel volto di Vivienne non si poteva trovare la minima traccia di Claudia. Ci leggevo invece determinazione e un dispiacere profondo.
Non avrei mai pensato che avrei visto mio fratello innamorato. Lui era troppo inaridito, troppo cinico... ma lui la ama e lei ama lui. Non credo che neanche loro lo abbiano ancora realizzato a pieno.
Le sue parole erano come un acido sulle mie ferite ancora aperte. Prima ancora di riuscire a ragionare, le diedi uno schiaffo in faccia col dorso della mano. Lei cadde sul pavimento. Tutte le volte che avevo colpito Claudia, lei aveva solo riso di me.
Mi alzai in piedi e mi portai a fianco a Vivienne mentre cominciava a tossire sangue. Fui impossessato dai sensi di colpa e cominciai a giustificare le mie azioni. Era una vampira. Non era un'innocente a caso. Avevo tutti i diritti, perfino il dovere, di farla a pezzi.
Cercai di scacciare dalla mente le parole di Sofia. Ti prego, trova Vivienne. E cerca di assicurarti che non le facciano del male. Diventai risoluto mettendo a tacere la mia coscienza. Vivienne aveva delle informazioni che mi servivano e avrei fatto tutto il possibile per ottenerle.
Come si arriva a La Coltre, Vivienne?
Perch non lo chiedi a Sofia? Le ho mostrato la strada per La Coltre. Lei sa tutto quello che c' da sapere.
Mi figurai Vivienne in veste di Claudia: il suo capelli scuri divennero una massa di riccioli biondi, il suo volto a cuore si trasform in quello tondeggiante di Claudia, il suo corpo a clessidra divenne la silhouette flessuosa di Claudia. Sono della stessa pasta, mi dissi prima di sferrarle un calcio nello stomaco.
Lei toss prima di guardarmi. Un leggero sorriso le attravers il volto: Sofia  tornata indietro, vero?  tornata da lui?.
Serrai i pugni ed ero sul punto di colpirla, ma poi una lacrima le scivol dagli occhi. Non importa quale giustificazione avessi, non importa quali angherie Claudia mi avesse inflitto, Vivienne era una donna inerme e malmenata e io la stavo picchiando per crimini che non aveva commesso.
Ti prego, le lacrime rigavano il volto di Vivienne mentre cercava di sollevarsi dal pavimento, Basta.
Sedetti di fronte a lei e la riafferrai per il mento.
Gemette per il gesto brusco. Probabilmente era stata sotto tortura da quando era qui. Ogni movimento le causava dolore.
Solo tu puoi porre fine a questo, Vivienne.  sufficiente che tu ci dica quello che vogliamo sapere. Dicci dove si trova La Coltre. Poi tutto questo sar finito.
Dimmi, Ben. Se tu sapessi che un gruppo di criminali  intenzionato a uccidere la tua famiglia e distruggere la tua casa, cosa potrebbero mai farti per indurti a dare loro il tuo indirizzo?
La mia bocca si contrasse.
Esattamente. Non potrei mai consegnare la mia famiglia, Ben.
Allentai la presa sulla sua mascella, incapace di accettare che a un vampiro potesse stare a cuore qualcun altro a parte se stesso. Claudia mi aveva reso difficile credere che la famiglia potesse importare qualcosa per loro.
Sofia  la mia famiglia, Vivienne. Tu l'hai portata via da me. Se tu avessi in pugno qualcuno che ha fatto il lavaggio del cervello alla tua famiglia affinch accettasse di essere ridotta in schiavit, cosa faresti a quella persona pur di riavere indietro la tua famiglia?
Sofia  tornata a La Coltre di suo spontanea volont e lo sappiamo tutt'e due.
La verit di quelle parole era pungente. A malincuore le lasciai il mento. Non riuscivo neanche a guardarla, ma percepivo i suoi occhi su di me, indagatori.
La ami, non  vero?
Sarebbe dovuta essere mia. Non avrebbe dovuto scegliere lui.
Vivienne sollev una mano tremante e pass i polpastrelli sulle punte dei miei capelli. Mi dispiace, Ben, per tutto quello che ti  costata La Coltre. Ma stavamo facendo soltanto quello che dovevamo fare per sopravvivere.
Non venirmi a dire questo. Quello che mi ha fatto Claudia non aveva niente a che vedere con la sopravvivenza.
Hai ragione. Aveva a che vedere con la vendetta. Tu le ricordavi l'uomo che un tempo aveva abusato di lei.
Io non sono quell'uomo.
Lei assent. E io non sono Claudia.
La sua argomentazione fu un cazzotto nella pancia, ma incassai bene il colpo. Finalmente la guardai negli occhi. Con mia sorpresa, dopo un paio di secondi, il viola delle sue iridi mut in un azzurro luminoso. Quando le sue iridi tornarono al loro colore blu-viola originale, mi fiss come se fossi un uomo rinnovato. Ben...
Sussultai quando il suo pollice mi carezz delicatamente la linea della mascella. Le afferrai il polso per allontanare la sua mano da me: Che c'? Cosa hai visto?.
Una lacrima solitaria le cadde dall'angolo dell'occhio scivolando fino alla punta del mento per poi cadere a terra.
Non immagini neanche quanto tu sia importante per lei. Un giorno, Ben, ti spingerai a guardare oltre te stesso e allora vedrai Sofia per quello che . Dopo che avrai visto il mondo attraverso gli occhi di lei, tu capirai. Puoi diventare un grande, Ben. E, per quello che vale, io ti ringrazio.
Cosa? Cosa stai dicen.
La porta della stanza si apr con un frastuono ed entr Reuben. Ora basta, tuon,  chiaro che non otterremo niente da lei. Provvederemo a un'esecuzione il prima possibile.
Una ventata di sollievo accese il viso di Vivienne. Sul mio volto, invece, si dipinse la colpa. Le sue ultime parole non mi diedero pace per tutto il resto della giornata. Per che cosa mi stava ringraziando?
Lo accennai successivamente a Zinnia.
Era probabilmente solo in uno stato confusionale, Ben. Dimentica quello che ha detto.
Scossi la testa: Non puoi semplicemente dimenticare quando qualcuno ti dice una cosa simile, specialmente se quel qualcuno  la veggente de La Coltre.

Capitolo 43: Sofia
Le Cime Nere erano una catena montuosa enorme che si estendeva a nord dell'isola. All'interno c'era un'intricata rete di caverne che contenevano, nella parte occidentale, le Celle e, nella parte orientale, le Catacombe, dove alloggiavano gli esseri umani che non erano sotto la custodia di un vampiro.
Mentre procedevo dalla parte occidentale a quella orientale delle Cime Nere, l'incontro che avevo avuto con Ashley mi gravava pesantemente addosso. Non potevo pi chiudere un occhio su quello che stava accadendo a La Coltre. Ero stata accecata dal mio affetto per Derek, ma non poteva continuare cos.
Passai per l'ingresso della rete di cunicoli delle caverne e mi diressi all'apertura della grotta che portava alle Catacombe. A sorpresa trovai Derek appoggiato a una solida parete di roccia; mi stava aspettando.
Ti avevo detto che avrei inviato una guardia, ma poi ho pensato di venire io stesso. Dell'addestramento se ne pu occupare Xavier. Dopotutto, lui  pi pratico di me con le pistole.
Socchiusi gli occhi nel guardarlo e poi feci un sorriso forzato. Certo.
Andata bene con Ashley?
Ha accettato le tue condizioni. La rilascerai immediatamente?
Richiam una guardia nelle vicinanze. Provvedi a far liberare una delle prigioniere umane e a farla portare a casa mia. Si chiama Ashley. Assicurati che sia debitamente scortata. Voglio che sia tenuta sotto stretta sorveglianza.
Aspettai che la guardia se ne fosse andata prima di dire quello che pensavo:  davvero necessario tenerla sotto sorveglianza come fosse un falco?
Si d il caso che lei sia un falco.
Non lo trovai spiritoso. Dai, muoviamoci.
Oltrepassammo un tunnel lungo e stretto illuminato da piccole lampadine a incandescenza che ne contornavano le pareti rocciose. Dovevo controllare il respiro per poter superare la mia fobia degli spazi chiusi. Sentii la mano di Derek sulla mia vita.
Sembri tesa, Sofia.
Non sapevo se fosse a causa sua o per via della claustrofobia, ma in entrambi i casi, volevo solo superare quel maledetto tunnel. Quando scorsi uno spiazzo mi sfugg un sospiro di sollievo. Stavo per affrettare il passo in quella direzione, ma Derek mi agguant per un braccio e mi fece girare perch fossimo faccia a faccia.
Stai bene?
Ho solo molti pensieri.
Derek percep la tesa formalit con cui mi stavo rivolgendo a lui. Mise un piede in avanti come ad asserire la sua posizione dominante: Che c' che non va, Sofia?
Come avrei potuto spiegargli la lotta in corso dentro di me per fidarmi di quello che sentivo per lui a dispetto di quello che vedevo attorno a me? Se dovevo restargli vicino, se ero la ragazza di cui parlava la profezia, qualcosa doveva cambiare. Non ero neanche lontanamente preparata a discutere con Derek di questo, quindi cercai di rilassarmi e sorridergli. Scossi la testa.
Sto bene, Derek. Voglio solo uscire da questo tunnel. Gli spazi chiusi mi innervosiscono.
Mi scrut prima di annuire: Andiamocene da qui, allora. Pos le mani sull'incavo della mia schiena, spingendomi in avanti e avvicinandomi sempre di pi alla piccola apertura che portava alle Catacombe.
Tutto quello che sapevo era che le Catacombe erano la dimora degli umani. Non ero assolutamente preparata a quello che vidi non appena posai piede sullo spiazzo. Proprio di fronte a me c'era una prospera comunit di persone che andavano e venivano intorno a una gigante fossa rotonda, il cui fondo non riuscivo nemmeno a scorgere sporgendomi dalla balaustra di legno che la circondava.
La fossa aveva diversi livelli con varie aperture di grotte che conducevano ad altre aree delle Catacombe. Per permettere il passaggio da un livello all'altro c'erano delle scale sulle pareti, mentre per attraversare la fossa erano stati costruiti dei ponti. Guardando in su stimai che dovessero esserci almeno altri due livelli sopra di noi, invece i livelli inferiori non riuscivo quasi a contarli.
Immediatamente sotto di noi notai un bambino e una bambina dai capelli rossi e con grandi occhi marroni. Il bambino sembrava pi grande della bambina e la stava consolando. Pensai che fossero fratello e sorella. Era la prima volta che vedevo dei bambini a La Coltre.
Derek se ne stava in piedi proprio di fianco a me, anche lui appoggiato alla balaustra. Li fissava incantato.
Non avevo idea che le Catacombe fossero cos, ammise.
Non sei mai stato qui prima?, chiesi, trovando strano che il principe de La Coltre non si fosse mai preso la briga di visitare una parte cos importante del regno. Non governa anche sugli umani? Non gli importa affatto?
Scosse la testa: No, non ce n'era mai stato motivo.
Non ce n'era mai stato motivo? Non sono anche loro tuoi sudditi proprio come i vampiri?
Sofia?, una voce familiare mi chiam da un livello superiore.
Seguii il suono della voce e vidi Corrine. Lei intravide Derek e sembr trattenere il respiro.
Hai portato lui?
Derek si fece teso. Non era un segreto per me che lui e Corrine non fossero esattamente grandi amici, eppure mi sorprendeva sempre quanto Corrine esternasse il suo disprezzo per lui.
Aspettatemi. Scendo subito da voi.
Corrine spar e Derek si rivolse a me: Quindi  stata la strega che ti ha dato l'idea di venire qui?.
Quando sono andata a trovarla, mi ha consigliato di venire qui per avere il quadro esatto di come vivono i Naturali.
I Naturali e i Migrati. Scand queste parole con amarezza e persino una punta di dispetto. Non potei evitare di chiedermi il perch. Vidi ancora una volta i bambini che stavano al livello sottostante. Tutti e due avevano i grandi occhi marroni puntati su di noi. La piccola se ne stava aggrappata stretta stretta al fratello. Mi resi conto che entrambi stavano fissando Derek. Erano terrorizzati. Il ragazzino sussurr qualcosa all'orecchio della sorella, poi indietreggiarono lentamente prima di girarsi e mettersi a correre fino a sparire in un tunnel.
Avresti dovuto annunciare che sua altezza reale stava arrivando. Avremmo potuto preparare qualcosa per dargli un caloroso benvenuto.  raro che l'lite visiti le Catacombe.
Mi girai di centottanta gradi per trovarmi davanti Corrine.
Derek fu pi riluttante a fronteggiare la strega. Si gir lentamente prima di guardare Corrine.
Buongiorno anche a te.
Fecero un duello di sguardi prima di dirigere la loro attenzione verso di me.
Quindi alla fine ti sei decisa a visitare le Catacombe, disse Corrine con tono di rimprovero.
Beh, c' stato di mezzo il rito commemorativo per Vivienne. In pi mi sto ancora abituando al fatto di essere di nuovo qui... Io ho...
Basta cos, Sofia. Inizi a balbettare quando cerchi di giustificarti. Corrine lanci un ulteriore sguardo diffidente a Derek per poi tornare a rivolgersi a me: Seguimi. C' qualcuno che mi piacerebbe farti conoscere.
Mentre Corrine ci faceva strada su qual ballatoio rotondo sul quale ci trovavamo, potevo percepire il disagio di Derek. Mi chiesi se fosse difficile per lui essere circondato da cos tanti umani. Gli presi istintivamente la mano dandogli una leggera pressione, al che lui serr saldamente la stretta. Mi guardai intorno: il posto era avvolto nelle tenebre.
Come possono resistere senza la luce del sole?. Durante i mesi che ero stata a casa di Derek, prima di lasciare La Coltre, a me e alle ragazze venivano date delle dosi di vitamina D e altri integratori; mi domandai se lo stesso trattamento venisse riservato a tutti gli esseri umani.
La maggior parte delle persone che vivono alle Catacombe  nata qui, spieg Corrine.  difficile sentire la mancanza di qualcosa che non si  mai avuto. La vitamina D la assumono con gli integratori, ma purtroppo gli integratori chimici non potranno mai sopperire completamente alla mancanza di luce e per questo sono indeboliti. La vita media degli umani su quest'isola non  lunga.
Guardai Derek, ricordandomi della Stanza del Sole e di tutto quello che ci era voluto per fornirgli uno spiraglio di sole. L'opulenza dell'attico sembr una stravaganza a paragone delle squallide condizioni di vita degli schiavi umani.
Corrine scese una scala a chiocciola di legno che portava al livello di sotto. Noi la seguimmo. Avvertivo degli sguardi curiosi su di noi mentre non riuscivamo a tener dietro a Corrine, la quale non si preoccupava nemmeno di controllare se ci avesse persi.
Un vampiro e la sua Migrata, sussurr una giovane donna a un'anziana coi capelli grigi.
Una bellissima giovane donna, rispose l'anziana, Poverina.
Derek mi strinse la mano al punto tale che avvertii la sua tensione, ma non tanto da farmi male.
Continuammo a seguire Corrine che svolt in un tunnel, pi ampio di quello da cui eravamo entrati. Era lo stesso tunnel nel quale si erano rifugiati i bambini. Attraversammo diverse porte ad arco. Io mi sforzai di vedere cosa ci fosse dall'altra parte, ma vidi solo l'oscurit. Corrine continu a camminare fino a che non si ferm di fronte a uno di quegli ingressi. Entrammo e vi trovammo i due bambini che avevamo visto prima, questa volta in gruppetto con la madre, una bellissima donna coi capelli ramati scuri, un sorriso spento e gli occhi colmi di tristezza. All'interno di quella che ritenni essere la loro casa c'erano tre brande, molto simili a quelle che avevo visto nelle Celle. In un angolo della stanza era collocato un vecchio tavolo, sopra il quale bruciava una sola candela dalla fiamma tremula.
Corrine doveva aver notato che fissavo la candela. Non tutte le zone delle Catacombe hanno l'elettricit, anche se l'impianto elettrico de La Coltre non esisterebbe neppure senza il duro lavoro degli umani. Quelli che non hanno l'elettricit ricevono una razione settimanale di candele e anche quelle sono fatte dagli umani, disse mentre teneva sottocchio Derek.
Feci rimbalzare lo sguardo dall'uno all'altra dei miei accompagnatori e spostai il peso da un piede all'altro: Come producono l'elettricit?.
Questa volta fu Derek a rispondermi: Ci siamo sforzati di rendere La Coltre il pi autosufficiente possibile. L'isola ha il suo impianto elettrico, le sue fabbriche e fattorie, resi possibili dagli umani che vivono qui.
Quando l'isola ha bisogno di una certa competenza, aggiunse Corrine, i vampiri rapiscono qualcuno che la possegga. Nessun essere umano sequestrato  mai riuscito a lasciare l'isola. Prima di te e Ben.
Al che, diedi a Derek uno sguardo di intesa: lo stavo ringraziando. Lui non mi guard neanche. Corrine scroll le spalle ed entr nella stanza. La donna dai capelli rossi stava sussurrando parole consolatorie ai figli, poi alz gli occhi verso di noi. La paura nei suoi occhi si decuplic quando vide alla porta Derek.
Corrine..., scroll la testa, le sue labbra tremavano, Ti prego...
Stai tranquilla, Lily. Non  qui per te o per i tuoi figli.
Derek trasal e mi lasci la mano. Alzai gli occhi verso di lui e gli passai delicatamente una mano sul gomito prima di seguire Corrine all'interno. Lui rimase sulla porta.
Piacere, Sofia, mi presentai mentre guardavo i bambini.
Lily, mi sorrise vagamente, ma appariva ancora scossa; i suoi occhi rimbalzavano da me a Derek, Questi sono i miei figli. Rob e Madeline.
Quanti anni hanno?, domandai.
Non sembrava gradire il mio interessamento per i suoi figli. La maggior parte delle madri che conoscevo, Amelia prima di tutte, si sarebbero gettate a capofitto nell'opportunit di parlare dei propri figli. Non Lily. Lei strinse le braccia attorno ai bambini e inghiott prima di rispondermi: Rob ne ha sette. Madeline cinque.
Rilassati, cara. Lei  la ragazza di cui ti ho parlato, Corrine cerc di rassicurarla. L'informazione invece rese Lily ancora pi nervosa. I suoi occhi si posarono su Derek.
Il che significa che lui ...
Corrine conferm: Derek Novak.
Negli occhi di Lily cominciarono ad apparire le lacrime. Non posso perdere i miei figli!
E perch dovresti perdere i tuoi figli, Lily? Nessuno te li sta portando via...
Mi azzittii per lo sguardo di piet che rivolse a me e poi ai suoi figli. Tu non capisci, Sofia. Sei una Migrata. Non sei nata qui. Tu non sai come funziona. Temo per i miei figli perch sono molto belli, proprio com'era mio marito. La bellezza non  qualcosa che desideri abbiano i tuoi figli, non qui a La Coltre. Qui la bellezza assicura la morte.
Rivolsi a Corrine uno sguardo interrogativo, non del tutto sicura di come interpretare quello che mi era stato appena detto. Il marito di Lily...era?
Dopo che il principe ha ordinato la sospensione di ogni sequestro umano, una delle vampire ha adocchiato il marito di Lily mentre stava lavorando in una fabbrica. Ne  rimasta attratta e se lo  preso come schiavo. Dopo pochi giorni a Lily  stata riconsegnata solo la salma. Il figlio maggiore di Lily, Gavin, ha preso il posto del padre alla fabbrica. Corrine sfior teneramente i capelli di Lily: Nessuno qui intende portarti via Rob e Madeline. Non oggi. Per ora te lo posso assicurare.
Lily fece un cenno d'approvazione, ma non senza dare un'ulteriore occhiata a Derek.
Io guardai nuovamente i due bambini. Lily aveva ragione: erano bellissimi. Quando metabolizzai le informazioni apprese, il respiro mi si fece difficoltoso. Non  giusto. Non dovrebbe andare cos. Presi la mano di Lily.
Far tutto quello che posso per assicurarmi che nessuno torca un capello ai tuoi figli, Lily.
Grazie!, rispose e mi abbracci.
Mi irrigidii per le parole che poi and a sussurrarmi all'orecchio. Davano voce alle mie peggiori paure.
Non essere ingenua, Sofia. I vampiri si stufano sempre dei loro giocattoli. Il principe alla fine si stancher di te. E cosa farai allora?

Capitolo 44: Derek
Standomene l ad ascoltare la donna che esternava le sue paure per la sicurezza dei propri figli, mi sovvenne il perch non mi fossi mai preso la briga di visitare le Catacombe. Quel luogo mi faceva sentire impotente, impossibilitato a fare qualsiasi cosa per il dramma degli esseri umani che vivevano sull'isola.
Eravamo vampiri. Ci dovevamo nutrire di sangue per sopravvivere. Era questa la nostra maledizione.
Rob e Madeline. Erano senza ombra di dubbio dei bambini bellissimi, che un giorno sarebbero diventati splendidi. Lily aveva ogni motivo di temere per loro. Diamine, dovrebbe temere anche per se stessa. Avevo notato quanto fosse bella.
Aveva attirato Sofia a s per abbracciarla e le aveva sussurrato delle parole all'orecchio. Sofia si era irrigidita durante quel contatto. Si stacc da quella giovane donna e sobbalz quando Corrine le pos una mano sulla spalla. Io aggrottai la fronte.
 stato un piacere conoscerti, Lily, la voce di Sofia era sommessa e spezzata.
Mi si form un groppo in gola quando si volt per guardarmi con una tale espressione di pena che dovetti arretrare di un passo. La paura, il dispiacere profondo e milioni di dubbi, nessuno dei quali mi sentivo in grado di dissipare, si mescolavano nei suoi occhi verdi luccicanti.
Sofia venne verso di me in silenzio. Non mi guard neanche. Mi oltrepass e le sue dita affusolate si strinsero a pugno mentre camminava. Io e Corrine la seguimmo.
Che cosa cerchi di ottenere incoraggiandola a venire qui per incontrare queste persone?, chiesi alla strega con voce alterata.
Se questa dev'essere la sua vera dimora, allora non pu rimanere ignara di ci che accade tra le sue mura. Corrine parlava per enigmi, come al solito, ma io sapevo che le sue parole avevano dei fini ben precisi. Parlava con un saggezza che nessun altro aveva: Ci che far da adesso in poi segner la differenza tra chi  lei e chi siete voi.
Risposi a denti stretti: E che intendi esattamente con questo, strega?.
Siete stato capace di stare a guardare mentre migliaia di esseri umani venivano massacrati nel corso dei secoli. Stiamo per scoprire se lei riesce a fare altrettanto.
Le sue parole furono un cazzotto nello stomaco che mi fece ribollire il sangue facendomelo salire alla testa: E dopo? Qual  il punto, Corrine?. Sofia camminava a qualche passo di distanza davanti a noi. Contemplando l'ondeggiare dei suoi fianchi e la grazia che la contraddistingueva, trovai penosa l'idea di perderla.  questo l'intento della strega? Che io perda Sofia?
La profezia pronunciata su di Voi da Vivienne non si potr mai avverare a meno che la giovane donna di cui parlava Cora non faccia la sua parte. Se quella giovane donna  Sofia, non pu compiere il suo destino finch ha gli occhi accecati dal suo affetto per Voi.
La mia mente cominci a girare all'impazzata. Di cosa sta parlando? Cora ha parlato di una giovane donna?
Ho gi detto abbastanza.
No, Corrine. Hai detto troppo e troppo poco allo stesso tempo. Non puoi semplicemente accennare a una cosa del genere e poi non darle seguito.
Tutto verr rivelato a tempo debito. Corrine si arrest vedendo dov'era diretta Sofia. Credo che voglia avere una conversazione privata con Voi.
Sofia si dirigeva a passo spedito e risoluto verso l'uscita delle Catacombe. Le sue spalle avevano delle scosse e mi chiesi se stesse singhiozzando. Infastidito dalla strega, accelerai per raggiungere Sofia prima che raggiungesse il tunnel che portava fuori dagli alloggi degli schiavi.
Sofia...
La acciuffai per un braccio, ma lei si scroll di dosso la mia mano. L'idea che fosse arrabbiata con me mi buttava gi di morale. Tenni il suo passo finch, finalmente, non arrivammo alla fine del tunnel e lei si incammin direttamente verso l'uscita delle Cime Nere. Nell'istante in cui raggiungemmo i boschi e respirammo un po' di aria fresca della notte, Sofia si gir per guardarmi in faccia. L'espressione afflitta nei suoi occhi fu come un peso mortale che mi gravava in petto. Deglutii rumorosamente.
Sei il governante de La Coltre, Derek. Un vampiro potente. Temuto da tutti. Li ho visti tremare al tuo cospetto, indic le cave, Come puoi permettere che accada questo? Non sono anche loro tuoi sudditi?.
Qualcosa mi si blocc in gola e rimasi momentaneamente muto. Perch devo difendermi davanti a lei? Lei non  nessuno qui. Posso piegarla alla mia volont come posso fare con chiunque altro sull'isola. Arrestai il corso di questi pensieri prima che dilagassero. Non essere sciocco, Derek. Vivienne si  sacrificata per Sofia e Corrine ha accennato al fatto che la ragazza abbia pi importanza di quella che pensavi all'inizio. Lei vale molto pi di tutti gli umani messi assieme.
La guardai prolungatamente, registrando come l'agitazione le stravolgesse i tratti del volto. Lei vale molto pi di tutti i cittadini de La Coltre messi assieme. Il pensiero mi faceva vorticare la testa. Avere qualcuno cos importante per me mi spalanc a un'emozione interamente nuova.
Ebbene?, lei attendeva ancora una risposta alla mia domanda.
Cosa ti aspetti che faccia, Sofia?
Non so... fai qualcosa, qualsiasi cosa, ma fallo!
Non sono onnipotente, Sofia. Non posso trattenere i vampiri dal soddisfare la brama atavica che li induce a nutrirsi degli umani. Riesco a malapena a trattenere me stesso!. Avanzai di un passo, volevo che capisse.
Alz entrambe le mani come a pararsi per indicarmi di stare a distanza: Al faro, negli annali de La Coltre, ho letto che la prima volta che la maggior parte di voi ha versato del sangue umano  stato nella Battaglia del Primo Sangue. Come sopravvivevate prima?.
Sangue degli animali, risposi, visibilmente imbarazzato.
Se sopravvivevate con quello prima che i cacciatori vi costringessero a intraprendere questo sentiero omicida, perch non potete farlo di nuovo?
Tu non capisci, Sofia. Il sangue degli animali nutre, ma non soddisfa mai. Non  da tutti sposare questo modo di vivere.
Vivere?, era furibonda, Come puoi definire questo stile di vita un modo di vivere? Continuate ad ammazzare anche quando c' un'alternativa a questo eccidio.
Non riuscivo a trovare una linea di difesa.
Non esiste un solo vampiro qui che viva esclusivamente di sangue animale?
Vivienne. Lei non si  mai nutrita di umani... almeno non che io sappia. Mi mancava la mia gemella. Lei avrebbe saputo trovare le parole adatte per alleggerire la mia coscienza. Per poi (e forse Sofia serviva proprio a questo) sbaragliare ogni mia giustificazione e scappatoia.
Se lei  stata in grado di farlo, perch non potete farlo tutti voi?
Non  cos facile. Devi capire, Sofia. I vampiri ci si rivolterebbero contro se anteponessimo il destino degli umani al loro. Non possiamo proprio...
Sofia scosse la testa. Che una vedova guardi i propri figli con paura e dispiacere perch li trova belli... c' qualcosa di sbagliato in tutto questo e lo sai anche tu. Si umett le labbra e pass una mano sulle sue lunghe ciocche rosse. I suoi occhi si posarono solo un istante su di me: Ora non riesco neanche a guardarti.
Cominci a incamminarsi per i boschi.
Dove stai andando?, la richiamai.
Ovunque ma lontana da te. Non seguirmi.
Testarda di un'umana! Repressi uno gemito. Una parte di me voleva instillarle un po' di buon senso in testa, un'altra parte voleva allontanarsi da lei da quanto ero esausto per il senso di impotenza provato. Persino io trovavo le mie giustificazioni ipocrite.
La guardai svanire all'orizzonte, certo del fatto che l'appartenere a me l'avrebbe tenuta lontana dai pericoli. Non avevo pensato neanche una volta al benessere degli umani che abitavano a La Coltre. Si era sempre trattato per me di un mezzo per raggiungere un fine e il fine era tenere al sicuro e soddisfatta la nostra specie. Stando l a vagliare l'ipotesi di correre o meno dietro a Sofia, sapevo che la sorte degli umani mi avrebbe attanagliato la coscienza fintanto che lei era nei paraggi.
Lei se n'era andata da un pezzo eppure io non ero in grado di smuovermi da quel posto. Mi avvolse il terrore quando arrivai a realizzare: l'abbattimento selettivo  inevitabile. Cosa penser di me quando lo verr a sapere?

Capitolo 45: Sofia
Seguii il sentiero del bosco, senza essere certa di dove stessi andando o di cosa avessi pianificato di fare. Il mio corpo stava tremando. Il pulsare nelle mie vene si rifiutava di placarsi. Non sapevo neanche con chi fossi in collera. Con Derek, per tutte le scuse che aveva per qualsiasi atrocit commessa a La Coltre? O con me stessa, per tutti i dubbi che avevo riguardo a cosa si supponeva dovessi fare su questa folle isola?
Quando alla fine raggiunsi La Valle, ero esausta per la lunga camminata. Non riuscivo a pensare ad altro che a Derek. Che c' di sbagliato in me? Come posso tenerci cos tanto a uno come lui?
Fissavo dritto davanti a me mentre gironzolavo per le strade acciottolate del mercato de La Valle. Ero talmente preoccupata che non notai il volto familiare finch non mi imbattei in lei. Alla vista della massa di riccioli biondi, del visetto tondo grazioso e di quegli occhioni, mi raggelai. Claudia. Un largo sorriso malvagio si impresse sul suo volto nel vedermi.
Ma guarda chi si vede! Il piccolo fuscello in persona. Mi sfior i capelli con le dita. La micetta del principe che scorrazza per La Coltre come se l'isola le appartenesse.
Mi ritrassi da lei, innervosita dal suo modo di toccarmi. Mentre la fissavo chiamai a raccolta tutto il mio autocontrollo per non sfogare la mia rabbia per quello che aveva fatto passare al mio caro Ben; l'ennesima atrocit su cui Derek aveva chiuso un occhio.
Non cerco guai.
Ma neanch'io!, alz le sopracciglia e inclin la testa, Porta i miei saluti al principe. Fagli sapere che pu condividere il mio letto tutte le volte che vuole. Claudia sorrise con un'espressione maliziosa: Gli devo cos tanto dopo che ha provveduto a farmi uscire subito da le Celle.
Mi sal un nodo in gola. Le sue parole mi trapassarono il cuore come un pugnale. Cercai di apparire indifferente, ma il pensiero di un'altra che divideva il suo letto mi faceva rivoltare lo stomaco.
Non crederai mica di essere la sola a condividere il letto di Derek Novak, vero?. Ogni sua punzecchiata mi lasciava la cicatrice. Povera piccola. Credi che lui sia innamorato di te? Che il suo cuore batta solo per te? Non so che genere di piaceri tu gli dia per farlo essere cos preso da una come te, ma sei solo un diletto temporaneo... una di cui si stancher presto.
Forzai un sorriso e la liquidai con un cenno della testa. Proseguo per la mia strada. Cercai di ricordare che non avrei dovuto prendere sul serio quello che diceva Claudia, ma le sue parole mi assillarono anche dopo che la oltrepassai.
Avevo fatto solo pochi passi quando notai che teneva in mano una catena. La tir, il rumore metallico riemp l'aria, poi apparve un giovane uomo coi capelli rossi che barcollava dietro di lei. La catena era attaccata a un collare intorno al collo del ragazzo.
Lui mi guard con occhi che mi apparvero familiari mentre procedeva traballante. Aveva circa la mia stessa et, era slanciato e attraente con le mani rovinate dal lavoro e gli occhi che erano stati testimoni di troppi orrori per una giovane vita come la sua.
Prima di poterci pensare due volte, le parole mi sfuggirono di bocca: Claudia, aspetta.
Claudia e il giovane uomo si fermarono entrambi.
Chi  lui?, chiesi.
Claudia alz un sopracciglio. Uno schiavo. Il mio schiavo. Anche lui  il tuo migliore amico, per caso? Vuoi prendermelo come mi hai preso Ben? A proposito, dov' lui? Mi manca tanto. Sai una cosa? Trovo piuttosto strano che io non brami per lui. Se si trova ancora sull'isola, la sua sola presenza dovrebbe farmi impazzire dal desiderio di estinguere il mio appetito per lui.
Tuttora non sa che io e Ben eravamo fuggiti. Non mollai. Il pensiero di quello che lei avrebbe fatto passare a quel giovane rinsald il mio proposito.
Come ti chiami?
Gli occhi di lui guizzarono da Claudia e me. Cercai un segnale di paura in quello sguardo ma non intravidi nulla di simile. Solo disprezzo.
Gavin.
Anche il nome mi era familiare. Rimasi senza fiato. Il figlio di Lily.
Ho posseduto il padre. Ha senso che possegga anche lui, no?, Claudia cominci a passare le dita sulle braccia di Gavin guardandolo con occhi ardenti di eccitazione. Strinsi le mani a pugno e feci un passo avanti per impormi.
Esigo che lo lasci andare.
Claudia sgran gli occhi marroni: Tu esigi? Chi ti credi di essere, stronzetta?.
Lo rivendico in nome del principe. A questo punto dovresti sapere quanto  importante per sua altezza che io sia compiaciuta, non  vero Claudia?, acquisendo sicurezza, pur nel bluff pi eclatante della mia vita, avanzai e spinsi via Claudia dal ragazzo.
Lei barcoll all'indietro, pi perch presa alla sprovvista che non per la mia forza. Quando si riprese, gli occhi le ardevano di furore. Il suo aspetto rabbioso mi raggel il sangue. Le sue unghie divennero artigli e con essi tracci degli squarci terribili sulla parte superiore del torace di Gavin, che url. Lei si riemp di felicit alla vista del sangue di lui, poi si volt verso di me. Mi prese per il collo e mi spinse all'indietro fino a che la mia schiena non cozz contro la parete di uno degli edifici nelle vicinanze.
Hai varcato il tuo limite, schiava. Non importa di chi tu sia. Sempre quello rimani: una schiava. Premette un artiglio sul mio collo, minacciando di farmi spillare sangue.
La derisi, simulando sicurezza: Avanti, Claudia. Fallo. Vediamo che ti far Derek quando lo scoprir.
Mi afferr il mento e poi le spunt un sorriso maniacale: La stessa cosa che mi ha fatto l'ultima volta che lo ho sfidato, immagino. Posso affrontare qualsiasi cosa lui mi scagli contro, bambina. Posso affrontare le frustate. Posso affrontare la cella di prigionia. Posso affrontare quando mi usa nel modo in cui usa te. Ho passato le pene dell'inferno e sono ancora qui, quindi pensaci bene, testa rossa. Vuoi veramente minacciarmi di nuovo?.
Capii allora come una come lei fosse stata in grado di spezzare il mio migliore amico. Gli abusi subiti in passato l'avevano spinta ad abbracciare il male nella sua forma pi pura. Nel suo sguardo non c'era alcuna traccia di rimorso, n di esitazione. Le persone ferite sanno infatti ferire a loro volta nei modi pi dolorosi e senza indugio. Non avrebbe esitato a uccidermi, quindi misurai le mie parole.
Lascia andare Gavin. Non devi pi toccare n lui n la sua famiglia.
Col dorso della mano mi percosse la guancia e io caddi al suolo. Stava sopra di me in procinto di assestarmi un colpo in faccia con gli artigli quando qualcuno la scaravent spalle al muro, dove lei mi aveva inchiodata pochi istanti prima.
Derek, premuto contro di lei, la teneva ferma: Non ho ribadito con chiarezza che lei non si tocca?
Gavin giaceva al suolo, stordito dal dolore. Gli misi un braccio attorno per aiutarlo a sollevarsi. Una folla di vampiri stava iniziando a formare cerchio attorno a noi. Pi d'uno guardava affamato il petto sanguinante di Gavin. Mi misi di fronte a lui in atteggiamento protettivo.
Ha preteso che le dessi il mio schiavo. Non ne ha alcun diritto. Stavo solo difendendo la mia propriet.
 il figlio di Lily. Non sopporto l'idea che subisca lo stesso destino che ha patito Ben. Intervenni.
Le spalle di Derek erano percorse da scosse, i muscoli della schiena erano entrati in tensione. Il silenzio riempiva l'aria mentre lui ponderava la risoluzione che avrebbe preso. Lasci andare Claudia, allontanandosi dalla vampira. Fa quello che ti chiede, Claudia.
Cosa?, sbrait Claudia, Voi dimenticate chi avete giurato di proteggere, principe.
Non ho mai giurato di proteggere te, Claudia.
Che cosa vi ha fatto che siete talmente preso da lei da volere che anche i vampiri si sottomettano ai suoi capricci?
La mia parola  legge su quest'isola. Lei  la donna che amo. Quindi anche la sua parola  legge a La Coltre... a meno che io non dica altrimenti. L'hai capito?
Mi impietrii. La donna che amo. Quelle parole mi echeggiarono nella testa, talmente forti e nitide che riuscii a stento a capire il resto di quello che disse.
La donna che voi amate? Pensavate forse a lei quando siete venuto nella mia cella e...
Taci, Claudia. Sto esaurendo la pazienza.
Il mio cuore si spezz quando Derek le intim di tacere. Era la conferma che Claudia poteva aver detto la verit sul fatto che Derek era stato a letto con lei. La mia gelosia si riaccese al pensiero dell'ultima volta che li avevo visti assieme e al modo in cui Derek l'aveva tenuta stretta mentre le chiedeva di dargli Ben per il mio bene. Odiai come lui mi fece sentire. In conflitto. Volevo credere che mi amasse, ma come poteva?
Claudia lanci un'occhiataccia a Derek e poi a me: Un giorno avrai la punizione che meriti, testa rossa. Vedrai.
Finiscila! Vattene e basta, Claudia. Finalmente Derek si volt verso di me e io mi ritrovai a tremare mentre lui mi esaminava con attenzione. Stai bene, Sofia?
Feci cenno di s.
Non la devi temere pi. Ci sono io con te.
La sola persona che temo su quest'isola sei tu, Derek. Gli avevo permesso di penetrarmi anima e cuore. Mi consumava. Questo mi terrorizzava, perch, a dispetto dei miei istinti che mi portavano a credere che lui fosse una bella persona per cui valeva la pena lottare, le circostanze che ci circondavano la dicevano diversamente.
La paura si impadron di me, perch, mentre lui mi abbracciava, sussurrandomi all'orecchio parole di conforto, non riuscivo a evitare di chiedermi: E se mi fossi lasciata andare e innamorata di un totale mostro?

Capitolo 46: Lucas
Feci un tiro di sigaretta mentre me ne stavo appoggiato a un lampione ad Amsterdam. La ricerca di mio padre si stava rivelando un'impresa maggiore di quello che avevo previsto. Mi auguravo che quella fosse l'ultima tappa.
Ero andato l per incontrare una vecchia conoscenza: Natalie Borgia. La bellissima vampira italiana non apparteneva a nessuna congrega. Era una dei pochi vampiri solitari, l'unica che conosceva tutti i luoghi in cui si trovavano le congreghe e aveva il permesso di accedere a tutte. Era la diplomatica per eccellenza, una donna che trovavo irresistibile e irraggiungibile.
Lucas Novak. Natalie si avvicin: i suoi capelli castano scuro erano raccolti in un'acconciatura, le sue curve ammalianti appena celate sotto un cappotto rosso molto chic.
Ehi, bellezza, sorrisi.
Alz gli occhi al cielo e poi mi guard con una faccia impassibile. Stai di merda. Prese la sigaretta dalla mia bocca e la gett a terra, schiacciandola sotto al tacco.
Non  una cosa molto gentile da dirsi, Natalie.
Oh, per favore, Lucas. Sappiamo entrambi che il tatto  sprecato con te.
Ci incamminammo lungo un ponte in direzione di un caff sulla strada dove poter conversare. Appena ci accomodammo a sedere, lei accavall le gambe e mi fece cenno di parlare.
Sono una persona piuttosto impegnata, quindi falla breve. E vedi di non provarci con me. Sappiamo tutt'e due che non porterebbe da nessuna parte.
Mi accigliai. Non montarti la testa, Natalie. Voglio solo trovare mio padre. Sei la persona pi adatta a dirmi dove si trova.
Non so dove si trovi in questo preciso momento, ma l'ho sentito dopo che tu mi hai contattato. Per ora non pu vederti.
Il mio sangue cominci a ribollire. Scusa?
Si  sparsa la voce, Lucas. Non sei la persona pi acuta che esista. Ti sei andato bruciando ogni contatto che avevi al di fuori della tua congrega. Per tua sfortuna, non sei neanche una persona tanto apprezzata. Certamente impallidisci a confronto di tuo fratello e tua sorella.
Non mi importa di quello che gli altri pensano di me. Dov' mio padre? Perch non vuole incontrarmi?, stringevo le mani attorno al bordo del tavolino metallico che ci separava.
Tuo padre teme che la tua presenza non farebbe altro che compromettere quello che sta cercando di portare a termine con le altre congreghe. Pensa che sia meglio per te tornare a La Coltre e risolvere da solo qualsivoglia problema tu abbia con tuo fratello.
Lui non capisce. Non posso tornare l. Derek mi ucciderebbe. Sbattei la mano sul tavolo, facendo sobbalzare e battere in ritirata la cameriera che stava arrivando a prendere le nostre ordinazioni. Perch mi sta facendo questo? Perch mi si stanno rivoltando tutti contro?
Riporto solo il messaggio che mi  stato dato, Lucas. Mi stava liquidando in maniera cos superficiale che mi chiesi dove se ne fossero andate a finire tutte le sue abilit diplomatiche. Mi assicurer di riferire la tua risposta a tuo padre.
Mi stavo sforzando per trattenere l'impulso di aggredirla. Aveva almeno un secolo pi di me. Avrei perso di sicuro.
Che dovrei fare ora?
La scelta spetta interamente a te, Natalie si strinse nelle spalle, Ma ho ancora un altro messaggio per te. Da parte di Borys Maslen.
Borys Maslen?
Come ti accennavo prima, la tua condizione di fuggitivo  diventata di pubblico dominio in tutte le congreghe.
Mi girava la testa. L'idea che mio padre potesse voltarmi le spalle era qualcosa che non avrei mai considerato possibile. E adesso il peggior nemico della nostra famiglia stava cercando di mettersi in contatto con me.
Che cosa vuole da me?
Ti offre rifugio all'Oasi.
Il mondo  impazzito. E in cambio di cosa?
Fedelt ai Maslen.
Al che, risi beffardo: Fedelt? A loro?.
Quindi cosa vuoi che gli risponda, Lucas? Devo dedurre che intendi rifiutare?
Ci pensai su. Scossi la testa. Penso che la mia scelta sia stata segnata nel momento in cui la mia famiglia mi ha voltato le spalle. Manda pure a dire a Borys Maslen che prender il primo volo per il Cairo. Infine, assicurati che mio padre sappia che mi sono unito ai Maslen.
Natalie annu. La sua espressione rimase imperturbabile. Niente giudizi. Niente condanne. Lei era il tramite, il nostro nodo centrale della comunicazione. Mi assicurer che il tuo messaggio sia ricevuto. C' altro?.
S, ancora una cosa. D a mio padre che la persona da biasimare per la nostra caduta  Derek.  ossessionato da una schiava umana di nome Sofia Claremont. D a mio padre di guardarsi da lei.
Certamente, Natalie si alz dalla sedia, Se questo  tutto, addio, Lucas. Spero che tutto si sistemi per te. Se ne and senza curarsi di sentire la mia risposta.
La seguii con gli occhi fino a che non scomparve. Sorrisi. Sapevo quale danno mio padre avrebbe inflitto a Sofia solo sulla base di quel messaggio che avevo trasmesso tramite Natalie. La consapevolezza di aver contribuito a rendere la sua vita e quella di Derek un po' pi miserabili era una soddisfazione sufficiente.
Il pensiero di Sofia mi faceva martellare il sangue nelle vene e vibrare i sensi: Sarai mia un giorno, Sofia. Oh, altroch se sarai mia.

Capitolo 47: Derek
La notizia che Sofia aveva sfidato un vampiro, un membro dell'lite per giunta, e che l'aveva spuntata, fece il giro dell'isola. Suscit immediatamente indignazione.
Che accadrebbe se gli umani seguissero il suo esempio e decidessero di poter cominciare a disobbedire ai loro padroni?, Felix, uno dei membri dell'lite di cui diffidavo maggiormente, sollev la questione durante una riunione del consiglio alla cupola.
Non possiamo permetterci un'altra rivolta umana, Xavier espresse la sua preoccupazione, che era anche la mia.
Felix fece una risata beffarda alzando le braccia al cielo: Una rivolta degli umani! Forse sarebbe la cosa migliore. Dopo il blocco dei sequestri, una rivolta ci fornirebbe tutto il sangue di cui avremo bisogno per gli anni a venire.
Eli, l'unico che stava sulla pedana in mezzo a tutte le discussioni che venivano lanciate dai seggi del consiglio, fiss Felix come se fosse pazzo. Nonostante la tensione nella sala, non potei evitare di notarlo: guardava sempre Felix come se non avesse pazienza con lui. C' una ragione per cui abbiamo evitato di toccare i Naturali, principe. Sono la spina dorsale dell'isola. Tutto il lavoro necessario per mantenere La Coltre autosufficiente  svolto dagli umani nati da generazioni di individui fedeli al lavoro che gli  stato assegnato su quest'isola.
Non possiamo continuare a prelevare umani dall'esterno, se  l che vuoi andare a parare, Eli. Su questo punto, non ero disposto a essere dissuaso. Mettono a repentaglio La Coltre rischiando di farci scoprire dai cacciatori.
Abbiamo continuato a sequestrare gli umani per anni, Derek, intervenne Cameron, e non siamo mai stati scoperti. I ricognitori sono addestrati per essere abbastanza furtivi da non rischiare di venire scoperti.
I cacciatori diventano pi potenti mentre noi stiamo qui a parlare. Non possiamo sfidare la fortuna. Eli pu testimoniarlo in base alle poche informazioni che  riuscito a spremere da una di loro che abbiamo tenuta prigioniera.
L'ennesima schiava che voi sembrate privilegiare, sibil Claudia, Io sono stata punita per aver aiutato uno dei nostri, il nostro principe e vostro fratello. Queste schiave sfidano tutto quello che noi rappresentiamo, eppure la passano liscia.
Sono mie schiave e faccio di loro quello che ritengo opportuno. Fine di questa discussione. Mi alzai per illustrare meglio la mia posizione in merito. Non ci saranno sequestri e, fintanto che avremo ancora una riserva di sangue dall'ultimo abbattimento selettivo nelle celle frigorifere, nessun umano sar preso dalle Catacombe.
E quando il sangue finir?, chiese Xavier.
Mi si rivolt lo stomaco per quello che sapevo andava fatto. Allora faremo un altro abbattimento selettivo.
Io voglio del sangue fresco, reclam a gran voce Felix, sostenuto da una fragorosa raffica di grida d'approvazione che echeggiarono per tutta la Cupola.
Quel che vuoi tu non mi interessa, Felix.  di maggiore priorit quello che serve all'isola.
Temiamo che la schiava umana che voi favorite, questa Sofia se non sbaglio, vi abbia reso debole, principe. Felix si alz dalla sua postazione e and in tribuna.
Temevo anche io la stessa cosa. Il senso di colpa, la pressione e la vergogna che provavo ogni qual volta Sofia mi chiedeva di cambiare le cose nel regno erano dei fardelli che mi gravavano addosso. Lei non comprendeva le pressioni comportate dal governo di un regno, dal servire i propri sudditi e prendere decisioni ardue in loro vece. Tuttavia lei mi spronava all'azione come nessun altro. Sebbene avesse passato gli ultimi giorni ignorando la mia esistenza e rivolgendomi a malapena la parola per ragioni che non riuscivo ad afferrare, ero soddisfatto dal solo sapere che lei fosse l.
Fissai Felix per un momento prima di slanciarmi contro di lui: i miei artigli affondarono nel suo petto. Un guizzo di paura gli attravers gli occhi quando realizz che si era spinto troppo oltre e che avrei potuto spezzargli il collo a mani nude.
Solleva ancora l'argomento, Felix, e ti dimostrer quanto io sia debole strappandoti il cuore con le mie mani. Il suo nome non deve pi uscirti dalle labbra. L'hai capito?
Lui annu: S. Certo. Vi porgo le mie scuse.
Senza ulteriori tentativi di rivolgermi al resto del consiglio, uscii dalla cupola con Cameron e Liana al seguito.
State navigando in acque insidiose, principe, mi ammon Cameron affiancandomi da una parte mentre Liana mi affiancava dall'altra.
Era da secoli che non si vedeva un tale malcontento tra i vampiri, aggiunse Liana. Gira voce che alcuni dell'lite abbiano gi mandato dei ricognitori a rintracciare vostro padre per riportarlo qui a tenervi sotto controllo.
Arriva al punto.
Non potete continuare a farvi dei nemici tra l'lite, Derek, la voce di Cameron era intrisa di preoccupazione. Anche quelli che vi sono fedeli fin dal principio, i Vaughn e i Lazaroff, hanno difficolt a difendervi.
Cosa vuoi che faccia, Cameron? Sappiamo entrambi che le maree stanno per girare. Sta per scoppiare una guerra. Eri d'accordo con me su questo, o sbaglio?
S, ne convenni con voi, ma l'importanza che date a questa vostra ragazza... tanto che per difenderla vi siete inimicato Claudia e vostro stesso fratello..., Cameron fece una pausa: Ne vale la pena, principe?.
Diedi a uno dei miei pi cari commilitoni uno sguardo prolungato prima di tirare un sospiro. Dovevo essere onesto, se non con loro, almeno con me stesso. Valeva davvero la pena di perdere quello che la mia specie aveva impiegato secoli a costruire, per Sofia?

Capitolo 48: Sofia
Vivienne fissava il suo aspetto allo specchio. Sospir mentre si rimetteva in ordine i lunghi capelli neri. Il vestito viola che stava indossando le evidenziava non solo il pallore dell'incarnato ma anche gli occhi, pi viola che blu alla luce della candela. Aveva un aspetto abbagliante, ma non c'era alcun accenno di contentezza nel suo viso. Appariva, al contrario, impaurita.
Un battito alla sua porta la fece voltare. Xavier apparve sullo stipite, con i capelli scuri tagliati cortissimi e gli occhi che tradivano quanto la adorasse.
Sono arrivati, annunci, Tuo padre mi ha chiesto di venire a prenderti per accompagnarti alla cupola. Dal modo in cui parlava si intuiva che nessuno di loro fosse entusiasta degli ospiti.
Mio padre ha dimenticato quello che ho passato tra le mani di quel mostro?, Vivienne fece scorrere le mani sulle sue forme affusolate, lisciando le piccole increspature del vestito.
Xavier si incup, sul suo volto incombeva la pena. Vivienne...
Lei annu amaramente. Deve essere fatto. Immagino che debbano instaurarsi delle relazioni pacifiche tra i Maslen e i Novak. Eppure, non riesco a smettere di pensare che, se Derek fosse sveglio, non avrebbe mai permesso a Borys Maslen neppure di avvicinarsi a quest'isola.
Per essere corretto nei confronti di tuo padre, devo ammettere che sono state prese tutte le precauzioni necessarie perch n Borys n nessuno della sua comitiva ricordi come arrivare qui. Nel caso non si trovasse un accordo pacifico tra i clan. Xavier sospir. Eppure sappiamo entrambi che tuo padre e tuo fratello maggiore messi insieme non sono che un pallido riflesso del genere di leader che  il tuo gemello.
Fai attenzione che non ti sentano dire una cosa simile. Gi cos mio Padre e Lucas sono abbastanza risentiti nei confronti di Derek.
Si fissarono l'un l'altra per un paio di secondi senza dire una parola, apparentemente persi nei loro pensieri, fino a che Xavier non spezz il silenzio: Vivienne, dobbiamo andare.
Vivienne avanz con passo affrettato: Certo.
Arriv alla porta, aspettandosi che Xavier la seguisse, ma lui si arrest.
Che altro c'?, lo sguardo blu violaceo di Vivienne era alterato da una paura ancora maggiore.
Borys mi ha detto che Ingrid Maslen ti ha mandato questo perch tu lo indossassi. Era esitante e tremava leggermente mentre tirava fuori dalla tasca una scatoletta di velluto rosso. La allung a Vivienne.
Vivienne alz un sopracciglio: Ingrid Maslen? La sua nuova donna? Lei  qui con lui?.
Xavier scosse la testa: No, Borys non rischierebbe mai di perdere qualcuno prezioso come lei. Guard la scatoletta. Ha detto che Ingrid insiste che tu lo abbia. Dice che ti appartiene di diritto.
Vivienne deglut prima di prendere la scatoletta da Xavier. Sciolse con dita tremanti i nastri che la chiudevano e ne tir fuori una collana meravigliosa con un grande pendente di rubino a forma di cuore. La furia balen nei suoi occhi mentre le lacrime cominciavano a rigarle il viso. Stringendo con forza la collana, lanci un urlo talmente angosciante che Xavier arretr.
Vivienne, cosa...
Il gioiello colp lo specchio della toletta di Vivienne. I vetri si infransero al suolo e Vivienne oltrepass Xavier. Come ha osato!
Delle molte memorie che Vivienne aveva diviso con me, quell'incontro con Xavier (un vampiro che avevo incontrato solo di recente, durante i preparativi per la funzione commemorativa di Vivienne) mi rivisitava spesso. Non potevo ignorarlo, perch la sola menzione del nome di Borys e Ingrid Maslen mi faceva correre dei brividi lungo la spina dorsale. Chi sono i Maslen? Che cosa rappresentava quella collana per aver fatto infuriare cos tanto Vivienne? Derek sa di loro? Dovrei chiedere a Xavier di quel giorno? Quel ricordo mi angosciava, ma l'unica persona che avrebbe potuto rispondere a queste domande non c'era. Vivienne... perch mai hai scaricato tutti questi ricordi nella mia testa? Non riesco a venirne a capo.
Terra chiama Sofia Claremont, Paige sventolava la mano davanti alla mia faccia, Sei ancora con noi, Sofia?.
Io sbattei le palpebre diverse volte, ricordandomi che mi trovavo con le mie amiche dopo essere state a La Valle a comprare dei vestiti nuovi. Loro erano un po' pi amichevoli nei miei confronti dopo che Ashley era stata rilasciata.
Eh? Cosa?
Continui a estraniarti da noi, Ashley ridacchi, Ti senti bene?.
 solo che..., non sapevo come spiegare quello che mi aveva fatto Vivienne, Sto bene.
Ancora non parli con Derek?, chiese Rosa.
Feci un cenno di assenso. Dall'incontro con Claudia, mi ero trasferita in una delle stanze degli ospiti.
Perch poi? Lui ha preso nuovamente le tue difese contro Claudia, Paige mi fissava come se fossi impazzita, Dovresti ricompensarlo, non punirlo.
Rallentai il passo, mentre attraversavamo i boschi che portavano alle Residenze, prima di dare voce alla domanda che temevo di pi.
 vero che Derek ha dormito con altre donne?
Ci fermammo tutte e loro si scambiarono degli sguardi preoccupati. Con quella reazione avevano risposto alla mia domanda. Il dolore mi attanagli il cuore. Il respiro mi si era fatto all'improvviso difficoltoso.
Sofia..., Rosa, la pi sensibile e gentile di noi, mi carezz il braccio.
Non so neanche perch la cosa mi disturbi cos. Non  che stiamo insieme e, oltretutto, io me n'ero andata.
Sofia, lui  un vampiro che vive sulla Terra da secoli.  incredibile che abbia sviluppato una simile lealt e un tale affetto per te, ma qualsiasi cosa sia nato tra voi, non pu durare, spieg Paige, che era sempre la voce della ragione:  un vampiro. Tu sei umana. Una simile relazione, se si pu chiamarla cos, non durerebbe a lungo.
Quella dose di realt da una cara amica fu sufficiente per scrollare tutto quello che stavo sostenendo. Non sapevo quale fosse la reazione giusta, ma per me, rendeva tutto quello che avevo con Derek pi prezioso, come se il tempo che passavo con lui fosse rubato e io dovessi sfruttarlo al massimo.
Cominciai a camminare di nuovo, non sapendo come rispondere. Loro mi seguirono, l'atmosfera era tesa.
Fu Ashley che, con mio sollievo, alla fine ruppe il silenzio: Per quel che vale, Sofia, lui  diverso quando ci sei tu. Non sembra cos tenebroso come quando tu eri via. Si strofin il retro del collo con il palmo della mano. Senti, non  che io pretenda di capire come funzioni la mente di Derek Novak, ma, forse... e solo forse... ha chiesto a Vivienne di mandargli quelle ragazze per cavarsi dalla testa il pensiero di te.
Lei era l'ultima persona che mi sarei aspettata difendesse Derek. Il fatto che lo fece mi colp molto.
Immagino che la persona migliore a cui chiederlo sia proprio lui.
Finalmente raggiungemmo l'ascensore che ci avrebbe portato alla passerella che conduceva all'attico di Derek. Stavamo in silenzio mentre l'ascensore saliva lungo tutta l'altezza delle sequoie giganti che sorreggevano la casa di Derek. Non ci volle molto perch entrassimo nella hall che portava al salotto. Feci un respiro profondo quando trovammo Derek che aspettava l, in piedi in mezzo alla stanza con le mani a pugno e i muscoli tesi.
Dov'eri?, chiese.
Siamo andate alle Catacombe per accertarci che Gavin stesse guarendo dai tagli che gli ha fatto Claudia, poi ci siamo fermate a La Valle. Indicai i sacchetti dello shopping che tenevamo in mano.
Lui non guard nemmeno i sacchetti. I suoi occhi erano su di me e, improvvisamente, mi sentii vulnerabile sotto al suo sguardo, come se potesse distruggermi con quell'unica occhiata letale. Lasciateci, ordin.
Ashley mi sfil i sacchetti dello shopping dalle mani, poi tutt'e tre si ritirarono nelle loro camere, lasciandomi con un minaccioso vampiro che mi mangiava con gli occhi come fossi un banchetto che voleva consumare.
Derek avanz, lentamente, con fare esitante. Si ferm a pochi centimetri da me, abbastanza vicino da farmi percepire quanto fosse teso e quanto, tra respiri profondi e sibilanti, gli si gonfiasse lentamente il petto. Potevo percepire quanto fosse potente, quanto io fossi piccola raffrontata a lui e, per qualche ragione, non riuscivo, pur sforzandomi, ad alzare lo sguardo per guardarlo in faccia. Tenevo invece il mio sguardo sul suo petto, domandandomi cosa gli passasse per la testa.
Mi raggelai quando cominci a girarmi attorno, con le mani giunte dietro la schiena. Teneva gli occhi fissi su di me. Volevo rifuggire da lui.
Stai tremando.
Non me ne ero neanche accorta.
Perch? Da quando hai paura di me, Sofia?
Era perch nei giorni scorsi avevo avuto un quadro ben preciso di quello di cui era capace? Era perch la mia egoistica campana di vetro si era finalmente infranta e ora lo vedevo per quello che era? Non lo sapevo, ma temevo Derek e odiavo questa sensazione. Volevo vederlo come mi appariva prima: capace di bont. Invece, tutto quello che scorgevo quando lo guardavo era un potente vampiro, il principe de La Coltre, i cui capricci potevano virare senza preavviso.
Scusa, fu tutto quello che mi riusc di dire.
La smise di girarmi attorno e si ferm accanto a me, il suo respiro mi gelava la tempia mentre parlava con il viso quasi appiccicato al mio. Scusa? Di cosa ti scusi, Sofia?
Ancora una volta non sapevo cosa rispondere, quindi tenni le labbra sigillate, restia a impantanarmi ulteriormente.
Da quando sei tornata non ho fatto altro che difendere te e la tua crociata per salvare gli umani de La Coltre e tu come mi ripaghi?, una delle sue grandi mani si insinu attorno alla mia vita, con l'altra mi sorreggeva il mento mentre con il pollice mi tracciava il labbro inferiore.
Avrei voluto ritrarmi da lui, ma rimasi paralizzata sotto il suo tocco.
Mi si fece pi vicino di modo che gli stessi faccia a faccia. Mi alz il mento, forzandomi a guardarlo negli occhi: Perch mi tagli fuori, Sofia?.
Prima che potessi trattenerla, una lacrima mi scivol lungo la guancia. Sapevo che lui non poteva comprendere di cosa stessi passando. Non riuscivo ad ammettere a me stessa che temevo di perderlo. Temevo che portare avanti la mia crociata per salvare gli umani de La Coltre, come l'aveva appropriatamente definita lui, significasse che potevo perderlo. Temevo quanto il suo tocco mi facesse penare di desiderio. Temevo quanto il pensiero di lui con qualcun'altra che non fossi io mi stesse facendo a pezzi dall'interno. Temevo di farmelo prezioso solo per vedermelo strappare via, cosa che tutti dicevano sarebbe stata inevitabile.
Non temevo Derek Novak. Temevo quello che amarlo avrebbe comportato per me.

Capitolo 49: Derek
Quell'enigma che era Sofia Claremont stava l di fronte a me, tremante e piangente nel guardarmi. Avrei dato il mondo per scorgere uno scorcio di quello che le passava per la testa. Era cos delusa da me che non riusciva a sopportare di guardarmi, anche dopo che avevo preso le sue difese contro Claudia? Era inconsapevole di tutti i fermenti che quella scelta mi aveva scatenato contro?
I suoi occhi verdi, inumiditi dalle lacrime, mi trapassavano e non potevo evitare di chiedermi perch lei avesse un tale effetto su di me. Perch ero cos disposto a ribaltare il mio mondo intero per lei? E perch niente di tutto questo le sembrava abbastanza?
Cosa darei perch tu mi guardassi come un tempo... Le cinsi la vita pi saldamente e lei divenne ancora pi tesa: Perch fai resistenza al mio contatto?.
Un'altra domanda alla quale si rifiut di rispondere. Sembrava sgusciarmi via dalle dita e la domanda mi ossession ancora una volta. Sei degna di tutto questo, Sofia?
Alla mia confusione subentr la frustrazione e poi la rabbia per il suo silenzio e per il trattamento gelido che mi riservava. La mia presa sul suo mento si strinse. Il terrore che le vidi negli occhi aliment la mia determinazione. Attirai il suo corpo stretto contro di me e reclamai le sue labbra sulle mie. Le sue lacrime erano calde contro la mia pelle. Bruciavano.
Non fece resistenza: era arrendevole, ma senza corrispondere al bacio. Si limit a stare mollemente sospesa tra le mie braccia, lasciando che facessi a modo mio. Quando percepii la pelle della sua vita sotto ai miei palmi e le mie mani si insinuarono sotto la sua camicetta, allora realizzai che mi stavo muovendo su un sentiero pericoloso. Non potevo fidarmi di me stesso quando ero con lei.
Lei ansim quando la mia bocca si stacc dalla sua. La rimisi con i piedi a terra e mi staccai da lei, temendo quello che avrei potuto farle. Le sue ginocchia cedettero, ma io non feci alcuna mossa per aiutarla a reggersi in piedi. L'idea di toccarla mi snervava.
Questa volta ero scosso anch'io, perfettamente conscio di quanto lei fosse inerme contro di me; tuttavia, che lei ne fosse consapevole o meno, deteneva un potere su di me del calibro che nessun altro aveva mai avuto prima.
La sola vista delle sue labbra un po' gonfiate mi ricordava il calore del suo sangue e la freddezza del mio. Non eravamo fatti per stare insieme, eppure non potevo concepire una vita lontano da lei.
Aveva la voce spezzata quando finalmente riusc a parlare. Cosa sono per te, Derek?
La mia vita. Il pensiero fu un colpo che mi fece mancare l'aria. Fissai Sofia, assorbendone la bellezza: dalla spruzzatina di lentiggini sulle guance, alle affusolate forme a clessidra, alla lunghezza delle gambe fino ai delicati piedini. Lei era la mia vita e io stavo per dirglielo, ma il mio attimo di silenzio esasper la sua pazienza e lei avanz verso di me.
Sono solo il tuo animaletto domestico? La tua schiava? Il tuo giocattolo? Ti stuferai di me prima o poi? Che ne sar di me quando arriver quel giorno? Ti disferai di me come faresti con qualsiasi altro umano su quest'isola?
Mi trovai senza respiro per quanto bella apparisse: quella chioma dai riflessi rosso fuoco sul visetto pallido, quegli occhi, solo qualche istante prima spenti e ora brucianti di rabbia. La sua bellezza mi distraeva dall'assurdit delle sue domande. Lei significava il mondo per me e, per quel che mi riguardava, le sue paure, per quanto comprensibili, erano infondate. Sorrisi quando le sue labbra si disposero in un broncio.
Hai l'abitudine di sparare una domanda dietro l'altra a raffica prima ancora di sentire la risposta ad almeno di una di esse. Ne sei consapevole?
Mi lanci un'occhiataccia: Non sminuire la questione, Derek. Tieni nelle tue mani la mia vita e quella di tutti gli altri esseri umani su quest'isola. Puoi biasimarmi se ho paura di te?.
Feci un'espressione seria e le presi il viso a coppa tra le mie mani: Che devo fare per alleviare i tuoi timori, Sofia? Tu significhi tutto per me. Non avevo mai amato una donna in vita mia. Non prima che arrivassi tu e...
Lei respinse le mie mani come se il mio contatto in qualche maniera la scottasse: Non dire cose del genere, si scost da me, con le labbra che tremavano mentre parlava, a meno che non lo pensi davvero.
Il suo ritrarsi mi confuse e mi ci vollero un paio di secondi per registrare nella mente cosa mi stesse dicendo. Una volta afferrato, tutto mi si fece chiaro. Mi mossi verso di lei e le sollevai il mento. Lei gir la testa di lato, rifiutandosi di guardarmi. Con il pollice le indirizzai il viso verso di me, volevo che mi guardasse. Quando lo fece, le piazzai dei lievi baci, i pi teneri che potessi darle, sulla fronte, sulla tempia, sullo zigomo e poi sulle labbra.
Ti amo, Sofia, sussurrai, e credo onestamente che non potr amare un'altra donna per tutto il resto della mia vita. Per la prima volta in cinquecento anni, sono sinceramente grato della mia immortalit, perch senza di essa non avrei mai potuto incontrare te.
Le parole mi uscirono d'impeto nel confessarle i miei sentimenti, ma fino a quel momento non mi aveva mai sfiorato il dubbio che lei potesse non provare la stessa cosa. Mi sentii incredibilmente ridicolo ai suoi occhi e il suo silenzio mi stava uccidendo.
Cristo Santo! Sofia. D qualcosa!
Tutto quello che ottenni da lei fu un lieve e dolce sorriso mentre le sue mani raggiungevano le mie. Senza dire una parola, mi condusse in camera da letto. Si spogli davanti a me e si sdrai al centro del mio letto. Il suo concedersi a me mi mise a dura prova. Nelle mie mani era una fragile bambola di porcellana, una che amavo, una che non potevo assolutamente permettermi di mandare in frantumi. Feci ogni sforzo per essere il pi delicato possibile, temendo di ferirla. All'udire il suo lamento, mi sentii male perch avevo causato io quel gemito di dolore, lacerandole la verginit. Eppure, da qualche parte tra il piacere e il dolore, seppi che tutto sarebbe andato bene quando le sue labbra calde sfiorarono il lobo del mio orecchio e le sue braccia mi si avvinghiarono al collo.
Fu allora che mi sussurr: Anche io ti amo, Derek.

Capitolo 50: Sofia
Mi stavo per svegliare e, con gli occhi ancora chiusi, la prima sensazione ad accogliermi nel dormiveglia fu il lieve dolore tra le gambe. Che cosa ho fatto?
Tenevo gli occhi chiusi mentre riflettevo su quello che mi ero da poco concessa di fare. La mia testa era appoggiata al suo braccio. Solida roccia. Non esattamente il cuscino pi comodo che ci sia. Percepivo il peso dell'altro suo braccio sulla mia vita, le sue dita a lambire le punte dei miei lunghi capelli. Sentivo questo respiro profondo e pesante del suo petto sotto le mani, arcuate di fronte a me: l'unico elemento che teneva appena scostati i nostri corpi. Al rievocare il suo petto scolpito, la sua forza, i suoi occhi blu che brillavano, il modo in cui mi teneva e il controllo che aveva avuto, dei brividi mi percorsero tutto il corpo.
Ricordai quello che Ben mi aveva detto alla spiaggia, dopo la nostra fuga da La Coltre. I castelli di sabbia crollano sempre, Sofia...faresti meglio a dirgli addio al pi presto.
Aprii gli occhi e notai quanto apparisse sereno Derek nel sonno. Non ricordavo di essermi mai svegliata prima di lui. Mi parve essere la prima volta che lo sorprendevo nell'oblio pi profondo e sembrava pi beato di quanto non lo avessi mai visto. C'era un leggero sorriso sul suo volto e il mio cuore sobbalz.
Quello che c' tra di noi...  un castello di sabbia? Un giorno dovr vederlo devastato dal tempo e dai flutti?
Gli sollevai il braccio che teneva sulla mia vita, attenta a non svegliarlo. Mi sedetti a bordo del letto, gemendo per l'indolenzimento del mio corpo. Mi alzai e ripresi la mia lingerie di pizzo nero dal pavimento, rinfilandomela. Mentre mi mettevo una camicia da notte di seta tenevo gli occhi su Derek, cercando di ricordare cosa mi fosse passato per la testa quando mi ero denudata di fronte a lui la sera prima.
Lui era immortale e io no. Un giorno io sarei invecchiata e lui sarebbe rimasto lo stesso. Paventavo il giorno in cui lui si sarebbe potuto stancare di me. Quello che avevamo era un castello di sabbia, bellissimo ma temporaneo. Quindi perch ti sei data a lui cos, Sofia?
Mi incamminai verso la mia stanza il pi silenziosamente possibile e presi un quaderno degli schizzi e una matita dalle mie cose. Tornai in camera sua, sollevata di scoprire che fosse ancora assopito. Notai la traccia di sangue sul lenzuolo, un promemoria di come mi fossi concessa a lui.
Spinsi l'ottomana di velluto rosso che si trovava vicino al bordo del letto, mi sedetti di fronte a lui e cominciai a ritrarlo: desideravo ricordare per sempre quel momento. Sapevo perch mi ero data a lui e non me ne pentivo. Il solo fatto che i castelli di sabbia siano fugaci non mi ha mai impedito di costruirli pi belli possibile. Mentre ne disegnavo l'aspetto, non potei sottrarmi dal guardare dritta in faccia la realt schiacciante: ero innamorata di Derek Novak e l'idea che lui ricambiasse i miei sentimenti mi elettrizzava.
Concentrandomi sul disegno, non mi accorsi che si era svegliato fino a che non alzai lo sguardo per incontrare i suoi sbalorditivi occhi su di me.
Sei cos bella, le palpebre erano socchiuse e la voce roca.
Per tutta risposta io arrossii, facendogli l'occhiolino prima di continuare a dedicarmi agli ultimi ritocchi del mio disegno.
Vieni qui, diede un colpetto allo spazio del letto vuoto a fianco a lui, Che ci fai cos lontana da me?
Sto creando un capolavoro, sghignazzai, accavallando le gambe mentre sollevavo il mio ritratto in aria per poterlo osservare meglio.
Fammelo vedere. Stava parlando con il suo tipico tono autoritario.
Gli misi su il muso: No.
Potresti venire qui, Sofia?, ci ripens, ridacchiando, e aggiunse la parolina magica: Per favore?.
Posai la matita sul comodino e lo raggiunsi. Mi sedetti al bordo del letto, con l'album da disegno ancora stretto tra le mani. Quando fui abbastanza vicina, mi attir repentinamente a fianco a s, facendomi annaspare.
Prima che potessi obiettare, acciuff l'album dalle mie mani e si sdrai supino. Aveva il volto malizioso mentre sbirciava la mia reazione. Mi raggomitolai nel letto a fianco a lui e gli diedi il mio consenso.
Dai. Guardalo pure.
Quando Derek pos lo sguardo sullo schizzo pi recente, io avvertii le vertigini nella pancia alla sua reazione.
Sofia, questo... ha dell'incredibile. Non avevo idea che tu sapessi disegnare.
Feci una risatina soffocata, ricordandomi di quello che mi aveva detto quando lo avevo visto per la prima volta suonare il pianoforte a coda. Ci sono molte cose che non sai di me. Mi girai a pancia in gi e appoggiai il braccio sul suo petto e il mento sulla sua spalla, sbirciando la sua reazione mentre sfogliava i miei schizzi.
Conoscevo ogni disegno a memoria. Contenevano ricordi appassionati di lui. Uno schizzo della foto che mi aveva inviato Corrine. L'espressione confusa sulla sua faccia mentre cercava di capire come destreggiarsi con uno smartphone. Le sue dita sul pianoforte. Le nostre mani unite con le dita intrecciate. Il modo in cui appariva mentre se ne stava sul balcone durante la prima notte nell'attico de La Coltre, sbalordito dal panorama incredibile.
Dopo che ebbe finito di scorrere i miei disegni, mi guard con sguardo interrogatorio, come per domandarmi cosa significasse tutto questo.
Non ho mai smesso di pensare a te.
Il senso di colpa gli contrasse il volto. A me si serr lo stomaco. Mise da parte l'album e mi carezz i capelli. Le sue dita tremavano. Gli passai una mano sul petto nudo. Tutte quelle volte che Ben aveva cercato di portarmi a letto con lui, io avevo resistito. Non lo sapevo allora, ma adesso avevo capito: stavo aspettando Derek. Era lui l'uomo con cui volevo condividere tutto questo, eppure l'apprensione che incombeva sul suo volto mi scioccava.
Che c' che non va, Derek?
Anche tu sei stata costantemente nei miei pensieri, Sofia. Credimi se ti dico questo. Ma mentre eri via, io mi... mi sono perso. Non posso neanche...
Vivienne, Corrine, le ragazze... tutte loro mi avevano detto che senza di me era diverso, ma sentirlo da lui aveva tutto un altro peso. Adesso sono qui con te. E ci rimarr finch tu lo vorrai.
Prometti di non lasciarmi mai pi?
Non esitati minimamente: Lo prometto.
Come puoi fidarti cos di me, Sofia? Fidarti fino al punto di darmi tutto ci che sei?
Prima che l'insicurezza potesse assalirmi, le sue labbra erano sulle mie, le sue dita impigliate nei miei capelli. Risposi al bacio domandandomi se lo avrei mai capito completamente, ma, per ora, non intendevo preoccuparmene: lui era un mistero che intendevo prendermi tutto il tempo di svelare.
Quando le nostre labbra si staccarono, gli diedi uno schiaffetto sulla spalla. Naturalmente, provai pi dolore io al mio palmo che non lui alla spalla. Nonostante questo lui mi diede uno sguardo di rimprovero e si tocc la zona che avevo colpito.
E questo schiaffo per cosa diavolo era?
Non puoi farmi domande del genere e poi semplicemente baciarmi senza aspettare che io ti abbia dato una risposta, Derek.
Ah, s?, gli balen il divertimento negli occhi. Il fascino fanciullesco che raramente mostrava affiorava in superficie durante i nostri momenti di intimit. Che altro NON posso fare? Fai il favore, illuminami!
Sono seria! Mi accigliai.
Cerc di assumere un'espressione seria, ma scoppi a ridere comunque, mentre le sue dita percorrevano la mia vita per tutta la lunghezza fino ai fianchi. Beh, puoi biasimarmi se non riesco a toglierti le mani di dosso? Dopo che la scorsa notte mi hai sedotto?.
Io arrossii, pur fingendomi offesa. Io non ti ho sedotto.
Non c' niente di cui essere imbarazzati, Sofia. Sei stata l'incarnazione della seduzione dal momento in cui ho posato gli occhi su di te.
Non puoi dire cose del genere.
E perch non potrei?, inarc un sopracciglio.
Non so mai come reagire. Ridacchi. Ma  la verit.  da tantissimo che ti desidero. Non credo che tu ti renda conto di quanto sei attraente, Sofia. Hai la minima idea di che genere di inferno mi hai fatto passare ogni singola notte che ho trascorso con te nel letto? Della sorta di autocontrollo che ho dovuto avere per non farti mia?
 questo che sono, tua?
 quello che sei sempre stata da quando hai messo piede su quest'isola. Continuo a ripeterti che tu mi appartieni, ma pare che non ti entri proprio in quella testolina cocciuta che hai!
Avrei dovuto offendermi per il modo in cui ancora una volta si rivolgeva a me come se fossi un oggetto che poteva possedere, ma avevo ormai perso il conto delle innumerevoli volte che gli avevo chiarito che non ero sua. D'altronde, in quel momento, mi sentivo davvero come se fossi sua. Eppure, da tipicamente testarda qual ero, dovevo precisare. Io non appartengo a te, Derek.
Ah no?, mi provoc.
Io sono parte di te.
Se la sghignazz. Mi sembra giusto, mi basta solo sapere che sei con me. Mi avvolse con le braccia e mi attir a s. Emisi un lieve gemito quando le sue dita toccarono un punto dolorante sulla mia schiena.
Nei suoi occhi vidi la sorpresa, le sue sopracciglia si aggrottarono mentre mi faceva mettere a pancia in gi per potermi vedere la schiena. Sentii un grido soffocato sfuggirgli dalle labbra quando sollev la mia camicia da notte per poter osservare meglio.
Perdonami, Sofia. Ho cercato di essere delicato...
Sto bene. Non  che quest'isola non mi abbia gi riservato la mia buona dose di dolore. Qualsiasi dolore tu mi abbia provocato non  niente. Sentivo il sangue affluirmi alle guance mentre ricordavo i piaceri che avevamo condiviso. Non volevo rovinare l'umore leggero che avevamo.
Devo bere di nuovo il tuo sangue?, alzai gli occhi al cielo, Di questo passo, in questa relazione sono pi vampiro io di te!.
In risposta alla mia battuta ottenni solo un grugnito. Si alz per tagliarsi il palmo. Mi aiut delicatamente a sollevarmi dal letto, facendomi sedere sul bordo.
Non prendertela troppo con te stesso, Derek. Sento a malapena il dolore.
Lui mi porse il palmo e io attinsi di nuovo al suo sangue.
Non sono riuscito a proteggerti in talmente tante occasioni. E ora non riesco a proteggerti neanche da me stesso.
Il dolore del mio corpo si plac non appena il suo sangue cominci a scorrermi nelle vene. Mi alzai dal letto, attenta a coprirmi con le coperte e avvolgendo anche lui nello stesso lenzuolo mentre mi avvicinavo.
L'autocommiserazione non ti si addice, Derek. Mi hai protetto centinaia di volte. Certamente non sarei qui a raccontarlo se non fosse per te. Oltretutto, quando  stata l'ultima volta che hai dormito con un'umana senza nutrirti di lei?
Si irrigid al pensiero.
Ho sentito le tue zanne sul mio collo e mi stavi per intaccare la pelle, ma non l'hai fatto. Puoi controllarti, proprio come ho sempre saputo... come so che puoi fare anche adesso.
Lo portai nella doccia e poi ruzzolammo ancora a letto. Quando poi andammo a fare colazione, con i reciproci appetiti l'uno dell'altra temporaneamente soddisfatti, demmo adito alla fame vera e propria. Questa volta ne ero uscita relativamente illesa e lui sembr pi rassicurato rispetto al proprio autocontrollo.
Toast con burro e marmellata... non ti stanchi mai di questo, not lui, mentre io prendevo un altro boccone della mia colazione preferita.
Allo stesso modo in cui sembra che tu non ti stanchi mai di quello, accennai al suo bicchiere di sangue, Dovresti provare la mia colazione. Ha un sapore davvero buono.
Prima che potesse fermarmi, gli cacciai un pezzo del mio panino in bocca. Derek rimase immobile nella sua sedia, con gli occhi blu che mi fissavano scioccati mentre il toast stava iniziando ad ammollarsi dentro alla sua bocca spalancata. Sembrava in procinto di prendere fuoco spontaneamente.
Mastichi e poi inghiotti, Derek. Hai dimenticato come si mangia?
Strizzai gli occhi per canzonarlo e alla fine infierii ulteriormente con una risata. Mi ritrovai a pensare a come farla franca dopo avergli fatto una cosa simile. Lui si allung per prendere il mio piatto e sput il boccone sopra tutto il mio panino ancora a met.
Derek, bleahhh! Perch l'hai fatto?
O cos, o ti avrei fatto assaggiare la mia colazione. Sollev a mezz'aria il suo bicchiere di sangue e alz un sopracciglio nella mia direzione.
Io arricciai il naso e gli feci uno sguardo di rimprovero: Grazie, no.
Un sorriso compiaciuto gli si form in volto mentre incrociava le braccia al petto. Proprio come pensavo.
Ora mi devi rifare la colazione. Spinsi il mio piatto verso di lui.
Che c' che non va in questa?
Ci hai sputato sopra.
Mangiarla sarebbe come baciarmi.
 disgustoso!
 quello che ti sei meritata, sghignazz, E, per la cronaca, non mi pare ti lamenti che sia disgustoso quando ti bacio.
Ah, s?, alzai un sopracciglio con fare di sfida, Allora, facciamo che potrei trovare l'idea di baciarti disgustosa fino a che non mi fai la colazione. Gli feci l'occhiolino.
Lui alz gli occhi al cielo e prese il mio piatto dal tavolo. Gli sorrisi trionfante.
Cosa non farei per te, borbott sotto voce.
Si accinse subito a prepararmi la colazione. Sapeva esattamente come la volevo, considerato quante volte mi aveva visto prepararla. Poi mi present il sandwich appena fatto, ma non prima di avermi dato un bacio sulle labbra come si deve mentre posava il piatto in cima al tavolo.
Ah, le cose che fa e che mi lasciano senza fiato... Ebbi appena il tempo di tornare lucida, che subito notai l'improvvisa agitazione nei suoi occhi.
Qualcosa non va?
 appena entrato qualcuno. Usc dalla cucina ed entr in salotto, dove trovammo effettivamente che la porta d'ingresso era stata lasciata aperta. Mi prese la mano e si avvi verso la sua camera.
Un uomo con gli stessi occhi blu di Derek se ne stava in piedi accanto al letto. I capelli, sebbene ingrigiti, e i tratti del viso indicavano chiaramente che era un parente di Derek, quindi non fui poi cos sorpresa quando Derek si rivolse a lui: Padre?.

Capitolo 51: Derek
Il mio primo istinto nel vedere Gregor Novak che se ne stava al centro della mia stanza fu di proteggere Sofia. Non ero nemmeno sicuro del perch. Era mio padre. Perch dovrei difenderla da lui?
Eppure, mi si contorsero le viscere quando i suoi occhi mi considerarono solo di sfuggita per poi focalizzarsi su di lei.
Questa  lei? La bellezza di cui tutti parlano? Quella che ha fatto s che ti mettessi contro tuo fratello? Quella per cui tua sorella ha sacrificato la propria vita pur di fartela riavere? guardava Sofia come se fosse la cosa pi spregevole che lui avesse mai visto. A prima vista non mi pare un granch. S, certo,  attraente, ma non pi di quanto non fossero tutte le altre bamboline che ti sei portato a letto. Quindi cos' che ti rende disposto a mettere il mondo sottosopra pur di averla?
Spinsi Sofia dietro di me per farle scudo dal mio stesso padre. Le sue mani strinsero le mie mentre lo fronteggiavo.
Che ci fate voi qui?
Vivienne  stata catturata dai cacciatori. Lucas si  unito ai Maslen e io sento notizie allarmanti che tu stai mandando in rovina il mio regno per assecondare i capricci di una sgualdrina umana.
Potrei portarti via il regno senza nessuno sforzo e tu lo sai. Che intendete dire con Lucas si  unito ai Maslen?
Borys Maslen e la sua pupa vampira, Ingrid, sono riusciti a convincerlo a unirsi alla loro congrega, una proposta che lui ha raccolto di buon grado dopo che tu lo hai fatto braccare a causa sua.
Se l' cercata. L'avevo avvertito di non metterle le mani addosso.
Borys e Ingrid Maslen, sussurr Sofia da dietro di me, richiamando l'attenzione sia mia che di mio padre, che ci girammo verso di lei.
Hai sentito parlare di loro?, le domandai.
Uno dei ricordi di Vivienne mi si ripresenta spesso ultimamente. Si tratta del giorno in cui Borys Maslen  venuto in visita all'isola. Borys le ha fatto avere una collana con un pendente di rubino. Questo l'ha fatta impazzire di rabbia. Non ne capisco a pieno il perch. I loro nomi... specialmente quello di Borys... mi sono stranamente familiari.
Mia figlia ha trasmesso a te i suoi ricordi?, sbrait Gregor.
Non tutti, solo...
Interruppi le spiegazioni di Sofia: Avete permesso a Borys Maslen di venire sull'isola? Dopo quello che aveva fatto a Vivienne?.
Non guardarmi cos, Derek. Tu sei scappato da tutto il caos e noi abbiamo dovuto arrangiarci. Non osare guardarmi in quel modo, come se tu fossi migliore di me, perch io sono stato uomo abbastanza da affrontare le questioni da cui tu sei rifuggito. L'isola  sopravvissuta grazie a me, Lucas e Vivienne. Ora ti svegli dopo quattrocento anni e mandi questo regno verso la rovina.
Sto cercando di salvare La Coltre, perch l'avete indebolita a furia di indulgenze. Questa  la ragione per cui dovete andarvene in giro in cerca di alleanze con varie congreghe di vampiri che non vogliono nient'altro che rovesciarci.
Indulgenze? Come i sequestri degli esseri umani? Quelle non erano indulgenze, Derek. Erano necessit. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare per sopravvivere.
I cacciatori erano l'unica minaccia che avevamo da parte degli umani. Quando avete iniziato a rapire degli adolescenti per riempire i vostri harem, avete fatto di tutto il mondo una minaccia per l'isola. Come fate a non capirlo? Non avevamo mai dovuto porre fine alla vita di qualcuno che non fosse un cacciatore prima che voi governaste.
Non essere ipocrita, figlio. La giovane bellezza che ti ostini a proteggere  qui proprio grazie a questi sequestri. Non  forse il suo dolce sangue di fanciulla quella macchia sul tuo letto? Hai sempre avuto un debole per le vergini. Forse, ora che l'hai avuta, sar una minaccia minore per tutti noi.
Il respiro di Sofia dietro di me usciva a singulti. Mi uccideva pensare a quale effetto le parole di mio padre potessero avere su di lei.
Non parlate mai pi di lei a quel modo, Padre. O, ancora meglio, non parlate di lei affatto, a meno che non vogliate vedermi usare il potere che sapete che ho contro di voi.
Come osi!. Mio padre strinse i pugni e parve sul punto di attaccarmi, invece diresse la sua rabbia contro Sofia: Attenta al giorno in cui perder interesse per te, ragazzina. Dubito che allora ti protegger.
Feci un passo avanti a pugni stretti come chiaro avvertimento che stava oltrepassando i suoi limiti. Io la amo. Voi, pi di ogni altra persona, dovreste conoscermi abbastanza bene da capire cosa significhi quest'affermazione. Lei  la ragazza che amo e ve lo dico chiaro e tondo: se la sfiorerete anche solo con un dito, io mi rivolter contro di voi.
Nell'istante in cui la dichiarazione mi usc dalle labbra, lui sgran gli occhi per il trauma. Guard Sofia come se fosse appena diventata un'enorme minaccia per la sua vita e io non ebbi alcun dubbio che questo avesse qualcosa a che fare con ci che Corrine mi aveva detto dopo la nostra visita alle Catacombe: la profezia pronunciata su di Voi da Vivienne non si potr mai avverare a meno che la giovane donna di cui parlava Cora non faccia la sua parte.
Non capivo a pieno la situazione nella quale mi ritrovavo, ma, stando alla reazione di mio padre, Sofia aveva molto pi valore di quanto le avessi attribuito. Non solo perch lei era il mio cuore e la mia vita. Era molto ma molto di pi e presto ne avrei scoperto la ragione.
In quel momento, tuttavia, ero consapevole che di nessun'altra persona mi era mai importato tanto quanto mi importava di Sofia Claremont.

Epilogo: Lucas
L'Oasi (le tombe egiziane sotterranee diventate ora dimora della congrega dei Maslen) era esattamente la leggenda affascinante che si diceva che fosse. Il cancello triangolare, i sette livelli, l'ascensore di vetro circolare, i sontuosi quartieri reali... era una residenza degna della seconda congrega di vampiri pi potente che esistesse.
Non ero troppo felice di starmene nell'arido deserto egiziano, ma non avevo intenzione di lamentarmi. L'Oasi era l'unico posto in cui potevo pensare di scappare; soprattutto perch i Maslen mi avevano offerto riparo dopo che la mia stessa congrega, il sangue del mio sangue, si era rivoltata contro di me.
Due guardie mi condussero in un'ampia e opulenta sala, al centro della quale c'era un trono nero fatto di teschi umani. Borys Maslen sembrava ancora lo stesso di centinaia di anni prima: capelli scuri marrone fango, occhi marrone scurissimo quasi nero, costituzione fisica tarchiata ma possente e muscolosa. Richiamai alla memoria la sua ossessione per mia sorella e non potei fare a meno di immaginare quanto Vivienne paresse gracile al confronto.
Stava seduto sul trono di crani con un sorriso compiaciuto sulla faccia guardandomi mentre mi scortavano fino a lui. Il grande Lucas Novak che rinnega la sua stirpe per unirsi ai Maslen... Non avrei mai pensato di vedere questo giorno.
Sono venuto a reclamare il rifugio che mi avete offerto, risposi seccamente.
Sono sicuro che capirete che il rifugio ha il suo prezzo, non  cos?, domand retoricamente, Dopotutto siete un Novak. Uno di cui non mi posso fidare del tutto.
Naturalmente.
Ma prima rispondete a un paio di domande, Borys si alz dal suo seggio e scese i gradini che portavano a me:  vero che vostro fratello si  finalmente destato?.
 vero. Questo  motivo di preoccupazione per voi?
Dovrebbe esserlo? Dopo tutto il sonno che si  fatto, dubito che vostro fratello costituisca ancora una grande minaccia. Cominci a girarmi attorno come un avvoltoio.
Lo derisi: Non ingannatevi, Borys. Giochiamo questa partita da centinaia di anni ormai. Sapete quello di cui  capace mio fratello. Peraltro il suo potere e la sua influenza non sono le uniche ragioni per cui dovreste tremare. Ha trovato la ragazza della profezia, quella che istituir il suo regno conducendo tutti i vampiri al vero santuario. Lui ne  innamorato. Di questo sono sicuro.
Il vero santuario? Eppure  a me che siete ricorso per trovare rifugio.
Diciamo che, come voi, non voglio vedere la riuscita di mio fratello.
Molto bene allora. Chi  questa ragazza della quale parlate? La ragazza di cui dite che Derek sia cos innamorato?
Si chiama Sofia Claremont.
Al nome di Sofia, il volto di Borys Maslen si deform di furia: Come ha osato! Come ha osato vostro fratello toccarla! Lei era mia! La Claremont  mia!.
Mi trascin a terra e cominci a prendermi a cazzotti in faccia. Era al di l della mia comprensione sapere come facesse a conoscere il nome di Sofia, a maggior ragione non capivo perch lei fosse cos importante per lui. Sapevo che possedeva quel qualcosa di inesplicabile che mi aveva attratto, ma cosa c'era in lei di cos speciale che aveva fatto s che tutto il mio mondo iniziasse a girarle attorno?
Sentii il gusto del sangue sulle labbra mentre Borys continuava a colpirmi. Tutto quello a cui riuscii a pensare fu che avrei tanto voluto che quel sangue appartenesse a Sofia. Cosa darei per assaggiarla ancora una volta. Mi stavo gi convincendo che Borys non avrebbe smesso di colpirmi finch non avesse visto schizzare fuori il mio cervello, quando un'acuta voce femminile lo richiam all'ordine.
Borys! Che stai facendo?
Borys smise immediatamente di pestarmi e si gir verso di lei. Lui ha Sofia. Derek Novak ha Sofia! Lei  mia, Ingrid. Sofia Claremont  mia.
Ma certo che lo . Sofia  tua, Borys. La riavremo indietro, Ingrid parlava con tono rassicurante, come una madre che stesse calmando un ragazzino.
Ingrid Maslen, la vampira pi recente della loro congrega; tremavo alla menzione del suo nome per via di tutte le voci che giravano al riguardo. Barcollai per rimettermi in piedi. Mi sovvennero tutte le chiacchiere sulla bellezza di Ingrid Maslen e di come fosse diventata parte del clan dei Maslen, per cui non vedevo l'ora di gettarle un'occhiata.
Il suo viso era coperto dalla sagoma corpulenta di Borys mentre lei lo abbracciava sussurrandogli parole tranquillizzanti all'orecchio. Qualcosa che disse Borys cattur la mia attenzione e mi fece correre i brividi lungo la spina dorsale.
Si stacc da lei e disse: Tu l'hai data a me, Ingrid. Te lo ricordi?.
Ma naturalmente....
Mi sforzai di intravedere Ingrid e, quando ci riuscii, mi manc il fiato. Era l'immagine spiccicata di Sofia, seppure in versione pi adulta. I suoi occhi incrociarono i miei e lei oltrepass Borys per portarsi di fronte a me.
Hai due modi: puoi dirci quello che vogliamo sapere, Novak, o io user i miei mezzi per estorcerti le informazioni. Comunque vadano le cose, noi prenderemo Sofia da tuo fratello e la porteremo qui, dove  il suo posto.
E tu chi sei?
Ti basti sapere che, un tempo, ero Camilla Claremont....
...
.
...
FINE.